24 febbraio 2024

Oscura e celeste

La peste del 1630 che infuriò in Europa e anche nell'Italia centro-settentrionale, come tutti sanno è la famosissima "scenografia" dei Promessi Sposi di Manzoni.

Quello che al giorno d'oggi non può passare inosservato è la somiglianza con la recente pandemia da Covid19, soprattutto riguardo alle misure di contenimento messe in atto per cercare di fronteggiarne la diffusione. Un esempio significativo sono le norme emanate dal Granduca di Toscana Ferdinando II sul divieto di uscire di casa, di esercitare pubblici mestieri, proprio al fine di limitare i contagi e i morti.

A queste misure dovette sottostare anche Galileo Galilei che, in procinto di dare alle stampe il suo attesissimo studio sopra i "Due Massimi Sistemi del Mondo", ossia la concezione Tolemaica e Copernicana dell'Universo, si vide costretto a posticiparne la pubblicazione a causa dell'impossibilità di andare dal tipografo per correggerne le bozze.

Ecco quindi che il Nostro, nominato dal Granduca "Professore di Matematiche" presso lo Studio di Pisa (ossia all'Università) con beneficio di dedicarsi esclusivamente alla ricerca senza quindi obblighi didattici, si trova ristretto nell'appartamento di Arcetri, sulle colline di Firenze, con ben poco da fare, se non bisticciare continuamente con la sua domestica, senza la quale però non saprebbe mettere insieme il pranzo con la cena.

L'unico svago (se così si può definire) per Galileo è andare a far visita alle sue due figlie, suore nel Convento di San Matteo, proprio di fronte alla sua abitazione. Attraversare la strada non lo espone a grossi rischi e del resto le suore sono in clausura, quindi ci può solo parlare a distanza, senza contatti.

Ma ecco che la noiosa routine è scossa da un drammatico evento: una suora viene trovata morta, precipitata da una finestra del Convento. Si tratta di suicidio o di omicidio? Cosa avviene davvero nel segreto delle celle di quel luogo? E gli scritti che Galileo faceva mettere in bella a una delle sue figlie, c'entrano qualcosa con questa tragedia?

Ancora una volta un bel giallo di Marco Malvaldi, che rende omaggio a uno dei più grandi geni dell'umanità, raccontato con la simpatia, l'arguzia e la schiettezza tipica dei caratteracci toscani.

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Giunti


10 febbraio 2024

Quando eravamo i padroni del mondo

C'è stato un tempo in cui Roma dominava il mondo con i suoi eserciti, le sue leggi, la sua lingua, le sue opere pubbliche, la sua cultura.

Quel tempo è durato secoli, millenni, facendo sì che l'Impero di Roma sia quello più longevo nella storia dell'umanità.

Ma poi, con la caduta dell'Impero d'Occidente nel 476 d.C. e dell'Impero d'Oriente nel 1453 d.C. siamo davvero sicuri che il dominio di Roma sul mondo sia definitivamente cessato? Siamo davvero convinti che tutto ciò che fu creato dal governo di Roma sul mondo sia oramai relegato negli abissi della Storia?

Aldo Cazzullo non la pensa così e anzi afferma che l'Impero Romano non è mai caduto. Facendosi portavoce di ciò che molti storici sostengono, in questo libro spiega che, in realtà, l'eredità di Roma è proseguita a lungo nei secoli. Da Carlo Magno agli Zar di Russia, dagli Imperatori tedeschi ai Sultani ottomani, da Napoleone all'Impero Britannico fino agli Stati Uniti d'America, non c'è grande Stato al mondo che non abbia inteso definirsi "erede" dei valori e dei principi universali codificati e messi in opera per secoli dal mondo romano.

Perché lo Stato Romano ha governato il mondo con l'aspirazione (a volte riuscita, a volte no) di garantire ordine, stabilità e giustizia a tutti i popoli della terra ma soprattutto ha introdotto concetti come Stato, Senato, Assemblea popolare, Cittadinanza, Diritto, Autorità, Proprietà Privata, Contratto, Eredità, Matrimonio che hanno plasmato la vita pubblica e privata di milioni di persone per secoli e ancora oggi sono il fondamento, non soltanto della civiltà occidentale alla quale apparteniamo, ma di buona parte dell'umanità intera.

Ecco quindi che l'Impero di Roma, come recita il sottotitolo di questo libro, è davvero un "impero infinito", che non si è estinto in una data precisa, ma che, coi suoi lasciti culturali, estende la sua influenza fino al giorno d'oggi. E noi italiani, più di ogni altro popolo, dovremmo saperlo.

Non è un caso che Mark Zuckerberg e Elon Musk, due moderni "imperatori" al vertice di entità digitali straordinariamente potenti e trans-nazionali, siano appassionati cultori della storia romana, di cui probabilmente aspirano ad essere gli odierni interpreti. Se lo siano davvero sta anche a noi deciderlo.

Autore: Aldo Cazzullo

Editore: HarperCollins