Yuval Noah Harari è un giovane storico che insegna all'Università Ebraica di Gerusalemme, ma i suoi interessi non si limitano alla storia sic et simpliciter ma riguardano anche i rapporti fra storia dell'umanità e biologia, nell'arco dell'evoluzione della specie.
Ne è un efficace esempio il saggio in questione, pubblicato nel 2014 e presto diventato un best-seller internazionale.
Con un linguaggio molto fluido, privo di inutili tecnicismi e a volte tagliente come una lama, l'autore dispiega la storia del genere umano, partendo dalle varie specie di Homo presenti sul pianeta Terra circa centomila anni fa, per arrivare ai giorni nostri, dove l'unica specie di Homo rimasta (il Sapiens, cioè noi) è diventata "padrona e signora" del pianeta e di tutte le altre specie viventi.
Com'è potuto accadere tutto questo? Cosa aveva (e cosa ha) il Sapiens più di tutte le altre specie di Homo? E più di tutte le altre specie viventi? Perché non si sono evolute nello stesso modo le scimmie, le lucciole e le meduse? Quale ruolo ha avuto la transizione da uomini cacciatori-raccoglitori a uomini agricoltori-allevatori?
La risposta di Harari a questi interrogativi sta nella capacità di astrazione che ha il nostro cervello e che non si ritrova (perlomeno in pari livello) in nessun'altra specie vivente.
Con qualche esempio emblematico, l'autore richiama l'attenzione del lettore sul fatto che noi siamo gli unici animali che possono parlare di cose che non esistono se non nella nostra immaginazione: dio, la religione, le leggi, i diritti umani, il denaro. Solo noi crediamo a queste cose, nessun altro animale ci crede. Non riusciremo mai a convincere una scimmia a venderci la sua banana in cambio di soldi, così come non la convinceremo mai a darci la sua banana promettendole dopo la morte il paradiso delle scimmie, dove avrà banane a volontà. Le scimmie non credono in queste fantasie. Noi sì. E queste fantasie e astrazioni, condivise da migliaia di esseri umani con atti di fede incomprensibili dal punto di vista razionale, sono state fondamentali per creare collettività, stati, regni, imperi che nel corso della storia hanno fatto sì che il genere umano cooperasse per raggiungere livelli evolutivi mai visti.
Con questo tono, diretto e senza troppe parafrasi, e procedendo lungo una strada lastricata di ferrea logica dialettica, l'autore arriva a conclusioni (o ipotesi di conclusioni) tanto scioccanti quanto cristalline per la loro coerenza argomentativa, conducendo il lettore a domandarsi quanta parte della sua vita sia dominata da fantasie e credenze e quanto invece sia ancorata alla realtà fisica e biologica dell'esistere.
E soprattutto a domandarsi se, arrivati al giorno d'oggi, si sia più "padroni" o "schiavi" della nostra vita, rispetto ai nostri antenati di centomila anni fa. Meglio essere animali o dèi?
Autore Yuval Noah Harari; Editore Bompiani
Interessante giallo-thriller, quello di Michael Crane, con ambientazione storica nella Praga del 1787, seconda città dell'Impero Asburgico dopo Vienna e centro di fittissimi intrecci culturali, politici e sociali, nonché luogo dove il magico e l'esoterico sono ancora fortemente presenti e legati ambiguamente alle idee illuministe che stanno ampiamente dilagando in Europa.
Il protagonista è l'investigatore Karl Maria Von Weber, capo del Consiglio di Giustizia, arrivato da poco in città e subito alle prese con una efferata serie di delitti contro persone diversissime per ceto sociale e condizione economica ma legate, nella mente dell'assassino, da un enigmatico filo conduttore simboleggiato dalle inesplicabili pagine di quello che poi verrà chiamato "Manoscritto Voynich", il libro più misterioso esistente al mondo e che (ancora oggi) nessuno è mai riuscito a leggere.
La storia viene raccontata come una sceneggiatura teatrale, suddivisa in tre atti, con un crescendo di avvenimenti, scoperte, fallimenti e cambi di scena che tengono alta la tensione nel lettore e contribuiscono alla buona riuscita del romanzo.
L'accuratezza storica è ben rispettata soprattutto per quanto riguarda il destino del famoso "Manoscritto Voynich", mentre per altre descrizioni cede il passo alle licenze letterarie dell'autore.
Particolarmente interessanti i profili tracciati di alcuni personaggi famosi presenti sulla scena degli eventi: il raffinato e spregiudicato Casanova, il librettista d'opera Da Ponte, ma soprattutto e primo fra tutti, Wolfgang Amadeus Mozart, il cui genio musicale suscita ammirazione e meraviglia, ma anche invidie e odii, tando da farne il bersaglio principale della catena di omicidi. L'uomo è pieno di debolezze e di mediocrità caratteriali (cosa probabilmente rispondente al vero), ma la sua musica sembra proprio la voce di Dio resa udibile agli umani e nessuno ne può rimanere indifferente: né chi lo ammira, né chi lo detesta.
Il finale è inaspettato (come dev'essere in un buon giallo), anche se sembra un po' affrettato e avrebbe forse meritato qualche pagina in più.
Nel complesso una godibile lettura, utile anche per suscitare la curiosità del lettore sui soggetti principali del racconto: la fascinosa città di Praga, l'inarrivabile talento di Mozart e l'indecifrabile mistero del "Voynich".
Autore Michael Crane, Editore Piemme
Non è un caso che Haruki Murakami sia stato per diversi anni uno dei candidati favoriti per il Nobel della Letteratura. I suoi romanzi riescono ad essere intimamente profondi, a scandagliare l'animo umano fin nei suoi più oscuri recessi, anche se la scrittura sembra sfiorare la superficie delle cose, grazie ad una leggerezza compositiva che proprio tramite questo contrasto (leggerezza-durezza) esprime un senso estetico di vera bellezza.
Ne è un esempio 1Q84, un romanzo in tre libri, che narra le vicende di Aomame, una killer professionista a caccia di uomini violentatori e di Tengo, un giovane insegnante di matematica con la passione della scrittura, che esprime al meglio come ghost-writer.
I due protagonisti vivono in mondi paralleli: uno è il Giappone del "normale" 1984, l'altro è lo stesso luogo nel tempo parallelo del 1Q84. I due mondi sono fra loro difficilmente distinguibili: il 1Q84 sembra assolutamente "normale" salvo alcune incongruenze, la più evidente delle quali è la presenza, nel cielo notturno, di una seconda luna bruna.
Di tutto ciò è efficace simbolo il titolo del romanzo, in quanto la lettera Q in giapponese ha la stessa pronuncia del numero 9. Diversi, quindi, ma molto vicini.
Le vicende dei due protagonisti si intrecciano e per molto tempo si sfiorano, ma sembra che non possano entrare in contatto, quasi come quelle teorie degli universi "a brane", secondo le quali i mondi sono atomicamente vicini, senza però avere mai la possibilità di stabilire un collegamento fra loro.
Però la storia di Aomame e Tengo evolve verso un incontro e poi finalmente verso una "soluzione" che, secondo l'autore, è possibile e realizzabile solo grazie all'Amore, unico vero strumento e mezzo di salvezza per l'uomo.
La scrittura dell'autore è come nel suo stile: soffice, pacata, morbida, anche quando i temi trattati sono brutali, come ad esempio la violenza sulle donne.
Il tutto restituisce al lettore l'immagine di un mondo sognato che, come ogni sogno, è popolato di soggetti e fatti perfettamente verosimili, accanto a soggetti e fatti paradossali, incongrui e impossibili. Una dimensione onirica che ci parla molto da vicino e che esprime sensazioni e percezioni solitamente molto difficili da esprimere con le parole perché allentano i confini della realtà percettiva debordando in spazi immaginari.
Inoltre non si può non apprezzare l'occhio attento e affidabile dello scrittore nel descrivere la profonda anima del Giappone: una terra che ha del magico (e per questo permette la convivenza con l'inverosimile) e i cui figli portano dentro di sé le consuetudini mentali di un popolo millenario accanto alle nevrotiche insicurezze della contemporaneità.
Da leggere, quindi, anche solo per intuire (e amare) quel vastissimo deposito di sapienza che è la cultura giapponese.
Autore Haruki Murakami; Editore Einaudi
Il libro raccoglie la trilogia che comprende "Imperator: l'ultimo eroe di Roma antica", "Gli ultimi fuochi dell'Impero Romano" e "476 A.D. L'ultimo Imperatore" qui riuniti nella loro naturale consecuzione cronologica.
Ne risulta un lungo racconto (più di 1300 pagine) che si dispiega per un ampio periodo storico fra i meno conosciuti dal grande pubblico, che va dalla seconda metà del IV secolo fino alla fine del V.
Infatti, al di là della fatidica data del 476 dopo Cristo, che segna la caduta dell'Impero d'Occidente, spesso restano sconosciuti gli avvenimenti storici, politici, sociali e religiosi che permearono gli ultimi anni dell'Impero.
Il merito dell'autore, quindi, è proprio quello di addentrarsi, con accuratezza nell'uso delle fonti e con capacità nell'uso letterario, nella descrizione di un periodo che viceversa offre numerosi spunti di interesse e anche di riflessione, soprattutto in relazione alle odierne vicende della nostra società occidentale.
Sì perché quei secoli videro il prepotente emergere di quei fattori di disgregazione che per molto tempo il sistema imperiale era riuscito a contenere e controllare, ma che poi tracimarono in tutto il loro deflagrante impeto.
L'esempio più clamoroso è il rapporto con le popolazioni barbariche. Accordi di "mutua fratellanza" si alternano continuamente con cruenti conflitti, in un equilibrio instabile che inevitabilmente conduce alla perdita del controllo, da parte dell'amministrazione imperiale, di buona parte delle province occidentali.
Ma anche il rapporto con il sempre più forte potere della Chiesa non è facile. L'impero non riesce più a far valere il suo potere temporale (iniziano i dissidi per la nomina dei vescovi) e la Chiesa approfitta del suo crescente potere di attrazione delle masse (oramai senza quasi più tutela) e punta all'evangelizzazione dei popoli barbarici.
Infine, e questo è il motivo più forte di disgregazione, i notabili dell'impero sono sempre più attenti alle loro personali fortune private che non alle esigenze dello Stato: egoismo, corruzione e vantaggi personali predominano oramai largamente, indebolendo mortalmente le strutture amministrative, politiche e giuridiche che per secoli avevano assicurato il funzionamento di quel grandioso edificio che era lo Stato Romano.
Forse è proprio la perdita del senso dello Stato e il disinteresse per la tutela del bene pubblico che condanna a morte l'Impero d'Occidente.
Insomma un racconto ben scritto, la cui indubbia mole può essere affrontata dal lettore se solo ha voglia di ascoltare la narrazione di una lunga e importante pagina della nostra storia, spesso misconosciuta.
Unica nota che non convince appieno è l'uso che fa lo scrittore dei toponimi moderni per aiutare il lettore nell'individuazione dei luoghi descritti. Intento apprezzabile, ma che stona alquanto, come ad esempio allorché utilizza il nome di "Orleans" per designare l'omonima città della Gallia, invece che un molto più autentico "Aureliana". Ecco, "Orleans" detto da un legato romano del V secolo ha un che di irrimediabilmente artificioso...
Autore Giulio Castelli; Editore Newton Compton
Romanzo non facile, tutt'altro che banale, ma che riesce a coinvolgere e ad appassionare il lettore che quasi certamente avrà voglia di concludere la lettura delle circa seicento pagine di cui si compone il libro.
Merito di una scrittura abilissima, con la quale l'autore riesce a rendere molto efficacemente il tono del tempo narrato. Infatti il romanzo si articola in sei storie diverse, che all'apparenza sembrano indipendenti fra loro, salvo poi percepire che sono tutte intrecciate l'una con l'altra, legate da collegamenti invisibili, talvolta anche incomprensibili, ma che osservate nell'insieme, danno forma ad una trama che sorvola il tempo e lo spazio.
Sì, perché le sei storie si svolgono in tempi diversi e in luoghi diversi e qui sta l'abilità dello scrittore nell'adeguare il linguaggio parlato all'epoca del singolo racconto: dal fraseggio anticamente ottocentesco, al dialogo creato per un immaginario remoto futuro.
L'intreccio fra le sei storie non osserva la classica consecutività "causa-effetto", che normalmente consideriamo lineare secondo la tradizionale "freccia del tempo". Mutuando liberamente idee tipiche delle culture estremo orientali (come quelle della rinascita) e applicando arbitrariamente concetti di fisica delle particelle (come l'entanglement quantistico), l'autore arriva ad intessere un racconto globale dove la dimensione temporale e spaziale si dilata, si accorcia e si ripiega su sé stessa a seconda delle azioni umane.
"Con ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro", "Esistiamo in quanto siamo percepiti", "Apparteniamo ad una rete insieme agli altri e ciò che facciamo si riverbera per l'eternità". Questi alcuni dei principi contenuti nel "Verbo di Sonmi-451", uno dei sei racconti, quello più distopico, che serve a far luce anche sulle altre vicende narrate, in altri tempi e altri luoghi.
Anche il film, successivamente girato dai fratelli Wachowski e da Tim Tykwer, è un raro esempio di una pellicola fedele all'opera letteraria sottostante: può essere a tratti disorientante, ma nel complesso senz'altro efficace.
E' difficile tracciare un "Atlante delle Nuvole". Sono oggetti sfuggenti e dalle geometrie non lineari. Proprio come la vita umana. E forse l'unico modo che abbiamo per comprendere ed esprimere questo disegno è la musica di un pianoforte...
Autore: David Mitchell; Editore Frassinelli
Il collettivo di scrittori bolognesi "Wu Ming" torna ad occuparsi di Storia, quella con la S maiuscola.
Lo scenario è la Rivoluzione Francese, più precisamente il periodo del Terrore, che viene raccontato con una visuale "dal basso", cioè da persone del popolo che quella Rivoluzione l'hanno fatta davvero: la donna che di mestiere fa la sarta, l'attore di teatro in disgrazia che s'improvvisa vendicatore solitario, l'onesto medico che si deve districare in una professione a quel tempo al confine fra la stregoneria medievale e la scienza illuminata. E come antagonista un nobile perfettamente reazionario che si propone di creare un'armata di combattenti inconscienti e, quindi, assolutamente perfetti come controrivoluzionari.
Sullo sfondo transitano le icone immortali dei personaggi famosi: Marat, il difensore del popolo, Robespierre, l'avvocato di provincia e Danton, l'ideologo della Repubblica. Ed eventi epocali come il ghigliottinamento del Re, accadimento tanto inconcepibile quanto ovvio.
Ma l'epica degli avvenimenti, destinata a distruggere un mondo per crearne uno nuovo, la fa la gente comune, che con il suo vissuto quotidiano rende minimalista un quadro che altrimenti sarebbe grandioso in modo scontato.
Un modo sapiente di costruire il racconto che, ovviamente, getta più di un motivo di raffronto e di rilettura con il nostro mondo di oggi, nato da quei giorni tremendamente eroici, ma che rischia di perderne la morale. Un esempio su tutti: i parigini conoscono Voltaire a menadito. A significare che una rivoluzione sociale, per essere effettivamente efficace, deve essere preceduta da una rivoluzione culturale.
Autore Wu Ming; Editore Einaudi
La capacità narrativa di Baricco è ben nota e questo ultimo romanzo non fa che confermarla. Il racconto è soffice, quasi etereo, anche quando si immerge in descrizioni di passioni forti e scabrose.
La cifra stilistica è quella di un autore perfettamente in grado di trasmettere al lettore il senso dei sentimenti, delle emozioni e dei pensieri che agitano i protagonisti della storia. Che parlano ora in prima persona, ora in terza persona, con un alternarsi di "immersioni" e di visioni d'insieme, quasi a suggerire la necessità di alternare i punti di vista per comprendere appieno il senso delle cose.
I protagonisti non hanno nome ma vengono identificati solo con la figura retorica: il Padre, il Figlio, la Madre, la Sposa, tutti sempre indicati con l'iniziale maiuscola.
Sembra quasi che il nome proprio avrebbe irrimediabilmente distrutto, annegandola nel particolare, la descrizione di un mondo che è l'universo in cui vivono i protagonisti i quali, come nel racconto evangelico, assurgono a termini assoluti delle umane vicende.
Il Padre, infatti, è il creatore (o demiurgo) del suo universo; la Madre vi è capitata senza volerlo; il Figlio si è perso nel mondo, salvo poi risorgere nell'ultimo giorno per riprendere con sé la Sposa oramai naufraga ai margini della degradazione, efficace immagine di un'umanità che abbisogna di salvezza.
Chissà se l'autore aveva in mente questa prospettiva, oppure è solo opera del lettore? Ognuno sia libero di far cadere l'accento dove preferisce...
Autore: Alessandro Baricco; Editore Feltrinelli
Si tratta di un ottimo strumento di consultazione, per di più scritto con tono piacevolmente brillante che ne agevola molto la lettura.
Indispensabili i suggerimenti, gli spunti e gli approfondimenti. Ma soprattutto risulta fondamentale la chiarezza espositiva delle regole grammaticali, che dovrebbero appartenere al bagaglio culturale di ognuno, sia quando si deve scrivere in tono formale, sia quando la scrittura è meno sorvegliata.
Preziosi, anche solo per appagare una semplice curiosità culturale, i frequenti accenni all'origine etimologica di alcuni termini, alla loro declinazione nei vari dialetti regionali e alla loro "fortuna" storica.
Infine vi si trovano consigli davvero utilissimi per la scrittura in quest'epoca ad "alta informatizzazione". Finalmente qualcuno che ci spiega come si scrive "email": senza trattino!
Consigliatissimo, non solo per gli studenti, ma per tutti coloro che hanno a cuore la lingua italiana, sono affascinati dalle sue regole e dalle sue mirabili eccezioni, ma in fondo a tutto ne scorgono la bellezza formale e sostanziale, come di sinfonica armonia.
Un atto d'amore per la lingua del Paese "dove il sì suona".
Autore Elisabetta Perini; Editore Giunti