18 dicembre 2021

Due vite

Quando Francesco Piccolo ha candidato questo libro al Premio Strega 2021 ha fornito questa motivazione: "Due vite è la storia di tre amici: Emanuele Trevi che racconta Rocco Carbone e Pia Pera, due scrittori scomparsi troppo giovani. Racconta delle sconfitte e delle euforie, dei litigi e dei gesti indimenticabili, delle notti romane; e parla del dolore di averli persi. Questo libro è il modo di tenerli vicini, anche se il tempo che passa cerca di allontanarli. Le storie, la memoria, la riflessione, le divagazioni e la distrazione – sono tutte caratteristiche della scrittura di Trevi, e della sua capacità di tirarci dentro un tempo e un luogo che non pensavamo ci riguardasse così tanto. Due vite di Emanuele Trevi è un libro capace di trasformare l’intimità e la malinconia in letteratura, rendendole universali e avvicinandole alle vite di tutti. Ed è un libro che non assomiglia a nessun altro".

Questo basterebbe a far incuriosire il potenziale lettore, spingendolo ad immergersi nella lettura. E di sicuro non ne rimarrebbe deluso.

Infatti le aspettative sono ampiamente ripagate: lo stile narrativo intimo, confidenziale e così vicino, ci permette di entrare in sintonia con i tre protagonisti, facendoceli conoscere così bene che ci sembra di averli conosciuti da sempre, condividendone gli slanci, le passioni, le cadute e le rinascite. E facendoci percepire la malinconia della distanza e della perdita, come quando la viviamo per persone che abbiamo realmente conosciuto e che ci sono state portate via (o le abbiamo lasciate andar via).

E' proprio vero che quando sentimenti così profondi, così umani, così familiari a tutti noi riescono a venire raccontati e descritti così bene, pur nella loro ideale semplicità, si è di fronte a vera letteratura, ossia a qualcosa che è capace di superare i confini della biografia e della critica per entrare nella narrativa che abbatte ogni distanza.

Una lettura, quindi, da non perdere perché ci permette di conoscere le vite di tre persone che, sebbene mai incontrate nella nostra vita, alla fine ci rendiamo conto essere più prossime di quanto avremmo mai pensato.

Autore: Emanuele Trevi

Editore: Neri Pozza

04 dicembre 2021

I racconti

Valerio Massimo Manfredi è un autore molto conosciuto sia dai lettori che dai telespettatori. La sua conoscenza dell'archeologia e della storia e la sua capacità di divulgatore gli hanno permesso di comporre romanzi di ambientazione storica molto accurati e allo stesso tempo di grande successo e di condurre trasmissioni televisive appassionanti e istruttive.

La presente edizione curata da Mondadori raccoglie una serie di brevi racconti che sono diversi dai romanzi a cui Manfredi ci ha abituato. In questi ultimi infatti il protagonista è quasi sempre un personaggio storico di grande spessore. Si pensi alla trilogia dedicata ad Alessandro Magno e ai romanzi dedicati ad Ulisse.

Questi racconti, invece, non hanno un protagonista famoso, ma nascono dal punto di vista della gente comune. Sono le persone di tutti i giorni che si trovano a vivere eventi epocali e che raccontano i fatti della loro vita: ai margini dei "grandi", ma assolutamente dentro gli eventi.

Si tratta di racconti ambientati in diverse epoche storiche che vanno dall'antica Grecia, a Roma, ai secoli successivi, fino ai giorni nostri. Dalla calata dei Longobardi in Italia alla guerra in Iraq, sono tanti gli spunti per raccontare qualcosa di storicamente memorabile per come l'ha vissuto la gente comune, nel momento in cui gli eventi accadono.

Sebbene scritti in momenti diversi e senz'altro con diverse ispirazioni, hanno quindi in comune un filo conduttore: un qualche evento di grande impatto storico, immaginato come lo avrebbe visto e vissuto una persona dell'epoca, sul momento.

Per chi apprezza il lavoro di Manfredi, quindi, si tratta di una raccolta da non perdere, ricca di spunti e di stimoli fatti apposta per chi ama la storia in tutte le sue declinazioni.

Autore: Valerio Massimo Manfredi

Editore: Mondadori

20 novembre 2021

La polvere del mondo

In un momento come quello attuale in cui le cronache quotidiane ci raccontano dell'Afghanistan e dei Paesi confinanti come mondi alieni, abitati da genti con le quali la nostra cultura occidentale trova impossibile ogni comprensione, forse non è inutile leggere questo libro.

Si tratta di un puro e semplice diario di viaggio che l'autore ha compiuto nel 1953 in compagnia dell'artista Thierry Vernet. Partendo dalla Francia, il diario racconta i sei mesi di viaggio attraverso i Balcani, la Turchia, la Persia (a quell'epoca l'Iran si chiamava ancora col nome antico), l'Afghanistan, fino ai confini dell'India.

Ciò che sorprende (e da qui il titolo del libro) è il senso di "polvere" che si respira ad ogni pagina del libro: si tratta della polvere che siamo abituati a conoscere quando una cosa viene usata più e più volte, fino a diventare consumata e consunta. Il viaggio raccontato da Bouvier ha proprio questo aspetto: consuma e perfino sfalda le sovrastrutture mentali e di pensiero del viaggiatore.

Tutto ciò è l'opposto del nostro modo corrente di intendere un viaggio. Ci sembra normale "arricchirci" dai posti che vediamo, dalle esperienze esotiche che facciamo, dalle persone che conosciamo. Siamo convinti che rientrando da un viaggio siamo più "ricchi", accresciuti di conoscenza e di esperienza. In effetti molto spesso è così. Ma Bouvier affronta il viaggio con spirito diverso. Invece di "arricchirsi", si "spoglia" e con questo si libera. Via le sovrastrutture mentali, via le categorie di pensiero, via i pregiudizi, i preconcetti e le solide convinzioni. Ecco allora che il viaggio rappresenta l'opportunità di apprezzare la genuinità della scoperta delle culture "aliene", nella sua intima purezza. Una genuinità e una purezza che in fondo è anche quella che cerchiamo dentro di noi perché, come si usa dire, ogni viaggio è in fondo un percorso verso l'intimità di noi stessi.

Paolo Rumiz, uno che di viaggi se ne intende, ha detto che questo libro è perfetto perché taglia fuori tutto il superfluo e rimane solo ciò che è essenziale. Quindi importante. Quindi necessario.

Forse questo diario di quasi settant'anni fa ha qualcosa da dire ancor'oggi. Per capire gli altri e per capire soprattutto noi stessi.

Autore: Nicolas Bouvier

Editore: Feltrinelli

06 novembre 2021

La primavera perfetta

Luca Fanti è un uomo che ha fatto fortuna. In qualità di manager di suo fratello Olli, campione di ciclismo, si è inserito nel "circo" mondiale di questo sport e con abilità e capacità è riuscito a negoziare contratti importanti per il fratello che procurano ad ambedue ottimi compensi e percentuali, tanto da condurre, sia l'uno che l'altro, una vita più che agiata.

Ma se Olli è interamente dedito al suo sport, che pratica con ascetica devozione, senza alcuna distrazione e con maniacale attenzione alle sue prestazioni fisiche e mentali, Luca si sente talmente sicuro di sé e della sua posizione da lasciarsi andare a qualche distrazione di troppo: amanti, alcol e spinelli sono al suo fianco, come se fossero fedeli compagni mentre invece non sono altro che insidie pericolose.

Ed ecco che, proprio quando Luca sta contrattando il più florido contratto per il fratello con la più prestigiosa scuderia del circuito ciclistico mondiale, la sorte gli si rivolta contro e da un giorno all'altro Luca si ritrova precipitato in un incubo: separazione dalla moglie, astio per il fratello, perdita dei suoi averi e condanna al lastrico.

Se e come Luca riuscirà a venire fuori dall'abisso in cui è caduto, lasciamo al lettore la curiosità e il piacere di scoprirlo da solo. Qui basti dire che l'autore, che ci ha abituato a romanzi potenti e appassionanti sulla natura dell'uomo, dei suoi slanci e delle sue cadute, non si smentisce e ancora una volta ci offre il ritratto di un uomo che, come moltissimi di noi, è animato da generosità, ma spesso anche afflitto da miope egoismo; dal rispetto per gli affetti, ma anche dal loro più bieco tradimento in una continua altalena fra sincerità e menzogna che ce lo fanno sentire a volte amico e vicino a noi, altre volte antipatico e perfino odioso, nel più tipico sentimento umano.

Chissà che le peripezie di Luca non ci facciano riflettere, anche a noi lettori, sul nostro modo di condurre la vita, sul modo di considerare gli altri, soprattutto le persone più care, spingendoci ad essere un pochino più onesti e migliori...

Autore: Enrico Brizzi

Editore: Haper Collins

23 ottobre 2021

Tutto ciò che è sulla terra morirà

Il mito del Diluvio Universale e dell'Arca di Noè probabilmente è quello più antico del genere umano. Il racconto contenuto nel libro della Genesi, infatti, richiama quello ben più arcaico descritto nell'epopea sumera di Gilgamesh che nel 3500 a.c. circa è stata impressa su tavolette cueniformi dopo tempi immemorabili di tradizione orale.

Si tratta di quindi di un mito antichissimo che forse risale alle origini dell'Homo Sapiens e che per giunta è comune a tutte le civiltà umane, tanto che se ne trovano tracce assolutamente analoghe nella mitologia di ogni popolo del mondo.

Partendo da questo dato di fatto, Michel Bussi, famoso scrittore francese di romanzi gialli, costruisce un racconto incentrato proprio sull'intreccio fra verità e immaginazione a proposito del Diluvio Universale e dell'Arca, anche sfruttando il mistero, realmente esistente, riguardo alla cosiddetta "anomalia dell'Ararat", ossia la supposta presenza sotto i ghiacci perenni del massiccio euro-asiatico, dove secondo il racconto biblico si sarebbe arenata l'Arca, di una formazione non di origine naturale, immortalata da fotografie satellitari, ma non verificata sul campo per il divieto imposto dalla Turchia di ascendere l'Ararat.

Ci sono quindi tutti gli ingredienti per costruire un romanzo di avventura, con numerosi colpi di scena, nel quale si intrecciano gli interessi delle religioni mondiali, degli scienziati e di gruppi terroristici, tutti (seppur per ragioni diverse) decisamente intenzionati a "mettere le mani" sulla verità per farne un uso per sé congeniale.

Cosa è davvero accaduto migliaia di anni fa di tanto sconvolgente da rimanere impresso nella memoria collettiva di tutti i popoli del mondo, tanto da diventare un mito raccontato di generazione in generazione? E tale evento epocale, potrebbe ripetersi al giorno d'oggi? C'è qualcosa di molto serio e importante che l'umanità dovrebbe sapere (e imparare) prima di ritrovarsi nuovamente di fronte ad un cataclisma globale? Sull'Ararat ci sono davvero testimonianze sepolte sotto i ghiacci che potrebbero svelare il mistero?

Piacevole romanzo di avventura, con un calibrato mix di fanta-archeologia, thriller e azione sullo stile di Indiana Jones che rinnova l'interesse del lettore per un mistero della nostra storia tanto antico quanto affascinante e, proprio per questo, intramontabile.

Autore: Michel Bussi

Editore: E/O

09 ottobre 2021

Finché il caffè è caldo

Come in molti romanzi giapponesi, anche in questo si mescola abilmente la realtà di tutti i giorni con la fantasia e con l'immaginazione, in un caleidoscopio fra il verosimile e l'onirico.

Siamo in un'antica caffetteria giapponese della quale si narra una curiosa leggenda: si dice che sedendosi ad un particolare tavolino e ordinando un caffè, si riesce a ritornare indietro nel tempo, in un momento che si sceglie, con la possibilità di riviverlo.

Con un particolare però: non si può in alcun modo modificare lo scorrere del tempo e influenzare il presente e il futuro. Si può solo rivivere quel frammento di passato per la durata di una tazza di caffè (finché è caldo).

Ma allora a che serve questa esperienza, se non permette in nessun modo di modificare il corso degli eventi? Infatti non tutti gli avventori della caffetteria, pur a conoscenza della fama del locale, si arrischiano a provare su sé stessi il sedersi a quel particolare tavolino.

Ma c'è chi ha il coraggio di farlo. Magari per ritornare ad un momento preciso della propria vita passata per chiarire col proprio marito un sentimento dato troppo per scontato e che ora non si può più chiarire; magari per riprendere confidenza con la propria sorella o con la propria madre, prima che l'inesorabile corso della vita le porti via e tolga ogni opportunità di dire quella parola che resta sospesa in eterno o per dare quell'unico abbraccio la cui mancanza resta come una ferita aperta che non si rimargina.

In definitiva, quell'esperienza di ritorno al passato sembra servire solo e soltanto a questo: a rivivere appieno un momento che si è colpevolmente lasciato trascorrere nell'indifferenza, quando invece andava vissuto intensamente, con amore e passione. E magari a imparare che quello che conta non è modificare il passato per cambiare il presente, ma vivere ogni attimo della propria vita con profondità e sentimento perché ogni attimo è unico e irripetibile ed è un delitto lasciarlo scorrere via.

Un romanzo intimo, personale e delicato, in perfetto stile giapponese, adatto ad animi sensibili e ricettivi.

Autore: Toshikazu Kawaguchi

Editore: Garzanti

25 settembre 2021

Una donna in guerra

Dopo il primo romanzo "Una donna normale", Roberto Costantini torna in libreria con il seguito "Una donna in guerra" in cui prosegue la storia della protagonista: Aba Abate.

Nella vita quotidiana, Aba è madre di due adolescenti, con gli stessi problemi e le stesse grandezze/miserie di tutti i ragazzi, e moglie di un marito poco affidabile che cede troppo spesso alle tentazioni extra-coniugali. Ma sul lavoro il suo nome in codice è "Ice" perché lavora per i Servizi Segreti italiani e il suo ambito di azione è la lotta al terrorismo islamico.

Senza anticipare troppo della trama del romanzo, basti dire che mentre il primo romanzo era una sorta di racconto introduttivo sulla vita di Aba, adesso in questo libro la sua doppia vita di donna comune e di spia è messa in serio pericolo su tutti i fronti: sia nell'ambito privato e familiare, che rischia di andare in pezzi, sia sul lavoro a causa della morte del suo mentore, per la quale rischia di essere considerata responsabile. Qui viene fuori che, oltre ad essere una donna normale, Aba è anche una donna in guerra. Con i nemici, ma non solo.

La scrittura dell'autore è particolarmente appropriata proprio perché riesce ad equilibrare con grande maestria i due piani del racconto: quello privato, fatto di intimità, di vicende familiari a volte complicate ma che tutti conosciamo o abbiamo sperimentato, e quello più tipicamente di "azione", per via del lavoro di Aba, del tutto estraneo alla esperienza reale di quasi tutti i lettori e, proprio per questo, sicuramente appassionante.

Questo sapiente equilibrio fra semplicità e complessità rende la lettura particolarmente coinvolgente: se in un capitolo ci siamo immedesimati in Aba che rimprovera la figlia per essere tornata a casa troppo tardi la sera, nel successivo la possiamo trovare rinchiusa in carcere e sottoposta alla macchina della verità con l'accusa di omicidio che le pende sul capo. Un'alternanza di piani narrativi molto ben costruita e quindi senz'altro gradevole.

Un ultimo consiglio: questo romanzo si può leggere anche senza aver letto il precedente, perché è auto-sussistente. Sarà difficile, però, evitare di leggere il successivo che Costantini ha in programma per il prossimo anno, a completamento della trilogia.

Autore: Roberto Costantini

Editore: Longanesi

11 settembre 2021

Flora

Carlo Monterossi è l'ideatore (pentito) di un programma televisivo di grande successo di pubblico: "Crazy Love", condotto da Flora de Pisis, popolarissima regina della TV che ha reso il programma un grande successo commerciale per merito della sua capacità di calamitare i telespettatori con storie strappalacrime, nazional-popolari e venate da un profondo quanto finto sentimentalismo.

Poi, misteriosamente, Flora scompare. E' un rapimento o solo una trovata pubblicitaria per magnetizzare ancor di più il pubblico? E se è stata rapita, chi sono i rapitori e cosa vogliono? Forse ci sono segreti inquietanti e imbarazzanti dietro al programma TV così popolare...

Carlo, insieme ad un gruppo di collaboratori, inizia le indagini "in proprio" e piano piano emergono aspetti inquietanti di quello che appare come un rapimento molto strano. A parte la richiesta di riscatto, i rapitori vogliono un'ora di apparizione televisiva nella fascia di massimo ascolto. Un'ora senza censure né spot pubblicitari. Ma per dire o fare cosa?

Mentre tutti i telespettatori sono in ansia per il destino di Flora e i media impazziscono in cerca di notizie (vere o false poco importa, basta che facciano "share"), emerge che il gruppo dei "rapitori" è guidato da una coppia di artisti che si ispira a Robert Desnos, poeta e scrittore di punta del movimento artistico surrealista parigino di inizio Novecento, propugnatore del binomio "amore e libertà", tanto rivoluzionario all'epoca, quanto lo è oggi.

Ecco che quindi la vicenda intreccia mondi fra loro lontanissimi: lo show nazional-populista della televisione di oggi, massimo esempio di cinismo e immoralità con risvolti inconfessabili celati dietro veli di pietismo e finta compassione, con le meravigliose idee che ispirarono gli artisti surrealisti: libertà e non condizionalità, "amuor fou" e anelito rivoluzionario. Tutte idee talmente forti e potenti da essere eversive rispetto al mondo del bieco sfruttamento sentimentale tipico dei giorni nostri.

Tramite il romanzo mistery, Alessandro Robecchi celebra il movimento surrealista francese e il libro merita senz'altro la lettura, per lo sguardo che offre su un periodo artistico estremamente vivace e ricco di contenuti intensamente profondi.

Autore: Alessandro Robecchi

Editore: Sellerio

28 agosto 2021

Il mistero della finocchiona a pedali

La macelleria di Dario Cecchini a Panzano in Chianti è famosa in tutto il mondo, sia per le specialità che offre ai clienti, sia per lo scoppiettante carattere del titolare, sempre pronto a declamare la sua toscanità con odi alla "ciccia".

In questo breve e piacevole libro giallo, Dario Cecchini, insieme all'amico giornalista Alessandro Rossi, si trova coinvolto in un mistero che scuote tutto il paese di Panzano: la morte, o meglio l'uccisione, di tre ciclisti che pedalavano nelle strade dei dintorni. Sì perché non ci sono tracce di incidenti o cadute: vengono ritrovati senza vita senza capire cosa li abbia colpiti.

Ovviamente le indagini sono nelle mani del comandante della stazione dei Carabinieri, il maresciallo Sarra, ma la bottega di Dario è il punto di ritrovo di tutto il paese e dintorni per cui è difficile restare fuori dalle chiacchiere, dai pettegolezzi e dalle confidenze. Anche perché la drammatica scomparsa dei tre ciclisti è sul serio un evento mai visto per cui è normale che in paese non si parli d'altro.

Ecco che quindi Dario, insieme all'amico Alessandro, cerca a suo modo di risolvere il mistero. Con l'aiuto del gruppo dei "cinghialai" (cioè i cacciatori di cinghiali), di tutti i personaggi che gravitano in paese e facendo tesoro anche delle strampalate ma illuminate poesie di Liliana, la vecchia matta del posto, arriveranno a capire qual è il vero mistero della scomparsa dei tre ciclisti e quanto sia grosso il pericolo che sta dietro questi eventi.

Daranno così una mano decisiva al maresciallo Sarra per la soluzione del caso e, alla fine, il successo dell'impresa sarà degnamente celebrato con un pranzo a base di bistecca alla fiorentina come Dio comanda!

Agile romanzo estivo, che si legge volentieri per la sua simpatia e scorrevolezza. Consigliato a chi ha la predilezione per la campagna toscana e il suo accento!

Autori: Dario Cecchini e Alessandro Mauro Rossi

Editore: Giunti

14 agosto 2021

Utopia Avenue

Gli anni '60, lo sappiamo tutti, sono stai un periodo unico nella storia del Novecento, ricco di grandi opportunità di cambiamento, ma venato di epocali tragedie.

Nel campo della musica, soprattutto la seconda metà degli anni Sessanta ha rappresentato un momento unico e irripetibile dove sono nati nuovi stili, nuove sonorità, nuove visioni. Sono nati nuovi gruppi, nuovi cantanti, nuove formazioni. Alcune hanno brillato per pochi anni, per lo spazio di un album o poco più, altre hanno trovato un linguaggio espressivo che è stato in grado di sfidare il tempo e perdurare molto a lungo.

In questo romanzo l'autore immagina un gruppo musicale britannico, gli Utopia Avenue, che ovviamente è fittizio come lo sono i quattro ragazzi che lo compongono, ma che è raccontato all'interno di quei fantasmagorici anni, dal 1966 al 1969, fra Gran Bretagna e Stati Uniti, che così profondamente hanno modellato un'epoca e che ne rappresentano uno dei simboli più duraturi. Ecco quindi che gli Utopia Avenue, nell'arco di pochi anni, si affermano nel panorama musicale londinese (e poi anche americano), grazie al talento dei musicisti, ognuno dei quali con una formazione musicale diversa e soprattutto con un vissuto personale profondamente singolare, ma che insieme riescono a interpretare quel desiderio di novità, quell'aspirazione ad un mondo nuovo, non scevra da screziature malinconiche e perfino disperate, che la musica di quegli anni seppe così efficacemente interpretare.

I destini dei quattro ragazzi si intrecciano con quelli di musicisti reali (ad esempio Jimi Hendrix, David Bowie, i Pink Floyd, i Cream, Leonard Cohen, Janis Joplin) con i quali condividono esperienze e pezzi della loro vita, nel contesto di una cultura che miscelava insieme il mondo Hyppie e rivoluzionario con quello del Rock, del Folk, del Jazz, del Blues, il tutto annaffiato dall'onnipresente fiume d'alcol e con l'aria odorante di marjiuana e coca, com'era tipico di quegli anni e che poi in seguito avrebbe distrutto molti di loro.

Nel bene e nel male sono anni che hanno segnato un'epoca, sia musicale che culturale in senso più ampio. Nella fiction narrativa dell'autore, gli Utopia Avenue rappresentano simbolicamente quello che il loro nome significava: un viale verso nessun luogo. Che forse, nella visione di fine anni Sessanta, voleva dire anche: il viale verso ogni luogo, la speranza di un mondo diverso e migliore.

Autore: David Mitchell

Editore: Sperling & Kupfer

31 luglio 2021

La cena degli dei

Ci sono alcuni personaggi famosi dello sport e dello spettacolo che hanno lasciato un ricordo molto profondo in tutti noi delle loro imprese e del loro talento e quando per loro è giunto il momento di lasciare questo mondo, sicuramente sono andati ad abitare in Paradiso, ovunque esso sia.

Uno di questi personaggi indimenticabili è il "Grande Vecchio", ossia Enzo Ferrari, che col suo ingegno, la sua passione e la sua straordinaria visione del futuro ha creato un marchio che tutto il mondo ammira come uno dei più prestigiosi in assoluto. Il suo carattere burbero lo accompagna anche nell'alto dei Cieli, ma quando decide di organizzare una cena, invitando alcuni personaggi che, nel loro campo, hanno davvero lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva, un abbozzo di sorriso arriva a colorare perfino il suo volto arcigno.

Ecco quindi che alla tavola imbandita sulle nubi, per una cena a base di prelibatezze romagnole (e non poteva essere altrimenti!), vengono invitati a sedersi Luciano Pavarotti e Maria Callas, Marco Pantani e Ayrton Senna, Tazio Nuvolari e Francesco Baracca, Marco Simoncelli e Lucio Dalla, Fabrizio Frizzi e perfino Lady Diana.

Una compagnia molto eterogenea sia per motivi anagrafici che per le diversissime abilità e caratteristiche di ciascuno, ma ogni invitato ha un legame particolare con il "Grande Vecchio" e intorno al desco nessuno si sente estraneo e fuori luogo perché ognuno percepisce accanto a sé un grande senso di umanità, che forse è proprio quanto serve per accedere al Regno dei Cieli...

Con un tratto spesso ironico, ma sempre molto intimo e rispettoso, Marino Bartoletti, giornalista molto noto sia in campo sportivo che nel mondo dello spettacolo, tratteggia i vari personaggi raccontandone il carattere, le passioni, le doti straordinarie e le umane debolezze. Facendoceli amare una volta di più, come ognuno di essi continua ad essere amato nel ricordo di milioni di appassionati che non li dimenticheranno mai.

Se esiste un Paradiso, allora anche una cena come questa esiste davvero!

Autore: Marino Bartoletti

Editore: Gallucci

17 luglio 2021

Una terra promessa

Quando nel 2016 Donald Trump vinse le elezioni presidenziali, un giornale americano pubblicò una vignetta: Barack Obama usciva dalla Casa Bianca e spengeva la luce. Perché da quel momento tutta l'America rimaneva al buio.

Questa immagine rende bene l'idea di quanto sentimento di passione, di speranza e di scommessa sul futuro avesse incarnato Barack Obama, non solo per gli americani, ma per il mondo intero. Il primo Presidente afro-americano della storia, da sempre attivista per i diritti civili ma allo stesso tempo sobrio ed equilibrato per la sua innata propensione al dialogo e al confronto, rappresenta un momento epocale della storia contemporanea di tutta l'umanità.

In questa autobiografia Barack ripercorre gli anni del suo primo mandato alla Casa Bianca, dal 2008 al 2011, sia raccontando la sua attività di Presidente, con le enormi responsabilità che ha comportato, sia la sua vita privata e familiare, altrettanto carica di grandissime responsabilità per il sol fatto di ricoprire un ruolo pubblico di tale rilievo.

Il racconto, com'è sempre stato il suo stile, è pacato ed empatico e permette al lettore di entrare in un'intima sintonia col narratore. E' così che, leggendo, ci si può rendere conto delle sfide epocali che Barack ha affrontato, talvolta vincendole (come con la straordinaria e mai vista prima riforma sanitaria), altre volte perdendole (come con il tentativo di far cessare le tensioni militari nel mondo), il tutto però sempre vissuto con l'aspirazione di fare qualcosa per rendere l'America e il mondo intero un posto migliore, un luogo dove l'umanità possa ricercare la propria felicità, nel più autentico spirito del "sogno" americano.

Ma soprattutto, quello che Barack ha incarnato e che lo rende tutt'oggi così popolare e amato da milioni di persone negli Stati Uniti e oltre, è che la sua vicenda politica, fatta di successi e di delusioni, rappresenta comunque il frutto delle battaglie dei decenni precedenti per i diritti civili, per la lotta alle discriminazioni, per l'affermazione del valore delle minoranze e della loro dignità. Perché questi sono i valori fondanti di una democrazia piena e la loro tutela e difesa è un imperativo categorico per una società più giusta e libera.

In fin dei conti, la democrazia non è un "dono" calato dall'alto, ma un percorso quotidiano fatto di rispetto, di considerazione, di umanità. Che non si dà una volta per tutte, ma che va costruito giorno dopo giorno, con impegno, dedizione e convinzione.

Questo è il pensiero-guida che Barack ha seguito nella sua esperienza politica. Se l'abbia fatto con successo o meno, sarà la Storia a deciderlo, ma di sicuro un risultato l'ha ottenuto: rappresentare per le persone libere del mondo intero il simbolo di un progresso sociale, civile e culturale che, se lo vogliamo, è alla nostra portata.

Autore: Barack Obama

Editore: Garzanti

03 luglio 2021

Fiabe per adulti consenzienti

Che le fiabe abbiano un grande valore educativo e pedagogico per i bambini è cosa nota. Principesse e cavalieri, draghi e orchi, gnomi e maghi rappresentano un universo di archetipi che ognuno di noi ha imparato a riconoscere durante la fanciullezza e che ci ha consentito di apprendere alcune lezioni fondamentali per la sopravvivenza in questo mondo complicato: di chi ci si può fidare e di chi è meglio avere paura, di quando è il momento di combattere e di quando invece è il momento di nascondersi.

Poi, quando si diventa adulti, si smette di leggere le fiabe e ci si immerge nella vita reale, che a volte purtroppo è molto più brutta di qualsiasi grotta degli orchi. Chi si trova a vivere questi frangenti (e prima o poi è capitato a tutti) se non ha la fortuna di rialzarsi presto, rischia di perdersi, di non riuscire a trovare una via d'uscita e precipita nella disperazione.

Che possono fare allora le fiabe per queste persone in crisi? Anche solo a porre questa domanda sembra di volerle prendere in giro... Ma chissà che proprio in questo, cioè nell'ironia, non ci sia la chiave per "svoltare", per uscire dal pantano psicologico in cui si è impelagati.

Guido Catalano si è fatto conoscere per il suo modo di raccontare che oscilla fra cinismo e dolcezza, fra ironia e antipatia. Anche in questo libro adotta questo stile confezionando una serie di brevissime fiabe dedicate ad un pubblico di lettori adulti "consenzienti", cioè volontariamente consapevoli di ciò che stanno leggendo e che sono disposti a vedere se davvero una risata seppellirà ogni angoscia.

Sono racconti con lo stile della fiaba ma volutamente dissonanti, spiazzanti, spesso divertenti e a volte invece irritanti, ma ogni fiaba ha in serbo un premio: la capacità di far ridere anche quando manca il lieto fine. Anzi, anche quando manca la fine. Anzi, anche quando manca proprio tutto.

Perché l'ironia e soprattutto il saper sorridere e non prendersi troppo sul serio è forse il modo migliore per salvarsi e vivere felici e contenti. Non per sempre, ci mancherebbe, ma almeno per un po'.

Autore: Guido Catalano

Editore: Rizzoli

19 giugno 2021

Helgoland

Nel Mare del Nord c'è una piccola isola tedesca che si chiama "Terra Sacra" (Helgoland) perché ritenuta dalla mitologia norrena una "porta" fra umano e sovrumano. E' un'isola brulla, spazzata dal vento, che nel 1925 ospitò uno dei padri della moderna fisica quantistica, Werner Heisenberg, che lì soggiornò per curarsi dalla "febbre da fieno" che lo affliggeva.

Heisenberg aveva 23 anni, ma era già assistente universitario di Max Born e aveva già mostrato di possedere un intelletto fuori da comune. Nel tempo trascorso in solitudine a Helgoland, questo intelletto riuscì a formulare una impalcatura concettuale sulla fisica quantistica che poi ha consentito all'umanità un progresso tecnologico strabiliante. Tutto il nostro mondo digitale che oggi utilizziamo continuamente e di cui oramai non possiamo fare a meno si può dire che sia nato lì.

Carlo Rovelli, apprezzato fisico e altrettanto apprezzato narratore, racconta in questo libro le strabilianti intuizioni di Heisenberg, tanto geniali quanto incredibili per il fatto di essere totalmente contro-intuitive. Un guizzare di idee risolutive, miste a dubbi irrisolvibili in un intreccio inestricabile di chiarezza e di oscurità, di comprensione e di confusione. Un caleidoscopio che ancora oggi contraddistingue la fisica quantistica, ma che allo stesso tempo la rende così fondamentale per la nostra vita quotidiana.

La materia così come la percepiamo, in realtà non esiste come oggetto a sé stante: tutto l'esistente è un'intricata rete di relazioni fra "nodi" di quanti di energia dove non esiste il soggetto e l'oggetto e tutto è in fluttuante e "probabile" correlazione. Idee al limite del folle nel 1925, come lo sono ugualmente adesso. Ma incredibilmente efficaci.

Idee che ebbero ripercussioni anche in altri ambiti del sapere umano meno scientifici: dalla filosofia alla religione e perfino alla politica. Pregevolissimo l'approfondimento sul contrasto che si creò fra due rivoluzionari comunisti come Lenin e Bogdanov proprio per la loro diversa interpretazione di un caposaldo del marxismo: il materialismo, che Bogdanov voleva "aggiornare" di pari passo con la nuova fisica quantistica, mentre Lenin lo riteneva dogmaticamente intoccabile.

Oggi, dopo quasi un secolo dal soggiorno di Heisenberg a Helgoland, siamo arrivati ad un punto risolutivo di comprensione? Certamente no e lo stesso Rovelli non esita a palesare le sue difficoltà, insieme alle sue ipotesi di risposta, che non si limitano all'ambito della fisica ma che si spingono anche in territori come la sostanza della coscienza e la nascita della vita.

Il che ci dà l'opportunità di arrivare in fondo alla lettura sicuramente più ricchi. Di risposte o di dubbi, è da vedere.

Autore: Carlo Rovelli

Editore: Adelphi


05 giugno 2021

Caesar

La figura di Caio Giulio Cesare ha segnato così profondamente la Storia che il suo nome è diventato sinonimo di potere, dominio, gloria. Il merito, naturalmente, va alle sue imprese, talmente straordinarie e fuori dal comune da impressionare i suoi contemporanei e tutti coloro che nei secoli hanno narrato le sue gesta, fino a costruire un mito che ancora oggi è saldamente presente nel pensiero e nella cultura di tutta la civiltà occidentale.

Nello sterminato panorama di opere su Cesare, sia storiche che artistiche e letterarie, il romanzo di Antonella Prenner, a lui interamente dedicato, potrebbe sembrare un'operazione fin troppo ambiziosa e quindi di difficilissimo successo.

Invece il punto di vista che l'autrice ha scelto per raccontare la gigantesca figura di Cesare è innovativo e per questo motivo molto interessante. Il personaggio narrante, infatti, è Servilia, madre di Marco Giunio Bruto (il più famoso dei cesaricidi), sorella di Marco Porcio Catone (l'Uticense), nonché da sempre amante di Cesare, con cui ha condiviso, oltre al letto, anche la folgorante ascesa politica e militare.

Servilia Cepione discende da una delle famiglie più nobili e prestigiose di Roma e tutti gli autori del tempo concordano nel definirla una donna molto affascinante, non solo per la sua grande bellezza, ma anche per i suoi modi raffinati ed eleganti e la sua spiccata intelligenza. Una donna che fa parte dell'élite politica e culturale di Roma e che trova in Cesare l'unico uomo che possa davvero esserle all'altezza. Anzi, talmente all'altezza che Servilia non potrà che innamorarsi perdutamente e irrimediabilmente di lui, tanto da seguirlo fino alla fine, ad ogni costo, pur sapendo di tradire i suoi affetti familiari e di segnare il proprio destino.

Una donna quindi animata da passioni forti e ferocemente contrastanti, che accetta ogni dolore in nome di una gioia più grande e che, lucidamente e coscientemente incarna il suo ruolo di donna, amica, confidente e amante dell'uomo più straordinario che Roma abbia generato, con tutte le laceranti difficoltà che questo può comportare.

Per una volta, quindi, il protagonista non è Cesare, ma è lei: Servilia, con tutto il suo carico di disperata e meravigliosa umanità, chiamata stavolta a raccontare la sua vita, la sua felicità e il suo dramma, con sullo sfondo la figura di un uomo che non è più una persona, ma si avvia a diventare un mito.

Scommessa riuscita, quella di Antonella Prenner, che ci offre un romanzo appassionato e palpitante di pensieri ed emozioni profonde, come solo le donne riescono ad esprimere.

Autore: Antonella Prenner

Editore: Rizzoli

22 maggio 2021

C'era una volta adesso

Cosa racconteremo ai nostri nipoti quando saremo vecchi, ricordando questo 2020 così "straordinario" sotto tutti i punti di vista? Cosa ricorderemo di questo lungo periodo delle nostre vite, così fortemente segnato dal nemico invisibile della pandemia?

Massimo Gramellini in questo romanzo usa il suo consueto stile elegante, intimo ed empatico per immaginare un uomo del 2080 che racconta di quando nel 2020 aveva nove anni e si trovò catapultato in un mondo impazzito, che dall'oggi al domani aveva sconvolto le sue abitudini, le sue certezze e i suoi punti di riferimento.

Mattia, questo il nome del protagonista, vede lo svolgersi degli eventi con l'occhio di un bambino: osserva sua madre, insegnante di Educazione Fisica, che fa lezione ai suoi studenti dal computer e convive con uno stato d'ansia permanente; sua sorella diciassettenne impedita a festeggiare il suo compleanno con le amiche e immensamente distante dal suo Damiano di cui è innamorata. E infine suo padre, che si è separato dalla madre, a causa della sua instabilità caratteriale, ma che con il lockdown del 10 marzo 2020 si ritrova fortunosamente costretto a rimanere in casa con la famiglia per mesi, come nessuno avrebbe previsto.

La convivenza forzata al chiuso delle mura domestiche costringerà tutti a rivedere il loro modo di vivere, a rivalutare le rispettive priorità e a rendersi conto di quali aspetti della vita familiare e sociale sono veramente importanti.

Con ingenuità e naturalezza, ma anche con la spietata capacità che solo i bambini hanno di centrare il nocciolo delle cose, Mattia vivrà i mesi della clausura ad osservare i "grandi" in preda al disorientamento nell'affannosa ricerca di nuovi punti di equilibrio e, in definitiva, imparerà a conoscere meglio la sua famiglia, con tutte le sue fragilità, ma anche con tutta l'umanità che ogni famiglia possiede e che fino a quel momento nessuno aveva valorizzato a sufficienza. 

Chissà che forse questa difficile esperienza collettiva, traumatizzante e scioccante, non sia davvero in grado di renderci tutti persone migliori e un po' più sagge. Ma solo se siamo intelligenti per volerlo. Come il piccolo Mattia.

Autore: Massimo Gramellini

Editore: Longanesi

08 maggio 2021

I quattro maestri

Vito Mancuso è un teologo e intellettuale ampiamente conosciuto grazie alle sue riflessioni sull'uomo, sull'etica e sulla spiritualità, contenute in numerosi libri e articoli giornalistici. Uno dei suoi pregi è senz'altro la capacità di spiegare concetti profondi e certamente complessi con un linguaggio accessibile e aperto, sempre calato sull'esperienza concreta di ogni persona.

Il suo modo di ragionare, quindi, offre al lettore la possibilità di confrontarsi con interrogativi che da sempre sono alla base del pensiero critico e filosofico dell'umanità, ma senza perdervisi in inutili tecnicismi, ma anzi scorgendo in ogni riflessione uno spunto, un suggerimento, un impulso che può essere in grado di arricchire la coscienza del lettore.

In quest'ultimo libro, Mancuso propone un approfondimento su quattro grandi maestri della storia dell'umanità. Ognuno di loro, con le sue parole e con il suo esempio di vita, ha lasciato un segno profondo sul nostro modo di vedere il mondo e di capire noi stessi. Maestri, quindi, da conoscere in maniera intima perché il loro messaggio e la loro opera è talmente viva e attuale da essere in grado, se lo vogliamo, di illuminare le nostre esistenze.

Si parte con Socrate, che Mancuso definisce "l'educatore", precisando che "educare" è cosa diversa da "istruire". Infatti, mentre "istruire" significa etimologicamente "mettere dentro", "educare" significa "tirare fuori". Socrate paragonava il suo filosofare all'opera di una levatrice, che aiuta gli altri a "tirare fuori" quello che di più profondo alberga in ogni essere umano: la propria coscienza e, in definitiva, la propria libertà. Quale insegnamento più alto per noi uomini del XXI secolo, amanti della nostra vera o presunta libertà individuale?

Il secondo Maestro è Buddha, definito "il medico". Infatti l'insegnamento del Buddha verte sul riconoscimento della sofferenza, sul suo prenderne coscienza e sul modo per vincerla, proprio come farebbe un buon medico nei confronti di una malattia. Un messaggio, quindi, tutt'altro che pessimista, ma anzi fecondo per tutti gli uomini alla ricerca di un senso e anche di un modo per uscire dalle spirali del dolore che troppo spesso agitano le nostre vite. Chi di noi non ha bisogno di questo aiuto?

Si prosegue con Confucio, definito "il politico". Il suo pensiero infatti si concentra sull'uomo inserito nella sua comunità e sull'intreccio di relazioni sociali che ognuno di noi intrattiene con gli altri. Tali relazioni devono basarsi su un fortissimo senso di giustizia e di umanità, i soli valori capaci di unire un gruppo sociale nella consapevolezza che il benessere morale e materiale di un individuo non può mai prescindere da quello della comunità a cui appartiene. Una lezione preziosa per il nostro sfrenato egocentrismo.

Si conclude con Gesù, definito "il profeta". A differenza del Cristianesimo, dottrina nata dalla predicazione di San Paolo, il messaggio originario di Gesù è quello della venuta del Regno dei Cieli, ossia un orizzonte di pace e di giustizia universale che prende le mosse dalla conversione di ogni singolo essere umano, qui e ora, per giungere alla realizzazione di un'aspirazione di perfezione che rappresenta, nel modo più profondo, il desiderio di ogni persona.

Ognuno di questi quatto Maestri ha molto da dire ad ognuno di noi. Senza fare nessuna "classifica", ognuna delle quattro voci è in grado di farci vedere il mondo e la nostra vita con occhi nuovi. Per giungere a conoscere il quinto Maestro, quello definitivo, quello che ognuno di noi ha accanto, spesso senza rendersene conto: la nostra coscienza.

Autore: Vito Mancuso

Editore: Garzanti

24 aprile 2021

Fu sera e fu mattina

Nel fortunatissimo "I pilastri della terra" pubblicato nel 1989, Ken Follett ci aveva portato nell'Inghilterra del XII secolo, con un romanzo storico potente, a tratti epico, che tanti lettori ha conquistato in tutto il mondo.

Adesso è uscito in libreria il prequel di quel romanzo: "Fu sera e fu mattina" infatti, è ambientato negli stessi luoghi, ma nel periodo che va dall'anno 997 al 1006, che vede la nascita della città di Kingsbridge, della sua cattedrale e da dove prendono le mosse le vicende poi raccontate ne "I pilastri della terra".

Siamo in un'epoca difficile: i vichinghi hanno occupato l'Inghilterra centro-orientale e, con incursioni stagionali, continano a compiere razzie lungo le coste meridionali e nell'entroterra. Il Re d'Inghilterra Etelredo fatica a rintuzzare le incursioni e a tenere insieme il suo regno e i suoi nobili, signori delle terre, molto più interessati ai loro interessi dinastici che alle sorti del regno. Dall'altro lato c'è il clero, composto da esponenti sinceramente animati da spirito cristiano, a fianco di altri che usano la carriera ecclesiastica solo come strumento di potere e di vessazione. E in basso alla piramide, l'esercito della gente comune, che vive e sopravvive con grande fatica, sempre nell'incertezza del domani e nella speranza di una giustizia molto evanescente.

Uno dei protagonisti è Edgar, giovane fabbricante di barche che perde tutto a causa delle razzie vichinge ed è costretto a trasferirsi a Dreng's Ferry per ricominciare una nuova vita. Sarà lui il primo costruttore del ponte di Kingsbridge (come verrà rinominata Dreng's Ferry) che tanta importanza avrà nei romanzi successivi. Accanto a lui, altri protagonisti che spiccano per il loro ruolo e il loro carattere: Ragna, una giovane nobile normanna, intelligente e di buon cuore, sposa prima entusiasta ma poi in disgrazia dell'Aldermanno di Shiring; Aldredd, monaco benedettino, primo ideatore della cattedrale di Kingsbridge, Wynstan, vescovo corrotto e astuto di Shiring.

Accanto a loro, un universo di altri personaggi, che tutti insieme costituiscono la materia del racconto per le loro vicissitudini, felici e infelici, in un'alternanza di fortune che repentinamente si creano e svaniscono, nella tipica incerta mutevolezza degli eventi umani.

Ancora una volta Ken Follett ci appassiona con un romanzo storico di grande respiro, pieno di intrighi, di amori, di lotte e di grandi creazioni, che ci immerge in un'epoca per molti versi oscura, ma per altri aspetti affascinante e memorabile. Ottimo lavoro per uno dei romanzieri più letti e più amati dei nostri giorni.

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

10 aprile 2021

Il pendolo di Foucault

Fra i romanzi di Umberto Eco, tutti imperdibili e memorabili, quello più denso, complesso e anche intellettualmente più impegnativo per il lettore è certamente "Il pendolo di Foucault".

Il motivo risiede nel fatto che in questo romanzo l'autore mette in campo tutta la sua profonda erudizione per raccontare come nascono le cosiddette "Teorie del complotto", ossia quelle teorie cospirazioniste portate avanti da alcune persone o gruppi di persone che si intestardiscono a dare spiegazioni non convenzionali ad eventi sociali, politici, economici e perfino a fenomeni naturali, non accontentandosi della realtà così com'è.

Questo modo di pensare, che sarebbe divertente se non fosse pericoloso, è molto attuale e presente, basti pensare nei tempi più recenti alle teorie del complotto sugli attentati alle Torri Gemelle (che sarebbero state abbattute addirittura dalla CIA o dai Sionisti) o, ed è cosa di questi mesi, al virus Sars-Covid-2, che sarebbe stato forgiato in laboratorio dai perfidi cinesi come arma biologica.

Perché allora riprendere in mano questo romanzo di Umberto Eco, pubblicato nel 1988 e quindi un'era geologica fa, quando ancora esisteva l'Unione Sovietica, Windows significava semplicemente "finestre" e l'iPhone non c'era? Perché la critica puntuale, corrosiva e sarcastica che Umberto Eco fa con questo romanzo al modo di pensare dei complottisti è così acuta e brillante che può benissimo attagliarsi anche al giorno d'oggi. Ovviamente si tratta di un romanzo e la sua lettura non può che essere un semplice intrattenimento, ma come ogni buon romanzo, serve ad insegnare qualcosa e leggere "Il pendolo" fa capire come nascono le teorie complottiste, su quali errori concettuali si fondano e con quali meccanismi agiscono e si diffondono fra le persone.

La credulità verso le spiegazioni cospirazioniste è alimentata da un relativismo portato all'eccesso per il quale ogni conoscenza è considerata un'opinione uguale alle altre. Come se dire "2+2=4" avesse la stessa dignità di dire "2+2=5". O come se dire "i vaccini salvano vite" avesse la stessa dignità di dire "i vaccini uccidono vite". Questo accade quando le persone non conoscono le basi del metodo scientifico e quindi si affidano a ragionamenti che sono contro logica, senza rendersene conto, finendo per perdere qualunque certezza su verità e menzogna. Questa deriva concettuale può capitare anche a persone istruite e nient'affatto sprovvedute, come accade al protagonista, che inventa il "Piano" come un gioco e finisce per perdervisi dentro. Tutto parte dai Templari, una delle figure storiche maggiormente tirate in ballo quando si tratta di verità nascoste, segreti arcani e misteri insondabili. Il protagonista, che li ha ben studiati, insieme a due amici, inventa il loro "Piano" per dominare il mondo, perché naturalmente i Templari non sono affatto spariti nel 1300, ma vivono nell'ombra da secoli... Il "Piano" attraversa la Storia e lentamente si dispiega, dando senso a tutte le vicende storiche che dal Medioevo ad oggi sono accadute. Va a finire che questo gioco, basato su dietrologia, cospirazionismo e complottismo, i cui i "creatori" sono i primi a non credere, è così ben fatto che loro stessi non riescono più ad uscirne e qualcuno finisce per prenderli tremendamente sul serio...

Leggere "Il pendolo" quindi può aiutare qualche lettore con la tendenza cospirazionista a recuperare una certa lucidità di pensiero, a fare maggiore attenzione alle cose in cui credere e a capire che la verità spesso è molto più semplice, banale e sotto i nostri occhi di quanto pensiamo, come insegna Lia, la moglie del protagonista, in una folgorante dimostrazione di realismo pragmatico da incorniciare.

In caso contrario, non vi resta che attendere che "Essi" arrivino...

Autore: Umberto Eco

Editore: La nave di Teseo

27 marzo 2021

Io sono mio fratello

Giorgio Panariello è uno dei personaggi dello spettacolo più amati dal pubblico. Grazie alla sua verve comica e alla sua simpatia, figlia del suo essere metà partenopeo e metà toscano, ha ottenuto successo e riconoscimenti, sia in televisione, che al teatro e al cinema.

Eppure nella sua vita, che sembra così luminosa e felice, si annida un'ombra oscura: è la storia di suo fratello Franco, morto nel 2011 dopo una vita scellerata e che tante ferite ha lasciato dietro di sè.

Per la prima volta Giorgio Panariello racconta in questo libro la storia sua e di suo fratello, di quanto dura sia stata la loro vita e di come siano andate davvero le cose fra loro. Non per cercare scuse o giustificazioni, ma per fare i conti con il passato e dare un senso e una voce alle sofferenze vissute.

Giorgio e Franco, infatti, sono entrambi "orfani" perché abbandonati dalla madre fin dalla nascita. Sebbene quasi coetanei, crescono l'uno coi nonni e l'altro in un istituto, finché si riuniscono quando sono più grandi, però per prendere strade diverse. Giorgio sente dentro di sé l'ispirazione dell'uomo da palcoscenico, che sembra davvero congeniale alla sua natura. Franco invece cerca felicità alternative e imbocca strade pericolose fatte di eccessi, alcol e alla fine anche di droga.

La strada di Franco si rivela piena di sofferenza, di abissi di disperazione, di rinascite e voglia di riconquista, alternate a ricadute nei vortici dell'auto-annullamento. Fino alla tragica notte del 26 dicembre 2011, quando alcuni "sedicenti" amici lo abbandonano sul lungomare di Viareggio perché obnubilato dall'alcol, lasciandolo morire di ipotermia. Giorgio racconta, senza infingimenti e mezzi discorsi, tutta questa storia che egli ha vissuto fianco a fianco al fratello, senza tacere lo strazio di tanto dolore ma accompagnandolo con l'infinita dolcezza di un affetto mai sparito e mai dimenticato. Per restituire una volta per tutte la verità su un rapporto troppo spesso mistificato dalle affrettate e scandalistiche notizie di stampa.

Un racconto intimo, crudo, ma a volte struggente, che fa capire quanto sia difficile la vita per chi è alle prese con problemi di dipendenza e quanto sia altrettanto dura per i congiunti trovare il modo per aiutare il familiare a venirne fuori. Un racconto che non vuol essere un insegnamento e che non contiene "ricette" miracolose o "vie di redenzione". Anzi, è la storia di un fallimento e di una vita spezzata. Ma pervasa da umanità, amore e rispetto.

Autore: Giorgio Panariello

Editore: Mondadori

13 marzo 2021

M. L'uomo della provvidenza

Seconda puntata della storia che Antonio Scurati racconta sul fascismo e su Mussolini. Che poi è la Storia con la "S" maiuscola, quella vera, quella del nostro ieri, che tutti gli italiani dovrebbero conoscere per maturare una coscienza civile che ancora oggi, purtroppo, nel nostro Paese non è così consolidata.

Il racconto riprende dal 1925, dov'era terminato il primo libro "M. Il figlio del secolo". Subito dopo l'omicidio Matteotti, con quel formidabile e terribile discorso alla Camera dei Deputati, Mussolini è sul filo del rasoio: o il fascismo sarà travolto dallo sdegno e dalla indignazione degli uomini liberi o sarà capace di superare ogni cosa. Le cose andranno per la seconda strada: con un'abilità politica senza precedenti, il Duce rivolgerà a suo favore il tragico episodio e sarà lo spunto per le "leggi fascistissime" che seppelliranno lo Stato liberale e inaugureranno l'era del totalitarismo.

Gli anni a venire saranno quelli dell'affermazione incontrastata del potere e della forza del Duce. All'estero viene sempre più temuto, ma anche rispettato e perfino ammirato. In Italia diventa il Padre della Patria e un popolo intero lo venera con una devozione che sconfina nel fanatismo. Le riforme sociali intraprese, che tutelano e proteggono il cittadino dalla nascita alla morte, le grandiosi opere pubbliche, la fine delle lotte di classe, l'affrancamento da un'atavica miseria, la Conciliazione con la Chiesa Cattolica, unite alla forzata tacitazione di ogni opposizione e alla soppressione delle libertà individuali, fanno di lui l'Uomo della Provvidenza, come ebbe a dire Papa Pio XI.

Eppure deve sopportare gente che, coscientemente o meno, lo ostacola e lo mette continuamente in difficoltà, come Farinacci che a Milano scuote la sezione del fascio facendo guerra al podestà Belloni o come Starace che ragiona sempre come un ottuso manganellatore. Ma il Duce si interessa poco alle beghe meschine in cui i piccoli uomini suoi accoliti amano sguazzare. Lui guarda lontano e pensa a fare la Storia. E ogni giorno che passa diventa sempre più solo perché nessuno può condividere con lui un peso e una responsabilità che sente di condividere solo con i Cesari. Per quanto ami immergersi in mezzo al popolo anche a torso nudo, come per la "battaglia del grano", rinnovando un rapporto fisico con la gente che gli vale l'adorazione di una Nazione, la verità è che la sua solitudine è sempre più abissale e il distacco che lo separa dal presente è sempre più profondo. La solitudine dell'altezza che forse gli fa scorgere le ecatombi a venire.

Libro imperdibile, come il primo della serie, che racconta sotto forma di romanzo, ma sfrondato dalle mistificazioni di una parte e dell'altra, la Storia vera, presa dai documenti ufficiali, ma anche da quelli ufficiosi, dai rapporti riservati, dalle intercettazioni, dalle lettere confidenziali. Perché per capire l'essenza di un'epoca spesso sono più attendibili gli atti informali che non la Gazzetta Ufficiale.

Ancora una volta Scurati ci racconta una Storia che ogni cittadino di questo Paese dovrebbe conoscere per poter giudicare con senso critico e con consapevolezza il nostro recente passato, ma anche il nostro complicato presente.

Autore: Antonio Scurati

Editore: Bompiani

27 febbraio 2021

La strada del mare

Con i romanzi "Il canale Mussolini" Antonio Pennacchi ha conquistato i lettori, grazie ad uno stile di racconto intenso, corale ed epico, capace di far appassionare, commuovere, divertire ed infine crescere chi ha interesse per la recente storia italiana del Novecento.

Come si ricorderà, in quei romanzi Pennacchi ha raccontato, fra verità e finzione letteraria, le vicende della famiglia Peruzzi che alla fine degli anni Venti del Novecento era scesa dal Veneto povero ed economicamente depresso nel basso Lazio per colonizzare le terre dell'Agro Pontino, bonificate dal regime fascista grazie ad un'opera pubblica colossale che in duemila anni di storia nessun Papa, Re o Imperatore era riuscito a fare. Lì, nella "terra promessa", la famiglia, insieme ad altre famiglie che avevano preso parte a questo storico "esodo", crea una comunità di emigrati (o di immigrati, a seconda del punto di vista) in cui la "piccola" storia delle vicende familiari si intreccia con la "grande" Storia dell'Italia all'epoca del Fascismo e della Seconda Guerra mondiale.

Adesso è il momento di un nuovo capitolo della saga della famiglia Peruzzi, in cui si raccontano gli anni Cinquanta dell'Agro Pontino, del "mondo del Canale Mussolini" e delle donne e degli uomini che lo abitano. Otello, Manrico, Accio e tutti i figli e le figlie di Santapace Peruzzi e di “zio Benassi”, crescono negli anni del boom economico, mentre la città di fondazione "Littoria" viene rinominata "Latina" e si sviluppa, si dirama, si spinge fino al mare, grazie a quella “Strada del mare” per costruire la quale Otello si spezzerà la schiena, che legherà Latina al Mediterraneo e che sarà poi percorsa, oltre che dagli abitanti delle paludi pontine, dai grandi nomi della storia italiana e internazionale di quegli anni, tra cui Audrey Hepburn e John e Jacqueline Kennedy.

E così, tra realtà e finzione, sogno e cronaca, dialetto veneto e romanesco, seguendo lo scorrere degli avvenimenti, Pennacchi racconta i percorsi dell'anima dei suoi personaggi e costruisce un romanzo corale che unisce scorrevolezza e profondità, commozione e divertimento, empatia e gusto intellettuale, "piccola" storia familiare e "grande" Storia nazionale. Un intreccio che è lo specchio di un popolo e di una Nazione, con tutte le sue grandezze e le sue miserie.

La "Strada del mare" è una nuova tappa dell'epica italiana del Novecento, che il romanziere di Latina sa raccontare come pochi altri.

Autore: Antonio Pennacchi

Editore: Mondadori

13 febbraio 2021

L'appello

Il prof. Romeo è un insegnante di scienze. La sua vita è stata funestata da una malattia agli occhi che progressivamente lo ha reso cieco e lo ha costretto a sospendere l'attività. Poi, dopo qualche tempo, decide di tornare dietro la cattedra e, fra lo scetticismo dei suoi colleghi, gli viene assegnata una supplenza annuale in un liceo, per insegnare in una quinta classe di "maturandi" un po' particolare.

La classe, infatti, è composta da ragazzi e ragazze problematici, una specie di "classe ghetto", dove sono stati relegati e confinati i soggetti più difficili e che, per i professori, rappresenta quasi un incarico punitivo. Il prof. Romeo ne è consapevole, ma non si scoraggia: ha provato sulla propria pelle come possa essere difficile la vita per chi è "diverso", per cui con questi ragazzi non sentirà distanze.

Il suo approccio con la classe, fin dal primo giorno di scuola, è originale: considerato che non può vedere gli studenti, per memorizzarli uno per uno sfrutta gli altri sensi (udito e tatto principalmente), ma soprattutto sprona i ragazzi a parlare, ad aprirsi, a raccontare le loro storie, le loro vite. Per capire chi sono, ogni mattina fa l'appello in modo che ad ogni nome corrisponda un profilo, una storia, una immagine. L'appello quindi non è più una lista di nomi in ordine alfabetico, ma l'occasione per far uscire allo scoperto chi si è, superando piano piano barriere e steccati che ognuno alza per istinto protettivo.

Ecco che viene fuori un variegato caleidoscopio di vite giovani, ma già profondamente segnate: c'è chi vuole farsi i muscoli per prendere a pugni la vita che lo ha visto testimone delle violenze domestiche, chi si nasconde dietro lo schermo di un computer perché non riesce ad avere relazioni sociali, chi non è capace di superare lo shock della prematura scomparsa del padre, chi ha avuto un aborto per nascondere a tutti una gravidanza non voluta e a cui, come canta Battisti, "un errore è costato tanto".

Con tutti i ragazzi e ragazze il prof. Romeo riesce, piano piano, a stabilire una relazione, a creare un ponte di dialogo e di confronto, offrendo loro con sincerità e franchezza la propria esperienza di vita, prima ancora dell'insegnamento della materia. Nasce quindi un rapporto fatto di mutuo rispetto, di considerazione, di condivisione di valori che, con l'andare avanti dell'anno scolastico, condurrà i ragazzi a diventare davvero persone mature (non tanto per il "foglio di carta" ma per il livello di crescita) e arricchirà l'insegnante per la soddisfazione di un'opera educativa ben fatta.

Perché la prima regola dell'insegnamento non è riversare nozioni a senso unico dal docente allo studente, ma mettersi in gioco, sia studenti che docenti, in un reciproco scambio in cui ognuno impara qualcosa, aumenta il proprio livello di consapevolezza e, in definitiva, accresce il senso della propria vita.

Pochi sanno raccontare con onestà questo delicato meccanismo che è alla base dell'approccio educativo. Alessandro D'Avenia, che la scuola la conosce "dal di dentro", ci riesce perfettamente.

Autore: Alessandro D'Avenia

Editore: Mondadori

30 gennaio 2021

Dante

Uno dei contributi per il 700esimo anniversario dalla morte di Dante che riscuote maggior successo di pubblico è questo libro di Alessandro Barbero, popolare storico che raccoglie numerosissimi seguaci su YouTube e in televisione perché riesce sempre a coniugare il rigore scientifico dell'analisi delle fonti con il tratto divulgativo che rende la Storia un'avventura appassionante.

Stavolta il soggetto principale dell'analisi è Dante e, con lui, il periodo storico di cui è uno dei più famosi e celebrati protagonisti: il Medioevo. Tutti sanno fin dai banchi di scuola che con il termine "Medioevo" si suole definire quel lunghissimo periodo che va dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente alla scoperta delle Americhe. E tutti sanno che molto di quel periodo venne spregiativamente definito "Secoli bui" dalla storiografia illuminista, per sottolinearne l'arretratezza culturale e l'ottusità di pensiero.

Ma il Medioevo è molto altro e la luce immortale dell'opera di Dante ne è uno dei più fulgidi esempi, insieme ad altri protagonisti dell'arte (Giotto per esempio), della cultura (San Benedetto e San Francesco per esempio), della scienza (i costruttori delle Cattedrali gotiche per esempio) che di quei secoli hanno lasciato testimonianze tutt'altro che buie.

Certo, furono secoli duri, difficili e violenti. Vivere, per la maggior parte della gente, non era un esercizio facile: le guerre erano all'ordine del giorno; carestie e pestilenze pure. E su tutto le eterne lotte per il potere e l'atavica distanza sociale fra ricchi e benestanti da un lato e poveri ed emarginati dall'altro. Che, comunque, è sempre esistita nella storia dell'uomo.

In questo libro Alessandro Barbero ricostruisce la vita di Dante nel contesto storico che gli è proprio. Dalla nascita in una famiglia che aspirava a conquistarsi un posto nella nobiltà cittadina di Firenze all'incontro con gli amici-poeti del Dolce Stil Novo; dai combattimenti nella battaglia di Campaldino all'impegno nella carriera politica; dall'idea della separazione di poteri fra Impero e Chiesa all'esilio e ai pellegrinaggi per le città italiane.

Un racconto che si legge come un romanzo per la sua scorrevolezza e il suo tono divulgativo, ma fondato su rigorosi basi storiche, che ci aiuta in due modi: ad amare ancor di più quell'uomo straordinario e unico che fu Dante Alighieri, figlio del suo tempo ma allo stesso modo capace di vedere così oltre e così in alto da essere uno dei fondatori (se non IL fondatore) dell'idea di Italia come Nazione. Inoltre ci aiuta a considerare il Medioevo nella giusta prospettiva, senza pregiudizi e preconcetti, come un periodo storico che, nella sua grandezza e nella sua crudezza, è una parte fondamentale della nostra identità.

Autore: Alessandro Barbero

Editore: Laterza

16 gennaio 2021

Quel che stavamo cercando

Questo è un libro, ma non solo. E' anche un audio-libro, ma più ancora è un'esperienza. Alessandro Baricco non delude mai e con questa innovativa proposta editoriale, ci offre un piccolo saggio, molto intimo e breve che si legge in un'ora, ma allo stesso tempo assai denso di significato che raccoglie una serie di pensieri e di considerazioni intellettuali di strettissima attualità.

Infatti la riflessione dell'autore riguarda l'attuale pandemia da Coronavirus, che viene affrontata non soltanto come un'emergenza sanitaria, ma come una realtà complessa, che investe grandissima parte del nostro modo di stare al mondo, grandissima parte del nostro essere e che gli umani di tutti i continenti, in questi mesi, stanno cercando di capire, disegnandone una figura composita ma che sia intelligibile per la nostra mente e il nostro cuore. Come facevano i nostri avi greci e romani, che costruivano figure mitiche per comporre frammenti di realtà altrimenti incomprensibili e tramandarli in modo organico ai posteri, allo stesso modo noi oggi stiamo facendo la medesima cosa: cerchiamo di ricondurre la pandemia ad una figura mitica per dare un senso a ciò che ci sta accadendo, per tentare di capirlo, renderlo "leggibile" e per consegnarlo alle future generazioni.

Con questo, non bisogna equivocare: il mito non è affatto una menzogna o una fantasia. Al contrario è la creazione più vera e autentica dello spirito umano e noi oggi, di fronte l'inaudita e spaventevole grandezza della pandemia che ci disorienta e ci tramortisce prima ancora nell'animo che nella salute del corpo, non abbiamo altro modo di descriverla se non tramite la sintassi del mito. Perché la scienza (e in questo momento la medicina) ci fornisce molte verità, ma da sola non è in grado di esaurire l'enorme e multiforme complessità del reale. Per questo ci serve il mito. Non ce ne rendiamo conto, ma ogni giorno, con i nostri gesti e i nostri comportamenti, magari piccoli, ma che sommati insieme formano un gigantesco agire, stiamo costruendo e raccontando un mito. E possiamo star certi che anche quando sarà finita l'emergenza sanitaria (presto o tardi che sia), l'enorme vortice mitico che abbiamo creato per descrivere questo nostro tempo, continuerà a persistere molto a lungo.

Con un'operazione editoriale geniale, il saggio di Baricco è gratuitamente leggibile e ascoltabile con l'audio-lettura dello stesso autore tramite smartphone all'indirizzo www.libroprivato.it. E' suddiviso in 33 frammenti che hanno sì una consecuzione logica, ma che volendo possono anche essere letti in diversa sequenza, lasciando ad ogni lettore il piacere di generare percorsi alternativi e inediti a portata di tap, per trovare altre direzioni, nel più autentico spirito della narrazione mitica, sempre mutevole e flessibile e mai rigida e univoca. Basti pensare al meraviglioso "Le nozze di Cadmo e Armonia" dove Calasso ci insegna che il mito si articola, si evolve, si intreccia in continui cambi di senso e di direzione perché quello è l'unico modo con cui gli umani sono capaci di raccontare la complessità del reale.

Altrimenti è ascoltabile su YouTube (sempre con l'audio-lettura dell'autore) all'indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=MUYhKxPM-Xs arricchito dai rapsodici disegni di Gloria Pizzilli. Infine, per gli amanti della tradizione, è disponibile in formato classico edito da Feltrinelli (anche se, in tutta onestà, se ne perde la "liquidità" intrinseca).

In ogni caso, qualunque sia il modo di fruizione che ognuno predilige, è senz'altro un'opera da leggere (o da ascoltare e da guardare e da scoprire) perché letteralmente affascinante, intellettualmente stimolante e profonda e quindi, in una parola, semplicemente imperdibile.

Autore: Alessandro Baricco

Concept: Dieci04 

Editore: Feltrinelli

02 gennaio 2021

A riveder le stelle

Il 6 settembre 2020 si sono aperte ufficialmente le celebrazioni per commemorare i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, che proseguono fino al settembre 2021.

In questo anno disgraziato, che vede il mondo alle prese con l'epidemia più grave da un secolo a questa parte e che costringe tutti a ripensare radicalmente le proprie abitudini, i comportamenti sociali e gli stili di vita, è buona cosa tornare alle origini, riportare l'attenzione alle fondamenta della nostra cultura e del nostro pensiero.

Uno dei padri fondatori (se non IL padre fondatore) della cultura italiana è senz'altro Dante, la cui opera universalmente conosciuta e studiata costituisce il punto di origine non solo della lingua italiana, ma anche dell'idea stessa di Italia. Secoli prima che si elaborassero i concetti di Stato e di Nazione, Dante creò un poema che contiene in sé tutta l'essenza dell'Italianità, il suo spirito profondo, le sue contraddizioni e fragilità, la sua grandezza e la sua unicità.

Raccogliendo l'eredità della cultura classica e grazie al suo sapere enciclopedico, Dante getta il seme dell'Umanesimo per proiettare un popolo e una comunità verso il futuro che oggi ci appartiene.

In questo bel libro scritto con taglio giornalistico e quasi di "cronaca", Aldo Cazzullo segue il doloroso percorso di Dante nell'Inferno, incontrando decine di personaggi iconici, alcuni famosissimi, altri meno ricordati, tutti comunque simboli di un modo di vivere, di pensare, di stare al mondo che colpisce per la sua scioccante attualità e modernità. E poi le città, i conflitti insanabili, le lotte fra potere temporale e potere spirituale: nulla di tutto questo, nel viaggio che Cazzullo ci fa fare con Dante, appare vecchio e superato, ma anzi tutto sembra la cronaca del giorno d'oggi, del nostro Paese, di noi stessi.

Con un'onesta intellettuale e una lucidità di pensiero che da 700 anni impressionano tutte le generazioni di lettori e studiosi (chi nel 1300 avrebbe osato mettere i Papi nell'Inferno?), forte di un sapere immenso e universale e con il piglio dialettico tipico dell'uomo che agisce, non si piega, soffre ma combatte in nome dei valori più alti, Dante tramite i suoi endecasillabi a rime intrecciate scolpisce un'opera eterna che ancora oggi e per sempre dice a tutti, ma soprattutto a noi italiani, cosa significa essere uomini.

"Il più bel libro che sia mai stato scritto", come dice Borges della Commedia, deve quindi essere presente e attuale nella nostra vita e i contributi, come questo di Cazzullo, aiutano a farne scorrere la linfa nelle nostre vene e nei nostri pensieri. Anche a 700 anni di distanza.

Autore: Aldo Cazzullo

Editore: Mondadori