Dopo lo straordinario successo della trilogia dedicata a "L'amica geniale", ecco l'ultimo lavoro di Elena Ferrante, pseudonimo dietro il quale si nasconde la reale identità dell'autrice (o dell'autore?), che resta ignota.
Protagonista del romanzo la giovane Giovanna, ragazza di sedici anni, studentessa liceale, alle prese con i confusi anni dell'adolescenza.
Giovanna vive con i genitori in un appartamento confortevole della Napoli "alta", quella più raffinata ed elegante e quasi non conosce il vasto mondo della Napoli "bassa", quella più popolare e smodata, in cui vive anche sua zia Vittoria.
Il suo menage quotidiano, fatto di scuola, di amiche e di letture, sembra quello tipico di ogni ragazza adolescente: innamoramenti, disillusioni, spirito ribelle, conformismo, in un garbuglio di pulsioni e sentimenti contrastanti e a volte violenti.
Ma in Giovanna c'è di più.
C'è la constatazione che anche gli adulti sono agitati dalla stessa confusa instabilità interiore e anzi, si tratta di una deriva ben più infima e degradante. Perfino i suoi genitori, così beneducati e classificabili in una borghesia senz'altro medio-alta, mostrano col tempo tutte le loro fragilità. Dietro una maschera di perbenismo e di cordialità nascondono un mentire profondo, agli altri e perfino a sé stessi. E anche la zia Vittoria, che a Giovanna piace perché nella sua durezza è almeno franca e diretta, a ben vedere nasconde anche lei drammatiche bassezze.
Ecco quindi che Giovanna sente crescere dentro di sé un sentimento di disprezzo nei confronti degli adulti, talmente incapaci di essere sinceri da costruirsi un simulacro di realtà con cui confondere tutti e per primi sé stessi.
Ma col tempo si rende conto che anche lei non è migliore. Anzi, a guardar bene si sente animata da una cattiveria molto più cinica che non risparmia amicizie e sentimenti. Il confine fra buoni e cattivi è talmente labile... Le persone sono universi inestricabili di contraddizioni... C'è qualcuno che è in diritto di giudicare? C'è redenzione e salvezza da tutto questo?
Autore: Elena Ferrante
Editore: E/O
Il rag. Ugo Fantozzi è entrato nell'immaginario collettivo di tutti gli italiani per la sua potente carica di comicità e tragicità che tutti noi abbiamo sentito, almeno una volta, appartenerci. Con il suo tono grottesco e iperbolico, Fantozzi ha incarnato in maniera originale e azzeccata l'esistenza di un impiegato medio di una grande azienda degli anni '70, descrivendone con fulminante acutezza le piccole e grandi drammaticità.
Si sa che Paolo Villaggio trasse spunto per il suo personaggio da una sua personale esperienza lavorativa, durante la quale aveva avuto modo di vivere le difficoltà esistenziali che furono la base per la costruzione del suo indimenticabile Fantozzi.
Giuseppe Passeri, in questo romanzo, fa un po' la stessa cosa: senza minimamente pretendere di competere con il personaggio "cult" di Paolo Villaggio, prende spunto dalla sua esperienza di lavoro e racconta dell'impiegato medio (che al giorno d'oggi si chiama "quadro") Pino Petrucci, oramai prossimo alla pensione, che ogni giorno fa il conto alla rovescia con la sua "stecca", come usava al tempo del servizio militare, in attesa del fatidico ultimo giorno di lavoro, quando finalmente potrà lasciare la grande azienda milanese che lo ha assorbito per decenni e dalla quale non vuole altro che fuggire.
Ma purtroppo siamo nel 2011, l'anno orribile in cui lo spread è a più di 500 punti, la crisi è devastante e l'Italia rischia il default. Il governo tecnico che si insedia per tentare di rimettere a posto le cose, procede con l'accetta: dall'oggi al domani i nati nel 1952 ai quali manca circa un'anno alla pensione (come Pino Petrucci), vedono slittare di quattro anni il loro traguardo e si sentono precipitare in un incubo.
Il romanzo racconta con il taglio "fantozziano" (cioè a tratti molto comico e a tratti desolatamente tragico) questa esperienza che Pino Petrucci vive sulla propria pelle: le difficoltà in ufficio, coi colleghi, coi superiori e con la famiglia e i piccoli-grandi fallimenti che lo accompagnano, insieme ai disperati tentativi di dare un senso a tutto.
Ma a differenza del Fantozzi di Villaggio, che non ha speranza di riscatto, eternamente condannato all'irrimediabile fallimento, per Pino Petrucci una luce in fondo al tunnel alla fine c'è.
Autore: Giuseppe Passeri
Editore: Mille Battute