La "rivoluzione digitale", come adesso viene chiamata, era già cominciata diversi anni prima, a partire dagli anni '70, ma solo negli anni '80 alcuni strumenti informatici erano diventati di uso piuttosto comune, come ad esempio i videogiochi da bar. Negli anni '90 si assiste al decollo della telefonia mobile ma sarà solo il primo iPhone a fare da spartiacque fra un mondo dove il prodotto tecnologico era ancora considerato qualcosa di "alieno" e "non domestico" e il mondo successivo dove il dispositivo tecnologico diventerà talmente familiare da venir considerato una parte di sé, un'estensione naturale del corpo umano.
Sì perché l'iPhone racchiuse in sé per la prima volta le potenzialità di un computer fatto apposta per stare nel palmo di una mano e dove tutto poteva essere comandato con il tocco di un dito. In pratica Steve Jobs dimostrò al mondo che la "rivoluzione digitale" era arrivata ad un punto di svolta: era alla portata di tutti, per tutti e soprattutto era facile, semplice e tremendamente divertente.
Ecco perché questo saggio si intitola "The Game": perché tutto nasce dall'idea che sta alla base della "rivoluzione digitale" che è il divertimento, il gioco, la semplicità di azioni e gesti. L'informatica, da una disciplina esoterica confinata nei laboratori e riservata ai "cervelloni", diventa un prodotto di consumo, fruibile da tutti in maniera immediata, fluida e per giunta simpatica. Un evento di "democrazia sociale" difficilmente riscontrabile nella storia umana, che ha portato alla delegittimazione delle elite da sempre in possesso della conoscenza (in ogni campo del sapere) e in cambio ha messo a disposizione di tutto e per tutti.
Ma questo progresso tecnologico e questo cambiamento culturale è proprio così “luminoso” oppure nasconde zone d’ombra che sarebbe bene conoscere? E in tal caso, cosa fare per gestirle?
L'analisi del fenomeno e della portata antropologica e psicologica che ha avuto e sta avendo sul genere umano è il motivo di questo saggio dove l'autore, con la finezza, l'acutezza e l'intelligenza che lo contraddistingue, delinea un percorso, traccia dei sentieri, individua dei punti nodali e li interpreta per comprendere meglio cosa stiamo diventando e come ci stiamo evolvendo nel nostro rapporto col mondo, con gli altri e con noi stessi grazie (o a causa) della rivoluzione digitale.
Baricco sottolinea gli aspetti critici del fenomeno, ma evidenzia anche i grandi vantaggi, non solo pratici ma anche ideali, del mondo nuovo, che un grande merito ce l’ha di sicuro: rendere impossibili le catastrofi del Novecento. Sí perché i paradigmi ideologici che nel bene, ma soprattutto nel male, hanno contraddistinto il secolo scorso, con le sue due guerre mondiali, oggi nell’epoca della “rivoluzione digitale” sono concettualmente impossibili.
Ciò si rileva nella differenza abissale fra il pensiero dei nativi "analogici" novecenteschi (con tutte le loro "antiche" categorie mentali) e i nativi "digitali", la cui visione del mondo è profondamente diversa e non incasellabile nelle categorie di pensiero "antico".
Il mondo è cambiato. Noi siamo cambiati. E non si torna indietro.
Dovrebbero capirlo, prima di tutto, i genitori dei "millenials", cui questo libro è dedicato.
Autore Alessandro Baricco
Editore Einaudi

















