I romanzi giapponesi hanno spesso un che di surreale, al confine fra la realtà e l'immaginazione, che potremmo definire di "realismo magico".
Non fa eccezione questo lavoro di esordio della giovane scrittrice giapponese Hiroko Oyamada che in maniera molto acuta e penetrante, sebbene con uno stile gentile e delicato, scandaglia la realtà di oggi della civiltà giapponese (che poi è quella della civiltà occidentale in generale) mettendone in risalto gli aspetti più controversi e complessi ricorrendo appunto a questo mix di realtà e di immaginazione, molto efficace dal punto di vista stilistico e simbolico.
La vicenda si svolge in una fabbrica, che non si capisce bene cosa produca, ma che si apprende essere gigantesca, tanto da avere al suo interno supermercati, negozi, tavole calde e addirittura un servizio di autobus per collegare i vari plessi, distanti tra loro anche chilometri. Lavorare nella fabbrica è l'aspirazione di moltissime persone, quasi che fosse l'unico luogo in cui ci si può realizzare e trovare il proprio posto nel mondo.
Il che però stona con le vicende dei tre protagonisti dal cui punto di vista è raccontata la vita lavorativa (e non solo). Sono infatti persone che, una volta entrate a lavorare nella fabbrica, vengono adibite a compiti che sembrano normali, per il modo in cui vengono presentati e raccontati, ma che, pensandoci bene, varcano i confini dell'assurdo. E' una narrazione che ha molto di kafkiano, nel senso che il racconto lineare, piano e razionale cozza totalmente con l'assurdità della realtà raccontata. Un po' come quando il giovane Gregor nelle Metamorfosi si sveglia accorgendosi di essersi trasformato in un insetto e invece di ribellarsi all'assurdità della cosa, la razionalizza per renderla accettabile, finendo per farla diventare ancor più assurda.
Yoshio si dedica allo studio e alla catalogazione dei muschi (attività che non si capisce a cosa serva); Yoshiko lavora al reparto "distruggi documenti" (e non si capisce perché debbano essere triturate così grandi quantità di carta); Ushiyama corregge bozze (di testi che non si capisce chi li scriva e soprattutto chi li legga). Insomma una vita normale in un contesto e in un ambiente totalmente alieno. Oppure una vita aliena in un mondo purtroppo malsanamente normale. C'è di che riflettere sul nostro modo di intendere il lavoro...
Autore: Hiroko Oyamada
Editore: Neri Pozza

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