A prima vista, tutti sappiamo cos'è il tempo. O perlomeno pensiamo di saperlo. Di sicuro ne abbiamo un'esperienza diretta, costante e onnipresente. E questo ci fa sembrare che interrogarsi sul tempo sia azione da filosofi più che da scienziati.
Ma in verità il tempo è molto più misterioso di quanto si pensi e ad un esame attento la sua vera natura appare sempre più sfuggente (sic!). E quindi è giusto dare la parola alla scienza per sapere cosa ha da dire in proposito.
Carlo Rovelli ci ricorda che l'idea del tempo newtoniano, che scorre fisso e immutabile come una costante universale, è falsa. Einstein ce l'ha dimostrato ampiamente, dando la prova che il tempo cambia sia in relazione ai corpi e alle loro masse, sia in relazione alla velocità. Il tempo quindi non è una costante, ma una variabile che dipende dal punto di vista.
Ma non è tutto.
Anche lo spazio-tempo di Einstein (perché le due dimensioni sono in realtà una) non è così liscio e così piano come un telo di gomma. E' infinitamente increspato e poliedrico, se lo si va a guardare nell'infinitamente piccolo come ci insegna la meccanica quantistica.
Ed ecco che si arriva a scoprire che alle frontiere estreme della discesa nell'abisso dell'esistente, fra le particelle elementari, in realtà il tempo non esiste. La fisica quantistica può fare benissimo a meno della variabile "tempo" nelle sue equazioni e i risultati matematici sono esattamente gli stessi se la freccia va a destra o a sinistra nell'ordine del tempo.
Ma come mai se la Natura a livelli supermicroscopici ignora il tempo, poi a livello macroscopico ce lo fa sentire così presente e reale? Com'è possibile che il passato, il presente e il futuro che tutti noi sperimentiamo ogni istante della nostra vita, in realtà non esistono nelle particelle e negli atomi dell'universo (noi compresi)?
La risposta è che forse il tempo non è qualcosa di connaturato alla realtà delle cose, ma piuttosto è qualcosa che ha a che fare con noi, col nostro modo di percepire il mondo che ci circonda, con la struttura di pensiero che il nostro cervello ha creato in milioni di anni di evoluzione.
Una fantasia quindi? Nemmeno. Piuttosto un esercizio di approssimazione che la nostra cognizione usa per comprendere il mondo.
Il libro, come riconosce lo stesso autore, in certi passaggi è piuttosto ostico per i non addetti ai lavori. Ma sono solo alcuni capitoli, che comunque è interessante affrontare anche solo per mettersi alla prova. Per il resto le spiegazioni sono molto comprensibili e ci forniscono l'idea che in definitiva il tempo è un grandissimo mistero del quale molto sappiamo ma molto resta da sapere.
Autore Carlo Rovelli
Editore Adelphi
















