25 maggio 2019

Il filo infinito

Dopo "Appia", con cui Paolo Rumiz aveva percorso il millenario tracciato della più antica strada consolare romana, alla ricerca delle radici di una nazione, con "Il filo infinito" il viaggio si apre all'Europa intera, stavolta alla ricerca delle radici più forti (ma anche al giorno d'oggi più in pericolo) del nostro continente.
Il viaggio parte da Norcia e non per caso: da questa piccola cittadina arroccata sull'Appennino nacque e si diffuse l'esperienza di San Benedetto, Patrono d'Europa.
Benedetto riuscì in una impresa epica: coniugare l'aspirazione per una vita di elevazione spirituale al carattere operoso e infaticabile tipico degli uomini del suo tempo e del suo territorio. La formulazione della famosissima regola "Ora et Labora" rappresentò il momento di svolta per un mondo (quello del continente europeo del VI secolo) che altrimenti sarebbe precipitato nella totale dissoluzione.
Rumiz ricorda, infatti, che dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Europa era alla mercè delle orde barbariche. Vandali, Visigoti, Ostrogoti, Unni spadroneggiavano ovunque, distruggendo il millenario edificio culturale romano. Altro che le migrazione dei giorni nostri! Quelle sì che erano invasioni barbariche! Di fronte a questa situazione drammatica, Benedetto rispose nell'unico modo possibile: senza eserciti, senza conflitti, senza muri, ma con l'esempio della fede, del lavoro e del sapere.
I monasteri benedettini che germogliarono in tutta Europa, anche in territori in cui non erano arrivate le legioni romane, diventarono presidi e fortezze di cultura e di preghiera, di lavoro e di protezione, di tutela del territorio e di educazione morale. In una parola, i monasteri divennero fari luminosi di "ordine" in un mondo in pieno "disordine".
Tutto ciò affascinò talmente i popoli barbarici da riuscire a conquistarli e alla fine ad accoglierli nella visione "romano-cristiana" del mondo.
Ecco quindi quali sono le radici più autentiche dell'Europa che Rumiz, nel suo viaggio fra i monasteri benedettini del continente, ci invita a riscoprire: le radici piantate da San Benedetto e fatte germogliare nei secoli dai suoi monaci benedettini, che hanno permesso il salvataggio dell'immenso deposito di sapienza della cultura classica in nome di un idea di futuro talmente grandiosa da essere più moderna e valida di tante assurde idee attuali. Un'idea che, con la fede "a misura d'uomo" e il lavoro percepito come "valore", ha saputo creare l'identità dell'Europa, basata su laboriosità, studio, conoscenza, silenzio, meditazione, accoglienza, rispetto, fratellanza. Valori autenticamente cristiani e, soprattutto, tipicamente umani, che l'Europa di oggi è chiamata a proteggere e difendere di fronte al cieco totalitarismo del "globale".

Autore Paolo Rumiz

Editore Feltrinelli

11 maggio 2019

La misura dell'uomo

Nel cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci, Marco Malvaldi rende omaggio al genio universale per antonomasia con un piacevole romanzo giallo nel quale Leonardo è l'indiscusso protagonista.
La scena si svolge a Milano, nell'autunno del 1493. Leonardo vive nella grande città lombarda oramai da undici anni, dove era arrivato come "ambasciatore" di Lorenzo il Magnifico nel ducato degli Sforza, ma poi convinto abitante di una città di cui apprezza il grande sviluppo tecnico e ingegneristico promosso dal Duca Ludovico il Moro (ovviamente per motivi bellici) e che Leonardo preferisce a Firenze, città in cui gli interessi degli studiosi sono orientati più alla filosofia e alle lettere che alla fisica e alla meccanica.
In particolare Leonardo sta lavorando alla colossale statua equestre in bronzo che il Moro intende dedicare al padre Francesco Sforza. E' un'opera di enorme difficoltà tecnica e Leonardo studia come realizzarla, ma i suoi poliedrici interessi lo distraggono continuamente e l'opera tarda ad essere compiuta. Ludovico lo rampogna spesso per i continui ritardi nella consegna dell'opera, ma d'altronde si rende conto che la mente di Leonardo è talmente al di là di quella degli uomini ordinari che è davvero impossibile comandarla.
E di questa mente straordinaria Ludovico ha bisogno continuamente: ad esempio (ed è qui il nocciolo del romanzo) per far luce sulla morte misteriosa di un uomo il cui corpo viene rinvenuto nel cortile del Castello Sforzesco, apparentemente senza motivi.
Da qui parte una indagine che Leonardo conduce a modo suo: con la ferrea logica dello scienziato e con l'intuito e l'acume di una mente brillantissima, a cui non sfugge nessun particolare e che è in grado di ricostruire e dar senso a ciò che per tutti sembra insensato.
Con il tono divertente che lo contraddistingue, ma allo stesso tempo perfettamente rigoroso del giallista, Marco Malvaldi ci regala un piccolo ma riuscito omaggio a Leonardo nei cui confronti non si può che provare, ancora una volta, immensa ammirazione.



  Autore Marco Malvaldi


  Editore Giunti