12 marzo 2016

I cento libri che rendono più ricca la nostra vita

Ha senso fare una classifica dei libri più belli da leggere? O dei libri migliori di sempre?
Probabilmente no, perchè stilare una graduatoria presupporrebbe universalizzare una scala di valori e di preferenze che non corrisponde alla realtà, dato che ogni lettore ha il diritto di pensarla come vuole.
Di tutto ciò è convinto Piero Dorfles, giornalista e critico letterario e volto noto al pubblico per la sua partecipazione ad uno dei programmi tv più intelligenti di questi anni: "Per un pugno di libri", messo in onda su Rai3.
L'operazione che fa Dorfles in effetti è un'altra: mette in fila cento libri che rappresentano il substrato letterario di moltissimi di noi, il retroterra culturale in cui molti di noi siamo nati e cresciuti e che rappresenta la nostra formazione condivisa.
Certo, non è detto che gli italiani li abbiano letti tutti, questi cento libri. Anzi, sicuramente la maggior parte di noi ne ha letti solo qualcuno. Ma noi tutti li conosciamo, li abbiamo affrontati almeno una volta nella vita, li abbiamo incontrati, anche solo di "rimbalzo" o di sfuggita e, anche senza che ce ne fossimo accorti, sono entrati a far parte della nostra cultura, del nostro sapere e della nostra esperienza.
Sono libri che ci hanno insegnato (e ci insegnano) a capire meglio il mondo, a capire meglio gli altri e, in definitiva, a capire meglio noi stessi. Sia che parlino di avventure leggendarie, sia che trattino di mondi utopici e fantastici, sia che affrontino il caotico mondo dei sentimenti o la profonda insondabilità del nostro io, sono testi che fungono da guida, da bussola in un universo di pensiero altrimenti senza orientamento.
In definitiva lo scopo di Dorfles è proprio questo: farci capire che più letture abbiamo in comune, più ci sentiamo parte di una stessa umanità, più siamo in grado di condividere, di accettare, di mettere in comune saperi, esperienze e sistemi di riferimento.
Il che è tutt'altro che massificante, visto che gli strumenti per questa operazione (i cento libri, appunto) sono quanto di più ricco, variegato e sfaccettato ci possa essere nell'infinito panorama della conoscenza.
Non fanno parte di questa raccolta alcuni testi che sono così universali e immortali che vengono dati per scontati: chi fra di noi oserebbe pensare che la Divina Commedia o l'Eneide non fanno parte del nostro DNA culturale? Per tutto il resto, questa intelligente raccolta ci potrà essere sempre utile per "rendere più ricca la nostra vita".


  Autore Piero Dorfles


  Editore Garzanti

08 marzo 2016

Buchi nella sabbia

Pisa, nel 1901. Al Teatro Nuovo è in programma la messa in scena di "Tosca", la nuova opera di Giacomo Puccini, che tutti aspettano con ansia di ammirare e alla cui rappresentazione assisterà anche il nuovo Re d'Italia, Vittorio Emanuele III.
L'evento, di per sé mondano, non è però esente da rischi: pochi mesi prima l'anarchico Gaetano Bresci ha ucciso il Re Umbero I e i Regi Carabinieri sanno bene che garantire la sicurezza e l'incolumità del nuovo sovrano non è affar semplice, in una terra endemicamente anarchica e internazionalista com'è la Toscana nord-occidentale.
Anche perché la compagnia teatrale e operistica "Arcadia Nomade" è piena di personaggi di dubbia fedeltà alla Corona e anche i manovali che allestiscono la scenografia sono tutti Carraresi e, quindi, gente ribelle per indole e per natura.
Ma queste preoccupazioni non sono infondate: proprio durante la messa in scena dell'opera, ecco che il dramma si compie. Nell'ultima scena, il tenore che interpreta Cavaradossi, invece di essere fucilato per finta sulla terrazza di Castel Sant'Angelo, come vorrebbe il copione, cade morto davvero, ucciso da una vera arma da fuoco.
Il Re viene immediatamente protetto e scudato (cosa non difficile, visto che il Re è la metà di un Corazziere) e le indagini scattano serrate: sono stati gli anarchici rivoluzionari, magari ispirati da quel Giacomo Puccini, che oltre ad essere un artista ammirato in tutto il mondo è anche un uomo che non nasconde i suoi sentimenti irrisori per l'ordine costituito? Oppure è una manovra reazionaria e controrivoluzionaria ordita proprio per far ricadere la colpa sui più probabili sospetti?
O magari è un delitto senza nessun risvolto politico?
Sarà Ernesto Ragazzoni, giornalista de "La Stampa" (personaggio realmente esistito), tipo parecchio originale e insofferente ad ogni autorità, capace nella vita a fare solo "buchi nella sabbia", a capire la verità e a condividerla coi Carabinieri, portando alla luce ciò che davvero è stato: un vero e proprio "melodramma".
Dopo il successo del ciclo di romanzi gialli del "Bar Lume", Marco Malvaldi propone un nuovo giallo, di originale ambientazione storica, ma sempre raccontato col suo stile ironico, graffiante e mai banale che riesce ad appassionare e a rendere stimolante l'intreccio, senza dimenticare il poetico atto d'amore per l'opera lirica che l'autore mette in filigrana.
Un nuovo piccolo gioiello per un giallista fra i più divertenti ed originali dell'attuale panorama italiano.


  Autore Marco Malvaldi

  Editore Sellerio