29 novembre 2025

Il mostro

La vicenda del "mostro di Firenze" è recentemente tornata alla ribalta del grande pubblico grazie alla serie tv diretta da Stefano Sollima e prodotta da Netflix. In realtà, la vicenda non è mai stata dimenticata perché la scia di sangue e di terrore che ha funestato le campagne fiorentine dal 1968 al 1985 ha lasciato tracce talmente profonde nell'immaginario collettivo del nostro Paese da non poter essere misconosciuta da nessuno. Né, naturalmente, da chi quegli eventi ha vissuto, né da chi è più giovane e li ha sentiti solo raccontare.

I sedici omicidi (otto coppie) perpetrati in quegli anni hanno infatti avuto caratteristiche tali da farli diventare l'opera più terribile e misteriosa mai osservata in Italia, e anche nel mondo è considerata l'azione di un serial killer più inquietante e irrisolta, insieme ai celeberrimi Jack lo squartatore e Zodiac.

L'iter giudiziario, lungo, complicato e a tratti surreale che ha tentato di dare risposte, in primo luogo ai familiari delle vittime, non è infatti stato in grado di risolvere, se non in minima parte, i misteri dei delitti. E anche ciò che sembra sia stato accertato, per nessun osservatore è considerato soddisfacente.

Innanzitutto non è certo che i delitti siano stati commessi sempre dalla stessa persona, o se siano opera di più persone o se i killer si siano avvicendati nel tempo. Inoltre non è affatto chiaro il movente: nessuno è riuscito a stabilire con certezza cosa abbia spinto il "mostro" (o i "mostri") a fare ciò che ha (o hanno) fatto. Anche le modalità degli omicidi e le azioni post mortem, talmente efferate da essere scioccanti, non si capisce chi abbia potuto metterle in pratica. E poi ci sono morti "collaterali", violente e inspiegabili, che hanno senz'altro un legame con le azioni del mostro, ma che nessuno è riuscito a provare.

Il tutto in un'epoca in cui non c'erano le tecniche di indagine di oggi, dove le scene del crimine sono state spesso compromesse dall'inesperienza degli inquirenti, con l'aggiunta di numerosi, voluti e inquietanti depistaggi, che qualcuno sostiene siano stati organizzati da ambienti deviati, annidati negli apparati dello Stato, in un'epoca in cui l'Italia viveva la strategia della tensione.

Alessandro Ceccherini, in questo suo romanzo d'esordio, ripercorre tutta la vicenda, sulla base degli atti e dei fatti reali, estratti dalle migliaia di pagine che compongono i faldoni giudiziari. Ma proprio per riempire i "buchi" di mistero e di ignoto che la realtà non è riuscita a far venire in luce, egli ricorre all'invenzione narrativa tipica del romanzo, riuscendo a dare una coerenza al racconto, senza sposare una delle tante tesi che negli anni sono emerse, ma costruendo una narrazione credibile e solida, tanto da sfumare abilmente i confini fra ciò che è reale e ciò che è solo ipotetico o addirittura immaginario.

Lo stile di scrittura non è mai giudicante. Non ce n'è bisogno. Anzi, spesso è algido e asettico, soprattutto nella descrizione degli omicidi, ma anche quando racconta tutti i vari personaggi più o meno protagonisti della vicenda, ne fa emergere con abile purezza narrativa l'abisso morale che li contraddistingue, senza giudizi etici, ma rendendo auto-evidente cosa sia davvero il male.

E alla fine, non si saprà chi è "il" mostro, ma senz'altro avremo incontrato nella lettura tanti mostri. Ognuno, a suo modo, portatore di un male sconfinato e assoluto.

Autore: Alessandro Ceccherini

Editore: Nottetempo

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