27 agosto 2016

Vacche amiche

Leggere Aldo Busi dovrebbe essere un imperativo categorico per qualunque persona a cui piaccia il difficile esercizio della lettura.
Si tratta di uno scrittore sicuramente eccentrico, senz'altro singolare, ma che sa usare la prosa in maniera meravigliosa e ogni suo libro è sempre una lezione di alta letteratura.
Ma non inganniamoci: nel suo scrivere non c'è nulla di stilisticamente lineare e didascalico, nulla di professorale. Anche in questo libro, che solo lui poteva sottotitolare "Autobiografia non autorizzata", il linguaggio è spesso usato per esprimere il flusso di coscienza, il fraseggio è sincopato e destrutturato, i richiami, i flashback, le sospensioni sono continue e nel lettore che non voglia arrendersi alle difficoltà della lettura non potrà che sorgere un sottile piacere, puramente estetico, come di una fatica ben spesa.
Anche quando il linguaggio è brutale, oggettivamente eccessivo e volutamente straziato, il contesto in cui è inserito lo rende accettabile e, anzi, forse inevitabile. Merito di una intelligenza che si fa parola e di una parola che riflette un'intelligenza.
E oltre allo stile di scrittura, che da solo meriterebbe la lettura del libro, c'è ovviamente anche il contenuto.
Coi suoi modi diretti, senza infingimenti, spesso anche bruschi e volgari, Busi riesce a raccontare episodi della sua vita connettendoli a interrogativi e riflessioni che tutti noi sperimentiamo o abbiamo sperimentato, restituendoceli in una chiave così depurata da false sovrastrutture da apparire cristallini.
Si può essere d'accordo o meno su tante cose che egli pensa e scrive. Ma sinceramente nessuno può dubitare della sua onestà di pensiero, della sua intelligenza di analisi, molto più profonda di quanto egli stesso voglia far apparire.
Il risultato è un romanzo rivestito di biografia (o una biografia rivestita da romanzo) che a volte irrita, altre volte appassiona, altre volte ancora commuove, altre infine fa immensamente divertire.
In un'epoca di dilagante conformismo anche letterario e dove le "rivoluzioni" sono argomenti da salotto all'ora del tè, Aldo Busi merita un posto tutto suo: quello di un intelletto superiore, capace di trasmettere nella scrittura squarci di luce al giorno d'oggi rarissimi e, perciò, enormemente preziosi.



  Autore Aldo Busi


  Editore Marsilio

20 agosto 2016

La sconosciuta della porta accanto

Sebbene sulla copertina di questo libro vi sia scritto che si tratta di un thriller, in realtà l'aspetto inquietante è molto sfumato.
Tuttavia la suspence è abilmente mantenuta per lunghi tratti del racconto, salvo forse nell'esito finale, non completamente appagante.
La storia si incentra su una vicenda classica: una vicina di casa che, appena conosciuta sembra una persona molto cordiale e amichevole e poi si scopre che invece ha dei tratti maniacali e anche psicotici tutt'altro che tranquillizzanti.
In poche parole, il romanzo appare come una versione letteraria della famosissima serie TV Desperate Houswives, dove le due protagoniste Minette e Cath sono molto simili a Susan Mayer e a Bree Van de Kamp della fiction televisiva. Con la differenza che fra le protagoniste del romanzo non si instaura mai una vera e solida amicizia.
Anche nel libro non mancano gli spunti leggeri e divertenti, soprattutto nelle prime pagine, salvo poi, quando l'intreccio si fa più torbido, far emergere aspetti molto più morbosi e oscuri.
E quindi: si può dire in tutta onestà di conoscere davvero le persone che ci circondano e che sono magari le nostre vicine di casa? L'immagine di facciata è davvero rappresentativa della natura di una persona? E quando raccomandiamo ai bambini di "non accettare caramelle dagli sconosciuti", non dovremmo allo stesso modo avere una sana diffidenza verso chi non conosciamo?
Aprirsi al prossimo in maniera generosa e confidenziale non è sempre il modo migliore per vivere le nostre relazioni sociali... A volte stare un po' "sulle sue" e aprirsi agli altri con gradualità è la strategia più saggia... Altrimenti si può andare incontro a conseguenze imprevedibili.
Queste sono alcune delle considerazioni e delle riflessioni che sorgono spontanee leggendo il romanzo che, quindi, è una lettura piacevole, ben scritta, e che, in definitiva, tratta di vicende che a chiunque di noi potrebbe capitare di vivere.



  Autore Beth Miller


  Editore Newton Compton

06 agosto 2016

L'infinito tra parentesi

E' opinione diffusa che la letteratura e la scienza siano mondi lontanissimi.
Ad esempio, i genitori con figli in età scolare sono soliti inquadrarli fra coloro che sono ferrati in matematica ma scarsini in italiano o viceversa. Pensando che tale scissione sia genetica e irreversibile, involontariamente riverberano sui ragazzi e sulle ragazze una dicotomia che probabilmente li segnerà per tutta la vita.
Ma in realtà le cose sono meno nette di così e il pensiero scientifico e quello umanistico non sono così distanti come si pensa. Per il semplice motivo che il nostro cervello si crea e si forma in continuazione a seconda degli stimoli e delle informazioni che riceve e plasma una conoscenza (e una coscienza) integrata che ci permette di vivere da esseri umani (e che ci dà un vantaggio evolutivo evidente).
Marco Malvaldi, oltre e prima di essere un famoso scrittore di successo, è uno scienziato ed è quindi una persona che può parlare a ragion veduta.
In questo libro pone l'attenzione su alcuni concetti scientifici fondamentali, come l'entropia, la struttura atomica della materia, il calcolo delle probabilità, la logica informatica, dedicando a ciascuno un capitolo. E facendo precedere l'argomento da una citazione letteraria, attingendo da autori e poeti che, in modi diversi ma sempre molto appropriati, hanno messo in prosa o in versi principi fisici e matematici ben precisi. E non per caso.
Da Omero a Lucrezio, da Dante a Borges, da Montale a Gozzano ecco quindi che la luce della letteratura illumina il paesaggio del pensiero ben oltre i "limiti" del suo campo d'azione, dimostrando di poter abbracciare categorie concettuali ben più vaste.
E dando prova, in fin dei conti, che fra letteratura e scienza non c'è tutta quella distanza che si pensa. Anzi, proprio l'azione del "pensare" attinge alle nostre conoscenze che si sono formate e continuano a formarsi ogni momento con l'apporto di questa e di quella.
Lo stile di Malvaldi, allo stesso tempo leggero e rigoroso, godibile e profondo, è continuamente venato dal suo tono ironico e divertente che rende il libro molto piacevole anche quando affronta concetti nient'affatto banali.
Un libro divulgativo che contribuisce a riconciliare i tifosi della scienza con quelli della letteratura, dimostrando che, in definitiva, dovremmo essere tutti tifosi di una stessa squadra: la conoscenza.
 

  Autore Marco Malvaldi


  Editore Rizzoli