18 giugno 2022

Teodora. I demoni del potere

I cortei di Giustiniano e Teodora nella Basilica di San Vitale a Ravenna sono mosaici bizantini di straordinaria bellezza, capaci di impressionare l'osservatore per la loro squisita fattura e per l'impatto emotivo grandioso e ammirato che suscitano. Se da un lato Giustiniano appare circonfuso da un'aura di divina maestosità, Teodora spicca con la sua purissima bellezza, tanto che Klimt si ispirò alla sua immagine per il suo famoso ritratto di Adele Bloch-Bauer.

Una particolarità che va sottolineata è che i due cortei sono rappresentati uno di faccia all'altro, alla stessa altezza nell'abside della Basilica, a voler sottolineare la pari dignità dell'Imperatore Giustiniano e della sua consorte, l'Imperatrice Teodora. Entrambi inoltre hanno la testa circondata da un'aureola, segno della loro natura santificata dal ruolo ricoperto.

Ebbene, si tratta di un caso più unico che raro che la consorte di un Imperatore, nella lunghissima storia romana, sia occidentale che orientale, abbia conquistato una pubblica considerazione così elevata e così degna di onore, alla pari dell'Imperatore. Il che stupisce ancora di più se si pensa che Teodora non aveva affatto nobili origini: anzi, era un'attrice e una spogliarellista e la sua ascesa al fianco di Giustiniano fu a lungo avversata a causa proprio di tali infime origini.

Ma Teodora è una donna fuori dal comune, dotata non solo di un grandissimo fascino, ma anche di una acutissima intelligenza, che le permette di conquistare il cuore e la mente di Giustiniano e di affermare il proprio posto nel Palazzo imperiale, mettendo a tacere i non pochi avversari che la osteggiano e che preferiscono, per motivi politici, un matrimonio di convenienza. Come in ogni epoca storica, infatti, chi governa uno Stato deve tener conto degli equilibri interni ed internazionali e Giustiniano, che aspira alla riconquista della parte occidentale dell'Impero Romano, adesso in mano agli Ostrogoti di Teodorico in Italia e ai Visigoti di Genserico in Africa, potrebbe usare lo strumento del matrimonio dinastico per ottenere la supremazia Bizantina nel Mediterraneo.

Ma dovrebbe rinunciare a Teodora e questa, per lui, non è un'opzione. Il legame così profondo e così indissolubile fra due persone diverse ma entrambe a loro modo grandiose, sicuramente innamorate ma anche senz'altro capaci di esercitare il potere, fece la storia. E di tale storia Teodora è una protagonista indiscussa che questo romanzo, grazie ad una ricostruzione documentatissima del contesto storico, ci restituisce in tutta la sua grandezza.

Una lettura appassionante che ci permette di ammirare una donna che, sfruttando sapientemente le sue capacità e la sua intelligenza, ha segnato la sua epoca e che resta per sempre immortale grazie ai mosaici di Ravenna.

Autore: Mariangela Galatea Vaglio

Editore: Piemme

04 giugno 2022

La fabbrica

I romanzi giapponesi hanno spesso un che di surreale, al confine fra la realtà e l'immaginazione, che potremmo definire di "realismo magico".

Non fa eccezione questo lavoro di esordio della giovane scrittrice giapponese Hiroko Oyamada che in maniera molto acuta e penetrante, sebbene con uno stile gentile e delicato, scandaglia la realtà di oggi della civiltà giapponese (che poi è quella della civiltà occidentale in generale) mettendone in risalto gli aspetti più controversi e complessi ricorrendo appunto a questo mix di realtà e di immaginazione, molto efficace dal punto di vista stilistico e simbolico.

La vicenda si svolge in una fabbrica, che non si capisce bene cosa produca, ma che si apprende essere gigantesca, tanto da avere al suo interno supermercati, negozi, tavole calde e addirittura un servizio di autobus per collegare i vari plessi, distanti tra loro anche chilometri. Lavorare nella fabbrica è l'aspirazione di moltissime persone, quasi che fosse l'unico luogo in cui ci si può realizzare e trovare il proprio posto nel mondo.

Il che però stona con le vicende dei tre protagonisti dal cui punto di vista è raccontata la vita lavorativa (e non solo). Sono infatti persone che, una volta entrate a lavorare nella fabbrica, vengono adibite a compiti che sembrano normali, per il modo in cui vengono presentati e raccontati, ma che, pensandoci bene, varcano i confini dell'assurdo. E' una narrazione che ha molto di kafkiano, nel senso che il racconto lineare, piano e razionale cozza totalmente con l'assurdità della realtà raccontata. Un po' come quando il giovane Gregor nelle Metamorfosi si sveglia accorgendosi di essersi trasformato in un insetto e invece di ribellarsi all'assurdità della cosa, la razionalizza per renderla accettabile, finendo per farla diventare ancor più assurda.

Yoshio si dedica allo studio e alla catalogazione dei muschi (attività che non si capisce a cosa serva); Yoshiko lavora al reparto "distruggi documenti" (e non si capisce perché debbano essere triturate così grandi quantità di carta); Ushiyama corregge bozze (di testi che non si capisce chi li scriva e soprattutto chi li legga). Insomma una vita normale in un contesto e in un ambiente totalmente alieno. Oppure una vita aliena in un mondo purtroppo malsanamente normale. C'è di che riflettere sul nostro modo di intendere il lavoro...

Autore: Hiroko Oyamada

Editore: Neri Pozza