22 dicembre 2018

The Game

Il 9 gennaio 2007 Steve Jobs presentò al mondo il primo iPhone lasciando tutti a bocca aperta e segnando un passaggio, non solo tecnologico ma anche culturale che oggi non è esagerato definire epocale.
La "rivoluzione digitale", come adesso viene chiamata, era già cominciata diversi anni prima, a partire dagli anni '70, ma solo negli anni '80 alcuni strumenti informatici erano diventati di uso piuttosto comune, come ad esempio i videogiochi da bar. Negli anni '90 si assiste al decollo della telefonia mobile ma sarà solo il primo iPhone a fare da spartiacque fra un mondo dove il prodotto tecnologico era ancora considerato qualcosa di "alieno" e "non domestico" e il mondo successivo dove il dispositivo tecnologico diventerà talmente familiare da venir considerato una parte di sé, un'estensione naturale del corpo umano.
Sì perché l'iPhone racchiuse in sé per la prima volta le potenzialità di un computer fatto apposta per stare nel palmo di una mano e dove tutto poteva essere comandato con il tocco di un dito. In pratica Steve Jobs dimostrò al mondo che la "rivoluzione digitale" era arrivata ad un punto di svolta: era alla portata di tutti, per tutti e soprattutto era facile, semplice e tremendamente divertente.
Ecco perché questo saggio si intitola "The Game": perché tutto nasce dall'idea che sta alla base della "rivoluzione digitale" che è il divertimento, il gioco, la semplicità di azioni e gesti. L'informatica, da una disciplina esoterica confinata nei laboratori e riservata ai "cervelloni", diventa un prodotto di consumo, fruibile da tutti in maniera immediata, fluida e per giunta simpatica. Un evento di "democrazia sociale" difficilmente riscontrabile nella storia umana, che ha portato alla delegittimazione delle elite da sempre in possesso della conoscenza (in ogni campo del sapere) e in cambio ha messo a disposizione di tutto e per tutti.
Ma questo progresso tecnologico e questo cambiamento culturale è proprio così “luminoso” oppure nasconde zone d’ombra che sarebbe bene conoscere? E in tal caso, cosa fare per gestirle?
L'analisi del fenomeno e della portata antropologica e psicologica che ha avuto e sta avendo sul genere umano è il motivo di questo saggio dove l'autore, con la finezza, l'acutezza e l'intelligenza che lo contraddistingue, delinea un percorso, traccia dei sentieri, individua dei punti nodali e li interpreta per comprendere meglio cosa stiamo diventando e come ci stiamo evolvendo nel nostro rapporto col mondo, con gli altri e con noi stessi grazie (o a causa) della rivoluzione digitale.
Baricco sottolinea gli aspetti critici del fenomeno, ma evidenzia anche i grandi vantaggi, non solo pratici ma anche ideali, del mondo nuovo, che un grande merito ce l’ha di sicuro: rendere impossibili le catastrofi del Novecento. Sí perché i paradigmi ideologici che nel bene, ma soprattutto nel male, hanno contraddistinto il secolo scorso, con le sue due guerre mondiali, oggi nell’epoca della “rivoluzione digitale” sono concettualmente impossibili.
Ciò si rileva nella differenza abissale fra il pensiero dei nativi "analogici" novecenteschi (con tutte le loro "antiche" categorie mentali) e i nativi "digitali", la cui visione del mondo è profondamente diversa e non incasellabile nelle categorie di pensiero "antico".
Il mondo è cambiato. Noi siamo cambiati. E non si torna indietro.
Dovrebbero capirlo, prima di tutto, i genitori dei "millenials", cui questo libro è dedicato.


  Autore Alessandro Baricco


  Editore Einaudi

08 dicembre 2018

I figli di Dio

Tre eventi sensazionali, ciascuno contemporaneo all'altro, stanno mettendo in seria crisi la Chiesa di Roma e rischiano di causare uno scisma di portata storica: nelle Filippine, in Perù e in Irlanda tre giovani ragazze, del tutto estranee fra loro, restano incinte pur essendo ancora vergini.
Si tratta di eventi talmente straordinari che tutto il mondo si interroga sulla loro portata e sulle conseguenze: c'è chi vede in questi fatti il segno tangibile di un nuovo avvento di Dio in terra, proprio come accadde duemila anni fa e chi invece è molto più scettico e cerca di capire come le tre gravidanze siano state possibili.
In questo scenario, il Papa di Roma Celestino VI (che nella descrizione del personaggio assomiglia molto a Papa Francesco) chiede aiuto a Cal Donovan, professore di Teologia ad Harvard, da tempo collaboratore del Vaticano e sulla cui onestà intellettuale nessuno nutre dubbi, chiedendogli di indagare sui fatti e di riferire un parere quanto più imparziale possibile.
Inizia così l'avventura di Cal Donovan, che lo porta a conoscere le tre vergini Marie (perché sorprendentemente tutte e tre le ragazze si chiamano Maria) e a diventare protagonista di una serie di eventi che lo vedono confrontarsi, anche a rischio della vita, con un miliardario texano e con un ex arcivescovo, entrambi convinti della necessità di fondare una Nuova Chiesa Cattolica che prenda il posto della Chiesa di Roma, a loro giudizio oramai corrotta da un imperante progressismo.
La vicenda prende un ritmo sempre più incalzante, fino all'esito finale, dove il mistero verrà risolto e la verità sarà svelata.
Glenn Cooper ci ha abituato a questi romanzi dove il giallo e la suspence si intrecciano in contesti in cui il confronto fra fede e ragione la fa da padrone. In quest'ultimo romanzo conferma il suo stile, con pagine decisamente stimolanti (soprattutto relative agli aspetti di tipo medico-scientifico), alternate ad altre meno riuscite (il finale è un po' troppo affrettato e forse avrebbe meritato un'accuratezza maggiore).
Nel complesso però un buon romanzo che vale il tempo della lettura.


  Autore Glenn Cooper


  Editore Nord