Qui muore, sotto i cingoli di un carro armato ad appena 27 anni, per tornare infine a Parigi in una bara attorniata da un corteo funebre di bandiere rosse.
Questa è la "ragazza con la Leica" che dà il titolo al romanzo, ma sorprendentemente la sua breve e giovane vita non viene ricostruita con precisione, come ci si aspetterebbe da una biografia.
Il racconto di chi era Gerda Taro è affidato a tre "testimoni" che l'hanno conosciuta e ne conservano la memoria e il ricordo. Come ogni testimonianza, anche la loro soffre di mancanze e di vuoti: i ricordi di ognuno dei tre sono parziali, talvolta labili altre volte enfatici, comunque sempre difficili da armonizzare e quindi spesso sul filo dell'inattendibilità.
Ma d'altra parte descrivere chi fosse Gerda Taro è operazione difficile. Anzi, impossibile, perché, come ogni essere umano che vive appieno la propria vita, è impossibile incorniciarlo all'interno di descrizioni o etichette definite.
Per cui meglio affidarsi ai ricordi di chi con lei ha vissuto pezzi della propria e della sua vita. Anche a costo di riscoprire delusioni e dolori antichi, ma ne vale la pena se in cambio si può tornare a respirare quella gioia di vivere e quella sete di libertà che Gerda era capace di trasmettere agli altri qualunque cosa facesse, come se fosse stata allo stesso tempo scintilla e vento, capaci entrambi di incendiare i cuori.
Ecco quindi che Gerda, più che un personaggio ben definito, diventa il simbolo nostalgico di una gioventù appassionata, fatta di valori forti e di idee salde, di impegno e di entusiasmo, spazzata via dall'inumana follia della dittatura e della guerra.
Romanzo a suo modo grandioso, che costringe il lettore a lasciarsi coinvolgere intimamente e a non restarne indifferente, scritto con un abilissimo equilibrio fra contesto storico e moti dell'anima, fra potenza emotiva e delicate sfumature che hanno fatto meritare all'autrice più di un prestigioso riconoscimento letterario.
Autore Helena Janeczek
Editore Guanda

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