10 settembre 2016

La scuola cattolica

Questo è un libro che vale la pena di leggere.
Che ci sia una "pena" nel leggerlo è evidente, visto che si tratta di 1300 pagine, sicuramente tante anche per i lettori più abituati. Ma la "fatica" è compensata da un racconto che è così ampio e così pervasivo da suscitare l'attenzione e l'interesse di qualunque lettore.
La storia parte dal ritaglio di un'epoca: quella in cui l'autore frequenta la scuola cattolica privata "San Leone Magno" di Roma a cavallo fra gli anni '60 e '70 e lì vive tutto il periodo dell'adolescenza, in compagnia di alunni alcuni dei quali saranno poi i protagonisti del delitto del Circeo, episodio criminale che mise in luce l'efferatezza di una generazione, tanto da rappresentare il simbolo di quel "cuore nero" della borghesia romana dell'epoca.
Com'è stato possibile che, partendo da un'educazione rigidamente religiosa e fondata sulla più stretta morale cattolica, siano poi scaturiti assassini, criminali e teppisti è una domanda che l'autore rende palese fin dal principio, ma alla quale non dà una risposta: racconta il vissuto di quegli studenti (lui compreso) in quegli anni e in quell'ambiente e ciò è quanto basta per comprendere l'humus in cui la pianta della "peggio gioventù" ha germogliato.
Il libro, quindi, non è la cronoca di un delitto, ma un racconto che cerca di far capire come una generazione di ragazzi abbia potuto rendersi protagonista di episodi tanto macabri.
Lo stile di scrittura di Albinati è molto vario: a volte il racconto sembra un diario, anche se manca ogni ordine temporale alle cose. Altre volte è un ininterrotto flusso di coscienza con inabissamenti sulla più caotica psicologia adolescenziale, quanto mai familiare ad ognuno di noi. Altre volte, infine, sembra uno scritto di "Confessioni" dove l'autore stesso riversa i propri pensieri, a volte alti e ampi, altre volte gretti e miseri.
In definitiva, anche se si tratta comunque di un romanzo, l'autore fa trasparire una costante onestà intellettuale in tutto ciò che racconta che rende il tutto molto vicino a noi.
Ad Albinati, inoltre, non manca la capacità di un uso sapiente nell'ironia, sia nel descrivere i suoi compagni di classe, sia gli insegnanti (preti o laici) sia anche sé stesso, rendendo i personaggi quanto mai credibili.
Un libro, quindi, che racconta a modo suo un'epoca che vale la "pena" di conoscere.
Vincitore, non per caso, del Premio Strega 2016.

  Autore Edoardo Albinati


  Editore Rizzoli

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