14 settembre 2019

Quel fascista di Pansa

Quando nel 2003 uscì nelle librerie "Il sangue dei vinti", nemmeno il suo autore si immaginava che avrebbe riscosso un così grande successo di vendite. E che allo stesso tempo, avrebbe sollevato un vero e proprio polverone, innescando anche reazioni viscerali da una parte e dall'altra.
Com'è noto, l'argomento era fra i più ostici per un intellettuale "di sinistra": raccontare i delitti e le nefandezze dei partigiani contro i "repubblichini" di Salò dopo il 25 aprile, cioè quando l'Italia era già stata liberata e non c'era più ragione di proseguire una guerra civile che, invece, di fatto continuò con una serie di vendette e di "regolamenti di conti" senza onore.
Oggi Giampaolo Pansa ripercorre quella storia, sia ricordando la nascita del suo libro più famoso, sia pubblicando tutta una serie di testimonianze che in questi quindici anni ha ricevuto, dopo la pubblicazione de "Il sangue dei vinti". Alcune che esprimono apprezzamento per il suo lavoro intellettualmente onesto e rigoroso; altre che invece lo disprezzano per aver osato mettere gravemente in discussione il primato morale della Resistenza, valore assoluto da non contestare, né sottoporre a critica.
In realtà, a parte le posizioni aprioristiche emerse in questi anni, da una parte e dall'altra, alcune delle quali francamente ridicole per la loro strumentalità, ciò che colpisce sono le lettere che Pansa ha ricevuto, e che in questo libro vengono pubblicate, da parte di persone che non sono "ideologi" di professione, ma che vivono la loro vita nel silenzio e nel lavoro quotidiano ma che conservano nella memoria ricordi familiari di cui hanno trovato riscontro nelle pagine de "Il sangue dei vinti".
Persone che senza nessuna appariscenza e senza nessuna propaganda, hanno mantenuto dentro di sé ricordi dolorosi vissuti in prima persona e che hanno voluto testimoniare all'autore la loro verità che per molti aspetti si sovrappone e coincide con quella raccontata da Pansa.
Al di là degli schieramenti e delle appartenenze, si tratta di un riconoscimento sul lavoro intellettualmente onesto e scevro da pregiudizi compiuto dall'autore e che, sol per questo, merita grande rispetto.


  Autore Giampaolo Pansa


  Editore Rizzoli

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