22 luglio 2017

Nel guscio

La penna di Ian McEwan, uno dei più apprezzati scrittori contemporanei, ci regala questo breve racconto che forse, nelle intenzioni dell'autore, è poco più di un "divertimento", ma scritto con una tale capacità e a volte perfino sontuosità da farlo comunque diventare un piccolo capolavoro.
Si tratta di un thriller e ci sono tutti gli elementi tipici del caso: un delitto, l'arma, il movente. E ovviamente la vittima, i carnefici e il detective.
Ma l'intuizione fortemente innovativa di McEwan è che la storia viene raccontata dal feto oramai arrivato quasi al termine del periodo di gestazione nel grembo di sua madre Trudy, una bella e spregiudicata donna londinese.
Il nascituro è quindi l'io narrante della storia e dal suo punto di osservazione (si fa per dire) percepisce quello che accade nel mondo circostante e lo elabora dal suo punto di vista.
I pensieri, le emozioni e le ricostruzioni che fa di ciò che percepisce sono sorprendenti.
Da un lato egli si trova "in prima fila" in tutti gli accadimenti della storia e tutto ciò che sua madre fa, dice o sente, lo sente anche lui, ma dall'altro non ha nessuna possibilità di intervento perché dal grembo della madre non ha possibilità di comunicazione con l'esterno, se non con qualche piccolo calcetto del tutto inadatto a cambiare lo scorrere degli eventi.
Ecco quindi che egli diventa, suo malgrado, testimone di un delitto nel quale è coinvolta la madre, che per questo egli odia e ama allo stesso tempo, in un viluppo di sentimenti contrastanti e inestricabili.
La sua consapevolezza del mondo "di fuori" è frammentaria, parziale e mediata. Però sufficiente per sviluppare una coscienza, un pensiero, un'idea.
E anche per elaborare strategie di reazione agli eventi catastrofici in cui si trova catapultato.
Ad esempio la vendetta. Che però, per essere davvero efficace ed inesorabile, deve essere sospesa in una ineffabile esitazione.
Il plot del racconto si ispira, nemmeno troppo velatamente, all'Amleto shakespeariano, riprendendone i tratti caratteristici: i conflitti familiari, gli odi e gli amori, le trame e le vendette.
E soprattutto la sottile oscillazione fra l'essere e il non essere, significativamente rappresentata dal nascituro che si trova nella delicata linea di confine fra il venire al mondo e il non esistere.
Un romanzo che non lascia indifferenti e che offre molti spunti di riflessione, oltre al puro piacere di una prosa di altissimo livello.

 

  Autore Ian McEwan


  Editore Einaudi

08 luglio 2017

Una perfetta sconosciuta

Alice è la figlia di un facoltoso ed influente padre, ma vuole trovare da sola la propria occasione di lavoro, nella convinzione che è meglio essere protagonisti del proprio destino.
Ecco quindi che intercetta una insperata opportunità: diventare direttrice di un atelier d'arte di prossima apertura.
Sembra l'occasione perfetta e infatti Alice ne è più che entusiasta. Si getta con piena energia nell'impresa e l'inaugurazione della galleria, con la prima mostra d'arte, fa scalpore.
Però presto la cosa si rivela diversa da com'era apparsa.
Nel volgere di pochi giorni, anzi di poche ore, Alice si ritrova ad essere al centro di un intrigo in cui colui che fino a pochi giorni prima era il suo "mentore", colui che l'aveva reclutata ed assunta, viene ucciso e si scopre che non era nemmeno chi diceva di essere.
Così come la sua amica di fitness, che da intima confidente si scopre essere una connivente delle oscure trame in cui Alice è coinvolta.
Alice quindi si trova catapultata in una realtà nella quale non sa più decidere chi sia chi: anche nei confronti di suo padre e suo fratello si addensano inquietanti interrogativi, così come nei confronti dell'avvocato amico di famiglia, fino al punto di essere lei stessa a mettersi radicalmente in dubbio: quella fotografia in cui lei bacia il suo "capo" non lascia adito a dubbi. Eppure lei non ha memoria di averlo mai baciato...
Possibile che tutte le persone che Alice pensava di conoscere, in realtà stiano mentendo e siano diverse da come lei le ha sempre credute? Possibile che anche lei stessa sia diversa da come ha sempre creduto d'essere?
Con la polizia alle calcagna, serrata da indizi che appaiono sempre più gravi e concordanti contro di lei, Alice non ha altre via di salvezza che fuggire in compagnia di un ex agente dell'FBI "fuori dal coro" che, unico fra tutti, è in grado di notare piccole incongruenze nel castello accusatorio e scorgere una possibile, per quanto remota, verità: quella giusta.
Romanzo pieno di colpi di scena e di suspence. Un thriller psicologico strutturato in maniera convincente che riesce a tenere alta la tensione narrativa e che non delude le aspettative.

 

  Autore Alafair Burke


  Editore Piemme