22 ottobre 2022

Non tutto è perduto

Siamo nell'aprile del 1970 e il commissario Franco Bordelli è appena andato in pensione. Finalmente, arrivato a sessant'anni, può fare ciò che vuole: alzarsi all'ora che preferisce, mangiare quando ha fame, dormire quando ha sonno, senza rendere conto a nessuno. E poi passeggiare nella "sua" campagna del contado fiorentino fra Pozzolatico e l'Impruneta in compagnia del suo fido cane Blisk, leggere davanti al fuoco del camino, star dietro all'orto e alla casa come meglio crede.

Un'esistenza magnifica, se non che, come ripete a tutti e prima di tutto a sé stesso, "sbirri si rimane tutta la vita" e l'oramai ex-commissario sente prepotente dentro di sé il desiderio dell'indagine, l'istinto inestinguibile dell'inquirente e quell'abitudine di pensiero a risolvere misteri, che lo ha sempre contraddistinto e che, con la pensione, non è certo sparita.

Ecco allora che gli viene in mente di riprendere in mano, ovviamente in forma del tutto "non ufficiale", il caso di un omicidio del 1947 che a suo tempo, da giovane poliziotto, non ebbe tempo di risolvere perché il caso fu velocemente archiviato per motivi politici. Naturalmente non può farlo senza un aiuto in Questura e il suo ex-braccio destro, ora vice commissario, gli propone un patto: lo aiuterà a riprendere in mano il fascicolo del 1947 purché Bordelli lo aiuti (sempre ovviamente in forma del tutto "non ufficiale") con due casi attuali: l'omicidio di un prete a Mercatale e un caso di pedofilia a Campo di Marte.

E' l'occasione per l'ex-commissario di continuare a fare ciò che gli è sempre riuscito meglio: indagare e risolvere enigmi. La sua vita da pensionato, quindi, inizia con un piede in pensione e un piede al lavoro, continuando ad usare (del tutto illegalmente) il tesserino della Polizia, che avrebbe dovuto riconsegnare all'atto del pensionamento.

E soprattutto, pensione o no, prosegue le sane abitudini di sempre, come ad esempio la periodica cena fra amici nel suo bel casolare, a mangiare roba buona, bere del buon vino dei Balzini di Barberino Val d'Elsa e a raccontarsi storie e avventure davanti al fuoco scoppiettante del camino.

Un nuovo scorcio della vita del commissario Bordelli, protagonista oramai storico dei gialli di Marco Vichi, che i lettori hanno da tempo imparato ad amare.

Autore: Marco Vichi

Editore: Guanda


08 ottobre 2022

L'Eneide di Didone

L'Eneide è uno di quei capolavori della letteratura universale che, insieme all'Iliade e all'Odissea, costituisce il fondamento della cultura occidentale.

Il racconto epico di Enea che fugge da Troia in fiamme, viaggia per il Mediterraneo fino ad approdare nel Lazio dove si stabilisce con il figlio Julo-Ascanio da cui deriverà la progenie che fonderà Roma, è un mito che valica i secoli proprio perché attinge ai valori, ai sentimenti, agli impulsi e ai desideri più profondi del genere umano di ogni cultura e di ogni epoca. E quindi è un mito senza tempo che riverbera nei millenni la sua parola sempre capace di dire qualcosa ad ogni lettore.

L'unico problema (se così si può dire) è che questi miti ancestrali sono tutti incentrati su protagonisti maschili che, nel bene e nel male, dominano la scena. Le donne, comprese le Dee dell'Olimpo, hanno un ruolo certamente importante ma secondario rispetto agli uomini. Elena è il "casus belli" della guerra di Troia, ma tutta l'epica della guerra non la vede mai protagonista. Penelope tesse la tela nelle mura domestiche. E le stesse Dee, Giunone e Venere fra tutte, sono sempre prese in litigiose contese fra loro, tanto da sembrare a volte delle bimbette bizzose.

Addirittura nell'Eneide la regina di Cartagine Didone si innamora di Enea e quando lui la lascia per adempiere il suo destino fatale (arrivare in Italia) lei si toglie la vita per il dolore dell'abbandono, dimostrando ancora una volta la subalternità del genere femminile rispetto a quello maschile.

Ma siccome il mito è per sua natura soggetto a mutazioni e variazioni sul tema, sempre flessibile per essere sempre attuale, Marilù Oliva rovescia la prospettiva maschio-centrica e immagina il racconto epico facendo delle donne le vere protagoniste, nient'affatto ancillari rispetto agli uomini, ma anzi intelligenti, capaci e scaltre tanto da essere loro a forgiare i destini della storia.

Come aveva fatto nel precedente romanzo sull'Odissea, raccontata da Penelope e dalle altre donne incontrate da Ulisse, in questo libro la protagonista è Didone che dopo l'incontro con Enea, decide di cavalcare la storia, di indossare nuovamente l'abito della fondatrice di città (come aveva fatto con Cartagine in quanto esule dalla Fenicia) e di dare un nuovo senso e una nuova visione al mondo.

Un romanzo, quindi, che contiene una evidente vena di femminismo, ma svolto con filologico rispetto e senza snaturamenti, tanto da renderlo molto piacevole. Naturalmente per le lettrici, ma anche per i lettori senza preconcetti.

Autore: Marilù Oliva

Editore: Solferino