30 aprile 2016

I misteri della montagna

Sulla copertina di questo libro, sotto al titolo, c'è scritto: "romanzo". In realtà non si tratta di un vero e proprio romanzo, ma di un diario scritto dall'autore, nel quale egli riversa i suoi pensieri, le sue riflessioni e i suoi sentimenti nei confronti della montagna, che pochi come lui conoscono.
E, in effetti, in questo libro non ci sono personaggi, non c'è trama, non c'è esito. C'è solo un protagonista, unico e onnipresente: la montagna, appunto.
Che molti considerano come qualcosa di "non vivo", come se fosse un agglomerato di rocce messe lì da lontanissimi fenomeni geologici e niente più.
Ma questo libro, questi "appunti" (di vita, più che di viaggio) raccontano un'altra realtà: quella di un ambiente non solo ricchissimo di vita (piante, animali, abitatori dei boschi più o meno visibili e leggendari), ma anche dinamico, mutevole e cangiante, a dispetto di tutti quei distratti osservatori che ne vedono solo l'immobile fissità.
Mauro Corona, quindi, ci invita a vivere la montagna con un atteggiamento più attento, più profondo, più intimo. Ad imparare ad ascoltare le voci del bosco, che continuamente sussurrano qualcosa che non è mai futile e banale; ad alzare ed abbassare lo sguardo perchè, sia verso l'alto che verso il suolo, c'è sempre qualcosa di impensato da scoprire e da imparare. A toccare la materia vivente che abita sulle vette, ad assaporarne i gusti, i profumi e gli odori che sono unici e vanno di pari passo con l'alternarsi cosmico delle stagioni, dei cicli vitali e, in una parola, della vita stessa.
Ma bisogna intendersi: la montagna non è il giardino dell'Eden, non è un luogo idilliaco, né consolante. Anzi, spesso è una matrigna dura, severa e perfino spietata. Da lei non ci si può aspettare compassione o perdono. Ma di sicuro ci si può aspettare sincerità, onestà, rispetto.
Caratteri, questi, che la montagna pretende anche dall'uomo che intende affrontarla vivendoci o frequentandola. E forse è per questo che solo poche persone ne sono veramente degni.
I misteri della montagna sono molti e atavici, così come i misteri dell'uomo. E non c'è speranza di scoprirli tutti, perché è proprio così che dev'essere. Ma solo il fatto di percepirli e di sentirne la presenza è la più grande lezione che la montagna ci dà, perché ci aiuta a conoscere meglio noi stessi.



  Autore Mauro Corona


  Editore Mondadori

23 aprile 2016

Gli anni di Firenze

Qualche anno fa, al cinema-teatro Odeon di Firenze, si svolse un ciclo di conferenze tenute da famosi storici sulla storia di Firenze e, in particolare, sugli anni topici che hanno segnato non solo i destini della città ma, per molti aspetti, anche quelli politici, culturali e di pensiero dell'umanità.
L'iniziativa raccolse un così ampio successo di pubblico che le nelle giornate delle conferenze la gente faceva la fila davanti all'entrata del teatro fin dalle 7 di mattina. Un successo inaspettato, dato che sul palco non si esibiva nessun cantante o attore, ma compassati studiosi impegnati a raccontare grandezze e miserie di una città unica al mondo.
Ma, si sa, i fiorentini sono visceralmente attaccati alla loro città, in un rapporto di amore-odio che deriva da secoli di tradizioni e di cultura e quando a parlarne sono persone non solo competenti, ma anche in grado anche di raccontare i fatti con uno stile diretto e incisivo (Franco Cardini, Adriano Prosperi, Alessandro Barbero, solo per citarne alcuni), ecco che l'evento diventa allo stesso tempo popolarissimo e "cult".
Ecco così che, per suggellare un'iniziativa così ampiamente apprezzata, l'editore Laterza ha pubblicato questo libro che raccoglie, appunto, i testi di quelle conferenze.
Si tratta di nove interventi che, in ordine cronologico, raccontano alcuni anni "simbolo" della città: si parte dal 1289 con la famosa battaglia di Campaldino alla quale partecipò anche Dante, per passare al 1478 con la celeberrima Congiura dei Pazzi a danno di Lorenzo e Giuliano de' Medici e al 1498 con il rogo di Savonarola. Poi è la volta del 1513, anno di pubblicazione del "Principe" di Machiavelli, del 1632, anno di pubblicazione del "Dialogo sopra i due massimi sistemi" di Galileo per arrivare al 1786, anno in cui il Granduca Pietro Leopoldo emana il Codice penale Leopoldino che, primo al mondo, abolisce la pena di morte. Si arriva infine all'Ottocento con Firenze Capitale (1864) e al Novecento con la pubblicazione della rivista avanguardista "La Voce" di Prezzolini (1908) che anticipa la nascita del movimento futurista, fino a Don Milani (1958) il cui insegnamento sociale è ancora oggi quanto mai attuale.
Insomma, una "cavalcata" lunga diversi secoli in cui a Firenze sono avvenuti fatti memorabili che hanno influenzato fortemente gli equilibri politici del tempo con conseguenze indelebili per la storia italiana ed europea. Ma anche anni in cui in città sono nate tendenze scientifiche, artistiche, culturali e di pensiero che sono alla base del patrimonio di conoscenza, di sapere e di valori che oggi ci appartiene.
In definitiva, alcuni scorci su una città talmente attiva, vivace e dinamica tanto che a volte sa farsi profondamente male da sola. Ma che altrettanto spesso è in grado di donare al genere umano grandiose conquiste intellettuali.



  AA.VV.


  Editore Laterza

16 aprile 2016

Il tesoro d'Italia

Che l'Italia sia il Paese più ricco di opere d'arte al mondo è un dato di fatto noto a tutti. Ma forse non tutti sanno che oltre al Colosseo, al David e alla Cappella Sistina, il nostro Paese ospita un'infinità di opere d'arte disseminate per tutta la penisola, spesso in piccoli borghi e fuori dagli itinerari più battuti che non hanno nulla da invidiare ai capolavori più famosi e che, soprattutto, testimoniano un genio artistico diffuso e una innata propensione al bello di eccezionale portata.
In questo libro Vittorio Sgarbi (che ovviamente non ha bisogno di nessuna presentazione) traccia un percorso che, partendo da poco dopo il Mille, arriva fino al Trecento, seguendo la produzione artistica, prima scultorea e poi soprattutto pittorica, che fiorisce in quei secoli in ogni angolo del nostro Paese.
E così scopriamo che prima ancora che in Toscana, anonimi pittori in altrettanto anonimi paesini della Val Padana già prefigurano un "linguaggio" nuovo nell'arte del dipingere che poco dopo sarà alla base della rivoluzione di Giotto, che imporrà universalmente un nuovo modo di rappresentare la realtà.
Così come in sparuti villaggi del Cilento si affacciano le opere di ignoti artisti che con stupefacente maestria raccolgono l'eredità di Wiligelmo e la reinterpretano in senso modernissimo e impensato.
E' difficile che il lettore, per quanto aduso alla materia, non resti felicemente sorpreso da questo florilegio di artisti e di capolavori, molti dei quali pochissimo noti, e non si faccia prendere dalla voglia di percorrere in lungo e in largo il nostro Paese solo per ammirare opere e tesori sparsi per ogni dove. Sgarbi addirittura stima che in Italia ogni 2 chilometri quadrati vi sia un'opera artistica di valore così rilevante che da sola meriterebbe un museo.
Ma il pregio di questo libro non è solo quello di raccontare e rammentare ai lettori italiani l'infinito tesoro che il loro Paese ospita. E' anche quello di far capire come da noi l'arte non sia mai stata concepita fine a sé stessa, ma come si sia inestricabilmente intrecciata con il fermento culturale, politico, religioso e sociale che ha animato per secoli il nostro Paese.
Ne è un chiaro esempio il rapporto fra Firenze e Siena: nel mentre i rispettivi governi si fanno la guerra senza troppi riguardi (l'Arbia colorato di rosso di dantesca memoria), in campo artistico una lotta non meno violenta avviene fra la scuola di Giotto e quella di Duccio, impegnate in un conflitto fra "progressisti" e "conservatori" che, proprio grazie alla sua veemenza e all'impulso di superarsi, ha permesso la creazione di capolavori assoluti.
Un libro, quindi, per scoprire i tesori che sono nascosti proprio accanto all'uscio di casa nostra e per avere a cuore il bello che i nostri "maggiori" hanno creato e che noi oggi dobbiamo ammirare, custodire e trasmettere ai nostri figli.



  Autore Vittorio Sgarbi


  Editore Bompiani

12 aprile 2016

I tre giorni di Pompei

Confesso di essere un grande ammiratore di Alberto Angela. I suoi programmi televisivi e i suoi libri sono sempre rigorosissimi dal punto di vista scientifico, storico e archeologico, eppure la sua divulgazione è efficace, immediata e diretta, senza nessun accademismo e senza nessuna piattezza didascalica.
Ne è un felice esempio questo libro, che racconta, in una sorta di count-down, gli ultimi tre giorni di Pompei dal punto di vista dei suoi abitanti. Gente vera, persone reali che hanno vissuto davvero quei fatidici tre giorni e che oggi, grazie agli studi e alle scoperte archeologiche, siamo in grado di capire e di comprendere.
Per merito di questo questo libro, dettagliatissimo e molto "umano", ci rendiamo conto che quella che ogni anno milioni di visitatori di tutto il mondo vengono a visitare, non è una "città-fantasma": è un luogo che ha avuto una ricchissima vitalità, dove migliaia di persone hanno vissuto, proprio come noi e che una fatalità della storia ci ha consegnato praticamente intatta, come se fosse la fotografia più antica della storia dell'uomo.
I pompeiani vengono descritti proprio com'erano: persone vere, affaccendate nelle loro attività quotidiane, ma perlopiù inconsapevoli del destino che li attendeva. Come del resto saremmo noi, pur con tutta la nostra tecnologia e il nostro progresso.
Come potevano, infatti, prevedere un'eruzione vulcanica della potenza distruttiva di 50mila bombe atomiche? Che quella dolce collina che oggi è il Vesuvio avrebbe creato una colonna di magma e materiale vulcanico alta 30 chilometri i cui fumi sarebbero arrivati fino alla Groenlandia? Che la geografia dei loro luoghi sarebbe stata stravolta per sempre?
Leggendo questo libro, oltre naturalmente a imparare molte cose, ci sentiamo umanamente spinti ad un sentimento di autentica solidarietà verso quelle persone, che ebbero la sventura di vivere quei giorni. I loro tentativi disperati di sfuggire ad un tragico destino ci commuovono e ci addolorano proprio come quando sentiamo al telegiornale o leggiamo su internet di un cataclisma che ha colpito una qualsiasi popolazione.
Ecco quindi che Pompei e i suoi abitanti non sono più un antico relitto della storia, lontano millenni. E' una città piena di gente come tutti noi oggi, tanto da sentirli quasi dei vicini di casa.
Un libro che ha la capacità di farci amare la storia facendocela sentire vicina, di farci amare il nostro patrimonio archeologico e culturale e che rafforzerà in molti lettori il senso di tutela e di ammirazione per i nostri preziosissimi beni culturali.



  Autore Alberto Angela


  Editore Rizzoli