29 giugno 2024

Nulla si distrugge

Nuova avventura del commissario Franco Bordelli, ormai ben noto protagonista dei romanzi polizieschi di Marco Vichi.

Siamo nei primi mesi del 1970 e il commissario Bordelli è in pensione da poco. Ma non smette di pensare da "sbirro" e un caso frettolosamente archiviato parecchi anni prima, quando era da poco entrato in Polizia, continua a rodergli dentro. Ecco, quindi, che con il tesserino di poliziotto sempre (illegalmente) in tasca, riprende la sua personale indagine: chi ha ucciso quel figlio di un industriale subito dopo la guerra? E' stata davvero una vendetta dei partigiani o il movente va ricercato nel suo modo di fare in azienda, così prepotente e inviso?

A questa sua personale indagine si affiancano altre storie che, come sempre nei romanzi di Marco Vichi, si intrecciano e si intersecano, con tempi e luoghi diversi e distanti ma che alla fine convergono verso una unica verità: che nelle nostre vite, nulla mai davvero si distrugge.

Non sono solo le storie raccontate dal Commissario Bordelli e dai suoi amici in occasione delle famose cene nel suo casolare vicino all'Impruneta che tessono queste trame. Sono anche casi aperti, come il ritrovamento dei poveri resti di una donna nei boschi dintorno a San Marcello Pistoiese. E sono anche le vicende di un vecchio amico dei tempi della scuola, sparito da tanti anni ma ora riapparso per chiedere l'aiuto dell'ex commissario per una vicenda personale e familiare molto delicata.

Stavolta più che nei romanzi precedenti, Marco Vichi tratteggia molte storie, racconta molte vite e il quadro che ne esce non è un semplice "giallo poliziesco", ma è la somma di tanti eventi e di tanti racconti, ciascuno con il suo spessore, la sua profondità, il suo senso.

Un romanzo, quindi, non solo per gli amanti del genere, ma anche per compiere un "viaggio" all'interno delle vite di tanti soggetti, uomini e donne, che raccontano di esistenze complicate, difficili, mai banali e per questo sicuramente affascinanti.

Autore: Marco Vichi

Editore: Guanda

15 giugno 2024

Il codice del quattro

Recentemente a Venezia si è svolta una mostra dedicata ad Aldo Manuzio, il più famoso e importante editore del mondo, da quando esiste la carta stampata.

La mostra ha presentato anche le pagine di quello che è considerato il libro più bello mai stampato al mondo: si tratta dell' Hypnerotomachia Poliphili edita da Manuzio nel 1499. Un libro misterioso, per non dire incomprensibile, di cui è incerto anche l'autore, ma splendido dal punto di vista tipografico e illustrativo, tanto da aver affascinato schiere di intellettuali, commentatori ed esegeti.

L'enigma di questo antico testo criptico e affascinante è al centro del romanzo "Il codice del quattro", pubblicato nel 2004 e che ha avuto un grande successo in tutto il mondo e che vale la pena leggere o ri-leggere per chi l'abbia già apprezzato a suo tempo.

La trama è incentrata su un gruppo di amici, studenti all'Università di Princeton, fra cui Paul che sta scrivendo la sua tesi di laurea sulla famosa Hypnerotomachia. Il lavoro di tesi coinvolge sempre di più Paul per gli innumerevoli misteri che il testo antico nasconde e sulla sfida intellettuale di trovarne il significato. Prima di tutto c'è da capire chi sia davvero l'autore del libro, fra le tante ipotesi che nei secoli sono state formulate. Poi c'è da capire il senso del racconto e delle magnifiche ma oscure illustrazioni di cui è corredato e il legame fra testo scritto e testo illustrato.

L'interpretazione letterale dell'Hypnerotomachia è piena di illogicità e quindi non è quella corretta. Il sogno di Polifilo, che sarebbe l'oggetto del racconto, è pieno di immagini oniriche, mitiche, conturbanti, ma di cui non si afferra il senso. Pian piano Paul si convince che il libro, sotto il "velame dei versi strani" e le altrettanto strane immagini nasconda un antico segreto che riguarda la storia di Firenze all'epoca del Savonarola e quindi si immerge in una vera e propria indagine, a cui partecipano a vario titolo i suoi compagni di studi, ma che si rivelerà non solo ardua dal punto di vista intellettuale e storico, ma pericolosa per le morti che misteriosamente inizia a causare....

Un bel thriller, quindi, dove la letteratura la fa da protagonista e dove si apprezza l'amore incondizionato degli autori per l'arte e la cultura italiana, sulla quale si incardina tutta la narrazione e che nei secoli è stata in grado di produrre opere di valore assoluto, sempre in grado di ispirare e di affascinare.

Autori Ian Caldwell e Dustin Thomason

Editore: Piemme

01 giugno 2024

Mattino e sera

Jon Fosse, autore norvegese molto noto in patria, ma molto meno all'estero, ha vinto il premio Nobel per la Letteratura del 2023 e, a seguito di tale prestigiosissimo riconoscimento, ha suscitato l'attenzione di molti lettori.

Nella motivazione del Nobel si legge: "per la sua drammaturgia e la sua prosa innovativa, che danno voce all'indicibile". E in effetti, andando a leggere il suo più importante romanzo "Mattino e sera", non si può che riconoscervi questi tratti peculiari: il riuscire ad esprimere e raccontare pensieri, sensazioni e impressioni che ognuno di noi ha, ma che nessuno di noi è in grado di esprimere a parole.

La narrazione si compone come un flusso di coscienza e assomiglia al mare, presente nella copertina e che fa da sfondo scenografico a tutto il racconto. Non c'è punteggiatura, non ci sono virgole e punti. Tutto scorre liquido, indistinto e senza direzione, come il mare. Tutto questo fa sì che la lettura non sia facile. All'inizio può sembrare respingente, ma una volta capito il flusso e apprezzato il movimento, si impara a viverlo: come nell'acqua del mare, bisogna fare un grosso respiro e immergersi nelle onde della narrazione fino alla fine.

La storia, di per sé è semplicissima: narra del primo giorno di vita del pescatore Johannes e del suo ultimo giorno. Il mattino della sua venuta al mondo e la sera della sua morte. In mezzo c'è una vita intera, che non viene mai raccontata, ma che la si intuisce dai pensieri di quest'uomo, dai suoi sentimenti, dai suoi ricordi e dalle sue sensazioni. E soprattutto dal senso di stupefazione del protagonista davanti a quegli avvenimenti della vita, piccoli o grandi, che costellano l'esistenza di ognuno.

In verità l'autore non racconta niente di più di quello che ogni essere umano già sa e il lettore sperimenta un impressionante grado di identificazione con i percorsi della mente di Johannes. Ma il valore del romanzo è proprio questo: riesce a dare corpo con parole a quello che a tutti noi è noto, ma "indicibile".

Il punto più alto, più intimo e più esemplare di tutto questo è il pensiero e la riflessione sulla morte. Un pensiero e una riflessione senza nessuna metafisica, ma caratterizzati da un flusso introspettivo che a tanti lettori farà dire: "questo sono io".

Autore: Jon Fosse

Editore: La nave di Teseo