28 settembre 2019

Documenti, prego

E' notte. Su un'autostrada del nord Italia, un'auto si ferma in un autogrill. Ne scendono tre passeggeri: sono colleghi che lavorano in una grande azienda e che hanno appena concluso un importante incontro di lavoro.
Sulla via di casa decidono di fermarsi qualche minuto per una sosta e un caffè.
Mentre sono al banco del bar, compare un tipo molto compìto e formale che, rivolto ad uno di loro, chiede molto gentilmente di esibire i documenti "per un semplice controllo".
Il passeggero non capisce bene chi sia costui né per quale motivo lo interroghi. Forse dipende da come hanno parcheggiato l'auto nell'ampio posteggio dell'autogrill?
Ma il dialogo, che parrebbe all'inizio vertere su qualcosa di irrilevante, si fa via via sempre più criptico e surreale, tanto che il protagonista (colui a cui il tipo misterioso ha chiesto i documenti) perde progressivamente la cognizione della realtà. Tutto appare talmente impossibile da sembrare ridicolo. Se non fosse tremendamente inquietante.
Il seguito è un vortice discendente verso un abisso dove dopo ogni "porta" che chiude un ciclo, invece che apparire una soluzione, si precipita in un nuovo gorgo psicologico dal quale non pare esserci via d'uscita.
Senza più distinguere il sogno dalla realtà, senza più confini tra la vita reale e il delirio di una mente distorta, il protagonista (e il lettore con lui) percorre un'esperienza straniante e inquietante, che non lascia indifferenti.
Con una abilità narrativa che fa venire in mente il "Processo" di Kafka, Andrea Vitali scrive un romanzo efficace, dove la tensione psicologica del protagonista è palpabile e presente anche nel lettore, che assiste al dispiegarsi delle spire di un meccanismo giudiziario in sé ineccepibile, efficiente e che sembra "a misura d'uomo", ma che invece si dimostra implacabile e annichilente.
Un romanzo, a tratti anche divertente (perché il confine fra dramma e farsa è fin troppo labile) che è anche una metafora sul significato della parola "giustizia", così spesso abusata in ogni contesto da costringerci ad interrogarci sul suo senso più profondo.

Autore: Andrea Vitali

Editore: Einaudi

14 settembre 2019

Quel fascista di Pansa

Quando nel 2003 uscì nelle librerie "Il sangue dei vinti", nemmeno il suo autore si immaginava che avrebbe riscosso un così grande successo di vendite. E che allo stesso tempo, avrebbe sollevato un vero e proprio polverone, innescando anche reazioni viscerali da una parte e dall'altra.
Com'è noto, l'argomento era fra i più ostici per un intellettuale "di sinistra": raccontare i delitti e le nefandezze dei partigiani contro i "repubblichini" di Salò dopo il 25 aprile, cioè quando l'Italia era già stata liberata e non c'era più ragione di proseguire una guerra civile che, invece, di fatto continuò con una serie di vendette e di "regolamenti di conti" senza onore.
Oggi Giampaolo Pansa ripercorre quella storia, sia ricordando la nascita del suo libro più famoso, sia pubblicando tutta una serie di testimonianze che in questi quindici anni ha ricevuto, dopo la pubblicazione de "Il sangue dei vinti". Alcune che esprimono apprezzamento per il suo lavoro intellettualmente onesto e rigoroso; altre che invece lo disprezzano per aver osato mettere gravemente in discussione il primato morale della Resistenza, valore assoluto da non contestare, né sottoporre a critica.
In realtà, a parte le posizioni aprioristiche emerse in questi anni, da una parte e dall'altra, alcune delle quali francamente ridicole per la loro strumentalità, ciò che colpisce sono le lettere che Pansa ha ricevuto, e che in questo libro vengono pubblicate, da parte di persone che non sono "ideologi" di professione, ma che vivono la loro vita nel silenzio e nel lavoro quotidiano ma che conservano nella memoria ricordi familiari di cui hanno trovato riscontro nelle pagine de "Il sangue dei vinti".
Persone che senza nessuna appariscenza e senza nessuna propaganda, hanno mantenuto dentro di sé ricordi dolorosi vissuti in prima persona e che hanno voluto testimoniare all'autore la loro verità che per molti aspetti si sovrappone e coincide con quella raccontata da Pansa.
Al di là degli schieramenti e delle appartenenze, si tratta di un riconoscimento sul lavoro intellettualmente onesto e scevro da pregiudizi compiuto dall'autore e che, sol per questo, merita grande rispetto.


  Autore Giampaolo Pansa


  Editore Rizzoli