19 aprile 2025

Il mago delle parole

E' possibile che in un'aula scolastica, l'ora di Italiano sia il momento più bello ed entusiasmante della giornata?

Sembrerebbe davvero impossibile, ma chissà che non arrivi un prof di italiano che, con metodi del tutto non convenzionali, faccia appassionare gli studenti alla grammatica e alla letteratura, facendole diventare motivi di feconda discussione, sconfiggendo la noia e il tedio che tradizionalmente contraddistinguono questa materia.

Con un racconto che è per metà romanzo e per metà un saggio educativo, l'autore ci introduce nell'aula scolastica dove il prof non insegna: educa. Insegnare, infatti, significa introdurre concetti nella mente dello studente che li recepisce passivamente; educare invece significa trarre fuori dallo studente i suoi pensieri e aiutarlo a dargli corpo e forma, valorizzando la sua personalità.

La letteratura ha questo grandissimo potere: di farci vedere chi siamo, anche quando nemmeno noi ce ne rendiamo conto. Ecco quindi che il prof, senza mai dare voti e stilare pagelle e anzi con atteggiamenti e iniziative talmente inconsuete da risultare sbalorditive per i ragazzi, stimola i suoi studenti a trovare nella letteratura qualche traccia di loro stessi, della loro personalità e del loro carattere. Facendoli sentire parte di una umanità, da sempre alla ricerca del senso e dello scopo della vita.

E la grammatica possiamo lasciarla perdere? Assolutamente no, perché il significato delle parole e la costruzione delle frasi sono il modo più alto e più raffinato che l'essere umano ha per esprimere sé stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti e quindi farlo con appropriatezza e con correttezza sintattica dà senso alle nostre espressioni e crea una semantica in grado di farci capire dagli altri.

Immergersi nello studio di una cosa che poi diventa passione è qualcosa di straordinario. Come ben testimonia l'accademia di "arte grammatica" che i ragazzi decidono di creare come una sorta di società segreta in cui si esplorano le misteriose e poliedriche sfaccettature delle parole, alla ricerca di un senso che poi è il senso stesso della vita.

Un atto di amore verso la nostra lingua e verso la letteratura, che non può non entusiasmare.

Autore: Giuseppe Antonelli

Editore: Einaudi

05 aprile 2025

Socrate, Agata e il futuro

Dalla penna intelligente e capace di Beppe Severgnini, ecco un libro il cui sottotitolo è "L'arte di invecchiare con filosofia" ma è certamente più diretto l'invito "Per non diventare anziani insopportabili" ugualmente stampato in bella evidenza in copertina.

La riflessione dell'autore parte da uno dei più importanti insegnamenti dell'Induismo (addirittura!): la vita umana è suddivisa in quattro fasi: la prima (da giovani) è per imparare; la seconda (da adulti) è per affermare sé stessi; la terza (da maturi) è per trasmettere la conoscenza agli altri; la quarta (da vecchi) è per prepararsi al congedo.

Tutto di una chiarezza e di una logica talmente giusta da sembrare ovvia.

E allora com'è che nella nostra società non riusciamo a mettere in pratica questa ovvietà e assistiamo continuamente a persone oramai anziane che continuano a sgomitare, a spintonare e ad accumulare titoli, incarichi, riconoscimenti? Perché, arrivati ad una certa età, non si è in grado di lasciar andare le cose, di prenderla un po' più "con filosofia" e ci si ostina a non mollare un centimetro, come quando si era giovani e rampanti?

Probabilmente tutto dipende dallo sfrenato istinto competitivo che caratterizza la nostra società attuale, dove "chi si ferma è perduto" e in cui il senso di un'esistenza si ritiene che risieda nella quantità di potere o comunque di affermazione che si riesce ad accumulare e da cui non ci si separa a nessun costo.

Ma sicuramente vi è più saggezza e più intelligenza nella visione Induista della vita e dialogando con la nipotina Agata e con quell'insistente pungolatore di Socrate, l'autore ci invita a ri-orientare le nostre priorità. "Le cose per cui verremo ricordati – scrive – non sono le cariche che abbiamo ricoperto e i successi che abbiamo ottenuto. Sono la generosità, la lealtà, la fantasia, l’ironia".

In una parola, ciò che resterà di noi sarà la piacevolezza che avremo saputo donare agli altri. Per cui, impariamo ad indossare con eleganza la nostra età (soprattutto quando siamo in là con gli anni), smettiamola di pretendere di sembrare "giovanili" ad ogni costo e coltiviamo la gentilezza, la pazienza, l'intelligenza e la bellezza.

I giovani, per primi i nostri nipoti, lo apprezzeranno perché non c'è nulla di peggio di avere per casa un anziano brontolone e insopportabile!

Autore: Beppe Severgnini

Editore: Rizzoli