31 ottobre 2026

Estranea

Siamo negli anni Sessanta e dopo la morte di sua madre, Isabel vive da sola nella grande casa di famiglia, nella campagna olandese. Con l'aiuto della sua domestica ad ore, tiene la casa e il giardino in perfetto ordine, come ha sempre fatto durante gli anni in cui è stata la badante di sua madre e che anche adesso continua a fare, perché considera quella casa e tutto ciò che contiene come l'espressione tangibile della propria identità.

Quando suo fratello le chiede di ospitare per qualche settimana la sua fidanzata Eva, Isabel seppur molto controvoglia, accetta quell'estranea in casa, anche solo perché suo fratello è proprietario di casa quanto lei per cui, anche se lui non ci vive, ha diritto a chiederle questo favore e Isabel ha il dovere di accondiscendere.

E in effetti Eva è davvero un'estranea: il suo atteggiamento e il suo modo di fare sono molto diversi e distanti dalle abitudini di Isabel e l'entusiasmo e l'esuberanza di Eva la disturbano alquanto, essendo da sempre abituata a ritmi ordinari e senza mai nulla che non sia programmato, previsto e preordinato.

Ma la forzata convivenza fa muovere qualcosa dentro Isabel e nel mentre per molti aspetti detesta la sua ospite, per tanti altri motivi e in maniera alquanto sorprendente, si sente attratta da lei e la riconosce portatrice di un istinto vitale che a lei manca e a cui si rende conto di anelare con tutta sé stessa.

Quando il rapporto fra le due donne lentamente evolve verso una forma di reciproca accettazione (e forse anche qualcosa di più), ecco che Eva deve improvvisamente andarsene, gettando Isabel nello sconforto per una perdita che non aveva preventivato.

Ma resta in casa il diario di Eva e ad esso Isabel si aggrappa disperatamente per capire di più della sua ospite. Il diario le rivelerà una verità sconvolgente e impensata che piomba sulla vita di Isabel come un pugno nello stomaco, distruggendo tutte le sue convinzioni e tutte le sue certezze.

Ciò la spingerà a fare di tutto per ritrovare Eva, a parlarci ancora una volta e a tentare il tutto per tutto per ricostruire la sua vita. Anzi, la vita di entrambe.

Racconto molto intenso, che si appoggia su un contesto storico particolare e molto ben definito (l'occupazione nazista dei Paesi Bassi durante la Seconda Guerra Mondiale e le drammatiche vicissitudini del popolo olandese anche dopo la liberazione), visto dall'ottica di due donne diversissime eppure animate dalla stessa determinazione di riconquistare il proprio mondo per riconquistare sé stesse.

Autore: Yael Van der Wouden

Editore: Garzanti

24 ottobre 2026

L'ultimo turno

In un palazzo molto prestigioso di New York, il "Bohemia", vivono residenti che appartengono all'élite economica e culturale della città.

E mentre negli appartamenti si vive nel lusso e si esibiscono arredi e ornamenti degni di una galleria d'arte, il personale di servizio dello stabile è composto da afroamericani e ispanici, in ossequio ad una secolare tradizione di divisioni in classi sociali.

Chichy è uno dei portieri del palazzo: sempre inappuntabile nella sua livrea, esibisce gentilezza ed estrema disponibilità ai residenti, com'è previsto dal suo ruolo, ricevendone in cambio a volte sorrisi e ringraziamenti, ma più spesso nemmeno un cenno di saluto.

Ma d'altra parte si tratta di una realtà che, in piccolo, è rappresentativa della natura della città di New York: una minoranza di bianchi e ricchissimi potenti che vive fianco a fianco (anzi, più spesso, sulle spalle) di un'altra classe sociale di latinix, africans, ecc. le cui prospettive di vita e di futuro sono già scritte in partenza.

In questo contesto, dove i contrasti sociali sono fortissimi nelle strade e si riverberano anche negli ambienti di vita e di lavoro, l'autore intesse un romanzo giallo sorprendente e innovativo, dove non c'è la classica indagine del detective per scoprire l'assassino, ma c'è una intrecciato caleidoscopio di umanità, ognuna portatrice o di grandi istanze di riscatto o del più bieco opportunismo, che le vicende narrate portano a scontrarsi e a deflagrare, fino ad un inaspettato finale.

Ottima narrazione in cui viene offerto un ritratto della New York di oggi assolutamente spietato e feroce, con le sue laceranti contraddizioni che ne fanno ad un tempo una città tremendamente affascinante e diabolicamente perversa.

Con tutta la sua varia umanità, alla quale, come lettori, ci diciamo di non appartenere ma a cui forse, anche non volendolo, apparteniamo.

Autore: Chris Pavone

Editore: Feltrinelli

17 ottobre 2026

Verso casa

Primavera 1983: la giovane Becks scopre che suo zio, recentemente scomparso, le ha lasciato quattro floppy disk contenenti un videogioco testuale che aveva iniziato a scrivere dando il compito proprio a lei di completarne la scrittura. Non sa che tutto ciò le sopravviverà per centinaia di anni.

Fine del XXI secolo: la biologa Tamar scopre il modo di integrare la vita biologica con quella sintetica creando una serie di robot animati dall'intelligenza artificiale e capaci di ragionamento e di pensiero forse più umani degli umani.

XXVI secolo: in una Terra devastata dal cambiamento climatico e in gran parte sommersa dagli oceani a causa dello scioglimento dei ghiacci, Yesiko, una cercatrice di tesori sui relitti di imbarcazioni di epoche passate, accetta una missione che potrebbe cambiarle la vita oppure fargliela perdere. Mentre, nello spazio profondo, l'astronauta California infrange le regole d'ingaggio per svelare un mistero che attraversa il tempo e lo spazio.

A collegare queste storie e queste donne, appartenenti ad epoche così lontane fra loro, è il videogioco di Becks che rappresenta il filo invisibile che unisce le protagoniste, a loro modo pioniere verso un futuro inimmaginabile.

Il romanzo intreccia i piani temporali con continui flashback, che non si limitano a richiamarsi a vicenda, ma che sottintendono rimandi simbolici e risonanze emotive che il lettore inizia a percepire non senza una buona dose di "fatica". La lettura, infatti, è complessa e richiede al lettore un grado di attenzione e di concentrazione non lieve. Ma questa è proprio la bellezza dei romanzi esigenti: non un semplice intrattenimento, ma una discesa verso la profondità del senso delle cose, che poi è il compito più alto della letteratura.

Del resto l'autrice, prima che scrittrice, è poeta per cui abilissima nel tratteggiare universi profondi, soprattutto emotivamente e spiritualmente. Anche le sezioni più apertamente di "fantascienza" in realtà sono un modo per scandagliare l'essenza dell'essere umano e le prospettive di vita sul pianeta Terra.

La scrittura, oltre che impegnativa, ha uno stile e un ritmo che si potrebbero definire "musicali" in cui i motivi ricorrenti riecheggiano potentemente da un'epoca all'altra. E sono motivi e tematiche universali: la capacità di ogni essere umano di essere parte di un tutto che viene prima di lui e continua dopo di lui. Una capacità simbolicamente rappresentata dal raccontare storie.

In questo non v'è chi non veda la lezione dell'Odissea: Ulisse è l'archetipo del narratore di storie. Il suo mito non è tanto nel compiere imprese, ma nel saperle raccontare. Solo questo dà modo agli esseri umani di dare un senso alla propria breve vita.

Siamo un filo di una corda intrecciata, in cui ciascun filo è fragilissimo e incapace di tenere insieme il tutto, ma intrecciati a tutti gli altri fili possiamo costruire una storia forte e resistente che valica i secoli e le generazioni.

Autore: Portia Elan

Editore: E/O

10 ottobre 2026

Platone. Una storia d'amore

Platone rappresenta indubbiamente una delle colonne fondanti della civiltà occidentale e raccontare un uomo di tale caratura non è certamente un'operazione semplice.

Ciò che sappiamo di lui deriva, in primo luogo dai suoi celeberrimi scritti (i Dialoghi e la Repubblica), e poi dalle narrazioni di chi anticamente ne ha parlato, a volte anche con spirito polemico. Non è quindi facile ricostruire con esattezza filologica la vita di uno dei più grandi intelletti dell'umanità, anche perché fin da subito la sua figura è stata mitizzata e il confine fra fatti reali e racconti fantastici è sempre stato quanto mai labile.

L'autore, oltre ad essere scrittore, è un esperto classicista e affronta il personaggio con gli strumenti tipici del romanzo: sulla base di quei pochi dati certi (o verosimili) che abbiamo, ricrea la vita di Platone nell'Atene del IV secolo avanti Cristo, facendocela sentire intimamente vicina.

Fin dalle prime pagine veniamo immersi in quella celeberrima città, orfana di Pericle, soggiogata dal carisma ambiguo di Alcibiade, intrappolata nella Guerra del Peloponneso, così mirabilmente raccontata da Tucidide. Il tutto grazie ad una narrazione ricchissima di dettagli e di particolari, capace di farci respirare il salmastro del Pireo, il profumo del lentisco della campagna e abbagliandoci col sole mediterraneo che rifulge sui marmi del Partenone.

Qui nasce, cresce e splende un uomo che, dopo un iniziale interesse per la poesia e la tragedia, sulle orme di Aristofane, si dedica anima e corpo alla Filosofia come allievo di Socrate, il più giusto fra gli uomini. Un discepolo capace di un ragionamento proprio, non soggiogato ma stimolato dal Maestro a forgiare il suo pensiero e a consegnarlo nei secoli alle generazioni future.

Nel pensiero di Platone spicca il suo approfondimento su Eros, unica divinità capace di far sentire la sua forza potente nel corpo degli esseri umani, ma se vissuto rettamente, anche di elevarli al livello superiore e metafisico, dove Amore risiede nel mondo delle idee ed è compagno di Bello e di Vero.

Ecco quindi la storia d'amore che l'autore racconta: un viaggio accanto a uno degli uomini più importanti dell'umanità, seguendo il suo percorso di vita e di conoscenza, spesso accidentato e avventuroso, ma proprio per questo lucidissimo, cristallino e capace di valicare i millenni. Una storia d'amore in cui ogni lettore si immedesimerà, sentendola intimamente propria.

Autore: Matteo Nucci

Editore: Feltrinelli

03 ottobre 2026

Un'ottima famiglia

Giulia ha 17 anni e vive con sua madre in un piccolo e tranquillo paese di provincia. La sua vita non è facile perché sua madre ha mille debolezze e suo padre le ha da tempo abbandonate, essendo un irresponsabile.

Per fortuna che c'è Christian Costa, un suo coetaneo che conosce fin dalle elementari e col quale ha un'amicizia e una confidenza come con nessun'altra persona al mondo. Il loro rapporto non è fatto di molte parole, ma si intendono spesso anche senza parlare. Si capiscono e sanno di esserci l'uno per l'altro quando serve. E si rispettano a vicenda, riconoscendo l'uno nell'altro le qualità e le doti che mancano ad ognuno. Insomma, un rapporto di amicizia veramente autentico e che fra i giovani non è facile trovare.

Ecco perchè Giulia è quasi di casa nella famiglia Costa e conosce molto bene i suoi genitori e il loro figlio minore Filippo. Una famiglia per molti aspetti perfetta, che poggia su una sicura solidità economica (a differenza della sua), dove l'impegno a dare il meglio di sé è sempre stimolato e supportato (mentre Giulia in casa sua deve spesso badare a sé stessa) e dove, sia in casa che nei rapporti sociali, si coltiva l'equilibrio, il dialogo e il rispetto reciproco.

Quando una sera, dopo una giornata di festa, Filippo viene trovato da sua madre nella tavernetta accoltellato e in fin di vita, esplode la fine del mondo. La Polizia mette sotto sequestro l'ordinata e fino ad allora immacolata villetta della famiglia Costa e convoca in commissariato tutti i vicini e i conoscenti per individuare l'autore dell'aggressione.

Ed ecco che Giulia si ritrova in commissariato, davanti a due poliziotti prima e ad un poliziotto e ad una psicologa dopo, per riferire tutto ciò che sa sulla famiglia. Inizia quindi il racconto di Giulia nel quale, dal suo particolare punto di vista, descrive le dinamiche familiari di cui è stata testimone per tanti anni, nella loro semplice essenza, che da un certo punto di vista appaiono tranquillizzanti e, da un altra angolazione, inquietanti.

Un racconto che farà emergere a poco a poco, con progressiva e straordinaria lucidità, una verità sconvolgente: che il male può annidarsi anche in meccanismi perfettamente funzionanti ed efficienti e l'unico modo per rendersene conto è osservare il vuoto di gesti e di emozioni che questi meccanismi possono creare.

Un romanzo intenso, a tratti scioccante, che ci costringe a vedere i fatti di cronaca nera e di violenza domestica, spesso sbandierati in tv e su internet con toni sensazionalistici e volutamente superficiali, con un approfondimento indispensabile per poterli capire e, soprattutto, per imparare a prevenirli.

Autore: Stefania Andreoli

Editore: Rizzoli


26 settembre 2026

Il talento di Margherita

Quando si arriva ai sessant'anni, è il momento di tracciare un bilancio: guardare indietro, alla vita vissuta con i suoi alti e bassi e alle esperienze fatte e pensare agli anni futuri che restano da vivere, prima dell'esito finale.

Margherita ha raggiunto questa età e si trova proprio al confine fra la vita passata e per molti versi perduta, e quella futura, piena di dubbi e incognite.

La sua adolescenza è stata contraddistinta dal fatto di essere dislessica quando, negli anni Settanta, nessuno sapeva cos'era la dislessia. Le sue difficoltà a scrivere correttamente e ad imparare le tabelline erano scambiate per poco impegno nello studio col risultato che arrivare al diploma di maturità per lei fu una fatica enorme anche solo per raggiungere la più striminzita sufficienza.

Però la sua mente, allo stesso tempo, aveva caratteristiche di arguzia e di acume fuori dal comune e così, quando entrò a lavorare in Tribunale come aiuto cancelliera, ben presto dette prova delle sue abilità di "intelligenza visiva", aiutando i Pubblici Ministeri a notare le incongruenze nelle dichiarazioni dei sospettati, nelle deposizioni dei testimoni, riuscendo così a dare una mano decisiva nella soluzione di casi anche spinosi.

Di pari passo al suo lavoro, la sua vita privata ha vissuto gioie e dispiaceri: un matrimonio all'inizio appassionato, ma poi naufragato per l'egoismo e il narcisismo dell'ex. Una relazione clandestina con un magistrato sposato, ricca di soddisfazioni, ma alla lunga insostenibile per ovvi motivi.

Ecco che a sessant'anni Margherita, che vive sola, si chiede cosa fare della sua vita: non fare nulla, aspettando la pensione e vivendo i prossimi vent'anni nella più noiosa ma rassicurante monotonia, oppure rimettersi in gioco, fare nuove amicizie e magari incontrare qualcuno che possa diventare il suo compagno per la terza età che si avvicina.

Con uno stile narrativo divertente, a tratti esilarante, ma non per questo meno intimo e a volte profondo, l'autrice ci porta nella vita di Margherita, una donna come tante, alle prese coi dilemmi tipici della sua età, in cerca di un modo per rendere la sua vita ancora piacevole e meritevole di essere vissuta.

Autore: Viola Veloce

Editore: Feltrinelli

19 settembre 2026

La biblioteca perduta

Spesso nella storia umana vi sono eventi o racconti nei quali la storia si confonde con il mito o con la leggenda e in cui è difficile distinguere i fatti realmente accaduti dalle narrazioni che nei secoli ne sono state fatte.

L'autore, nel costruire questo romanzo, prende spunto proprio da una leggenda e da un mito, per costruire una trama intrigante e avvincente.

La prima riguarda la famosa "Biblioteca d'Oro", ossia un patrimonio inestimabile di testi antichi che si dice sia giunta a Mosca sotto il regno di Ivan il Terribile, primo Zar e Imperatore di Russia, direttamente dalla biblioteca di Costantinopoli dopo la conquista degli Ottomani, in virtù del fatto che Ivan era il nipote di Zoe Paleologa, ultima discendente degli Imperatori di Bisanzio e la Russia rappresentava, quindi, la diretta discendente dell'Impero Romano d'Oriente. Il mito invece riguarda il popolo degli Iperborei, che secondo gli antichi greci viveva in una terra all'estremo nord, dove vigeva una eterna primavera, gli uomini vivevano vite lunghissime, senza malattie e in perfetta armonia, tanto che spesso il dio Apollo si recava spesso lassù, riconoscendola terra di qualità divine.

Il romanzo si intreccia quindi, da un lato nella ricerca degli antichi libri della "Biblioteca d'Oro" e dall'altro nel rintracciare nel Mar Glaciale Artico il luogo indicato dal mito degli Iperborei, seguendo le antiche mappe di Mercatore e le tracce di una spedizione del Settecento nell'estremo nord ordinata da Caterina la Grande. Una ricerca che coinvolge in primo luogo le autorità russe, ansiose di mettere le mani sui tesori fondanti della propria nazione, anche e soprattutto per il potere e il prestigio che questi possono conferire. Ma anche il Vaticano e la Chiesa Ortodossa avviano ricerche perché entrambe sono molto interessate a che cotali tesori non cadano in mani sbagliate. Nonché, infine, la Sigma Force, corpo d'élite americano, protagonista del ciclo di romanzi di James Rollins, di cui questo è la più recente pubblicazione.

In un susseguirsi frenetico di eventi, di incontri e di scontri, come si conviene ad un classico romanzo di azione e di avventura, si arriverà ad un finale sorprendente, che lascerà nel lettore il desiderio di approfondire le leggende e i miti raccontati nel libro, per saperne di più (se possibile) su eventi che riguardano la nostra storia più antica e misteriosa.

Autore: James Rollins

Editore: Nord

12 settembre 2026

Storie periodiche

Eva Munter è una divulgatrice scientifica , chimica per formazione, e pertanto in grado di raccontare fatti ed eventi dei nostri tempi alla luce della realtà scientifica, in modo rigoroso ma narrativamente accattivante, tanto da avere un ampio seguito di pubblico.

In questo libro dedica un capitolo per ogni elemento chimico della tavola periodica e racconta la sua storia: quando e da chi è stato scoperto, come si è giunti all'attuale nostra comprensione della materia, il tutto arricchito da numerosi aneddoti ed episodi curiosi che hanno contraddistinto il lavoro degli alchimisti e degli scienziati durante i secoli a caccia dei segreti più misteriosi della natura.

Tutti sanno che Marie Curie, la famosissima premio Nobel scopritrice del radio, venne uccisa proprio da quell'elemento che lei per prima aveva disvelato, ma pochi sanno che il disturbo mentale di cui era affetto Van Gogh era principalmente dovuto all'uso del cobalto che usava per ottenere quell'inimitabile tono di blu dei suoi dipinti, con il risultato di rendere capolavori immortali i suoi quadri, ma di intossicare letalmente il suo autore.

Perchè l'essere umano ha sempre avuto (e sempre avrà) la curiosità inestinguibile di capire il mondo, di scoprire come funziona e fino a dove si può arrivare. Lo dimostrano i grandi navigatori del Cinquecento così come i viaggi spaziali, l'ingegneria genetica e gli acceleratori di particelle, l'astrofisica e anche la chimica.

Per secoli, infatti, la manipolazione della materia è stata un'attività ai limiti della conoscenza: per ottenere l'oro dal piombo o per trasmutare i metalli come specchio della trasmutazione dell'animo umano da mortale a divino.

Un'attività che la Storia ha fatto evolvere in una attività scientificamente orientata, fino ai nostri giorni, dove molte domande hanno trovato risposta, ma dove tanti altri misteri restano ancora ignoti, per una ricerca che non avrà mai fine.

Autore: Eva Munter

Editore: Apogeo

05 settembre 2026

I ragazzi di sessant'anni

Il titolo di questo libro potrebbe far pensare ad un saggio sociologico e antropologico sulla vita e le abitudini delle persone appartenenti alla fascia di età dei sessantenni, nel contesto culturale, sociale, economico e politico attuale.

E in effetti, all'inizio della lettura, si trova sempre la locuzione "i ragazzi di sessant'anni" come una categorie di persone, delle quali, con ironia ma anche malinconia, si descrivono i tratti salienti, in cui si può ben riconoscere qualunque persona che navighi intorno a quell'età.

Poi, proseguendo la lettura, ci si rende conto che la locuzione "i ragazzi di sessant'anni" non è un nome comune che designa un genere, bensì il nome proprio del protagonista, che appunto ha quell'età e di cui non viene mai menzionato il nome. Questo fa sì che la scrittura proceda in terza persona plurale, dando un senso iniziale di disorientamento che poi si rivela una azzeccata trovata narrativa che contribuisce molto a rendere godibile la lettura.

Il racconto non può che incentrarsi sul modo di vedere gli altri e sé stessi dal proprio punto di vista di sessantenni: quanto fastidio per i "ragazzi di ottant'anni" che non la smettono mai di fare lavoretti in casa e in garage come se avessero chissà quale urgenza impellente! E quanto timore e quanta distanza con i "ragazzi di quattordici anni", la cui vitalità e incoscienza è talmente remota nel ricordo da essere oramai un miraggio.

E infine, quanta invidia e quanta ammirazione per le "ragazze di sessant'anni" che hanno tutto un altro passo e che interpretano la loro vita e la loro età in maniera così diversa da quella dei colleghi maschi.

Con uno stile narrativo fluido, contrassegnato da molti tratti ironici ma anche venato di malinconia, il racconto conduce il lettore a comprendere meglio il sentire intimo di un "ragazzo di sessant'anni" che per certe cose si sente ancora giovane ed efficiente, mentre in cuor suo si rende conto che sta guardando in faccia la propria fine.

Autore: Romolo Bugaro

Editore: Einaudi

29 agosto 2026

Il pensiero incoraggiante

Rick Dufer è un filosofo e divulgatore presente sia sui social con canali molto seguiti sia in teatro e in eventi pubblici con i quali racconta al pubblico l'utilità della filosofia come "sistema operativo" per far funzionare la mente umana.

Citando i pensieri di filosofi antichi e moderni, Rick analizza gli avvenimenti del mondo attuale, i grandi dibattiti etici, morali, politici che si intersecano nella nostra complicata società moderna, proponendo la possibilità, tramite l'analisi filosofica, di far luce sui fatti, sulle persone, sugli eventi.

Un'attività che potrebbe sembrare inutile in un mondo che va a tutta velocità verso i sistemi di intelligenza artificiale, dove l'algoritmo e la robotica stanno diventando una sorta di divinità laica, ma che proprio per questo è quanto mai necessaria e urgente, per ricordare agli esseri umani che non sono fatti di pattern matematici computabili meccanicamente ma di una profondità interiore e perfino spirituale che non può essere colta da nessuna tecnologia per quanto progredita.

In questo saggio Rick analizza l'opera di Tolkien, il famosissimo autore della saga del "Signore degli Anelli" con l'obiettivo di sfatare la credenza che si tratti di un'opera di "evasione" dalla realtà, ma al contrario di un lavoro letterario di sorprendente attualità.

Ecco quindi che il "pensiero incoraggiante" diventa un viaggio inatteso e luminoso ispirato dal creatore del Signore degli Anelli, per affrontare le sfide del presente con la forza dei valori, la serenità della consapevolezza e il coraggio di chi non teme la battaglia.

Dalla crisi climatica alla rivoluzione digitale, dal fascino oscuro del potere alla fame di verità, il libro attraversa i temi cruciali del nostro tempo filtrandoli attraverso la lente della Terra di Mezzo, restituendoli più vivi, più umani, più urgenti. Con una scrittura limpida e trascinante, l'autore conduce il lettore tra sentieri in cui filosofia, spiritualità e letteratura si incontrano, dimostrando come il mondo di Tolkien non sia letteratura di evasione, ma piuttosto una guida di orientamento: una bussola per i tempi confusi. Come quelli in cui si trova a vivere Frodo e in cui ci troviamo a vivere noi adesso.

Perché anche quando l'ombra di Mordor sembra calare su tutto, la speranza degli Hobbit resta una forza concreta e rivoluzionaria capace, ancora una volta, di salvare il mondo.

Autore: Rick Dufer

Editore: Bompiani

22 agosto 2026

I baffi

Emmanuel Carrère è uno dei più apprezzati scrittori francesi contemporanei, padrone di uno stile di scrittura raffinato ed eloquente e capace nei suoi lavori di trasmettere al lettore un universo di sentimenti e di riflessioni come raramente accade.

Questo è uno dei suoi primi romanzi in cui, partendo da un evento assolutamente trascurabile, costruisce la storia di un uomo portandola fino alle più estreme conseguenze.

Il protagonista, infatti, un giorno decide di radersi i baffi, che per decenni hanno contraddistinto la sua fisionomia. E' una idea estemporanea, solo per fare una sorpresa alla moglie e godersi la faccia sorpresa e stupita di lei al vederlo rasato e glabro. Del resto, le donne lo fanno di continuo, quando vanno dal parrucchiere e, senza nessun preavviso, tornano a casa con una acconciatura del tutto nuova. Fortuna che gli uomini si accorgono a malapena di queste piccole "rivoluzioni" delle loro compagne e, quando se ne accorgono, gli danno un peso assolutamente marginale. Ma le donne no, e chissà come resterà di stucco sua moglie appena lo vedrà!

Ma le cose non vanno come lui crede. La moglie, quando rincasa e lo vede, non si stupisce affatto, non nota niente di insolito, sostenendo che lui non ha mai avuto i baffi. Lui pensa a un bello scherzo di sua moglie, di cui apprezza la prontezza di spirito nel reagire a questa novità, ma quando gli dicono lo stesso i suoi amici che lo conoscono da anni e i suoi colleghi di lavoro, allora, un pericoloso dubbio comincia a insinuarsi nella sua mente: è vittima di un perfido scherzo, anzi di un vero e proprio complotto organizzato da sua moglie per prenderlo in giro, oppure hanno ragione loro, lui non ha mai avuto i baffi ed è lui ad essere assolutamente convinto di una cosa che in realtà non è mai stata vera?

Il pensiero lo tormenta giorno e notte per alcuni giorni: com'è possibile che la sua convinzione così granitica di aver sempre avuto i baffi si scontri con la convinzione delle persone che conosce, che dicono di avere la stessa certezza, ma contraria? Non riuscendo a trovare una conferma inoppugnabile né all'una né all'altra tesi, si convince che l'unica soluzione è fuggire il più lontano possibile, dove nessuno lo conosce e nessuno gli farà una narrazione diversa dal suo convincimento. L'alternativa è precipitare in una spirale di ossessione e di pazzia, perché non riuscire più a distinguere cosa è reale da cosa è immaginario è il sintomo più evidente della perdita della ragione.

Ma la fuga servirà? O sarà essa stessa l'immagine dell'inesorabile caduta nell'abisso della follia?

Un romanzo sorprendente, che partendo da un inizio divertente e leggero, piano piano ci trascina insieme al protagonista in una spirale di dubbi e di perdita di certezze vertiginosa che costringerà ogni lettore ad interrogarsi su cosa, nella propria vita, sia effettivamente reale e cosa invece sia solo frutto di immaginazione. Con un finale scioccante, che lascerà ogni lettore a bocca aperta.

Autore: Emmanuel Carrère

Editore: Adelphi

15 agosto 2026

Gli anni in bianco e nero

Nella provincia salentina degli anni Sessanta vive la famiglia Elia, composta da un padre messo comunale, una madre sarta e quattro figlie, due delle quali anch'esse avviate alla sartoria, mentre le due minori sono votate la prima alla letteratura mentre la più piccola, che è la voce narrante del romanzo, alla cinematografia.

Domenica detta Mimì, infatti, è affascinata dai film di Visconti e di De Sica che sbircia dalla cabina di proiezione del piccolo cinema di paese e il suo desiderio più grande è di diventare una regista, in grado di raccontare il mondo, la gente, la vita.

Una passione che naturalmente tiene segreta al padre, uomo all'antica, che tiene soggiogate le donne della sua famiglia, che "devono stare al loro posto", come in ogni famiglia patriarcale degli anni Sessanta in Italia.

Ma la Storia, quella con la esse maiuscola, va avanti e alla fine degli anni Sessanta i venti di rivoluzione, di femminismo e di libertà arrivano anche in Salento, con occupazioni nelle Università e nelle scuole, con manifestazioni operaie che Mimì sente l'urgenza di riprendere con la sua macchina da presa amatoriale, che filma solo in bianco e nero e senza sonoro, perchè più di ogni altra cosa sente forte la necessità di documentare gli eventi, inquadrare i volti, raccontare le loro storie.

Un grande affresco, quindi, della società italiana che vive il trapasso fra un'epoca tradizionalista e le spinte di rinnovamento che vengono vissute direttamente e in prima persona soprattutto dalle donne, protagoniste di una lotta per la loro dignità, la parità di diritti, compreso il diritto al lavoro e perfino il diritto al piacere sessuale. Tutti aneliti rivoluzionari che creano una frattura non rimarginabile col passato, ma che allo stesso tempo pongono le basi per un futuro diverso e tutto da scoprire.

Mimì si scoprirà la regista di un film che nessuno le ha chiesto di girare, ma che sarà in grado di raccontare bene la sua vita e quella degli altri per provare a cambiarla.

Perchè tutti hanno vissuto anni in bianco e nero, soprattutto le donne. Sperando un giorno che sarebbero diventati a colori.

Autore: Francesca Giannone

Editore: Nord

08 agosto 2026

Ti telefono stasera

Giò Coppola è un cinquantenne che di mestiere legge in tv le previsioni meteo. Un lavoro che da fuori sembra prestigioso e invidiabile, ma che lui vive con poco entusiasmo, consapevole di non fare niente di davvero importante, ma solo di raccontare bene e con bella presenza cose scritte da altri.

Anche la sua vita privata gli dà poco entusiasmo: il rapporto con la sua compagna si è deteriorato fino alla separazione e con "Veleno" (come lui chiama la sua ex) non c'è comunicazione, se non sporadica per le questioni che riguardano il figlio Duccio.

La sua vita, quindi, è connotata da un velo nemmeno troppo sottile di tristezza e di malinconia, in un'età in cui si comincia a tracciare il bilancio della propria vita e, se ci si rende conto di aver realizzato poco o nulla, non si può che soffrire per le occasioni sprecate, le opportunità mancate, gli errori fatti.

Ma un evento inaspettato arriva a sconvolgere la vita di Giò: Veleno deve trasferirsi in Australia per lavoro e quindi Duccio deve andare temporaneamente a vivere col padre. Il bimbo è un ragazzino molto educato e compito, ma anche molto sensibile e intelligente e all'inizio la convivenza col padre è problematica. Soprattutto perché Giò non è abituato a condividere con suo figlio tanto tempo e tutti gli spazi domestici, per cui fra i due i rapporti sono difficili e spesso rischiano di ferirsi inutilmente l'un l'altro.

Ma poi col tempo padre e figlio iniziano piano piano a comprendersi, ad accettarsi e a costruire fra loro un rapporto profondo e sincero, dove ciascuno impara molto dall'altro, soprattutto a dedicarsi all'altro, con generosità e spontaneità. Insomma, in una parola, imparano cosa vuol dire "amare".

Con una prosa fluida e contraddistinta spesso da una piacevole ironia, l'autore racconta le difficoltà e gli ostacoli che un padre single incontra nel gestire da solo un figlio, ma anche le immense soddisfazioni che può trovare, in modo anche inaspettato, quando smette di voler dare ordine al mondo e si lascia andare al sentimento più puro e più umano: quello di amare il proprio figlio sopra ogni cosa.

Un bel romanzo che rappresenta anche una sorta di manuale di educazione sentimentale per gli adulti, che non fa mai male rispolverare, in un'epoca dove tutto sembra virtuale e molto poco vi è di autentico nelle nostre vite.

Autore: Lorenzo Marone

Editore: Feltrinelli

01 agosto 2026

Il caffè dei tarocchi per i giorni felici

Shin Seryeon è una giovane donna che vive a Seul. Ha avuto una infanzia difficile, con una madre inaffidabile che passava da un uomo all'altro, senza un minimo di stabilità e costretta a fare da baby sitter ai suoi fratellini, figli di chissà quale padre.

Fino a che non decide di fuggire da quella casa e vivere la sua vita. Sola, in mezzo ad una città caotica, si impegna più che può per frequentare l'università di lettere, che riesce a completare con successo, ma che non le dà prospettive di lavoro accettabili.

Si ritrova quindi a vivere in un minuscolo appartamento trasandato, che ha il solo pregio di costare poco d'affitto, e arrotonda i suoi guadagni leggendo i tarocchi al tavolino di un bar di una barista che l'ha presa a ben volere.

I suoi clienti, uomini e donne, apprezzano la capacità di Seryeon di leggere, più che i tarocchi, la loro anima. Infatti Seryeon è una acuta osservatrice, un'abile conversatrice e tramite le carte, riesce ad intercettare i "nodi" che stringono l'anima dei suoi clienti, fornendo loro un modo per comprenderli e, se lo vorranno, per risolverli.

In uno di questi momenti conosce Yu Jinju, un ricco e famoso autore di webtoon, che rimane affascinato dalla sua capacità narrativa e le chiede di collaborare con lui per la sceneggiatura di nuovi fumetti online.

Nasce così un rapporto fra i due, prima di tipo professionale, ma che poi si evolve in qualcosa di più, fino a che Seryeon scoprirà che le vecchie ferite di una vita difficile possono guarire piano piano anche grazie ad attività apparentemente trascurabili come leggere i tarocchi al tavolino di un bar.

Perché le carte, a saperle leggere, raccontano una storia. E magari c'è la storia di ognuno di noi.

Autore: Moon Hye Joung

Editore: Newton Compton

25 luglio 2026

I convitati di pietra

22 luglio 1975. Gli ex compagni di classe del liceo dove l'anno prima hanno conseguito la maturità, si ritrovano per una cena di classe per celebrare il primo anniversario del diploma.

In quella cena, nasce un'idea strampalata ma conturbante: ogni ex compagno si impegna a versare una cifra annuale che verrà investita anno dopo anno, fino a che il montepremi finale sarà spartito fra i tre ultimi superstiti. Una sorta di investimento sulla vita futura, con l'aleatorietà tipica delle scommesse, che fa nascere un meccanismo tanto diabolico quanto irresistibile.

Ecco che allora, anno dopo anno, sempre il 22 di luglio, gli ex compagni si ritrovano a cena e si aggiornano a vicenda sullo stato di salute di ognuno, e ciascuno osserva l'altro per prevedere il momento della sua dipartita, imminente o remoto, sperando ognuno di tenere duro il più a lungo possibile per entrare nella fatidica terna di vincitori del premio finale.

Il meccanismo del "gioco" assomiglia quindi ad una roulette, dove ognuno punta sul numero che ritiene fortunato e per arrivare allo scopo non disdegna di ricorrere a trucchi e bassezze di ogni genere: tresche, sospetti, macumbe e perfino tentativi di omicidio si susseguono negli anni perché ognuno vuole campare più degli altri e ogni mezzo è accettabile pur di conseguire lo scopo.

Fino a che, nel 2050, si arriva finalmente al momento della verità, con gli ultimi tre superstiti oramai ultra novantenni. E il finale sarà giustamente spiazzante.

A metà fra "Compagni di scuola" di Verdone e la saga horror "Final Destination", il romanzo si sviluppa nell'arco di decenni descrivendo i pensieri, le motivazioni e le azioni degli ex compagni, ciascuno convinto di poter costruire il proprio futuro ricorrendo ad ogni mezzo, ma continuamente scontrandosi con il fato (o il caso) che è sempre pronto a scombinare i piani e a creare nuovi sviluppi nella trama. Perché la morte non ha volto, ma ha sempre un piano.

Un romanzo pervaso da un ironico cinismo che spoglia di ogni sentimentalismo il rito sociale della "cena fra compagni di scuola", dimostrando come a volte sia vero l'esatto opposto del famoso proverbio: "Chi perde un amico trova un tesoro".

Autore: Michele Mari

Editore: Einaudi

11 luglio 2026

L'idiota di famiglia

Igor è un quarantenne con una vita del tutto ordinaria. Di mestiere fa il traduttore di testi per lo più trascurabili perché "non è sufficientemente bravo per fare lo scrittore" (come dice lui).

Convive a Roma con Marta, una donna che ha tentato la carriera universitaria, salvo poi rendersi conto che in quell'ambiente baronale i posti per ricercatore sono "ad personam" e non c'è spazio per chi non si adegua al sistema. Si è quindi inventata "saggista femminista" riscuotendo anche un bel successo, per cui non è mai in casa per conferenze e presentazioni editoriali e Igor trascorre le sue giornate molto spesso da solo.

Fino a quando sua sorella Ester lo chiama da Viareggio, sua città natale, per informarlo che il padre sta declinando in una demenza senile sempre più marcata e che c'è bisogno di lui per assisterlo.

Igor quindi torna a Viareggio e si stabilisce in casa di suo padre. L'uomo non è una persona qualunque: ha fatto per tutta la vita il professore di Filosofia con un piglio didattico tale da farlo soprannominare dai suoi studenti "Herr Professor" e a Viareggio è stato una istituzione per il suo impegno politico attivo, nel quale ha riversato il suo credo marxista, riscuotendo peraltro sempre amare delusioni.

Lo stato di salute del padre è fortemente compromesso per cui Igor non ha modo di poterci dialogare. Ma vivere con lui nella casa di famiglia gli fa tornare alla mente tante cose di suo padre. Per esempio, il fatto che ritenesse "L'idiota" di Dostoesvkij il miglior libro del migliore autore della letteratura russa e, per traslato, il miglior libro della letteratura universale. E per ironia del destino, adesso "l'idiota" è proprio il padre, per la sua perdita cognitiva...

Nelle giornate passate in casa, Igor ritrova anche appunti del padre scritti quando ancora aveva la mente piuttosto presente e i sintomi della malattia non erano ancora gravi. In particolare la storia, un po' vera e un po' romanzata, delle "tre giornate" di Viareggio, ossia l'insurrezione anarchica e socialista del 2-4 maggio 1920 causata dell'uccisione di un guardalinee da parte di un carabiniere durante una partita di calcio Viareggio-Lucchese. L'evento causò una spontanea sollevazione popolare che cacciò le istituzioni politiche e di governo dalla città, che per tre giorni si auto-proclamò "repubblica indipendente". Un evento epico, esaltante e tragico allo stesso tempo, che probabilmente il padre celebrava come fondante del suo pensiero e, con esso, delle sue delusioni e rappresentativo del carattere e dello spirito viareggini.

Tale lettura consente a Igor di entrare in intimità col padre come in realtà non era mai stato perché a volte il potere delle parole e della letteratura è in grado di farci sentire umani come non si è mai stati. E a volte anche un "idiota" che non può più parlare può insegnare e dare tanto a chi sa ascoltare.

Autore: Dario Ferrari

Editore: Sellerio

27 giugno 2026

Orbital

Com'è la vita sulla stazione spaziale internazionale, a 400 chilometri dalla Terra? Cosa pensano e cosa provano le persone che ci vivono, a volte per molti mesi? E come si convive con persone diverse per cultura e per abitudini, in uno spazio estremamente ridotto, stando attenti a non fare nulla di stupido perché nello spazio qualunque errore può diventare una catastrofe?

In questo romanzo l'autrice immagina la vita di sei astronauti che provengono dagli Stati Uniti, dalla Russia, dalla Gran Bretagna, dall'Italia e dal Giappone, impegnati nella routine di studio e ricerca scientifica per cui la stazione spaziale è stata costruita. Lo scopo infatti è da un lato monitorare e registrare dall'alto i fenomeni atmosferici e climatici che avvengono sulla terra, dall'altro condurre esperimenti in assenza di gravità sia su esseri viventi, come le cavie da laboratorio, sia su materia inorganica.

Ma quello che il romanzo racconta, non è tanto la didascalica giornata degli astronauti nelle loro attività scientifiche, quanto i loro pensieri e i loro sentimenti nel vivere un'esperienza assolutamente estranea ad ogni persona sulla Terra.

Viaggiano alla velocità di 27.600 chilometri orari, ma non stanno volando, stanno letteralmente precipitando in caduta libera e non si sfracellano sulla terra solo perché tale velocità compensa la forza di gravità e la caduta segue la curvatura terrestre. Solo pensare di essere a bordo di un veicolo con tali caratteristiche farebbe andare fuori di testa qualunque persona normale... Orbitano attorno alla Terra ad una velocità tale che nell'arco di 24 ore circumnavigano il globo 16 volte, assistendo quindi sedici volte al giorno ad alba e tramonto. Anche questo scollamento con il ritmo del tempo a cui siamo abituati come esseri terrestri è destabilizzante...

In tutto ciò, vivere a quell'altezza e con queste caratteristiche "assurde", fa emergere in loro una profonda e indimenticabile sensazione: quella di amare col più profondo rispetto e la più profonda considerazione quella perla sospesa nello spazio di colore blu e bianco che noi chiamiamo Terra, che è la nostra unica casa in una immensità infinita e di cui dovremmo prenderci cura con tutto il nostro impegno.

Nessuno di loro si sente "straniero". Tutti e sei si sentono compagni, amici, fratelli. Perché tutti capiscono nel profondo del loro animo di essere uguali: piccoli esseri senzienti in un Universo infinito, che abitano un pianeta meraviglioso, fatto apposta per ospitare la vita e che solo per questo andrebbe trattato con la più amorevole cura.

In un mondo che sembra non avere prospettive, se non di guerre e di catastrofi, una prospettiva nuova, dall'alto, fatta di amore e di rispetto, non è solo una metafora: è un invito a ri-orientare il nostro modo di vivere la nostra vita sulla Terra. Un invito a vivere in senso autenticamente "ecologico", come l'etimologia del termine insegna: amore per la propria casa.

Autore: Samantha Harvey

Editore: NNE

13 giugno 2026

Il custode

In uno sperduto paesino della Sicilia, in un seminterrato seminascosto, vive la famiglia Vasciaveo, composta da Agata, suo figlio tredicenne Nilo e la zia Rosi.

La loro attività consiste nella lavorazione del marmo, che ricevono da persone di estrema fiducia e col quale realizzano splendidi manufatti. Ma nessuno sa in che modo vengono prodotti questi manufatti. In casa Vasciaveo c'è qualcosa chiuso a chiave nel bagno che nessuno deve vedere, nessuno deve sapere e deve essere tenuto segreto per sempre. Perché questa è proprio la missione della famiglia Vasciaveo.

Nilo ha l'età in cui deve compiere il rito di iniziazione, ossia essere reso partecipe della missione della famiglia e di cosa venga tenuto nascosto e segregato nel bagno di casa. Ha intuito che la sua famiglia non è proprio come le altre, anche perché non sa che fine abbia fatto suo padre e ogni domanda in merito viene sempre elusa.

Nel realismo con cui viene raccontata e descritta nei minimi particolari la vita della famiglia, a questo punto si interseca il livello magico: il mito entra in contatto con la realtà e Nilo assisterà coi propri occhi (o forse no?) al prorompere del magico nella sua vita, in una commistione fra reale e fantastico, fra concretezza e immaginazione che inevitabilmente lo sconvolge e lo porta ad una consapevolezza di sé e del mondo del tutto nuova.

Il titolo del romanzo si riferisce quindi proprio alla missione della famiglia: custodire a costo di qualunque sacrificio e di qualunque rinuncia un segreto antico di millenni, che risale a quando la storia e il mito erano la stessa cosa, tramandato di generazione in generazione e adesso giunto nelle mani di Nilo. Un segreto che va protetto anche dalla presenza imprevista e disturbante della bella e sperduta Arianna (e il nome non è a caso) e di sua figlia Saskia.

Un romanzo di "realismo magico", ambientato in una Sicilia in cui la storia affonda le radici nel mito e il mito si fa storia, con il quale l'autore sfuma abilmente in confini fra ciò che riteniamo sia vero e oggettivo e ciò che vive dentro di noi, nel segreto del nostro animo, che a suo modo ha altrettanta vitalità del mondo esterno e col quale dobbiamo fare i conti. E come il mito da millenni ci richiama a fare.

La metafora del bagno chiuso a chiave in una casa seminascosta e che imprigiona qualcosa di indicibile parla a tutti noi e, nel mentre ci immergiamo nella lettura, conquistati da una narrazione sempre più avvincente, siamo costretti a riconoscere la presenza di questa stanza buia dentro di noi e a riconsiderare noi stessi e il nostro modo di vedere il mondo. Proprio come Nilo.

Autore: Niccolò Ammaniti

Editore: Einaudi

30 maggio 2026

Zenobia

Valerio Massimo Manfredi ci ha abituato a piacevolissimi romanzi storici, con protagonisti le figure più famose e indimenticabili dell'antichità.

In questo suo ultimo romanzo, la protagonista è Zenobia, regina di Palmira in Siria. Siamo nel III secolo dopo Cristo e la fiorente colonia romana di Palmira è un regno cliente di Roma, di importanza strategica perché confina con l'Impero dei Parti, storici nemici dell'Impero Romano per il predominio in Oriente.

Il predecessore sul trono di Palmira, il valoroso generale Odenato, è stato un leale alleato di Roma e grazie alle ripetute sconfitte assestate al Re persiano Shapur, ha ottenuto dall'Imperatore Gallieno il titolo di "Rector Orientis". Grazie all'alleanza con Roma e alle vittorie militari, il Regno di Palmira con Odenato diventa quindi ricco e prospero, e la città dimostra tutta la sua magnificenza adornandosi con palazzi e monumenti di squisita fattura.

Ma come spesso accade nella storia, anche quando le cose vanno bene, c'è sempre qualcuno che trama per il male e il generale Odenato cade vittima di una congiura di palazzo. Il regno dovrebbe andare a suo figlio Vaballato, ma è troppo piccolo per salire al trono. Ecco quindi che Zenobia, giovane vedova di Odenato, ne prende le redini.

Tutti i notabili del Regno di Palmira vogliono che Zenobia prosegua con la politica di alleanza e collaborazione con Roma, che tanta ricchezza ha fatto arrivare in Siria, ma Zenobia la pensa diversamente. Donna ambiziosa, coltissima e bellissima, non è nella sua natura dichiararsi vassalla di nessuno e la sua indole guerriera la spinge a pretendere ciò che le spetta: una sovranità senza limiti.

Ecco quindi che contro ogni logica e prudenza, Zenobia diventa una nemica dei romani, si autoproclama "Augusta" nonché discendente di Cleopatra, e con tali presupposti, conduce il suo Regno ad espandersi in Asia Minore fino all'Egitto, ai danni di Roma, con una serie di brillanti campagne militari, tanto da essere appellata "Regina guerriera". Un'impresa epica, che però sarà di breve durata, fino a che alla fine l'Imperatore Aureliano riuscirà faticosamente a sconfiggerla e a farla prigioniera.

Una vita, quella di Zenobia, contraddistinta da grandi capacità, ma anche da smodata ambizione. Tanto è servito a farla diventare una delle donne più famose e importanti della Storia che in questo romanzo è interessante, oltre che piacevole, ripercorrere, per apprezzarne anche (e forse soprattutto) la straordinaria modernità.

Autore: Valerio Massimo Manfredi

Editore: Mondadori


16 maggio 2026

La sonnambula

In Sardegna il termine "sonnambula" veniva usato per indicare una persona dotata del dono della preveggenza. Nei giornali di fine Ottocento si leggevano annunci economici di donne "sonnambule" che svolgevano una vera e propria attività professionale: per 5 lire, ricevevano in casa i clienti (o molto più spesso le clienti) ascoltavano le loro storie e, tramite la capacità di entrare in trance, davano responsi suggeriti "dagli spiriti".

Sulla base di questa realtà appartenente al folklore locale, l'autrice immagina la vita di Ofelia Rossi, una donna che fin da bambina è colpita da misteriosi svenimenti, che le prefigurano nella mente avvenimenti futuri. Ovviamente non si tratta di fenomeni medianici, ma probabilmente di attacchi epilettici, però a quel tempo il confine fra diagnosi medica e superstizione era alquanto labile (se non assente). La famiglia tiene nascosta la cosa e appena possibile fa maritare la ragazza, sperando che il matrimonio la metta al sicuro da una vita di emarginazione e di non auspicabile "singolarità".

Ma il matrimonio è proprio la cosa peggiore per Ofelia. Il marito l'ha sposata solo per sfruttare il suo "dono" di preveggenza in quanto è uno scommettitore patologico e quando capisce che Ofelia non ha alcuna capacità reale e che non ha alcun controllo sulle sue "crisi", si abbrutisce al punto che Ofelia è costretta a scappare, a cambiare nome per rifarsi una vita altrove.

Ecco quindi che si inventa "sonnambula" in un paese dove nessuno la conosce. Pur sapendo benissimo di non poter prevedere nulla, mette un annuncio sul giornale ed inizia a ricevere molte donne che con lei si confidano apertamente, raccontando le loro vite, le loro sofferenze e i loro desideri. Ofelia non ha il dono di prevedere il futuro, ma ha il dono di saper ascoltare. Questa sua capacità, unita al talento di saper creare empatia, lo usa fingendo di andare in trance e di parlare con gli spiriti, dando responsi adatti alle situazioni e alle persone e guadagnandosi il rispetto e la considerazione di tante persone a cui riesce, con il suoi presunti "vaticini", a migliorare la vita.

Ma al destino non si può fuggire e il passato doloroso da cui Ofelia è fuggita, si ripresenta molti anni dopo, rischiando di presentarle un conto molto costoso.

Piacevolissima narrazione, a tratti ironica e onirica, ma perfettamente calibrata per rendere evidente e concreto il vissuto di una donna che nell'Ottocento, in un contesto molto tradizionalista, deve usare la sua intelligenza, creatività e la sua capacità di relazionarsi con le persone per sostenere una vita del tutto fuori dagli schemi: single per necessità ma anche per scelta.

Autore: Bianca Pitzorno

Editore: Bompiani

02 maggio 2026

Project Hail Mary

E' stato recentemente portato sul grande schermo il film "L'ultima missione: Project Hail Mary" basato sull'omonimo romanzo di Andy Weir, famoso autore di romanzi di fantascienza astrofisica.

Stiamo parlando di un autore i cui libri vengono volentieri tradotti in film (come "Sopravvissuto" tratto dal libro "The Martian"), merito di una scrittura efficace, che da un lato è basata su una "scienza dura" convincente, dall'altro da una trama avvincente e appassionante.

Anche l'ultimo libro non fa eccezione, risultando molto godibile, mai noioso e stimolante.

Il protagonista è Ryland Grace, un biologo che si trova a bordo dell'astronave "Hail Mary" a milioni di chilometri dalla Terra, nei pressi della stella Tau della costellazione della Balena. Il motivo per cui si trova in quel luogo tanto abissalmente lontano dalla Terra è scoprire perché la stella Tau Ceti è immune dall'infestazione di "astrofagi" che ha colpito il Sole e che ne sta pericolosamente diminuendo l'energia, col concreto rischio di causare alla Terra una prossima e spaventosa era glaciale con conseguenti estinzioni di massa.

Ma il Sole non è l'unica stella "infettata". Quasi tutte le stesse lo sono. Tranne Tau Ceti. E proprio per questo è di basilare importanza capire cosa sta salvando quella stella dalla perdita di energia perché se lo si capisce, si potrà far qualcosa anche per salvare il Sole e, di conseguenza, la Terra.

Sì perché gli "astrofagi" sono dei minuscoli batteri che assorbono l'energia delle stelle, la convertono in massa (grazie alla famosa equazione di Einstein) e con l'anidride carbonica dei pianeti circostanti, come Venere nel nostro Sistema Solare, si riproducono velocemente, alimentando il ciclo di esaurimento dell'energia stellare. Trovare un modo per contenerli è l'unica possibilità di salvezza, e per questo motivo tutti i Paesi del mondo si sono uniti nel progetto "Hail Mary", condividendo risorse e conoscenze come mai era accaduto.

Perché di fronte a rischio concreto di una estinzione di massa, tutti i Governi mondiali hanno capito che serve collaborare e fare squadra. E questo è forse l'aspetto più fantascientifico del romanzo, molto più dei viaggi interstellari!

Nella sua esplorazione spaziale, Ryland scoprirà di non essere solo: anche altre forme di vita della costellazione di Eridano hanno lo stesso problema e hanno capito che la soluzione può essere studiare la stella Tau Ceti. Ecco quindi che la missione di Ryland non sarà solo di salvare la Terra (che non è poco) ma anche di avere a che fare con forme di vita aliene (anche questo non è poco).

Ci sono tutti gli ingredienti per un racconto pieno di colpi di scena!

Autore: Andy Weir

Editore: Mondadori

18 aprile 2026

America go away!

Questo saggio, tremendamente attuale, offre una visione limpida e documentata sugli Stati Uniti di oggi, del suo Presidente e del suo entourage.

In un centinaio di sintetiche e allo stesso tempo chiarissime pagine, l'autrice ripercorre sia il profilo caratteriale di Donald Trump, strapieno di eccessi e manie patologiche, sia il pensiero di tanti americani che vedono in lui la persona capace di far tornare grande l'America, come l'acronimo "Maga" recita.

Il tutto aggravato dal fatto che l'entourage del Presidente è composto da persone incapaci, senza nessun profilo governativo, ma messo lì solo per venerare il leader, dargli ragione sempre e comunque, senza nessuno spirito critico.

Tutto questo fa capire in maniera lampante da mettere i brividi quanto sia pericolosa la situazione attuale, quanto sia difficile trovare un modo per dare razionalità e logica agli avvenimenti mondiali e quanto sia incerto il futuro di tutti noi.

In poco più di un anno di presidenza, l'amministrazione Trump ha distrutto il diritto internazionale, ha di fatto abolito ogni autorità sovranazionale come l'ONU e, cosa ancor peggiore, ha messo in crisi in maniera definitiva il concetto stesso di democrazia liberale, nata proprio negli Stati Uniti 250 anni fa e oggi in via di estinzione.

E ciò si rivela anche all'interno degli USA, dove milizie paramilitari come l'ICE rastrellano città intere arrestando e facendo sparire migliaia di cittadini presunti "criminali" e "terroristi" senza il minimo rispetto dei diritti costituzionali.

Perché nella mente malata di Trump e di tutti i suoi accoliti i principi democratici di base come il dialogo con chi la pensa diversamente, il rispetto per le opinioni altrui, il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, la tutela delle diversità sono idiozie e perdite di tempo. L'unico metodo è quello dell'autoritarismo: chi comanda ha ragione e chi non la pensa come il capo non ha diritto di esistere.

Tutto ciò viene ricostruito dall'autrice con dovizia di fonti e di citazioni. Non si inventa nulla, si elencano solo i fatti. E tanto basta per essere preoccupati.

Come siamo infinitamente lontani dalle analisi approfondite e ragionate di Alexis de Tocqueville con il suo "La democrazia in America" che nel 1835 scandagliava i pregi e i difetti del sistema politico e sociale americano. Oggi siamo sull'orlo di un baratro che sta precipitando gli USA e il mondo intero verso un futuro nerissimo.

Ma a chi guarda troppo nell'abisso, l'abisso guarderà dentro di lui... (Nietzsche).

Autore: Sara Lucaroni

Editore: Aliberti

04 aprile 2026

Verranno a chiederti di Fabrizio De André

Dopo le monografie su Franco Battiato, Lucio Battisti e Giorgio Gaber, Andrea Scanzi dedica il suo ultimo lavoro ad un'altra leggenda della musica italiana, nonché suo "amore" fin dai tempi in cui era studente: Fabrizio De André.

Un autore conosciutissimo dai giovani e dai meno giovani, ma che è sempre un piacere riscoprire, ripercorrendo la sua vita, a tratti difficile e molto travagliata, che l'ha segnato profondamente e, d'altro canto, gli ha permesso di comporre opere musicali talmente importanti da meritare la definizione di veri e propri capolavori.

Perché in primo luogo, Faber (così iniziò a soprannominarlo Paolo Villaggio, suo inseparabile amico e compagno di avventure) era un poeta e i testi delle sue canzoni sono talmente belli, dal punto di vista estetico, narrativo ed emozionale, da colpire al cuore qualunque ascoltatore, che non può restarne indifferente (altrimenti non si è umani).

Infatti, a chi sostiene che De André sia stato il "Bob Dylan italiano", molti (fra cui Scanzi) ribattono che era Dylan ad essere il "De André americano"... Un autore quindi come se ne vedono pochi, che riesce a trovare le parole per esprimere concetti, sensazioni ed emozioni che ognuno di noi ha sperimentato nella vita, ma che nessuno di noi riesce ad esprimere con le parole. Ogni tanto (molto raramente), qualcuno riesce a farlo, nella letteratura, nell'arte e anche nella musica e Faber è stato uno di questi spiriti eletti: capace di mettere in rima anche l'indicibile.

Il sentimento che l'ha sempre animato era di raccontare la vita degli ultimi e le sue canzoni dedicate ai disperati, agli emarginati, alle prostitute, sono diventate immortali e hanno contribuito ad elevare ad una immensa dignità tutti coloro che la società ha condannato senza appello. Il suo è stato spesso un "Vangelo laico", dove "ladri e prostitute vi precederanno nel Regno dei Cieli". Senza nessuna retorica ed epica, ma con parole e musica come uniche armi, ha saputo conquistare l'amore incondizionato di milioni di persone.

Una vita, quella di Fabrizio, che merita di essere conosciuta per apprezzare ancor di più (se mai fosse possibile) le sue opere. Andrea Scanzi ci aiuta in questo, senza timore di esprimere tutto il suo affetto incondizionato per un autore che nessuno si stancherà mai di ascoltare (altrimenti, giova ripeterlo, non si è umani).

Autore: Andrea Scanzi

Editore: PaperFirst

21 marzo 2026

Cesare

I "Commentarii de bello Gallico" sono il resoconto della conquista della Gallia scritti direttamente da Giulio Cesare. Di solito sono studiati dagli studenti del liceo per le versioni di latino, perché Cesare era, fra le altre cose, un eccellente scrittore. Ma spesso, per studiarne la forma linguistica, si perde l'attenzione sul contenuto dello scritto e non si apprezza l'epopea che viene narrata in questo celeberrimo libro, opera del più celeberrimo condottiero della Storia.

Alberto Angela, in questo libro, fa proprio questo: riprende in mano il "De bello Gallico" e lo racconta contestualizzando i fatti, tracciando la storia di Roma e delle tribù galliche, incorniciando i profili delle grandi personalità di quel tempo, come Cicerone, Pompeo Magno, Marco Antonio, Cleopatra. Ma anche e soprattutto raccontando il profilo umano, caratteriale, sentimentale e spirituale di Cesare, uno degli uomini più famosi della storia per il semplice motivo che è uno che la Storia l'ha fatta davvero.

Ecco quindi che nel racconto di Alberto Angela, Cesare diventa un uomo che, sfrondato dal mito che da millenni gli è stato calato addosso, appare con i pregi e le debolezze tipiche di ogni uomo. Certamente Cesare ha una intelligenza ben superiore alla media, un carisma eccezionale, una forza di volontà talmente tenace da essere indistruttibile. Ma è anche un uomo che ha paura e che scarica la sua paura in azioni eccessivamente violente. Un uomo che ha dei dubbi (come tutte le persone intelligenti) che a volte affronta con l'astuzia, altre con la forza. Un uomo capace di amare senza riserve, ma anche di tradire e abbandonare, ben sapendo di essere egli stesso oggetto di sconfinato amore e di altrettanto sconfinato odio.

I cinque anni della conquista della Gallia sono probabilmente l'impresa militare più grandiosa della storia umana, non solo per come si è svolta in quei cinque anni, ma per gli effetti culturali duraturi che ha avuto nel tempo. La Gallia infatti diventerà una delle province più "romane" dell'Impero; da essa verranno i Franchi, rifondatori dell'Impero medievale e la Francia sarà per sempre una protagonista fondamentale dell'Europa, anche oggi nell'Unione Europea.

Tutto nasce con Cesare, con la sua ambizione, il suo genio, la sua visione.

Ripercorrere la sua impresa con questo libro è una lettura affascinante, appassionante e che ci fa sentire la nostra Storia una cosa viva e vitale, da conoscere e da amare.

Autore: Alberto Angela

Editore: Mondadori

07 marzo 2026

Il cerchio dei giorni

Stonehenge è senz'altro il sito megalitico più famoso del mondo. Le sue pietre ciclopiche, la sua conformazione circolare e la sua posizione in mezzo ad una vasta pianura ne fanno un luogo che lascia stupefatti e ammaliati.

Non è chiaro chi lo abbia costruito, quando e perché. Ci sono varie teorie e dibattiti anche accesi fra gli studiosi, ma come ogni grande opera della storia più antica dell'uomo, resta enigmatica e proprio per questo incessantemente affascinante.

Ken Follett, famosissimo autore di spy story ma anche di grandi saghe (da "I pilastri della terra" in poi), si lascia conquistare dai misteri di Stonehenge e ci costruisce un romanzo, dando una versione della storia.

Siamo circa 2.500 anni prima di Cristo. I gruppi umani che abitano in quella parte di territorio che oggi identifichiamo con il Wiltshire in Inghilterra sono costituiti da tribù, alcune dedite alla pastorizia, altre all'agricoltura e altre infine alla cavatura di selci con le quali costruire gli attrezzi e utensili necessari per la sopravvivenza.

Queste tribù si ritrovano in particolari momenti dell'anno dedicati a riti religiosi, il più importante dei quali è la festa di mezza estate, che unisce alla ritualità spirituale di devozione al Dio Sole, la possibilità di commerciare tramite il baratto, in modo che ogni tribù possa acquisire i prodotti delle altre tribù tramite scambi. E' il modo perché ciascuno abbia ciò che gli serve, in maniera equa e sostenibile.

Seft è un giovane cavatore di selce, innamorato di Neen, una ragazza che fa parte della tribù dei pastori, con uno spiccato carisma spirituale. Entrambi hanno il sogno di una vita migliore e quando la sopravvivenza per le tribù si fa dura a causa di una carestia e rischiano di scoppiare tensioni e rivalità fra i vari gruppi umani, uniscono le loro forze, radunando tanta gente, per un progetto impossibile: costruire un tempio che rappresenti l'unità e la comunità fra le varie tribù  e il loro comune destino. E dall'altro sia strumento di conoscenza per il conteggio del tempo e delle stagioni, a vantaggio di tutti.

Un progetto talmente ambizioso da sembrare folle. Ma come l'autore ha già raccontato nei suoi precedenti romanzi, a volte sono le persone normali a fare la Storia. Persone determinate, volenterose e con dei solidi valori che mettono in gioco tutte sé stesse per un fine più grande.

La costruzione di Stonehenge sarà un esempio di questo spirito indomito per i millenni a venire.

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

21 febbraio 2026

Sull'eguaglianza di tutte le cose

Il Novecento è stato senz'altro un secolo di grandi rivoluzioni scientifiche, come non si vedeva dai tempi di Galileo e di Newton. Le teorie della relatività di Einstein e la meccanica quantistica ci hanno costretto a ripensare totalmente il mondo in cui viviamo, dai sistemi cosmologici fino all'universo sub-atomico.

Una rivoluzione talmente efficace che ha cambiato per sempre anche le nostre abitudini quotidiane: oggi ognuno di noi usa Google Maps per trovare una strada o un ristorante, anche senza sapere che ciò è possibile grazie ai satelliti in orbita che funzionano così bene proprio grazie alla relatività di Einstein. E Google Maps gira sui nostri smartphone fatti di micro-componenti e super-conduttori che funzionano così bene proprio grazie alla meccanica quantistica.

Non si può quindi mettere in dubbio che le scoperte scientifiche del Novecento si basano su teorie solidissime e talmente valide da vederne gli effetti pratici ogni giorno sotto i nostri occhi.

Eppure anche agli scienziati più brillanti sfugge la conoscenza del fondamento di tutto questo. Sì, perchè se da un lato la relatività e la meccanica quantistica funzionano benissimo, dall'altro non si capisce come mai e soprattutto non si intravede cosa ci sia alle fondamenta della realtà. Più ci si spinge alle radici della realtà, più questa diventa sfuggente, impossibile da afferrare e da descrivere in modo coerente e soprattutto verificabile.

Carlo Rovelli, senz'altro uno scienziato brillante e acuto, riflette su tutto questo e in questo libro espone la sua idea: la realtà è come un caleidoscopico gioco di specchi, dove non esiste un fondamento primario e assoluto, dove vige una ineliminabile incertezza di base e dove ogni parte riflette il tutto, come se ogni fenomeno della realtà fosse una "trama" del tessuto di cui è fatto l'universo. E anche noi siamo parte di questa "trama", immersi in questo gioco di specchi nel quale è impossibile essere "osservatori esterni".

Se così è, diventa fatica sprecata cercare il fondamento di tutte le cose, che probabilmente non arriveremo mai a conoscere perché probabilmente non esiste. Serve piuttosto capire che ogni cosa porta in sé il riflesso del tutto perché in fin dei conti, tutte le cose sono uguali e non esiste qualcosa di più importante o di più fondamentale di qualcos'altro.

La conclusione di questa riflessione, a tratti vertiginosa e stupefacente, riporta alla mente un racconto di Zhuangzi, poeta e filosofo dell'antica Cina: "Stanotte ho sognato di essere una farfalla. Ma ora non so più se sono stato io a sognare la farfalla o se è la farfalla che sta sognando me".

Autore: Carlo Rovelli

Editore: Adelphi