31 dicembre 2022

Il rosmarino non capisce l'inverno

Matteo Bussola ha raggiunto il successo editoriale con il suo "Notti in bianco, baci a colazione" dove racconta con ironia e gentilezza la sua vita familiare, in compagnia della moglie e delle bimbe, dopo aver abbandonato la seriosa professione di architetto ed essersi dedicato anima e corpo alla sua vera passione: disegnatore di fumetti.

Stavolta il suo romanzo è più particolare. Narra per capitoli le storie di alcune donne, alle prese coi piccoli ma spesso grandi problemi che si trovano ad affrontare ogni giorno. Può sembrare strano che un uomo scriva racconti sulle donne, ma come l'autore stesso dice all'inizio del libro: «Ho deciso di scrivere di donne perché non sono una donna. Perché ho la sensazione di conoscerle sempre poco, anche se vivo con quattro di loro. E perché è piú utile scrivere di ciò che vuoi conoscere meglio, invece di ciò che credi di conoscere già».

Fatta questa doverosa premessa, ecco che il libro si dispiega in una serie di racconti: una donna sola che in tarda età scopre l'amore, una figlia che lotta per riuscire a perdonare sua madre, una ragazza che invece non vuole figli, perché non sopporterebbe il loro dolore. Una vedova che scrive al marito, una sedicenne che si innamora della sua amica del cuore. Un'anziana che confida alla badante un terribile segreto.

Frammenti di vita quotidiana, spesso molto vicini a noi ma spesso ignoti (o ignorati), che vengono affrontati con tutte le difficoltà, le fragilità e i dolori del caso, ma anche con resilienza, capacità di adattamento e infine con entusiasmo. Proprio come il rosmarino, che d'inverno sembra sia sul punto di morire, ma poi rifiorisce spontaneamente e contro ogni aspettativa in primavera.

Una lettura piacevole, anche stavolta elegante e gentile, che getta uno sguardo di scorcio ma profondo sul vastissimo universo femminile, aiutandoci ad averne sempre rispetto e considerazione.

Autore: Matteo Bussola

Editore: Einaudi

17 dicembre 2022

Fondocorsa

La "Mille Miglia" è stata una gara automobilistica che fra il 1927 e il 1957 ha avuto come protagonisti i migliori pilota dell'epoca, le case automobilistiche internazionali più prestigiose, riscuotendo un clamoroso successo di pubblico e di appassionati.

L'idea era davvero folle: percorrere circa 1.600 chilometri (appunto: mille miglia) da Brescia a Roma e ritorno, senza tappe, senza soste programmate, di giorno e di notte, e vince chi arriva prima. A differenza delle classiche gare sui circuiti di Formula 1, la Mille Miglia passava da città e paesini, da campagne e lungomari, monti e valli e questo ne fece la sua fortuna per l'entusiasmo che suscitò nel pubblico, ma anche la sua condanna. Infatti i bolidi lanciati su strade inadatte alla competizione troppo spesso piombavano fra le folle di spettatori assiepate ai margini delle carreggiate, con un numero impressionante di morti, tanto da abolirla quando ci si rese conto che i rischi erano inaccettabili.

Questo bel libro ripercorre l'edizione mitica del 1954, quella dedicata a Tazio Nuvolari da poco scomparso e a cui partecipò Alberto Ascari, campione del mondo di Formula 1 per due anni alla guida delle Ferrari, ma stavolta passato alla scuderia Lancia. Ascari non amava la Mille Miglia. La considerava (giustamente) troppo pericolosa ed estenuante. Ma il desiderio di sfidare sé stesso e tentare anche questa folle avventura fu troppo forte e alla fine partecipò e addirittura vinse una edizione passata alla storia.

Una vittoria inattesa perché segnata da un numero incredibile di contrattempi, ma leggendaria perché Ascari fisserà il record di velocità nell'ultimo tratto della corsa, quando da Firenze a Brescia fu costretto a guidare con il pedale dell'acceleratore tenuto insieme da un elastico... Con la sua Lancia D24 precedette la Ferrari 500 Mondial di Vittorio Marzotto e la Maserati A6 della coppia Musso-Zocca. Quando le scuderie italiane primeggiavano nel mondo....

Giorgio Terruzzi, apprezzato scrittore e giornalista, ci riporta a quest'epoca gloriosa, romantica e memorabile come solo le folli avventure sanno essere, restituendoci il ritratto di un uomo, Alberto Ascari, amatissimo e indimenticabile, che solo pochi mesi dopo questa incredibile impresa salì a correre nelle strade del Cielo. Forse, correndo questa epica Mille Miglia, già presagiva la sua fine...

Autore: Giorgio Terruzzi

Editore: Rizzoli

03 dicembre 2022

M. Gli ultimi giorni dell'Europa

Terzo romanzo di Antonio Scurati dedicato al ventennio fascista e al suo indiscusso protagonista: Mussolini.

Il periodo è fra i più drammatici del Novecento: il triennio 1938-40 che vede l'Italia e l'Europa intera sull'orlo dell'abisso di una nuova guerra totale.

Ancora una volta, come nelle due "puntate" precedenti, Scurati racconta questi anni terribili dal punto di vista del potere, ma anche dal punto di vista di persone che ruotano intorno al potere, ognuna delle quali animata da un proprio pensiero, che tuttavia non riesce a frenare la corsa folle verso la catastrofe.

Ecco quindi il racconto di Renzo Ravenna, fascista convinto ed ex podestà di Ferrara, che in quanto ebreo subisce le leggi razziali senza capacitarsi di come il fascismo possa indulgere in tale aberrazione. Ed ecco Ranuccio Bianchi Bandinelli, eminente archeologo, costretto a fare da guida a Hitler durante la visita a Roma. Ma quello che ancor più impressiona sono le testimonianze private di Galeazzo Ciano e di Italo Balbo, entrambi molto scettici sull'alleanza con la Germania di Hitler e nient'affatto convinti che questa rappresenti una cosa utile per l'Italia. Ma mentre il primo è obnubilato dalla sua superbia, figlia di un carattere debole e opportunista, il secondo, intelligente e acuto, capisce benissimo che quello con Hitler è un abbraccio mortale che precipiterà l'Italia nella catastrofe e, quel che è peggio (ai suoi occhi), segnerà la fine del Fascismo.

Insomma, mentre in Germania l'appiattimento al delirio di Hitler coinvolge tutta la nazione, in Italia sembra che tutti intorno a Mussolini si rendano conto che l'alleanza italo-tedesca rende subalterna l'Italia alle folli mire espansionistiche e apocalittiche di Hitler, ma nessuno trova il modo e la maniera per prendere le distanze. Perfino Mussolini si rende conto del precipizio in cui sta gettando il Paese, ma preferisce ignorare ogni ragione e razionalità, sperando che ancora una volta la Dea Fortuna lo assista.

Un ritratto ancora una volta spietato e cristallino, scritto magistralmente, che mette in luce il male assoluto della dittatura: un uomo solo che decide il destino di milioni di persone, senza nessuno che abbia il potere e l'autorità per farlo ragionare. Un implicito atto di accusa anche verso chi forse avrebbe potuto farlo (il Re e il Papa), ma che non hanno voluto. Un invito infine a tutti noi a rileggere la nostra Storia recente, riflettendo su come sia drammaticamente facile scivolare verso derive autoritarie e totalitarie che distruggono diritti, libertà e perfino la vita di popoli interi.

Autore: Antonio Scurati

Editore: Bompiani