Stavolta i fatti risalgono a quarant'anni fa, quando l'uccisione di un facoltoso imprenditore restò senza un colpevole. Dopo quarant'anni, il figlio della vittima muore e nel suo testamento si auto-accusa di parricidio, costringendo la Polizia a riaprire l'indagine e a bloccare l'eredità della prospera azienda di famiglia in favore del nipote.
Il vicequestore titolare dell'inchiesta, Alice, è oramai stabilmente (?) fidanzata con Massimo e sebbene non voglia e non possa coinvolgerlo nelle indagini, non può fare a meno di chiedere la collaborazione dei quattro vecchietti del BarLume perché sono gli unici che all'epoca del delitto furono testimoni degli eventi. E quindi, per una volta, possono davvero aiutare le indagini.
Si ricostruisce così un passato in cui si intrecciano, non solo le complicate dinamiche familiari del titolare dell'azienda, ma anche il contesto storico in cui si compì il delitto: la tumultuosa fine degli anni Settanta, in cui l'Italia era ancora nella buia stagione degli "anni di piombo".
I vecchietti, nonostante l'età, hanno ancora integra la capacità di osservazione e di notare piccole incongruenze nei fatti e la loro memoria non vacilla nemmeno un po'. A questo si aggiunge la notoria capacità logico-deduttiva di Massimo che riesce a ricostruire gli scenari, come uno Sherlock Holmes in salsa livornese.
Tutto ciò aiuterà molto Alice a venire a capo del mistero e a svelare una volta per tutte l'esatta dinamica dei fatti.
Ennesima ottima prova di Marco Malvaldi che con la sua serie dei delitti del "BarLume" è oramai un punto di riferimento obbligato per tutti gli amanti dei gialli conditi con una generosa dose di ironia.
Autore Marco Malvaldi
Editore Sellerio

Nessun commento:
Posta un commento