30 luglio 2022

Come Roma insegna

Che la storia abbia sempre qualcosa da insegnarci è una verità che sembra didascalica, tanto è scontata. Ma proviamo a fermarci un attimo e a pensare seriamente se e cosa la storia, in particolare quella di Roma antica, può dire a noi, persone del XXI secolo. Ovviamente non si tratta di fare paragoni fra la storia di duemila anni fa e quella di oggi: si tratta di capire se il modo di affrontare il mondo e la vita che avevano gli antichi romani sia in qualche misura di insegnamento anche per noi oggi, a così tanti secoli di distanza.

Ebbene in questo agile libro di Valerio Massimo Manfredi (che non ha bisogno di presentazioni) scritto insieme a suo figlio Fabio Emiliano si affronta la questione da un punto di partenza ben preciso: tutti gli Imperi, nella storia umana, sono nati, cresciuti e poi caduti. Compreso ovviamente l'Impero Romano. Ma mentre gli altri hanno lasciato al massimo delle vestigia archeologiche, quello di Roma ha lasciato così tante cose, sia materiali che intellettuali, che forse non ci accorgiamo nemmeno di "usarle" ogni giorno.

Innanzitutto il diritto, che i Romani svilupparono ad un livello di tale scientifica raffinatezza che per millenni ha costituito la base dei rapporti giuridici di tutto l'Occidente e ancor oggi è il fondamento degli ordinamenti giuridici contemporanei. Per "diritto" significa aver chiari i diritti e i doveri degli individui e i rapporti con l'autorità dello Stato. Significa capire cos'è il "diritto di cittadinanza" e come si regolano i rapporti con gli altri popoli e le altre culture. Sapere come Roma risolse queste questioni, che sono per noi attualissime e fonte di continui contrasti, non può che aiutarci.

Ma gli esempi sono molti altri: le fognature e gli acquedotti, che strabiliano ancora oggi per la loro stupefacente efficienza, non erano altro che strumenti per tutelare la salute pubblica, mantenere l'igiene e prevenire le malattie. C'è qualcosa di più attuale per noi, alle prese con il Covid e il vaiolo delle scimmie?

E poi il valore della cultura (in primis quella Greca), della tolleranza rispetto a tutti gli Dei e rispetto a tutti gli usi e costumi, il valore della scienza e della tecnica, applicata alle infrastrutture pubbliche, l'uso sapiente del territorio perché sia fonte di sostentamento e non solo di risorse da depredare. Insomma tanti modi di intendere la vita dell'individuo e della società che Roma è riuscita a regolamentare in un modo che nessuna altra società è riuscita a fare. E l'ha fatto così bene da durare secoli, tanto da lasciare un'eredità fertile e feconda che è giunta fino a noi.

Sta a noi saperla ricordare perché non può che aiutarci ad affrontare meglio i nostri tempi complicati.

Autore: Valerio Massimo e Fabio Manfredi

Editore: Libreria Pienogiorno


16 luglio 2022

La scelta

Uno dei periodi più drammatici della storia italiana è stata l'estate del 1943. Dalla caduta del fascismo, decretata con le dimissioni di Mussolini il 25 luglio fino all'armistizio dell'8 settembre il nostro Paese si è trovato in una situazione in cui nulla era più sicuro, tutto ciò che fino ad allora era sembrato granitico appariva evanescente e nessuno aveva idea di come sarebbe stato il futuro.

Queste settimane drammatiche hanno coinvolto tutti gli italiani che si sono ritrovati a viverle. Tutte le famiglie hanno vissuto questo periodo di totale incertezza, senza più sapere se le guerra era finita oppure se continuava. E soprattutto con chi e contro chi. E senza sapere se un buon italiano doveva continuare ad essere fascista o diventare antifascista.

Walter Veltroni con il suo nuovo romanzo immagina una famiglia di Roma come tante: un padre modesto impiegato ma per senso del dovere fedele al regime, una madre molto meno coinvolta ideologicamente ma preoccupata di mandare avanti la casa. E soprattutto due figli: il maschio diciottenne ribelle e antifascista e perciò in perenne conflitto col padre e una femmina quattordicenne che non capisce di politica e vorrebbe che i suoi familiari fossero tutti uniti e solidali come ogni famiglia dovrebbe essere.

Il romanzo racconta quei terribili giorni, dall'inizio dei bombardamenti alleati su Roma, alla caduta del fascismo, alle rappresaglie dei tedeschi, con gli occhi di Margherita, poi con quelli di suo fratello Arnaldo, poi dei genitori Maria e Ascenzo. Ognuno di loro assisterà alla tragedia di un Paese sulla via della distruzione, ma ognuno di loro la guarderà coi propri occhi. Una ferita profondissima che ogni donna e ogni uomo che ha vissuto quei giorni si è portato dentro per sempre perché il disfacimento di una Nazione è spesso coinciso con il disfacimento delle famiglie, degli affetti, dei legami più profondi.

Solo da quelli si può ripartire. Solo da quelli si può ricostruire. Margherita non vuole altro che la sua famiglia torni unita. Vuole solo che genitori e figli tornino a parlarsi e a rispettarsi e infine ad amarsi. Il primo difficilissimo ma necessario passo verso un possibile futuro migliore.

Autore: Walter Veltroni

Editore: Rizzoli

02 luglio 2022

Sono felice, dove ho sbagliato?

Torna l'avvocato Vincenzo Malinconico da Napoli, legale delle cause perse (spesso prima ancora d'esser discusse), un po' improvvisato e a volte anche cialtrone, ma capace di meravigliosi colpi di genio, come solo i napoletani doc sanno fare.

Stavolta insieme al suo amico e collega Benny, che lo ha accolto come socio (di minoranza) nel suo studio legale, Vincenzo si trova di fronte due persone che gli vogliono parlare per intentare una causa. Fin qui nulla di strano, ma il fatto è che la causa dovrebbe essere una "class action" con centinaia di presunti danneggiati (e qui la cosa comincia a farsi strana) e il diritto leso sarebbe nientemeno che il "diritto alla felicità", troppo spesso violato e calpestato nei rapporti di coppia a causa del partner che tradisce o semplicemente rende infelice l'altro, generando una legione di cornuti, lasciati, abbandonati nella piena infelicità. Siccome in giudizio si possono chiedere i danni morali, perché non avviare una "class action" che farebbe storia?

A questo punto è chiaro che la pretesa è fin troppo strana e anche piuttosto demenziale, ma proprio per questo Vincenzo se ne lascia irretire e mentre il suo socio Benny sostiene convintamente l'idea allo scopo di portarsi a letto qualcuna delle fanciulle infelici in questione, Vincenzo, inizialmente li deride, ma poi comincia a frequentare il gruppo di "impantanati sentimentali" (come li etichetta lui) scoprendo storie di vita vera per nulla assurde, anzi fin troppo normali e purtroppo frequenti, tanto da meritare di essere prese in considerazione.

Il romanzo è tutto costruito su questo filo che separa l'assurdo e il comico dalla reale e a volte drammatica assenza di felicità, con lo stile consueto dell'autore, che anche stavolta (anzi, forse più che nei romanzi precedenti) rende il racconto sempre brillante, vivace e molto godibile.

Fra continui battibecchi, colpi di scena, drammaturgie familiari più o meno prevedibili, l'avvocato Malinconico sarà in grado di mettere in piedi una improbabile quanto geniale difesa. In primo luogo per la sua personale felicità.

Autore: Diego De Silva

Editore: Einaudi