L'Eneide è uno di quei capolavori della letteratura universale che, insieme all'Iliade e all'Odissea, costituisce il fondamento della cultura occidentale.
Il racconto epico di Enea che fugge da Troia in fiamme, viaggia per il Mediterraneo fino ad approdare nel Lazio dove si stabilisce con il figlio Julo-Ascanio da cui deriverà la progenie che fonderà Roma, è un mito che valica i secoli proprio perché attinge ai valori, ai sentimenti, agli impulsi e ai desideri più profondi del genere umano di ogni cultura e di ogni epoca. E quindi è un mito senza tempo che riverbera nei millenni la sua parola sempre capace di dire qualcosa ad ogni lettore.
L'unico problema (se così si può dire) è che questi miti ancestrali sono tutti incentrati su protagonisti maschili che, nel bene e nel male, dominano la scena. Le donne, comprese le Dee dell'Olimpo, hanno un ruolo certamente importante ma secondario rispetto agli uomini. Elena è il "casus belli" della guerra di Troia, ma tutta l'epica della guerra non la vede mai protagonista. Penelope tesse la tela nelle mura domestiche. E le stesse Dee, Giunone e Venere fra tutte, sono sempre prese in litigiose contese fra loro, tanto da sembrare a volte delle bimbette bizzose.
Addirittura nell'Eneide la regina di Cartagine Didone si innamora di Enea e quando lui la lascia per adempiere il suo destino fatale (arrivare in Italia) lei si toglie la vita per il dolore dell'abbandono, dimostrando ancora una volta la subalternità del genere femminile rispetto a quello maschile.
Ma siccome il mito è per sua natura soggetto a mutazioni e variazioni sul tema, sempre flessibile per essere sempre attuale, Marilù Oliva rovescia la prospettiva maschio-centrica e immagina il racconto epico facendo delle donne le vere protagoniste, nient'affatto ancillari rispetto agli uomini, ma anzi intelligenti, capaci e scaltre tanto da essere loro a forgiare i destini della storia.
Come aveva fatto nel precedente romanzo sull'Odissea, raccontata da Penelope e dalle altre donne incontrate da Ulisse, in questo libro la protagonista è Didone che dopo l'incontro con Enea, decide di cavalcare la storia, di indossare nuovamente l'abito della fondatrice di città (come aveva fatto con Cartagine in quanto esule dalla Fenicia) e di dare un nuovo senso e una nuova visione al mondo.
Un romanzo, quindi, che contiene una evidente vena di femminismo, ma svolto con filologico rispetto e senza snaturamenti, tanto da renderlo molto piacevole. Naturalmente per le lettrici, ma anche per i lettori senza preconcetti.
Autore: Marilù Oliva
Editore: Solferino

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