In questo blog è già stata pubblicata una breve recensione del libro di Marco Pastonesi dedicato a Gino Bartali e ai suoi "diavoli", ossia a coloro che condivisero con lui gli anni, le gare e le fatiche di un periodo eroico del ciclismo e dello sport.
Ma Pastonesi aveva pubblicato in precedenza un altro libro, dedicato al "Campionissimo", l'uomo che più di ogni altro simboleggia quel medesimo periodo di sport e di sentimento popolare, così fortemente radicato nell'immaginario collettivo degli italiani.
E il libro dedicato a Coppi, in realtà è dedicato ai suoi "angeli", cioè a quei corridori che, allo stesso modo dei "diavoli" di Bartali, ebbero la ventura di vivere in quegli stessi anni il periodo d'oro del ciclismo.
Gente forte, rude, indomita. Ma anche generosa, fraterna e di gran cuore.
Gente che amava Coppi. E lo amavano non solo quei corridori di cui lui era il capitano, ma anche quelli che correvano per altre squadre, ma che ne riconoscevano e ne ammiravano l'insuperabile talento.
Gente che ha continuato ad amarlo anche quando il Campionissimo è morto, lasciando un vuoto improvviso e incolmabile nei cuori di milioni di italiani e che i suoi "angeli" hanno continuato a ricordare, negli anni e nei decenni, affinché la sua memoria si perpetuasse immutata.
Ecco quindi che colui che già da vivo era divenuto leggenda per le sue straordinarie vittorie e per le sue memorabili imprese, quando prematuramente lasciò questo mondo, abbandonò il ruolo di leggenda per diventare vero e proprio mito, anche grazie a tutti quei corridori che popolano questo libro e che direttamente o indirettamente contribuirono ad innalzarlo a tale onore.
E così come nel libro dedicato a Bartali si percepisce continuamente l'inestricabile presenza di Coppi come suo "alter-ego", in questo libro le parti sono invertite: ovunque si parla di Coppi, ma aleggia sempre la presenza di Bartali in ogni racconto e in ogni ricordo.
Perché gli Dei hanno voluto che Coppi e Bartali calcassero insieme, negli stessi anni, le medesime polverose strade di questo mondo in sella alle loro biciclette.
E coloro che hanno assistito a questo prodigio sono eternamente testimoni di un evento epico ed epocale che resterà per sempre nella memoria non solo sportiva degli italiani.
Autore Marco Pastonesi
Editore Ediciclo
Siamo nel 1314 e sono passati oramai sette anni da quando il Re di Francia Filippo il Bello ha scatenato la sua offensiva contro l'Ordine dei Templari, cancellandolo dalla storia.
Nelle prigioni di Parigi è ancora rinchiuso l'ultimo Gran Maestro, che è in procinto di essere condotto al patibolo per bruciare sul rogo come eretico, mentre tutti i cavalieri sono stati arrestati e uccisi.
Anche nel resto d'Europa vengono perseguitati e braccati dai solerti inquisitori domenicani.
E tutto per impossessarsi del loro leggendario tesoro, che non si sa bene in cosa consista, ma di cui tutti vogliono appropriarsi, primo fra tutti il Re di Francia.
Ma è poi vero che tutti i cavalieri sono stati catturati?
Certo, l'Ordine è stato soppresso con tanto di bolla papale, ma qualcuno dei suoi adepti è ancora in circolazione.
La storia prende l'avvio da Tempelhof, la città che poi diventerà Berlino, dove un cavaliere che per tutti quegli anni si è finto mercante e che vive presso quella che era stata la commenda templare, manda a chiamare in ogni angolo d'Europa altri sei suoi confratelli che, per sfuggire alla condanna, hanno trovato riparo in luoghi lontani e remoti.
C'è chi è emigrato in Scozia, chi si è unito ai Cavalieri Teutonici, chi vive nelle Fiandre e anche chi, sfidando ogni prudenza e cautela, continua a vivere a Parigi.
Quando ricevono la chiamata, tutti si mettono in viaggio per ritrovarsi a Tempelhof, dove il vero e unico tesoro dei Templari dovrà essere salvato affinché non cada nelle bramose mani dell'Inquisizione.
Solo questi sette cavalieri possono portare a termine la missione. Solo loro, tutti insieme, possono riuscirci.
Il cammino sarà per tutti difficile e molto pericoloso. Ma lo scopo ne varrà la pena.
Apprezzabile la ricostruzione storica dell'autore, che, nel creare una storia di fantasia, si basa per una buona parte su fatti realmente accaduti e personaggi realmente esistiti.
Condivisibile anche la rappresentazione dell'animo templare: a differenza dei banali luoghi comuni che li vogliono ora santi, ora eretici, in questo romanzo i sette protagonisti vengono presentati come guerrieri certamente indomiti, ma anche carichi di debolezze e contraddizioni, come tutti gli uomini del tempo.
Una lettura piacevole, consigliabile a chi ama i romanzi storici e, in particolar modo, l'epopea templare.
Autore Guido Dieckmann
Editore Newton Compton