Andrea Camatti è un tranquillo quarantacinquenne che trascorre un'esistenza assolutamente normale, fatta di famiglia, lavoro in Comune e pranzi coi parenti.
La sua routine quotidiana viene stravolta quando viene lasciato dalla moglie e si ritrova a vivere da single. Comincia quindi ad interrogarsi sulla sua vita passata, sui suoi errori, sulle occasioni mancate, su quelle colte al volo e, perché no, sul suo futuro.
Si tratta di una sorta di "auto-analisi" psicologica, molto poco professionale e anzi parecchio "fai da te", ma che a poco a poco risulta molto appropriata e in grado di andare al nocciolo delle cose.
In questo percorso, Andrea comincia ad osservare con un occhio più attento non solo sé stesso, ma anche chi lo circonda: dal gruppo di amici storici compagni di tante "zingarate", ai colleghi d'ufficio; dai genitori ai frequentatori del suo bar di fiducia; perfino il suo gatto diventa un silenzioso maestro di vita con il suo atteggiamento distaccato che trasuda sapienza zen...
Con una narrazione molto leggera, sempre brillante e divertente (a volte molto comica), ma mai scontata e banale, l'autore dispiega la vita del protagonista in brevi e fulminanti capitoli con i quali il delicato passaggio esistenziale di un uomo "normale" di mezz'età che si trova a ripensare alla propria vita e al significato della sua esistenza, ce lo fa sentire molto vicino e molto simile a tutti noi.
Infatti, chi non ha mai dovuto fronteggiare gli atteggiamenti della madre sempre pronta ad impicciarsi della vita del figlio anche quando costui è un uomo fatto e finito? Chi non ha mai dovuto ripensare al rapporto con gli amici di una vita, alcuni dei quali restano aggrappati al ricordo della spensierata leggerezza tipica dei vent'anni? Chi non ha mai pensato che la vita di coppia non dovrebbe essere una reciproca sopportazione ma una piacevole complicità?
E in tutto questo: la cosa migliore è tentare di rimettere la propria vita sui soliti binari, sempre molto "normali" e rassicuranti, sulla scia del già vissuto, oppure a 45 anni è il momento di provare a vivere qualcosa di davvero nuovo e inesplorato?
Il tennis (da cui prende spunto il titolo del libro) sarà per tutto il romanzo un'azzeccata metafora di questo percorso.
Autore Fabrizio Bolivar
Editore Elliot
Ritorna Massimo Viviani, titolare dell'oramai famoso "BarLume" e la squadra dei pensionati Ampelio, Pilade, Aldo e Gino che più che giocare a carte (come ogni pensionato ci si aspetta che faccia), si interessano ai fatti di cronaca nera, con la fissazione di indagare (o di ricamarci sopra) e perfino di trovare i colpevoli.
Stavolta i fatti risalgono a quarant'anni fa, quando l'uccisione di un facoltoso imprenditore restò senza un colpevole. Dopo quarant'anni, il figlio della vittima muore e nel suo testamento si auto-accusa di parricidio, costringendo la Polizia a riaprire l'indagine e a bloccare l'eredità della prospera azienda di famiglia in favore del nipote.
Il vicequestore titolare dell'inchiesta, Alice, è oramai stabilmente (?) fidanzata con Massimo e sebbene non voglia e non possa coinvolgerlo nelle indagini, non può fare a meno di chiedere la collaborazione dei quattro vecchietti del BarLume perché sono gli unici che all'epoca del delitto furono testimoni degli eventi. E quindi, per una volta, possono davvero aiutare le indagini.
Si ricostruisce così un passato in cui si intrecciano, non solo le complicate dinamiche familiari del titolare dell'azienda, ma anche il contesto storico in cui si compì il delitto: la tumultuosa fine degli anni Settanta, in cui l'Italia era ancora nella buia stagione degli "anni di piombo".
I vecchietti, nonostante l'età, hanno ancora integra la capacità di osservazione e di notare piccole incongruenze nei fatti e la loro memoria non vacilla nemmeno un po'. A questo si aggiunge la notoria capacità logico-deduttiva di Massimo che riesce a ricostruire gli scenari, come uno Sherlock Holmes in salsa livornese.
Tutto ciò aiuterà molto Alice a venire a capo del mistero e a svelare una volta per tutte l'esatta dinamica dei fatti.
Ennesima ottima prova di Marco Malvaldi che con la sua serie dei delitti del "BarLume" è oramai un punto di riferimento obbligato per tutti gli amanti dei gialli conditi con una generosa dose di ironia.
Autore Marco Malvaldi
Editore Sellerio
Gerda Taro è una giovane donna che è fuggita dalla Germania con l'ascesa al potere di Hitler, si è rifugiata a Parigi dove a fianco del profugo ungherese Robert Capa ne apprende l'arte della fotografia e con la sua preziosa Leica va in Spagna a documentare la lotta fra il governo repubblicano e le milizie fasciste.
Qui muore, sotto i cingoli di un carro armato ad appena 27 anni, per tornare infine a Parigi in una bara attorniata da un corteo funebre di bandiere rosse.
Questa è la "ragazza con la Leica" che dà il titolo al romanzo, ma sorprendentemente la sua breve e giovane vita non viene ricostruita con precisione, come ci si aspetterebbe da una biografia.
Il racconto di chi era Gerda Taro è affidato a tre "testimoni" che l'hanno conosciuta e ne conservano la memoria e il ricordo. Come ogni testimonianza, anche la loro soffre di mancanze e di vuoti: i ricordi di ognuno dei tre sono parziali, talvolta labili altre volte enfatici, comunque sempre difficili da armonizzare e quindi spesso sul filo dell'inattendibilità.
Ma d'altra parte descrivere chi fosse Gerda Taro è operazione difficile. Anzi, impossibile, perché, come ogni essere umano che vive appieno la propria vita, è impossibile incorniciarlo all'interno di descrizioni o etichette definite.
Per cui meglio affidarsi ai ricordi di chi con lei ha vissuto pezzi della propria e della sua vita. Anche a costo di riscoprire delusioni e dolori antichi, ma ne vale la pena se in cambio si può tornare a respirare quella gioia di vivere e quella sete di libertà che Gerda era capace di trasmettere agli altri qualunque cosa facesse, come se fosse stata allo stesso tempo scintilla e vento, capaci entrambi di incendiare i cuori.
Ecco quindi che Gerda, più che un personaggio ben definito, diventa il simbolo nostalgico di una gioventù appassionata, fatta di valori forti e di idee salde, di impegno e di entusiasmo, spazzata via dall'inumana follia della dittatura e della guerra.
Romanzo a suo modo grandioso, che costringe il lettore a lasciarsi coinvolgere intimamente e a non restarne indifferente, scritto con un abilissimo equilibrio fra contesto storico e moti dell'anima, fra potenza emotiva e delicate sfumature che hanno fatto meritare all'autrice più di un prestigioso riconoscimento letterario.
Autore Helena Janeczek
Editore Guanda