Dopo il fortunato romanzo storico "Teutoburgo" in cui Valerio Massimo Manfredi ha narrato l'epopea del comandante delle tribù germaniche Arminio che nel 9 dopo Cristo aveva distrutto le tre legioni romane guidate da Publio Quintilio Varo, fermando per sempre l'annessione della Germania all'Impero Romano, l'autore ritorna "sul campo", diversi anni dopo, quando Roma vuole vendicare la disfatta e si affida al genio militare di Giulio Cesare Germanico, pupillo dell'imperatore Augusto nonché comandante delle otto legioni stanziate sul Reno.
Germanico ha la stoffa del comandante: guida in prima persona i suoi soldati, condivide con loro le fatiche della vita militare e li sprona come i veri leader sanno fare. Per questo è amatissimo dai suoi legionari che dal primo all'ultimo farebbero qualunque cosa per lui. Il fatto poi che sia sposato con Agrippina, nipote di Augusto e figlia del vincitore di Azio e che la loro unione sia frutto di autentico amore, rende entrambi adorati dai soldati e negli accampamenti dell'esercito, dove anche la stessa Agrippina ama vivere, a fianco del suo uomo, si meritano il rispetto e la venerazione delle legioni.
Quando Augusto muore, tutti pensano che solo Germanico possa succedergli perché ne ha tutte le caratteristiche, le capacità e il prestigio. Ma se fra i soldati tutto questo è chiaro, a Roma, nei palazzi del potere e in primo luogo nel Palatino, la si pensa diversamente.
La vedova di Augusto, Livia, è una donna straordinariamente forte e decisa, che ha sempre sostenuto il marito in ogni azione, anche la più scellerata, pur di consolidarne il potere supremo. Ora che Augusto non c'è più, tutta la sua protezione si riversa sul suo figlio naturale, Tiberio, adottato da Augusto e che quest'ultimo indica come suo successore nel testamento.
Dietro le ultime volontà di Augusto si celano le macchinazioni di Livia per favorire suo figlio Tiberio? C'è chi giura di sì, ma c'è chi crede che la maturità e la saggezza di Tiberio siano preferibili alla troppa giovinezza e impulsività di Germanico.
E fra i due cugini, Tiberio e Germanico, quale equilibrio potrà nascere? Riusciranno ad agire di comune accordo per il bene di Roma e dell'Impero o si andrà verso la catastrofe delle guerre civili? O ci sarà un altro esito alla questione?
Anche per chi conosce la storia e già sa la risposta a queste domande, sarà comunque piacevole ripercorrere quest'epoca a suo modo grandiosa, che la felice penna di Valerio Massimo Manfredi ci permette di apprezzare in tutta la sua maestosità e in tutta la sua infida miseria.
Autore: Valerio Massimo Manfredi
Editore: Mondadori

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