21 maggio 2022

Bolle di sapone

Torna la combriccola dei vecchietti del "Barlume", il gruppo di ottantenni (suonati) che passano le giornate ai tavolini del bar di Massimo a Pineta (immaginaria località della costa toscana) chiacchierando di tutto e di tutti, mai facendosi gli affari propri e ficcando il naso in mille faccende, soprattutto in quelle da cui dovrebbero stare lontani, come ad esempio le indagini di polizia.

Questo gruppo vivace, confusionario, divertente, a volte delirante ma molto spesso arguto di arzilli pensionati è protagonista di molti racconti di Marco Malvaldi, ma stavolta il contesto è molto diverso. Siamo in pieno lockdown a causa della pandemia e il bar di Massimo è necessariamente chiuso. La socialità quotidiana dei vecchietti, le loro infinite diatribe e le loro partite a carte non esistono più. Non resta che affidarsi agli incontri "da remoto", armati di computer e telefonini che non sanno bene come usare, ma che in un modo o nell'altro sono gli unici strumenti in grado di far mantenere un contatto. Altrimenti l'alternativa è una infinita solitudine nel chiuso delle mura domestiche, che finirebbero per assomigliare troppo a delle tombe...

A questi incontri online, a cui partecipa anche Massimo perché, sebbene brontoli continuamente coi vecchietti, non può fare a meno della loro matta compagnia, capita che si unisca anche Alice, la poliziotta fidanzata di Massimo, bloccata in Calabria per un corso di aggiornamento ma poi coinvolta in una indagine sull'uccisione di due coniugi. E' la scintilla che fa scattare la "ficcanaseria" dei vispi ottuagenari che, una parola poi l'altra, un articolo su internet dopo l'altro, indagano a modo loro, "a distanza", finendo per fornire ad Alice qualche spunto di riflessione e di approfondimento nient'affatto fuori luogo. Anzi, forse proprio la chiave per risolvere l'indagine.

Ennesima piacevole commedia-gialla di Marco Malvaldi con protagonisti i personaggi che i lettori hanno imparato ad amare, stavolta calata nella triste quotidianità della pandemia i cui effetti psicologici, soprattutto nelle persone anziane, vengono affrontati, fra una risata e l'altra, con acume e intelligenza non superficiale, facendoci riflettere sulla condizione delle persone sole e anziane in questi tempi difficili.

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Sellerio

07 maggio 2022

Urbi et Orbi

La locuzione latina "Urbi et Orbi" è a tutti nota e fa immediatamente venire in mente la benedizione che il Papa impartisce nelle solennità cristiane ai fedeli di tutte le nazioni. Data l'universalità connaturata nella religione cattolica, la benedizione si rivolge quindi all'Urbe, cioè a Roma, città simbolo per eccellenza del governo universale, e all'Orbe, ossia al mondo intero.

In verità questa efficace locuzione, che in sole due parole riesce ad esprimere concetti profondi e universali (come molte espressioni latine sanno fare) la ritualità cattolica l'ha ereditata da Ovidio che usa tale espressione per riferirsi all'Impero di Roma, depositario della missione civilizzatrice e salvifica per l'umanità di tutti i tempi e di tutte le nazioni.

Ma questa espressione linguistica può trovare una efficace rappresentazione materiale? In altre parole: esiste un oggetto fisico e concreto che sia così altamente simbolico da avere una valenza universale e parlare al cuore e allo spirito di tutte le genti del mondo? C'è qualcosa di tangibile che possa essere venerato e rispettato "Urbi et Orbi"?

Un oggetto che molto probabilmente riuscirebbe ad avere tale valore universale sarebbe l'Arca dell'Alleanza. Quell'ancestrale oggetto di cui parla dettagliatamente e diffusamente il Libro dell'Esodo, fabbricato secondo misure e metodi prescritti da Dio stesso per accogliere le tavole dei Comandamenti ricevuti da Mosè sul Sinai e che poi misteriosamente sparisce dalla narrazione biblica, diventando un mito di imperitura memoria, ma di cui si sono perse le tracce. Se mai è esistita, verosimilmente è andata dispersa nelle innumerevoli traversie del popolo ebraico. Ma c'è chi giura che sia tuttora conservata gelosamente dai monaci copti dell'Etiopia. E chi invece sostiene che sia in Russia perché Mosca era l'erede di Costantinopoli e quindi di Roma e il pellegrinaggio di Sant'Andrea in Sarmazia fino al Lago Ladoga ne sarebbe la prova indiretta.

Questi sono gli ingredienti, fra storia, mitologia e fantasy, che compongono questo romanzo di azione dove un gruppo di persone molto diverse da loro, forse "predestinati", si mettono sulle tracce dell'Arca, aiutati ma anche braccati da individui e organizzazioni potenti ma anche pericolose che aspirano a mettere le mani sull'unico oggetto al mondo che forse non ha solo una enorme potenza simbolica, ma anche un inimmaginabile potere pratico. Al lettore il piacere di scoprire quale sia.

Autore: Dmitrij Miropol'skij

Editore: Fazi