Uno di questi talenti universali è Tommaso Cassai, detto Masaccio per il suo carattere irrequieto, che a 17 anni lascia il suo paese nel Valdarno e va a Firenze, all'epoca capitale europea non solo in campo economico, ma soprattutto per l'arte e la cultura (siamo nel 1418).
E qui incontra Filippo Brunelleschi, che sta lavorando al cantiere della Cupola del Duomo, e da lui apprende i meravigliosi segreti della prospettiva.
E incontra anche Donatello e da lui impara cosa significhi dare plasticità e anima ad una figura scolpita. Sì, perché in quegli anni, passeggiando per Firenze, queste erano alcune delle persone che si incontravano quotidianamente per strada.
Ecco così che Masaccio si avventura nell'impresa che gli conferirà fama immortale: far sì che anche nella pittura emergano gli spazi, i volumi, le profondità tipiche dell'architettura di Brunelleschi e riuscire a dipingere i volti, i corpi e le persone facendo trasparire potentemente il loro animo, i loro sentimenti, la loro intima natura, come riesce a fare Donatello nella scultura.
Il risultato, semplicemente straordinario, lo si ammira in quelle poche opere che ci ha lasciato, prima fra tutte il ciclo di affreschi nella Cappella Brancacci all'interno della Chiesa del Carmine a Firenze. Un'opera dall'impatto così travolgente e stupefacente che tramortì uno spirito sensibile come Stendhal, dando il nome alla famosa sindrome.
In questo romanzo, l'autore si fonda sugli avvenimenti realmente accaduti e sviluppa una trama che porta al mistero finale: la morte di Masaccio a soli 27 anni che Vasari ci dice essere stata causata da avvelenamento.
Una vita brevissima, fatta di sublimi lampi di genio ma anche di conflitti laceranti, per le invidie, le gelosie e le malignità che una persona veramente superiore suscita sempre nei mediocri, che vedono in lui un paragone irraggiungibile e che, con la sua grandezza, sottolinea la loro pochezza.
E chissà che il volto dell'assassino non si nasconda proprio negli affreschi della Cappella Brancacci...
Un romanzo gradevole, quindi, sia per gli spunti storici e artistici che offre, sia per apprezzare ancor più l'opera di un gigante della pittura come Masaccio. E sia per compiangere la sua breve vita, però così fertile e vivida da restare, paradossalmente, viva per sempre nell'arte.
Autore Fabrizio Guarducci
Editore Lorenzo de' Medici Press
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