08 ottobre 2015

Il mio nome è Nessuno. L'oracolo

Si tratta della ripubblicazione del romanzo "L'oracolo", uscito nel 1990, che oggi viene riproposto come ideale conclusione della saga su Ulisse che Manfredi aveva aperto con "Il giuramento" a cui poi era seguito "Il ritorno".
Valerio Massimo Manfredi non ha bisogno di particolari presentazioni: autore molto noto per i suoi romanzi di ambientazione storica, ricercatore e archeologo, nonché documentarista televisivo, nei suoi libri mette sempre la sua profonda conoscenza storica e archeologica, che espone con la felice fluidità del romanziere, in modo da appassionare il lettore e, a volte, anche a farlo innamorare.
Non fa eccezione anche quest'ultima pubblicazione (o meglio: ripubblicazione) che, a differenza dei due precedenti libri della saga, ambientati nei tempi antichi, trova la sua collocazione temporale ai giorni nostri.
Vi si narra la storia di alcuni studenti che negli anni '70 si trovano coinvolti nelle sommosse e nelle repressioni che agitarono la Grecia, dove poi tornano anni dopo per risolvere un enigma connesso ad un misterioso antico reperto: un vaso sul quale è raffigurato l'ultimo viaggio di Ulisse, quello ai confini del mondo.
Infatti l'idea cardine del racconto trae spunto proprio dal famoso canto XI dell'Odissea, quello della discesa di Ulisse nell'Ade, dove l'indovino Tiresia predice all'eroe un suo ultimo viaggio ai confini del mondo, verso un luogo dove gli abitanti "non conoscono il mare, non mangiano cibi conditi di sale e non sanno cosa siano le navi e i remi". Di quest'ultimo viaggio di Ulisse, però, non si sa nulla, perché l'Odissea non ne fa più cenno.
Molti poeti e scrittori hanno immaginato questo viaggio sconosciuto, da Pascoli a D'Annunzio a Joyce e ne hanno raccontato la loro personale idealizzazione. In questo libro lo fa anche Manfredi, in forma ovviamente romanzata, unendo brillantemente elementi di mistery con il giallo e con il thriller.
Il protagonista assoluto resta sempre lui, Ulisse, un eroe il cui mito attraversa i millenni e che resta sempre attuale, anche per noi lettori del XXI secolo. Gli eroi più antichi, come Giasone e Teseo, avevano nelle vene stille di sangue divino e le loro imprese erano gesta da semi-dèi. Ulisse no. E' interamente uomo e tutto ciò che fa e che pensa, nel bene e nel male, è profondamente umano. Per questo lo sentiamo tanto vicino a noi.
E il suo ultimo viaggio, quello più remoto, più misterioso e più impossibile, lo può intraprendere solo lui. E noi con lui.

Autore Valerio Massimo Manfredi; Editore Mondadori

Nessun commento:

Posta un commento