23 settembre 2015

Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità


Yuval Noah Harari è un giovane storico che insegna all'Università Ebraica di Gerusalemme, ma i suoi interessi non si limitano alla storia sic et simpliciter ma riguardano anche i rapporti fra storia dell'umanità e biologia, nell'arco dell'evoluzione della specie.
Ne è un efficace esempio il saggio in questione, pubblicato nel 2014 e presto diventato un best-seller internazionale.
Con un linguaggio molto fluido, privo di inutili tecnicismi e a volte tagliente come una lama, l'autore dispiega la storia del genere umano, partendo dalle varie specie di Homo presenti sul pianeta Terra circa centomila anni fa, per arrivare ai giorni nostri, dove l'unica specie di Homo rimasta (il Sapiens, cioè noi) è diventata "padrona e signora" del pianeta e di tutte le altre specie viventi.
Com'è potuto accadere tutto questo? Cosa aveva (e cosa ha) il Sapiens più di tutte le altre specie di Homo? E più di tutte le altre specie viventi? Perché non si sono evolute nello stesso modo le scimmie, le lucciole e le meduse? Quale ruolo ha avuto la transizione da uomini cacciatori-raccoglitori a uomini agricoltori-allevatori?
La risposta di Harari a questi interrogativi sta nella capacità di astrazione che ha il nostro cervello e che non si ritrova (perlomeno in pari livello) in nessun'altra specie vivente.
Con qualche esempio emblematico, l'autore richiama l'attenzione del lettore sul fatto che noi siamo gli unici animali che possono parlare di cose che non esistono se non nella nostra immaginazione: dio, la religione, le leggi, i diritti umani, il denaro. Solo noi crediamo a queste cose, nessun altro animale ci crede. Non riusciremo mai a convincere una scimmia a venderci la sua banana in cambio di soldi, così come non la convinceremo mai a darci la sua banana promettendole dopo la morte il paradiso delle scimmie, dove avrà banane a volontà. Le scimmie non credono in queste fantasie. Noi sì. E queste fantasie e astrazioni, condivise da migliaia di esseri umani con atti di fede incomprensibili dal punto di vista razionale, sono state fondamentali per creare collettività, stati, regni, imperi che nel corso della storia hanno fatto sì che il genere umano cooperasse per raggiungere livelli evolutivi mai visti.
Con questo tono, diretto e senza troppe parafrasi, e procedendo lungo una strada lastricata di ferrea logica dialettica, l'autore arriva a conclusioni (o ipotesi di conclusioni) tanto scioccanti quanto cristalline per la loro coerenza argomentativa, conducendo il lettore a domandarsi quanta parte della sua vita sia dominata da fantasie e credenze e quanto invece sia ancorata alla realtà fisica e biologica dell'esistere.
E soprattutto a domandarsi se, arrivati al giorno d'oggi, si sia più "padroni" o "schiavi" della nostra vita, rispetto ai nostri antenati di centomila anni fa. Meglio essere animali o dèi?

Autore Yuval Noah Harari; Editore Bompiani

Nessun commento:

Posta un commento