18 marzo 2017

Lussuria

Già un anno fa Emiliano Fittipaldi, col suo "Avarizia" aveva suscitato scandalo mettendo a nudo gli intrighi finanziari ed economici che ruotano intorno alla Santa Sede, con tanto di prove e di documenti tanto lampanti quanto lapidari.
La sua indagine giornalistica e documentaria ha avuto un così ampio eco in tutto il mondo (anche per il processo che ha dovuto subire in Vaticano) che nessuno ne è rimasto indifferente e ha reso di dominio pubblico un malaffare intollerabile da parte di una organizzazione, come la Chiesa Cattolica, pervicacemente al di sopra delle leggi e delle regole.
Oggi l'autore torna in libreria con un altro libro-documento che riguarda un altro "peccato capitale" molto diffuso nell'ambiente ecclesiastico: quello delle perversioni sessuali.
Se infatti il libro precedente aveva mostrato come il comandamento "non rubare" fosse quanto mai eluso da chi dovrebbe rispettarlo più di ogni altro, avendo fatto voto di povertà, questo libro a sua volta mostra come il comandamento "non commettere atti impuri" sia altrettanto ignorato da altrettanti eminenti gerarchi dell'apparato vaticano che dovrebbero aver fatto anche voto di castità.
Anche stavolta l'esito dell'indagine di Fittipaldi è sconcertante.
Dall'Australia al Messico, dalla Spagna al Cile, ma anche in Italia sono centinaia ogni anno le denunce di reati sessuali che arrivano alla Congregazione per la Dottrina della Fede. Ma che molto spesso non hanno seguito per la vergognosa omertà che vige negli ambienti curiali, anche ai massimi livelli, nonostante le vittime siano spesso minori o disabili.
Una realtà che questo "reportage" dimostra essere ancora viva e vegeta e tutt'altro che superata. E che si appoggia ad una "lobby gay" che in Vaticano continua ad essere fortissima, sostenuta da personaggi di primo piano sempre pronti a "scudare" i pedofili in tonaca e i violentatori in clergyman con un unico scopo fintamente cristiano: quello di perdonare sempre e comunque i colpevoli.
Un libro che straccia ogni ipocrisia e che mette a nudo una realtà che troppo spesso e per troppo tempo si è tentato di nascondere dietro secolari barriere di impunità.
E che forse (si spera) contribuirà a smuovere molte coscienze: quelle degli autori dei misfatti, quelle di coloro che li dovrebbero controllare e sanzionare e quelli della gente, che troppo spesso ripone ingiustificata fiducia in soggetti che hanno le stesse perversioni di tanti delinquenti e che, come tali, non meritano nessun salvacondotto, ma solo la galera.



  Autore Emiliano Fittipaldi


  Editore Feltrinelli

04 marzo 2017

La scienza della vita

Quando si parla del movimento "No-Global", si è portati subito a pensare a gente con il passamontagna che spacca vetrine e causa disordini.
Purtroppo in questi anni i fatti di cronaca ci hanno fatto vedere anche questo, ma in realtà ciò che è nato a Seattle nel 1999 è piuttosto un movimento internazionale di opinione che si propone di contrastare la deriva super-capitalistica mondiale, simbolicamente rappresentata dal WTO, dal G8 e dal FMI.
Una deriva che, secondo il Movimento di Seattle, distrugge la democrazia dei popoli a vantaggio degli interessi economici delle multinazionali, sfrutta i Paesi più deboli asfissiandoli con il cappio del debito, annienta i valori del lavoro e dei beni reali in favore di una sempre più spregiudicata finanza globale, sopprime le particolarità e le specificità dei territori e delle comunità per una omologazione massificante ed alienante, devasta gli ecosistemi in nome di un cieco sfruttamento delle risorse.
Dietro questa critica al modello di sviluppo attuale, per molti aspetti ideologica e politica, c'è anche il pensiero di molti intellettuali di tutto il mondo che, al di là delle ideologie, suggeriscono una visione alternativa della vita umana sulla Terra, ben diversa dal modello in cui stiamo forsennatamente precipitando, e si sforzano di approfondire, studiare e proporre un paradigma diverso per la presenza dell'uomo sulla Terra e per lo sviluppo di società umane sostenibili.
Uno di questi studiosi è Fritjof Capra, fisico americano di fama internazionale, che già negli anni '70 sorprese il mondo col suo bestseller "Il Tao della fisica" col quale proponeva una nuova visione della scienza, nella quale lo scienziato fosse olisticamente partecipe alla natura oggetto del suo studio.
Questa intuizione, da lui così ben rappresentata in quel testo, ha continuato a maturare nel tempo, tanto da portarlo a pubblicare, nel 2001, un altro libro fondamentale "La rete della vita", nel quale approfondisce i legami fra esseri viventi, natura e ambiente, mettendo in relazione fra loro la biologia, la genetica, la psicologia, i processi cognitivi e neurali, la cibernetica, i sistemi matematici non-lineari e le scienze sociali. E arrivando a sostenere scientificamente la "Teoria di Gaia", secondo la quale la Terra è un grandioso essere vivente al quale partecipano tutti gli esseri che lo abitano, ognuno dei quali influisce sulla qualità della vita di tutti gli altri.
Questo percorso di approfondimento viene portato a termine nel presente libro che rappresenta il completamento di una visione del mondo meravigliosamente affascinante, per di più corroborata dal rigore intellettuale tipico della scienza.
Un testo fondamentale di "Ecologia profonda", sia mentale che fisica, che si basa sulle più avanzate e rigorose acquisizioni scientifiche in campi diversi del sapere.
Questo libro, e i suoi predecessori, sono quindi letture basilari e irrinunciabili per tutti coloro che hanno interesse a capire un po' di più sul fenomeno della Globalizzazione, non tanto dal punto di vista ideologico, quanto per le ricadute che ha sui sistemi viventi.
Per andare oltre i preconcetti e capire la vera essenza delle cose. Per diventare sempre più cittadini del mondo consapevoli e informati.



  Autore Fritjof Capra


  Editore BUR