19 agosto 2017

Il Giro d'Italia

Quest'anno il "Giro d'Italia" ha festeggiato la centesima edizione.
Da quella prima volta, nel 1909, quando un gruppo di giornalisti della "Gazzetta dello Sport" decise di organizzare (con molta approssimazione) una corsa ciclistica dalle tappe disumane, è passato più di un secolo, ma il fascino e della "Corsa Rosa" non ha fatto che aumentare, anche quando ha attraversato momenti bui e difficili per il ciclismo mondiale.
Merito di un insieme di cose.
Prima di tutto della bicicletta, che è sempre stato e rimane uno sport enormemente popolare, perché non c'è bambino al mondo che non ami la sua prima biciclettina come farebbe un adulto con una Maserati.
Merito del nostro Paese che con i suoi paesaggi meravigliosi, i suoi stupendi litorali, le sue campagne dolci e delicate, le sue montagne immense e ripidissime e le sue città piene di arte e di storia non può che affascinare chiunque lo percorra: sia in sella ad una bici, sia come spettatore.
E merito di campioni leggendari che in queste cento edizioni del "Giro" hanno scritto la storia sportiva del nostro Paese (e non solo quella sportiva): dalla supremazia assoluta di Binda (che gli organizzatori del "Giro" arrivarono a pagare purché non partecipasse alla corsa per manifesta superiorità), alla dualità Coppi-Bartali che ha segnato un'epoca e che resterà per sempre nell'immaginario collettivo di un'intera Nazione. Dalla incredibile bravura di Gimondi, costretto ad apparire come "eterno secondo" per aver avuto la sventura di incrociare le ruote con il "Cannibale" Merckx, all'antagonismo Moser-Saronni, abissalmente distanti sia sulla bici che fuori.
Per finire all'ultimo eroe del "Giro", quell'indimenticato Marco Pantani, capace di colpire al cuore milioni di appassionati con la sua sfolgorante potenza di scalatore, e poi consegnato al mito con la complicità di un destino drammatico e tragico.
Ma il "Giro" continua ad essere un appuntamento irrinunciabile per tutti coloro che amano lo sport fatto di passione, eroismo e resistenza alle avversità. E anche quando le oscure nebbie del doping hanno inquinato questo sport, rischiando di distruggerlo, il fascino della "Corsa Rosa" ha saputo avere la meglio, continuando ad appassionare ciclisti, spettatori, tifosi.
Parola di Colin O'Brien, giornalista e scrittore irlandese, innamorato pazzo del nostro Paese e del nostro "Giro d'Italia".
 

  Autore Colin O'Brien


  Editore Mondadori

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