24 settembre 2016

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

Cinque amici, due maschi e tre femmine, vivono il periodo del liceo in perfetta amicizia, uniti da una comunanza di interessi che li rende un gruppo davvero affiatato.
Ma poi, senza nessuna ragione esplicita, uno di loro, Tazaki Tsukuru, viene estromesso dalla compagnia e per sedici anni non vede e non sente più nessuno di loro, restando isolato in una profonda solitudine.
Il libro è il racconto di questi sedici anni: un vero e proprio pellegrinaggio del protagonista che passa da un primo periodo di cupa e tetra depressione, ad un faticoso ritorno alla vita, sempre però venato da una sofferenza di fondo che resta presente continuamente a causa dell'irrisolto motivo della fine di un'amicizia fraterna.
Murakami racconta, con il suo meraviglioso stile di scrittura, questa discesa agli Inferi, questa caduta dentro il ventre della balena (a voler fare un paragone con la biblica storia di Giona) e poi la lenta e accidentata strada per il recupero di un barlume di normalità interiore, così difficile da riconquistare.
Un percorso in "scala di grigi", senza colori, che contrasta nettamente con il periodo dell'adolescenza, così luminoso e felice.
Per riportare sprazzi di colore nella vita del protagonista, sarà provvidenziale l'incontro con una ragazza che, benché anch'essa non priva di ombre, lo incoraggerà ad una svolta finale, in grado di restituire alla vita di Tsukuru una parte di quella luce che era andata perduta.
Non tutti i nodi vengono sciolti, perché la vita spesso non lo consente e il passato non si può cambiare. Però è necessario ritrovare un nuovo punto d'equilibrio che, seppur lontano dall'Eden giovanile, sia la nuova forma di un'esistenza degna di essere vissuta.
Il tono intimista e misterioso della prosa di Murakami affascina e conquista ancora una volta. La perfezione del linguaggio e dei particolari esalta ogni sfumatura di colore e di "incolore" e rende la storia meravigliosamente bella.
Un racconto agile e snello, ma anche (come tutte le opere di Murakami) un'opera letteraria di grande valore.

  Autore Haruki Murakami


  Editore Einaudi

17 settembre 2016

L'uomo che metteva in ordine il mondo

Ove è un 59enne solitario, rimasto vedovo, che abita nella tranquilla periferia di una città svedese.
A vederlo da fuori ha proprio un caratteraccio: è un maniaco del rispetto delle regole, soprattutto quelle condominiali, tanto da condurre quotidiane ispezioni mattutine negli spazi comuni onde contestare eventuali violazioni; disprezza tutti coloro che guidano un'auto che non sia una Saab (peggio ancora se tedesca o giapponese); non riesce a capacitarsi di come certa gente conduca la propria vita in maniera sregolata e illogica e sia incapace di usare un banalissimo attrezzo di lavoro.
Per questo, e per il profondo dolore che lo accompagna da quando ha perso la sua amata moglie Sonja, si è rinchiuso in una ermetica solitudine e, ritenendo che la sua vita non abbia più un senso e uno scopo, è fermamente deciso a farla finita.
Ma nei suoi giorni irrigiditi e grigi, nel mentre appronta gli strumenti per il suo liberatorio suicidio, ecco irrompere l'imprevedibilità: una nuova famiglia di vicini, tanto caotica quanto travolgente che lascia allibito Ove per la spregiudicatezza con la quale improvvisano la propria vita, ma che allo stesso tempo non lo possono lasciare indifferente rispetto a questo fatto nuovo della vita.
Da quel momento, piano piano si sovrappongono tutta una serie di eventi che, se da un lato irritano Ove per la loro imprevedibilità (che per lui rasenta l'inconcepibilità), dall'altro cominciano a dare un senso alla sua vita, che forse non vale la pena di troncare bruscamente ma che invece ha ancora qualche utilità per qualcuno.
Romanzo molto piacevole, a tratti davvero divertente, ma allo stesso tempo con una sua profondità di pensiero che invita anche a riflettere sul "menage" della nostra vita quotidiana, che a volte ci propone svolte inaspettate in grado di mettere positivamente in discussione le nostre certezze.
Di fronte al tipico filone "noir" che contraddistingue molti scrittori nordici attuali, questo romanzo è una felice eccezione che merita di essere apprezzata.

  Autore Fredrik Backman


  Editore Mondadori

10 settembre 2016

La scuola cattolica

Questo è un libro che vale la pena di leggere.
Che ci sia una "pena" nel leggerlo è evidente, visto che si tratta di 1300 pagine, sicuramente tante anche per i lettori più abituati. Ma la "fatica" è compensata da un racconto che è così ampio e così pervasivo da suscitare l'attenzione e l'interesse di qualunque lettore.
La storia parte dal ritaglio di un'epoca: quella in cui l'autore frequenta la scuola cattolica privata "San Leone Magno" di Roma a cavallo fra gli anni '60 e '70 e lì vive tutto il periodo dell'adolescenza, in compagnia di alunni alcuni dei quali saranno poi i protagonisti del delitto del Circeo, episodio criminale che mise in luce l'efferatezza di una generazione, tanto da rappresentare il simbolo di quel "cuore nero" della borghesia romana dell'epoca.
Com'è stato possibile che, partendo da un'educazione rigidamente religiosa e fondata sulla più stretta morale cattolica, siano poi scaturiti assassini, criminali e teppisti è una domanda che l'autore rende palese fin dal principio, ma alla quale non dà una risposta: racconta il vissuto di quegli studenti (lui compreso) in quegli anni e in quell'ambiente e ciò è quanto basta per comprendere l'humus in cui la pianta della "peggio gioventù" ha germogliato.
Il libro, quindi, non è la cronoca di un delitto, ma un racconto che cerca di far capire come una generazione di ragazzi abbia potuto rendersi protagonista di episodi tanto macabri.
Lo stile di scrittura di Albinati è molto vario: a volte il racconto sembra un diario, anche se manca ogni ordine temporale alle cose. Altre volte è un ininterrotto flusso di coscienza con inabissamenti sulla più caotica psicologia adolescenziale, quanto mai familiare ad ognuno di noi. Altre volte, infine, sembra uno scritto di "Confessioni" dove l'autore stesso riversa i propri pensieri, a volte alti e ampi, altre volte gretti e miseri.
In definitiva, anche se si tratta comunque di un romanzo, l'autore fa trasparire una costante onestà intellettuale in tutto ciò che racconta che rende il tutto molto vicino a noi.
Ad Albinati, inoltre, non manca la capacità di un uso sapiente nell'ironia, sia nel descrivere i suoi compagni di classe, sia gli insegnanti (preti o laici) sia anche sé stesso, rendendo i personaggi quanto mai credibili.
Un libro, quindi, che racconta a modo suo un'epoca che vale la "pena" di conoscere.
Vincitore, non per caso, del Premio Strega 2016.

  Autore Edoardo Albinati


  Editore Rizzoli

03 settembre 2016

Theoria

Fabrizio Guarducci è un esperto in Comunicazione ed è convinto della necessità di un ritorno al linguaggio originario, sfrondato dalle pesantezze non solo stilistiche ma soprattutto concettuali che si sono accumulate durante i secoli e che sono diventate strumento di potere e di sopruso.
Questo "ritorno alle origini" nelle modalità espressive dell'uomo è, secondo l'autore, necessario anche in campo spirituale.
Un ambito che oggi viene per lo più ignorato e al limite considerato alla stregua di una favola ma che, invece, ha bisogno di essere recuperato nella sua essenza perchè, e di questo è convinto l'autore, rappresenta la parte più vera e più autentica di ogni persona.
Questo libro presenta il percorso di ricerca, di approfondimento e anche di scoperta compiuto dall'autore, spaziando tra vari campi del sapere, superando le barriere che ogni "religiosità" impone. E infatti, il libro non parla di "religione" ma semmai di "divino". Di più: anziché parlarne, Guarducci cerca di farlo percepire al lettore, indicando percorsi e suggerendo sentieri in grado di risvegliare un sincero interesse, al di là e oltre ogni "dogma" autoritativo.
Nel farlo, l'autore non manca di presentare esempi di esperienze concretamente vissute da personalità speciali: Meister Eckhart, Margherita Porete o Simone Weil, sono infatti esempi di mistici che testimoniano una diretta esperienza dello Spirito. Ma anche comunità come i Catari nel Medioevo rappresentano l'incarnazione di una idea sovra-religiosa che, seppur temporaneamente, è riuscita a realizzarsi.
In definitiva il libro rappresenta il percorso di crescita interiore che l'autore offre ai lettori. Senza nessuna pretesa di proselitismo o di ammaestramento, viene presentato a chi legge un breve ma denso "corpus" di spunti, occasioni di riflessione e idee che probabilmente possono suscitare nel lettore un interesse non banale verso un aspetto della propria vita troppo spesso ignorato o trascurato, ossia la spiritualità.

  Autore Fabrizio Guarducci


  Editore Rubbettino