Il poeta latino Stazio la definì la "regina delle lunghe strade".
Stiamo parlando della Via Appia, che da Roma conduceva fino a Brindisi, da cui partivano le rotte per l'Oriente.
Realizzata nel 312 a.C. per volere del Censore Appio Claudio, conduceva inizialmente a Capua, poi fu prolungata fino a raggiungere Brindisi.
Lunga più di 500 chilometri, larga più di 4 metri per consentire il doppio senso di marcia, quasi completamente rettilinea nonostante i valichi appenninici, pavimentata con un basolato che permetteva la perfetta viabilità anche con pioggia e neve grazie ad un meticoloso sistema di drenaggio e con ogni qualsiasi di trasporto, la Via Appia è un'opera ingegneristica stupefacente, sia per la sua perizia realizzativa, sia per la sua straordinaria antichità.
A buon diritto viene considerata la prima grande strada europea e, molto probabilmente, mondiale.
Ebbe una straordinaria importanza in epoca romana, sia per i commerci, che per gli eserciti e per la cultura. Ma mantenne la sua importanza per secoli, tanto che su di essa passarono personaggi memorabili come Federico II e gli eserciti crociati.
Ancora oggi a percorrerla si costeggiano tracce arabe e normanne, bizantine e sveve, che si riflettono nei dialetti, negli usi e costumi della gente, in un crogiolo impressionante di cultura e di testimonianze.
Ed è proprio questo che Paolo Rumiz ha fatto e ci invita a fare: mettersi in viaggio e percorrere a piedi la Via Appia da Roma a Brindisi e viceversa, che è il nostro cammino "laico" (non c'è nessun luogo santo da raggiungere), ma più antico di quello di Santiago, più della Francigena, alla riscoperta di una arteria (nel vero senso del termine) che conduce al cuore della nostra identità.
Un cammino non facile, a causa dell'endemica incuria italica per il nostro straordinario patrimonio culturale che spesso costringe il viandante ad orientarsi senza alcuna segnaletica, aggirare costruzioni abusive, attraversare comuni commissariati per mafia, ma che grazie alle meravigliose mappe di Riccardo Carnovalini che illustrano il libro oggi può essere percorso da chiunque alla riscoperta di un universo di colori, di sapori, di natura, di arte, di tradizioni.
Un invito, quindi, a mettersi in viaggio per riscoprire un pezzo fondamentale del nostro patrimonio, della nostra storia e della nostra identità italiana.
Per apprezzare la ricchezza della nostra cultura e per pretendere che venga valorizzata come si deve: con la gente e per la gente.
Autore Paolo Rumiz
Editore Feltrinelli
Con la battaglia di Teutoburgo, Roma perse la Germania. Ma la Germania perse Roma.
Questa frase riassume efficacemente il senso di un evento di portata storica, accaduto nel 9 d.C. e destinato a cambiare il destino dell'Impero Romano e della nazione germanica per i secoli a venire.
L'Impero non riuscì a romanizzare le fiere tribù germaniche, ma quelle stesse tribù persero l'occasione storica di entrare a far parte di una civiltà universale.
Non si trattò di una battaglia in campo aperto: dai tempi di Annibale i Romani avevano imparato a vincerle tutte. Si trattò di un'imboscata tesa a tre legioni in marcia nei territori boscosi e infidi della "Germania Magna" al tempo di Augusto, quando sembrava che, dopo il Norico, la Rezia, la Pannonia, la Dalmazia e l'Illirico anche la Germania stesse diventando l'ennesima provincia romana in un universo oramai pacificato sotto l'egida dell'aquila di Roma.
Ma così non fu.
Arminio, il principe germanico che riuscì a unificare le rissose tribù della sua gente facendole sentire una "nazione", architettò una trappola micidiale che causò la morte dei 15mila soldati agli ordini di Publio Quintilio Varo e segnò la fine dell'espansione romana nell'Europa centro-settentrionale, scongiurando l'occupazione romana ma, allo stesso tempo, perdendo le relazioni con un Impero che significava soprattutto cultura e civiltà.
L'evento fu così traumatico che si dice che Augusto vagasse disperato per il Palatino gridando: "Varo, rendimi le mie legioni!".
Eppure Arminio era cresciuto a Roma insieme a suo fratello Wulf, dove avevano ottenuto una ottima educazione ed erano diventati stimati cittadini romani, oltre che valorosi comandanti della cavalleria ausiliaria delle legioni. Ma mentre il fratello mantenne per sempre assoluta fedeltà all'Impero, riconoscendogli un valore salvifico ("non c'è vita degna d'esser vissuta fuori dall'Impero"), Arminio, non senza un forte conflitto interiore, si risolse a dare ascolto al suo "sangue", in nome di quel legame ancestrale con le proprie radici che ogni uomo non può mai completamente recidere.
Questa storia, tanto affascinante quanto epocale, è alla base di questo romanzo storico, molto ben scritto da un autore che non è solo un abile scrittore ma soprattutto un competente storico e archeologo.
Come in tutti i suoi romanzi di ambientazione greco-romana, Manfredi ci riporta in un'epoca lontana, facendocela però sentire vicina, vera e palpabile. In tutta la sua grandezza e in tutta la sua ferocia.
E riportando davanti ai nostri occhi di lettori un evento che è alla base della storia dell'Europa.
Autore Valerio Massimo Manfredi
Editore Mondadori
Arthur Pepper è un tranquillo settantenne che abita nella provincia inglese.
La sua vita, da quando un anno prima è morta l'amata moglie Miriam, è scandita da ritmi e da gesti inderogabili: la sveglia mattutina, la colazione, la cura del giardino e così via. In questo modo cerca di sopportare il dolore della mancanza, codificando la propria vita con azioni tutte uguali, sperando che ciò lo aiuti ad andare avanti.
Quando oramai è un anno che è rimasto solo, decide finalmente di mettere ordine nell'armadio, fra la roba della moglie che ancora è lì, mai toccata. Nel farlo scopre una scatolina che contiene un singolare braccialetto al quale sono appesi diversi ciondoli: a forma di tigre, di elefante, di libro, di cuore... Il ritrovamento stupisce molto Arthur perché non aveva mai visto sua moglie indossarlo, ma quando scopre che su uno dei ciondoli è inciso un numero telefonico decide di chiamare per scoprire qualcosa in più.
Da quel momento prende il via un percorso che porta Arthur in luoghi lontani e mai visti, che mettono a dura prova tutte le sue sicurezze, alla scoperta di episodi della vita di Miriam dei quali non aveva mai avuto la benché minima notizia.
Tutto questo sconvolge profondamente Arthur ma, allo stesso tempo, gli fa scoprire aspetti della vita della moglie che non aveva mai sospettato e che, in definitiva, gli fanno capire che l'unico modo per vivere degnamente la vita che gli rimane è aprirsi alla scoperta, non smettere mai di meravigliarsi e di guardare con fiducia ogni giorno alle svolte inaspettate che il destino ci propone.
Una bella storia, scritta con una prosa delicata nella quale non mancano sorprese e colpi di scena, che talvolta fanno sorridere e altre volte quasi commuovono per l'intimità e la sensibilità dei momenti.
Una ricerca, dentro di sé, di risorse inaspettate, da sfruttare con ottimismo.
Autore Patrick Phaedra
Editore Garzanti
Frank Schatzing è uno scrittore tedesco che ha all'attivo alcuni romanzi che hanno riscosso un successo planetario. Il più famoso è "Il quinto giorno", un romanzo thriller e di azione davvero molto appassionante, avvincente e documentatissimo che, a buon diritto, è stato uno dei libri più letti nel 2010.
Uno dei suoi più recenti lavori è questo "Breaking News", dove il protagonista è un giornalista che opera nella zona medio-orientale e che, prima si trova coinvolto in una drammatica situazione in Afghanistan e poi in terra d'Israele, dove cerca di far luce sulla morte del Primo Ministro Ariel Sharon.
Il contesto è veramente molto pericoloso e lo stile di scrittura dell'autore fa percepire molto bene questa sensazione di precarietà e di insicurezza.
Spesso, nel leggerlo, ci si trova così immersi nelle situazioni descritte da esserne davvero coinvolti. Merito, appunto, di una scrittura che non lascia tempi morti, condotta sempre sul filo della suspence e che fa percorrere senza momenti di caduta le più di mille pagine che compongono il romanzo.
Sebbene si tratti di un lavoro di fantasia, il romanzo si appoggia su fatti e accadimenti realmente avvenuti e su personaggi reali, mescolando sapientemente realtà e immaginazione tanto da confezionare un racconto credibile e coerente e che offre al lettore spunti notevoli di riflessione sul problema arabo-israeliano, sul terrorismo islamico e sugli interessi economici che agitano gli equilibri mondiali.
Anche in questo caso, quindi, l'autore, come già ne "Il quinto giorno", dimostra di aver svolto un'approfonditissima attività di documentazione, senza lasciare praticamente nulla al caso e innestando la vicenda romanzata su un tronco saldamente aderente al reale.
Una capacità non comune che fa ritenere anche questo libro un prodotto eccellente di un autore davvero abile.
Autore Frank Schatzing
Editore Nord