21 febbraio 2026

Sull'eguaglianza di tutte le cose

Il Novecento è stato senz'altro un secolo di grandi rivoluzioni scientifiche, come non si vedeva dai tempi di Galileo e di Newton. Le teorie della relatività di Einstein e la meccanica quantistica ci hanno costretto a ripensare totalmente il mondo in cui viviamo, dai sistemi cosmologici fino all'universo sub-atomico.

Una rivoluzione talmente efficace che ha cambiato per sempre anche le nostre abitudini quotidiane: oggi ognuno di noi usa Google Maps per trovare una strada o un ristorante, anche senza sapere che ciò è possibile grazie ai satelliti in orbita che funzionano così bene proprio grazie alla relatività di Einstein. E Google Maps gira sui nostri smartphone fatti di micro-componenti e super-conduttori che funzionano così bene proprio grazie alla meccanica quantistica.

Non si può quindi mettere in dubbio che le scoperte scientifiche del Novecento si basano su teorie solidissime e talmente valide da vederne gli effetti pratici ogni giorno sotto i nostri occhi.

Eppure anche agli scienziati più brillanti sfugge la conoscenza del fondamento di tutto questo. Sì, perchè se da un lato la relatività e la meccanica quantistica funzionano benissimo, dall'altro non si capisce come mai e soprattutto non si intravede cosa ci sia alle fondamenta della realtà. Più ci si spinge alle radici della realtà, più questa diventa sfuggente, impossibile da afferrare e da descrivere in modo coerente e soprattutto verificabile.

Carlo Rovelli, senz'altro uno scienziato brillante e acuto, riflette su tutto questo e in questo libro espone la sua idea: la realtà è come un caleidoscopico gioco di specchi, dove non esiste un fondamento primario e assoluto, dove vige una ineliminabile incertezza di base e dove ogni parte riflette il tutto, come se ogni fenomeno della realtà fosse una "trama" del tessuto di cui è fatto l'universo. E anche noi siamo parte di questa "trama", immersi in questo gioco di specchi nel quale è impossibile essere "osservatori esterni".

Se così è, diventa fatica sprecata cercare il fondamento di tutte le cose, che probabilmente non arriveremo mai a conoscere perché probabilmente non esiste. Serve piuttosto capire che ogni cosa porta in sé il riflesso del tutto perché in fin dei conti, tutte le cose sono uguali e non esiste qualcosa di più importante o di più fondamentale di qualcos'altro.

La conclusione di questa riflessione, a tratti vertiginosa e stupefacente, riporta alla mente un racconto di Zhuangzipoeta e filosofo dell'antica Cina: "Stanotte ho sognato di essere una farfalla. Ma ora non so più se sono stato io a sognare la farfalla o se è la farfalla che sta sognando me".

Autore: Carlo Rovelli

Editore: Adelphi

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