28 aprile 2018

La nemica

Alla fine del Settecento, pochi anni prima dello scoppio della Rivoluzione, un intrigo fece tremare la corte di Francia: il furto di un preziosissimo collier di diamanti, ad opera di una sedicente contessa, Jeanne de la Motte, che avrebbe ingannato, nelle sue trame, l'elemosiniere di Francia, il cardinale Rohan, e perfino la Regina Maria Antonietta, sua acerrima nemica.
Sì perché Jeanne de la Motte si diceva avesse nelle vene il sangue reale dei Valois e quindi l'asburgica Maria Antonietta, Regina non di stirpe francese, non poteva che essere la sua perfetta e implacabile rivale.
Da questo fatto storico, mai del tutto chiarito, prende le mosse il romanzo di Brunella Schisa, in cui le vicende sono narrate attraverso lo sguardo di un giovane giornalista, Marcel, che intende far luce su un intrigo così sensazionale, rimanendo allo stesso tempo affascinato ed impaurito dalla personalità conturbante e ambigua della bella Jeanne.
Viene così rappresentata una ricostruzione molto realistica della situazione in Francia alla vigilia della Rivoluzione: l'episodio scandaloso della sparizione del collier in definitiva è solo lo spunto per mettere a fuoco l'enorme crisi dell'Ancien Régime, oramai al collasso sia dal punto di vista economico e sociale, sia da quello morale.
La miseria della stragrande maggioranza della popolazione, la corruzione dei funzionari di corte, gli sprechi scandalosi per mantenere a Versailles una nobiltà ormai inutile e anzi dannosa, il Clero senza più nessuna etica, le ingiustizie infinite verso chiunque non abbia un qualche protettore, sono tutti aspetti ben presenti nella narrazione che riecheggiano di continuo, tanto da rendere il racconto molto simile ad una cronaca in "presa diretta".
Non mancano i ritratti molto ben delineati di alcuni dei più famosi protagonisti di quegli anni e di quelle vicende memorabili: oltre al Re Luigi XVI e a Maria Antonietta, scorrono le figure del generale La Fayette, del Ministro delle Finanze Necker, dell'aristocratico liberale Honoré de Mirabeau, del mago-truffatore Cagliostro, del camaleontico e sopraffino Talleyrand. Tutte figure a loro modo epiche che arricchiscono il romanzo con una profonda nota di verità storica.
Ecco quindi che attraverso un episodio emblematico, la truffa di un collier, si dispiegano le vicende che portarono alla fine di un mondo e alla nascita di un mondo nuovo, che vengono ripercorse in questo romanzo con preziosa precisione storica e convincente abilità narrativa.


  Autore Brunella Schisa


  Editore Neri Pozza

14 aprile 2018

Io sono già morto

Il romanzo si ispira direttamente alla storia dell'avvocato guatemalteco Rodrigo Rosenberg, diventato famoso in tutto il mondo perché nel 2009 fece in modo che dopo il suo omicidio venisse pubblicato un video su YouTube in cui denunciava pubblicamente i suoi assassini.
Il romanzo racconta la vita tormentata del protagonista, che nel libro assume il nome di Guillermo Rosenweig, da quando in gioventù decide di affrancarsi dalla condizione di anonimato e di semi-povertà che contraddistingue la sua famiglia e il suo Paese, andando a studiare legge in America con l'unico obiettivo di diventare ricco e importante.
In questo percorso non esiste nessuno scrupolo e nessuna etica: Guillermo sposa una donna che non ama ma che gli può consentire l'ascesa sociale; si getta in avventure sempre più immorali, al solo scopo di sentirsi vivo; non ha cura nemmeno dei suoi figli perché i suoi desideri e i suoi "disvalori" sono più importanti.
In questa "discesa agli inferi", in cui lo strumento preferito è il sesso oltre ogni limite, Guillermo resta pienamente consapevole dei suoi atti, del suo agire e delle conseguenze che sceglie di accettare.
Il drammatico percorso lo condurrà ad un prevedibile rovinoso declino, ma avrà un esito spiazzante con la riconquista di una parvenza di dignità, per tutta la vita mancata.
L'autore scrive con grande efficacia e rende molto bene il clima dell'epoca descritta, fra corruzione e illegalità, protagoniste di un passato molto vicino a noi. La descrizione psicologica del personaggio è molto credibile e convincente: l'autore non esprime nessun giudizio, né di elogio né di condanna sul protagonista, lasciando al lettore ogni giudizio.
Ne risulta un racconto che non lascia indifferenti e che costringe il lettore a farsi molte domande, ad interrogarsi sui labili confini fra bene e male, fra giusto e sbagliato, soprattutto grazie ad un finale che non risolve, non dà compiutezza ma lascia aperti molti scenari, come del resto accade spessissimo nella vita reale.
Perché la vita vera non si conclude solo in commedia o in tragedia. Può anche concludersi in modo diverso. E ciò, anche se lascia stupiti, non deve sorprendere.



  Autore David Unger


  Editore Frassinelli