30 luglio 2016

Il ritorno degli Dei

Gobekli Tepe è un sito archeologico nel sud-est della Turchia rinvenuto di recente e ancora adesso oggetto di scavi. La sua assoluta eccezionalità risiede nella sua incredibile antichità: le strutture megalitiche che lo costituiscono, infatti, sono state erette circa 9.500 anni prima di Cristo. Non era mai stato trovato niente di così antico fabbricato dall'uomo.
Una datazione stupefacente, visto che a quell'epoca (siamo nel Neolitico) la storia ufficiale afferma che l'uomo fosse soltanto un cacciatore-raccoglitore nomade, il cui unico scopo nella vita era quello di procacciarsi il cibo con mezzi di fortuna. E quindi senza alcuna minima capacità costruttiva, che fra l'altro avrebbe implicato un'organizzazione sociale totalmente sconosciuta nell'età della pietra.
Ma tale datazione è incontestabile perchè scientificamente comprovata, per cui eccoci all'enigma: com'è possibile che tribù di uomini primitivi dell'età della pietra siano stati capaci di realizzare monumenti del genere, che richiedevano conoscenze, capacità di astrazione e organizzazione sociale molto sofisticate? Oppure dobbiamo ammettere che all'epoca ci fossero gruppi di umani nient'affatto primitivi, ma anzi culturalmente molto evoluti e tecnologicamente avanzati?
Da questo affascinante interrogativo parte Graham Hancock in questo suo saggio che, a distanza di vent'anni dal suo famosissimo "Impronte degli Dei", riporta una serie impressionante di dati, informazioni, studi e ricerche che lo conducono ad una conclusione "eretica" che costringerebbe a riscrivere la storia: la fine dell'era glaciale del 10.000 a.C. fu dovuta all'impatto di una cometa con la Terra che sciolse le calotte polari e causò un generale innalzamento dei mari, ricordato nei miti di tutte le civiltà come il "Diluvio Universale". Il cataclisma spazzò via una civiltà umana altamente evoluta fiorita millenni prima (e questa è la vera "ipotesi eretica") e solo pochi superstiti sopravvissero, portando le loro conoscenze avanzate in luoghi del pianeta ancora ospitali e abitati da tribù di cacciatori-raccoglitori, i quali videro in loro degli esseri dotati di conoscenze straordinarie e, quindi, divini.
Hanckok si premura di corroborare la sua tesi con una ampia serie di riscontri oggettivi, interpretazioni dei miti antichi e di deduzioni logiche. Che però non fanno molta breccia negli archeologi e negli storici ortodossi, da sempre molto restii nei confronti delle ipotesi eterodosse, spesso in effetti afflitte da eccesso di fantasia.
Quel che è certo, comunque, è che il libro offre al lettore una panoramica sulla più antica storia dell'uomo, non solo molto approfondita, ma anche molto affascinante e misteriosa alla quale è impossibile non appassionarsi.
Anche perché forse è proprio nella remotissima antichità della nostra storia che possiamo rintracciare preziosi avvertimenti per il nostro futuro...

  Autore Graham Hancock


  Editore Corbaccio

23 luglio 2016

Mio fratello rincorre i dinosauri

Questo libro non andrebbe raccontato o commentato. Andrebbe semplicemente letto.
Perché nessuna recensione può descrivere pienamente i sentimenti, le emozioni, i pensieri che questo racconto suscita.
Si tratta di vita vera, di vita vissuta da Giacomo, un ragazzo che racconta il suo rapporto con il fratello minore Giovanni che ha la particolarità di avere un cromosoma in più.
In questi casi, non solo non è facile costruire un rapporto, ma è ancor più difficile rendere questo rapporto fecondo e positivo.
Giacomo invece ci racconta la sua esperienza di vita che, negli anni, gli ha permesso di sviluppare una relazione vera e autentica col suo fratellino.
Senza tacere le immense difficoltà iniziali, le paure e le vergogne che lo hanno assillato quando Giovanni è entrato a far parte della sua famiglia, Giacomo descrive il percorso che lo ha portato, oggi, a vedere in suo fratello una persona davvero speciale.
Se, quand'era piccolo, pensava che l'essere speciale di suo fratello significasse avere dei super-poteri da supereroe, nel corso della crescita e della maturazione ha capito che Giovanni un potere speciale ce l'ha davvero: quello di amare senza condizioni.
Con uno stile delicato e tenero, senza mai cadere in stereotipi, Giacomo in fin dei conti ci racconta la sua verità: che a volte non possiamo decidere chi amare, dobbiamo farlo e basta. E farlo a testa alta, come quei dinosauri dal collo lungo che tanto piacciono a Giovanni.
I due fratelli erano già stati protagonisti l'anno scorso di un video pubblicato su Youtube che era subito diventato virale per l'originalità della presentazione e la positività che trasmetteva.
Oggi questo libro racconta, più nel profondo, un'esperienza di vita, di condivisione e di amore capace di arricchire anche chi la legge.
In una società "liquida" come quella che stiamo vivendo, senza punti di riferimento stabili, ecco che questo libro racconta una storia che si fonda su valori autentici e reali. Capaci di dare una direzione e un senso a tutto.





  Autore Giacomo Mazzariol


  Editore Einaudi

16 luglio 2016

La Milizia del Tempio

Sui Templari è stato detto e scritto di tutto. E sicuramente si continuerà a farlo in avvenire, perché nell'immaginario collettivo sono diventati più un mito che un fatto storico.
Il motivo non deve sorprendere perché trae origine da una vicenda di persecuzione che li vide soccombere di fronte ai poteri costituiti del Re di Francia e del Papa di Avignone. E, come tutti sanno bene, quando qualcuno è perseguitato dai poteri supremi, suscita istintivamente solidarietà e simpatia.
Ma viene anche sponaneo chiedersi: perché questi "monaci-cavalieri", fino ad allora così meritevoli, furono poi brutalmente cancellati dalla faccia della terra? E' stata solo la brama delle loro ricchezze che ha dato origine all'ondata di violenza contro di loro, oppure c'è dell'altro? E se c'è dell'altro, cos'è?
Partendo da queste domande irrisolte, nei secoli sono fiorite un'infinità di interpretazioni e di supposizioni, a volte confortate da appigli storici, altre volte (più spesso) del tutto inventate dalla sperticata fantasia dei più vari autori.
Le cattedrali gotiche? Costruite coi soldi e su progetto dei Templari. Il Sacro Graal? Trovato e custodito da loro. La scoperta dell'America? Fatta dai Templari, ben prima di Colombo (che comunque era uno di loro). La Massoneria? Nient'altro che i Templari sopravvissuti alle persecuzioni. La Rivoluzione Francese? Una vendetta templare contro la monarchia.
Insomma qualunque evento storico di rilievo dal XIV secolo in poi, secondo alcuni, li ha visti protagonisti, ovviamente occulti, nel più classico dei ragionamenti dietrologi. Perché si sa, come dice Umberto Eco fra il serio e il faceto: "I Templari c'entrano sempre".
Ma nel mare infinito di queste congetture, alcune francamente ridicole, c'è però qualcosa che vale la pena di prendere in considerazione. E questo saggio, breve ma molto denso, lo spiega.
Il nocciolo della questione sta tutto in quella che possiamo definire la "spiritualità templare". Che a noi oggi può apparire un aspetto secondario, ma che all'epoca era fondamentale. E che forse è stato il vero motivo che ha spinto Re e Papi ad ostracizzarli.
Senza voler anticipare nulla al lettore che avrà voglia di scoprirlo da sé (in questo caso un po' di mistero fa parte del gioco!), l'autore ci guida verso il nucleo di un pensiero che, di fronte a un mondo lacerato da ideologie e fanatismi contrapposti e violenti (quanto simile al nostro...), si arrischiava ad immaginare un mondo diverso, un'umanità diversa, sulla base di valori più alti.
Un'idea che ancora oggi può aver senso conoscere, senza pregiudizi e oltre i luoghi comuni.


  Autore Gabriele Petromilli


  Editore Ar

09 luglio 2016

Io amo

Tentare di spiegare a parole che cosa sia l'amore, in quali modi e forme si esplichi e soprattutto quali siano i confini fra ciò che, nella vita sessuale, sia eticamente lecito e ciò che non lo sia, è un'operazione ai limiti dell'impossibile.
Decine di pensatori e sapienti durante i secoli ci hanno provato, producendo innumerevoli pagine, a conferma della complessità (e della ricchezza) dell'argomento.
Naturalmente tutti noi capiamo benissimo ciò di cui stiamo parlando, ma volendo porre delle definizioni ci troveremmo inesorabilmente in grandi difficoltà.
Vito Mancuso è una persona che non si spaventa davanti a tali difficoltà e, pur perfettamente consapevole di non poter esaurire l'argomento, decide di presentare un breve saggio sul tema, rivolto soprattutto ai giovani e, per questo, molto leggibile e fruibile, scritto con un taglio decisamente piacevole.
Il ragionamento parte dal basso: dalle esperienze concrete che tutti, uomini e donne, hanno sperimentato nella vita e, da tali constatazioni, si passa ad esaminare se i precetti etici che nei secoli hanno regolamentato il sentimento amoroso siano o meno ancora oggi accettabili. Soprattutto quelli che provengono dalla morale cattolica, ossia dal contesto culturale che, volenti o nolenti, ci appartiene.
Questo modo di procedere, ossia dalle esperienze concrete ai concetti ideali, rappresenta una vera innovazione perché opposta al modo di ragionare per molti dominante, secondo cui prima si fissano le regole etiche e poi le si impongono alle persone che devono adattarvisi.
In realtà Mancuso ritiene di discutere l'argomento in questo modo perché convinto che l'etica (soprattutto in campo amoroso e per la vita sessuale) sia sempre una costruzione umana, soggetta ad evoluzione e non esente da errori, per cui partire dall'intimità profonda del sentire delle persone forse è il sentiero più giusto per costruire un'etica convincente.
Le conclusioni a cui Mancuso giunge sono ovviamente lasciate al libero giudizio del lettore.
In ogni caso, sia che si condivida il suo pensiero, sia che non lo si condivida, resta il fatto che la sua lucida analisi, il suo argomentare sincero e aperto, la profondità e insieme la semplicità del suo dialogo, tutto insieme porta ad apprezzare davvero molto il suo scritto che senz'altro può essere un utile strumento di riflessione per i giovani, ma anche per tutti coloro che, di fronte al mistero dell'amore, hanno da sempre percepito che in definitiva coincide col mistero della vita.


  Autore Vito Mancuso


  Editore Garzanti

02 luglio 2016

Il quinto volto

Accade molto raramente, nella storia dell'arte, che un artista, in brevissimo tempo e con poche opere, sia capace di rivoluzionare dal profondo la pittura, con effetti duraturi nei secoli.
Uno di questi talenti universali è Tommaso Cassai, detto Masaccio per il suo carattere irrequieto, che a 17 anni lascia il suo paese nel Valdarno e va a Firenze, all'epoca capitale europea non solo in campo economico, ma soprattutto per l'arte e la cultura (siamo nel 1418).
E qui incontra Filippo Brunelleschi, che sta lavorando al cantiere della Cupola del Duomo, e da lui apprende i meravigliosi segreti della prospettiva.
E incontra anche Donatello e da lui impara cosa significhi dare plasticità e anima ad una figura scolpita. Sì, perché in quegli anni, passeggiando per Firenze, queste erano alcune delle persone che si incontravano quotidianamente per strada.
Ecco così che Masaccio si avventura nell'impresa che gli conferirà fama immortale: far sì che anche nella pittura emergano gli spazi, i volumi, le profondità tipiche dell'architettura di Brunelleschi e riuscire a dipingere i volti, i corpi e le persone facendo trasparire potentemente il loro animo, i loro sentimenti, la loro intima natura, come riesce a fare Donatello nella scultura.
Il risultato, semplicemente straordinario, lo si ammira in quelle poche opere che ci ha lasciato, prima fra tutte il ciclo di affreschi nella Cappella Brancacci all'interno della Chiesa del Carmine a Firenze. Un'opera dall'impatto così travolgente e stupefacente che tramortì uno spirito sensibile come Stendhal, dando il nome alla famosa sindrome.
In questo romanzo, l'autore si fonda sugli avvenimenti realmente accaduti e sviluppa una trama che porta al mistero finale: la morte di Masaccio a soli 27 anni che Vasari ci dice essere stata causata da avvelenamento.
Una vita brevissima, fatta di sublimi lampi di genio ma anche di conflitti laceranti, per le invidie, le gelosie e le malignità che una persona veramente superiore suscita sempre nei mediocri, che vedono in lui un paragone irraggiungibile e che, con la sua grandezza, sottolinea la loro pochezza.
E chissà che il volto dell'assassino non si nasconda proprio negli affreschi della Cappella Brancacci...
Un romanzo gradevole, quindi, sia per gli spunti storici e artistici che offre, sia per apprezzare ancor più l'opera di un gigante della pittura come Masaccio. E sia per compiangere la sua breve vita, però così fertile e vivida da restare, paradossalmente, viva per sempre nell'arte.



  Autore Fabrizio Guarducci


  Editore Lorenzo de' Medici Press