Da questi precetti antidiluviani deriva la radicata avversione della tradizione ebraico-cristiana rispetto all'uso dei tatuaggi, tanto che nei secoli "marchiare" la pelle di un uomo era sinonimo d'infamia.
Fortunatamente le culture evolvono (anche se spesso con molta fatica) e al giorno d'oggi tale pratica è così accettata e diffusa che oramai avere la pelle immacolata vuol dire essere dei tipi controcorrente!
Partendo da questo spunto che può essere definito "antropologico", Mariano Sabatini costruisce un intenso e piacevole romanzo "noir" nel quale l'assassino seriale si compiace a scuoiare le sue vittime per arricchire la sua macabra collezione di lembi di pelle umana tatuati.
Le indagini sono difficili e il maggiore dei Carabinieri Walter Sgrò, titolare dell'inchiesta, chiede un aiuto "fuori dalle righe" a Leonardo Malinverno, giornalista dallo spiccato fiuto investigativo e dal grande intuito.
Prende così il via una indagine parallela a quella ufficiale, dove Leonardo si addentra in una realtà quanto mai scabrosa, in una Roma asfissiata dalla calura estiva, ma comunque abitata da tanta gente, alcuna davvero inquietante.
L'indagine condurrà Leonardo a portare alla luce bassezze e infamie, non solo dell'assassino, ma anche di persone considerate "normali", come lo stesso maggiore Sgrò e infine anche di sé stesso. Perché ogni discesa agli inferi dell'umana natura non può che lasciare un marchio indelebile anche in chi compie la discesa.
Un romanzo con un ottimo intreccio narrativo, avvincente ed intrigante, nel quale sia i protagonisti che i personaggi di contorno sono abilmente tratteggiati, tanto da renderne perfettamente intuibile il profilo psicologico.
Una lettura a volte cruda, come si conviene ad un "noir", ma che colpisce e non stanca mai.
Autore Mariano Sabatini
Editore Salani

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