14 maggio 2016

La cartella del professore

"In città ho sempre l'impressione di essere sola, ma, se facessi attenzione, scoprirei di essere circondata da tante forme di vita".
Basterebbe questa riflessione della protagonista, che fa mentalmente durante una gita nei boschi, per comprendere la "sonorità" di questo romanzo: un timbro leggero, lieve, mai greve, attento alle piccole cose della vita.
L'autrice, infatti, incentra la sua attenzione sugli aspetti minuti della quotidianità, quelli che spesso passano inosservati, ma che a volte sono gli unici che possono dare senso ad una vita altrimenti condannata ad una irrimediabile solitudine.
Il tutto secondo lo spirito tipico giapponese, per molti versi molto distante dal modo di pensare occidentale, abituati come siamo all'etica dell'azione, e quindi così lontani dalla mentalità estremo-orientale, ancora oggi fedele all'antica etica della contemplazione.
La storia racconta del rapporto fra una donna quasi quarantenne che, a distanza di anni, incontra il suo ex insegnante di giapponese del liceo, oramai settantenne, e con lui stabilisce una sorta di relazione, fatta di incontri casuali assolutamente platonici, dialoghi semplici ma allo stesso tempo molto intimi, riflessioni ordinarie ma proprio per questo spesso profonde e sentimentalmente impegnative.
I due sono accomunati da una identica condizione sociale e mentale: la solitudine, che entrambi intendono come una loro endemica caratteristica personale, che come tale accettano, ma che forse vorrebbero anche essere in grado di superare.
Le atmosfere sono spesso poetiche, dolci ed eleganti e riecheggiano lo stile letterario tipico degli Haiku, i famosi componimenti in versi della letteratura nipponica. Così come l'approccio dei protagonisti alle dinamiche della vita è spesso molto Zen, con rimandi continui ai rapporti fra l'uomo e la natura, intesa sia come sorgente dei fenomeni più soverchianti (come le tempeste), sia come generatrice di vita in forme variabilissime e spesso infinitesimali (come gli insetti).
E tali manifestazioni naturali condizionano fortemente l'essenza degli individui e il movimento dei loro sentimenti, nella consapevolezza che gli esseri umani altro non sono che parte di questo immenso gioco cosmico chiamato vita.
Un romanzo che, per la sua delicatezza, è da leggere in una stagione mite: l'autunno o la primavera, a seconda della predisposizione interiore del lettore.


  Autore Hiromi Kawakami


  Editore Einaudi

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