31 marzo 2018

Artemis

Andy Weir, l'autore del fortunato romanzo "The Martian - Il sopravvissuto", dal quale è stato tratto il bel film con Matt Damon, torna in libreria con questo "Artemis. La prima città sulla luna".
L'ambientazione quindi anche stavolta è "extraterrestre" nel senso che il racconto, come nel precedente libro, non si svolge sulla Terra. E se in "The Martian" il protagonista era il solo abitante di Marte, in "Artemis" la protagonista abita la prima città edificata dall'uomo sulla Luna.
Una città dove risiedono duemila persone, costituita da "bolle" comunicanti come quartieri, alimentata da una centrale elettrica ad energia nucleare e da una fonderia che estrae ossigeno per fusione dai materiali rocciosi lunari.
In questo scenario futuribile, ma scientificamente accurato e coerente, la protagonista è una giovane donna che fin dall'età di 6 anni abita ad Artemis e che si dedica ad attività per lo più illecite come il contrabbando di materiali e oggetti proibiti sulla Luna (gli accendini per esempio).
La ragazza ha una forte personalità, che spesso lei stessa riesce difficilmente a gestire, ma che ha chiari i suoi obiettivi. Per cui accetta di imbarcarsi in una impresa molto pericolosa e anche molto illegale, dove sa bene che il rischio più grande non è tanto lasciarci la pelle ma essere condannata all'esilio sulla Terra, luogo in cui non potrebbe sopravvivere perché il suo corpo è ormai abituato fin dall'infanzia alla gravità lunare.
Fra incontri con personaggi alcuni geniali, altri corrotti, altri ancora sfuggenti e attività alcune innocue altre decisamente più rischiose si snodano le giornate della protagonista, scandite dagli esotici ritmi delle fasi terrestri nel cielo, alle prese, per ogni più piccola e banale attività, con l'ambiente lunare e le sue caratteristiche, molte delle quali così lontane e diverse dal contesto terrestre.
Anche in questo romanzo, come in "The Martian", l'autore descrive con molta dovizia l'ambiente extraterrestre, tenendo conto di tutti quei fattori che ne condizionano la fisica: la gravità, l'assenza di atmosfera, la temperatura dei raggi solari, le radiazioni ultraviolette, il comportamento della materia in un ambiente alieno rispetto a quello a cui siamo abituati sulla Terra. Tutte notizie e nozioni che arricchiscono la trama e allo stesso tempo rendono il racconto più affascinante e coinvolgente.


  Autore Andy Weir


  Editore Newton Compton

17 marzo 2018

Il quinto quarto della luna

Arriverà mai il giorno in cui nei Paesi del Medio Oriente si potrà vivere pacificamente, in concordia e prosperità? Arriverà mai il giorno in cui i fanatismi, gli oltranzismi, gli odi reciproci si risolveranno in un più alto concetto di comunità e di umanità?
Ovviamente sono domande che non hanno risposta. E' sempre estremamente difficile fare previsioni ragionevoli sull'evoluzione della Storia, e ancor più quando i fattori in gioco sono così numerosi, complessi e intricati da rendere praticamente impossibile una visione d'insieme.
In questo bel romanzo, Gilbert Sinoué, scrittore franco-egiziano dotato di fine sensibilità, non tenta di dare risposta a domande impossibili. Adotta un altro punto di vista e racconta la vita di alcune famiglie "normali", cioè assolutamente ordinarie e lontane ogni luogo o centro di potere, a Tel Aviv, a Baghdad, a Mossul, al Cairo nel drammatico periodo che va dal'11 settembre 2001, fino al 2007, facendo diventare protagoniste del romanzo persone che si sono trovate ad assistere, loro malgrado, "in prima fila" agli avvenimenti sicuramente più tragici e devastanti degli ultimi anni su scala mondiale.
Il racconto è così abile e a tratti così poetico da rendere il lettore umanamente vicino e partecipe ai dolori e alle sofferenze sperimentate da tante persone medio-orientali negli ultimi decenni.
E così, si riesce a capire che tanti ideologismi che infettano tanto l'Oriente quanto l'Occidente sono quanto di più nefasto la mente umana possa concepire. E come su questi opposti ideologismi si fondino le catastrofiche strategie dei potenti di turno, da una parte e dall'altra, animati solo da un istinto di supremazia che è il contrario del vivere sociale.
Si riesce a capire come, nel quotidiano, la maggioranza delle persone non aspiri altro che alla pace e alla tranquillità, insieme alle proprie persone care, come ogni comunità umana del mondo, ma qui continuamente minacciate da potenti minoranze di agitatori e di guerrafondai di professione.
Si riesce a capire che il bene e il male, la ragione e il torto, la giustizia e l'ingiustizia non stanno mai da una parte sola, perché consapevolmente o meno, ogni azione può avere effetti benefici o catastrofici che si riverberano negli anni e più si dovrebbe essere prudenti e rispettosi dell'altro, più si rinfocolano divisioni e contrapposizioni manichee.
E si riesce, infine, a capire molto sui movimenti migratori che interessano l'Europa.
Un romanzo, quindi, non solo piacevole e molto ben scritto, ma che fa anche riflettere e che invita il lettore ad uno sguardo nuovo su fenomeni così complessi e drammatici.
 

  Autore Gilbert Sinoué


  Editore Neri Pozza

03 marzo 2018

Lizzie

Probabilmente a tutti è capitato di vedere il volto che compare sulla copertina di questo libro.
Si tratta del dipinto "Sancta Lilias" del pittore inglese Dante Gabriel Rossetti, che nella seconda metà dell'Ottocento fu il fondatore della "Confraternita dei Preraffaelliti", un movimento artistico che si proponeva di far ritornare l'arte inglese al realismo esistito prima di Raffaello.
Anche se il movimento si esaurì nell'ambito dei suoi adepti e non produsse una vera e propria scuola, artisti come Rossetti, Millais, Hunt, Deverell seppero comunque donare alla storia dell'arte una serie di capolavori assoluti che ammaliano, stupiscono e rapiscono qualunque osservatore.
In particolare sono le figure femminili ritratte dai Preraffaelliti che colpiscono al cuore lo spettatore, per la loro bellezza che è allo stesso tempo soave e misteriosa, pura e infinitamente lontana.
Rossetti, artista geniale e di indiscutibile talento, trovò la sua "musa ispiratrice": Elizabeth Siddal, conosciuta come "Lizzie", che fu sua modella, poi amante e infine moglie.
La purezza nivea della pelle, il rosso acceso dei capelli, i tratti eterei del volto, la forma diafana del corpo: per Rossetti lei era la donna perfetta, l'immagine unica e ineguagliabile di un'ideale assoluto di bellezza e di femminilità.
Ed ecco che Lizzie diventò la protagonista di molti dipinti, sia di Rossetti (ad esempio i famosissimi "Beata Beatrix", "Ecce ancilla Domini", "Venus Verticordia", "Persefone"), sia di altri artisti Preraffaelliti, come la celeberrima "Ophelia" di John Everett Millais.
Il libro è un romanzo che racconta la vita di Lizzie anche dal suo punto di vista: la narrazione in terza persona è infatti spesso intercalata da narrazioni in prima persona, dando così al lettore l'opportunità di apprezzare ogni vicenda e situazione anche dalla parte di lei, con l'occhio di lei, con il risultato di fornire un senso di immedesimazione alquanto spiccato.
I moti interiori dell'animo, le passioni, i turbamenti, gli aneliti del cuore, le angosce, gli stordimenti causati dall'uso eccessivo del laudano: tutto questo Lizzie ci racconta in questo romanzo, come in una confessione senza remore e rimorsi.
E tutto questo ci aiuta ad intendere meglio i quadri dei Preraffaelliti. Se fino ad oggi li abbiamo osservati con un certo senso di smarrimento per l'enigmaticità della bellezza femminile che vi è ritratta, adesso, dopo aver letto questo libro, si può sperare di capire.
Perché l'opera d'arte è solo la "cristallizzazione" di un universo di umanissimi sentimenti ed emozioni.




  Autore Eva Wanjek


  Editore Neri Pozza