19 dicembre 2020

L'enigma della camera 622

Joel Dicker è l'autore di questo romanzo ma, allo stesso tempo, è lo “Scrittore”, il personaggio che, durante un periodo di vacanza in un prestigioso hotel sulle Alpi svizzere, il Palace de Verbier, viene a sapere che, tempo prima, nella camera 622 era stato perpetrato un omicidio.

Qui inizia la lunga storia, qui hanno inizio le indagini dello Scrittore, aiutato da una ragazza, Scarlett, conosciuta occasionalmente nell'hotel. Per il buon nome dell'albergo, l’omicidio era stato poco reclamizzato, tutto era stato messo a tacere (addirittura il numero della camera era stato cambiato in "621 bis"), ma la curiosità dello Scrittore, che è poi l’io narrante, fa riaffiorare a poco a poco verità nascoste o mai interamente chiarite.

Lentamente emerge una storia che intreccia inestricabilmente intrighi finanziari con al centro il mondo degli affari delle banche svizzere, insieme a cospirazioni internazionali, spionaggi, depistaggi, senza far mancare relazioni amorose, tradimenti, passioni, trasformismi.

Non si tratta di un romanzo giallo nel senso ordinario del termine e il fatto che si capisca chi è la vittima solo superati i tre quarti del libro ne è una conferma: di solito in un giallo si sa subito chi è stato assassinato. Ma non qui. In questo romanzo una delle più stimolanti curiosità è proprio l'attesa di scoprire chi è la vittima, prima ancora di chi sia l'assassino.

Non è nemmeno un romanzo rosa, anche se approfondisce i rapporti sentimentali fra i protagonisti. In realtà è romanzo "sui generis", alla Joel Dicker, che infatti è diventato famoso per la sua abilità originale e inconsueta di costruire intrecci e trame fuori dall'ordinario che impegnano il lettore, ma anche lo appassionano e lo sorprendono. Il precedente romanzo "La verità sul caso Harry Quebert" lo aveva già dimostrato.

Quando si arriverà al termine della storia e della lettura, illuminanti risulteranno le parole dell'autore (o del personaggio?): "La vita è un romanzo di cui si conosce già la fine: la morte del protagonista. La cosa più importante non è come va a finire ma come si riempiono le pagine".

Come insegnano gli antichi romanzi cavallereschi, l'importante non è trovare il Graal, ma come si affronta la sua ricerca.

Autore: Joel Dicker

Editore: La nave di Teseo


05 dicembre 2020

Oltre il limite

Marco Vichi ci ha abituato alle storie del suo personaggio di punta: il commissario Bordelli che indaga su delitti e misteri nella Firenze degli anni Sessanta.
Con questo libro, invece, l'autore lascia momentaneamente da parte il filone del romanzo giallo e scrive due racconti che hanno come protagonisti due scrittori. Il tema conduttore infatti è la scrittura e, in particolare, quali limiti esistono (se esistono) per realizzare il proprio lavoro creativo.
Nel primo racconto, intitolato "Il contratto", uno scrittore pieno di idee ma con grandi difficoltà a trovare il modo per veder riconosciuto il proprio talento, viene contattato da una non meglio precisata Casa Editrice che gli propone di scrivere qualcosa di davvero speciale: un vero e proprio poema talmente impegnativo da mettere in ombra addirittura la Divina Commedia. Il protagonista è intimorito dall'impresa, ma pensa di avere le doti per affrontarla, per cui si getta a capofitto nel lavoro, per realizzare il quale non esita a scendere letteralmente a patti con il Diavolo...
Nel secondo racconto, intitolato "La sfida", uno scrittore fa conoscenza con un paralitico molto politicamente scorretto, che desta immediata antipatia nel protagonista (e anche nel lettore), ma allo stesso tempo suscita ammirazione per il modo franco, diretto e senza ipocrisie con cui affronta la propria condizione di diversamente abile. Fra i due nasce quindi un sentimento di mutuo rispetto, che sarebbe esagerato definire amicizia, che però finisce per scontrarsi con gli egoismi personali e con il desiderio di vincere una "sfida" a tutti i costi, contro ogni senso di etica e di correttezza.
I due racconti, apparentemente molto diversi fra loro, hanno in comune il senso di solitudine e di distanza che molte persone vivono nel loro quotidiano e che i due scrittori protagonisti dei racconti personificano in maniera molto azzeccata. Questo sentimento di estraneità dall'umano consorzio spinge i protagonisti ad andare letteralmente "oltre il limite".
Quale sia in concreto tale limite e se davvero sia stato superato, spetterà al lettore deciderlo, mettendo a raffronto il proprio sistema di valori e di principi con quello proposto nei racconti.

Autore: Marco Vichi

Editore: Guanda

21 novembre 2020

Inquietanti azioni a distanza

Albert Einstein è entrato nell'immaginario collettivo come sinonimo di "genio" e tutti hanno sentito parlare della sua Teoria della Relatività. Pur non comprendendola appieno, tutti sanno che è la teoria che spiega il funzionamento dell'Universo, come mai prima era stato compreso.

Non tutti però sanno che Einstein è anche uno dei padri della "Meccanica Quantistica", la branca della fisica che indaga l'infinitamente piccolo, a livello subatomico e che è alla base delle attuali tecnologie che tutti usiamo ogni giorno: dal computer, al telefono, a tutto il mondo del digitale.
Einstein, nella sua inarrivabile intelligenza, si rese subito conto di una situazione imbarazzante: la Relatività, che spiega così bene il macro-cosmo, i pianeti, le stelle e le galassie, non si concilia con la Quantistica, che spiega così bene il micro-cosmo delle particelle elementari. Entrambe funzionano ottimamente nel loro ambito, ma se si tenta di armonizzarle entrano in conflitto.
Com'è possibile tutto questo? Una delle due teorie è sbagliata? E quale? Oppure esiste una legge di natura ancora ignota che sta ad un livello superiore di entrambe?
Queste domande, a cominciare da Einstein, se le sono poste tutti i fisici dagli anni '30 del Novecento fino ai giorni nostri. Alcune risposte ci sono state, ma nessuna fino ad oggi ha meritato la definizione di "scoperta del secolo" e ancora oggi la fisica continua a studiare e a indagare i misteri del mondo, dall'infinitamente grande all'infinitamente piccolo.
Uno dei misteri ancora irrisolti sono le "inquietanti azioni a distanza", come le definì Einstein, fra due particelle "gemelle". Ciò che viene fatto ad una particella si riverbera istantaneamente sulla sua gemella, anche se fra le due ci sono miliardi di anni-luce di distanza. Com'è possibile questo fenomeno? Cos'è che può viaggiare più veloce della luce? Secondo la Relatività niente. Ma a quanto pare accade... In qualche modo sembra che lo spazio che separa le due particelle non esista....
L'autore usa un linguaggio scorrevole e accattivante per introdurre i lettori, ovviamente non specialisti, ai misteri e alle meraviglie di un campo di studi che impegna lo sforzo intellettuale di tanti scienziati. Certamente i concetti non sono semplici, ma con un po' di impegno ogni lettore incuriosito dai progressi della scienza potrà rendersi conto di quanto è affascinante l'Universo in cui viviamo e quanto è forte il desiderio dell'uomo di comprendere e di conoscere. Non solo l'Universo, ma anche sé stesso.

Autore: George Musser

Editore: Adelphi

07 novembre 2020

I misteri di Firenze

Firenze è universalmente famosa come città d'arte. La sua bellezza e i suoi tesori artistici sono la testimonianza di una perfezione non solo estetica, ma anche etica che poche volte nella storia l'uomo è riuscito a raggiungere.
Ma se tutto questo è certamente vero, è altrettanto vero che anche Firenze, come ogni città del mondo, possiede un lato oscuro, un'anima cupa e inquietante come i delitti del "mostro" hanno tragicamente dimostrato.
Gigi Paoli, nella realtà cronista di punta de "La Nazione" e per tanti anni esperto di cronaca giudiziaria, raccoglie in questa edizione i suoi tre romanzi "noir" con protagonista il giornalista Carlo Alberto Marchi, che sembra il suo alter-ego: anch'egli cronista di giudiziaria per il principale quotidiano fiorentino.
Marchi è un giornalista di razza: di quelli che non cercano lo scandalo a tutti i costi, ma che si documentano con precisione, che vagliano l'attendibilità delle fonti e scrivono per i lettori ciò che è appropriato scrivere, interpretando il diritto di cronaca non come la pretesa di sproloquiare su ogni cosa per mero sensazionalismo, ma come dovere del giornalista di informare il pubblico in maniera corretta, scrupolosa e affidabile.
Ecco perché frequenta quotidianamente "Gotham City", come lui chiama il nuovo Palazzo di Giustizia di Firenze, con la sua architettura troppo sganciata dal contesto, ma allo stesso tempo ipnoticamente affascinante. Nei corridoi del palazzo, Marchi incontra magistrati, avvocati, cancellieri, colleghi, testimoni. Raccoglie da ognuno di loro confidenze e talvolta semplici accenni che poi mette insieme in un delicato e difficile puzzle, allo scopo di ricostruire i contorni di una realtà che gli stessi investigatori a volte hanno difficoltà a ricomporre.
Come nei tre racconti che formano questo libro. Il primo che riguarda la morte di un vecchio antiquario di Via Maggio, il secondo la scomparsa di un dirigente di un'importante azienda farmaceutica e il terzo la sparizione di un bambino di quattro anni. In tutti e tre i casi, Marchi si addentra nei fitti misteri dei casi, non solo per il piacere intellettuale di risolverli, ma soprattutto per raccontare ai suoi lettori come stanno le cose. Svelando anche le ombre che una città come Firenze può avere.
Tre racconti gialli, quindi, molto piacevoli, scritti col tipico taglio giornalistico, scorrevole e appassionante, che meritano senz'altro il tempo della lettura.

Autore: Gigi Paoli

Editore: Giunti

24 ottobre 2020

La filosofia non è una barba

Matteo Saudino insegna filosofia nei licei torinesi e in questi anni è diventato uno dei più famosi "prof" italiani grazie ai suoi video su YouTube coi quali spiega la filosofia non solo ai suoi studenti ma a tutti gli appassionati all'argomento.
Il suo stile diretto, informale e coinvolgente rende comprensibili anche i concetti più ostici e gli autori più criptici col risultato di meritarsi moltissime visualizzazioni e, quindi, apprezzamenti dalla vasta comunità degli internauti.
Adesso pubblica questo libro in cui spiega la vita e il pensiero di alcuni fra i più famosi e decisivi pensatori della storia della filosofia partendo da un punto di vista alquanto originale: la loro morte.
Dal modo in cui hanno affrontato la morte, infatti, si può capire moltissimo del loro pensiero e anzi, la morte del filosofo spesso restituisce adamantina purezza ad un sistema di pensiero che altrimenti resterebbe oscuro e poco percepibile.
Socrate ne è l'esempio più chiaro e lampante e la sua logica cristallina del tutto protesa a cercare la verità non avrebbe avuto quella potenza concettuale capace di travalicare i secoli se non fosse stata suggellata da quella morte così ingiusta quanto eroica.
Ecco quindi dispiegarsi le vite, ma soprattutto le morti, di quindici giganti della filosofia occidentale, ognuno dei quali ha dato un contributo imprescindibile nella comprensione del mondo, della vita e soprattutto dell'uomo.
Il tutto raccontato con un linguaggio perfettamente accessibile anche ai non addetti ai lavori, i quali, grazie a questo libro, potranno "riconciliarsi" con la filosofia, troppo spesso bollata come materia di studio noiosa, incomprensibile e peggio ancora inutile.
Matteo Saudino ci invita quindi a cambiare opinione, se mai l'avessimo avuta così negativa: non c'è niente di noioso nella vita di questi filosofi straordinari. Non c'è niente che, volendo, non possa essere compreso. E soprattutto, non c'è niente di inutile in ciò che hanno detto, scritto o fatto.
Perché la capacità di filosofare, cioè di porsi domande su sé stessi interrogando la propria coscienza, è atto supremo di umanità, che distingue l'uomo dagli animali e lo proietta nell'Empireo degli esseri pensanti.
Affrontiamo quindi con entusiasmo questo viaggio nella filosofia, seguendo le tracce di questi straordinari pensatori. Matteo Saudino ci aiuta, con simpatia e freschezza, a camminare con loro nel percorso verso la comprensione e il sapere.

Autore: Matteo Saudino

Editore: Vallardi

10 ottobre 2020

Assassinio a Villa Borghese

Prima prova di narrativa gialla per Walter Veltroni, autore di numerosi e interessanti saggi e romanzi.
Questo lavoro è dedicato a una delle zone più belle e particolari di Roma, a cui l'ex Sindaco è profondamente legato: il parco di Villa Borghese, uno dei più grandi e dei più ricchi di cultura di tutto  il mondo.
Accanto al famosissimo museo che ospita capolavori assoluti dell'arte mondiale, il parco è un mondo enorme e variegato, fatto di ristoranti, bar, animali, piante, corsi d'acqua che, tutti insieme, costituiscono uno degli ambienti più affascinanti della Capitale.
In questo mondo, dove di solito non succede nulla, viene deciso di creare un posto di Polizia, forse per "arrestare i merli" o forse per sistemare un gruppetto di agenti e funzionari che in qualche modo vanno parcheggiati da qualche parte perché negli uffici di Polizia operativi proprio non possono stare.
Nasce quindi il Commissariato di Villa Borghese, diretto dal Commissario Buonvino, anch'egli dal passato burrascoso e composto da sette agenti, che sembrano i "magnifici sette" ma al contrario.
Ma presto gli eventi prendono una svolta brusca e inaspettata: nel parco viene rinvenuto il corpo straziato di un bambino e, poco dopo, il corpo decapitato di un uomo.
Di colpo il Commissariato, composto da poliziotti considerati di poco valore, si ritrova al centro dell'attenzione mediatica collettiva, con giornalisti, fotografi e autorità che premono per la soluzione dei delitti, così truculenti e così scioccanti anche per l'inusitato luogo dove sono stati perpetrati.
Il Commissario Buonvino e i suoi agenti iniziano quindi un'indagine che all'inizio appare non solo complicata ma anche fuori dalla loro portata. Anche all'interno della Polizia c'è chi ride di loro, prefigurandosi l'ennesima figuraccia di quella combriccola di mediocri.
Ma le persone a volte nascondono capacità ignote e il Commissario Buonvino darà fondo al suo intuito investigativo e saprà sfruttare le abilità dei suoi uomini, tanto da arrivare alla soluzione del caso quando oramai tutti lo ritenevano impossibile.
Romanzo brillante, ricco di suspence, che rappresenta anche un'atto di amore di Walter Veltroni per la sua città e per le immense bellezze che offre.

Autore: Walter Veltroni

Editore: Marsilio

26 settembre 2020

La Gioconda

La Gioconda di Leonardo Da Vinci è sicuramente il dipinto più famoso e più conosciuto al mondo, pietra miliare dell'arte mondiale e patrimonio inestimabile di tutta l'umanità.
Su chi sia la donna ritratta in questo celeberrimo capolavoro esistono varie tesi, anche se la più tradizionale attribuisce il famosissimo sorriso a Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo (da qui l'intitolazione di "Monna Lisa" o di "Gioconda").
Tale identificazione, tuttavia, è ancor oggi molto dibattuta e diversi studiosi propendono per identificazioni alternative. C'è chi ritiene che il ritratto rappresenti Caterina Sforza, chi la stessa madre di Leonardo e così via.
Una di queste ipotesi ritiene che il dipinto ritragga Ginevra de' Benci, detta "la Bencina", protagonista di un altro famosissimo ritratto di Leonardo, oggi conservato a Washington.
L'ipotesi si basa su alcuni indizi storici che fanno perno sul fatto che il giovane Leonardo, quando arrivò a Firenze, venne ospitato nel palazzo Benci sito in quello che all'epoca si chiamava "Canto degli Alberti" e che oggi è appunto Via de' Benci. Lì conobbe Ginevra, poco più giovane di lui, con cui rimase in profonda e lunga amicizia, anche dopo che lei andò in sposa a Luigi Niccolini.
La famiglia Benci possedeva anche una villa nel contado fiorentino, fra Grassina e l'Antella e Ginevra sembra averci trascorso molta parte della propria vita, forse proprio in compagnia di Leonardo.
Massimo Casprini, profondo conoscitore della storia e delle tradizioni del contado a sud di Firenze, parte da questi spunti storici per arricchirli con la propria conoscenza delle leggende del luogo e della propria fantasia e immagina un rapporto di affetto e addirittura di amore fra Ginevra e Leonardo lungo tutta la loro vita, culminato nel famosissimo dipinto che non sarebbe "la Monna Lisa", ma Ginevra nella sua maturità, ritratta con uno sfondo che idealmente richiama le colline di Bagno a Ripoli. Un ritratto che Leonardo ha sempre voluto conservare con sé anche durante tutti i suoi viaggi, non volendo separarsene mai come l'immagine dell'unica donna del suo cuore.
Una storia, quella raccontata in questo libro, dove si intreccia verità e immaginazione ma che è in grado di esaltare ancor di più il fascino e la bellezza delle colline a sud di Firenze che forse hanno davvero ospitato Leonardo e hanno visto all'opera il suo genio assoluto.
A corredo del libro è allegato un DVD con cortometraggio di Milko Chilleri che immerge ancor di più nel contesto della storia.

Autore: Massimo Casprini

Editore: eChianti

12 settembre 2020

Echi lontani

Giovanni Bottai è un ex maresciallo dei Carabinieri che, dopo una lunga vita passata al servizio delle Istituzioni, muore lasciando un lascito enigmatico: le sue parole prima di morire si riferiscono ad una misteriosa "busta" e nessuno dei congiunti capisce se siano frutto del delirio pre-morte o se si riferiscano a qualcosa di davvero importante.

Fra tutti i suoi familiari è la nipote Sara che resta incuriosita da queste parole e non si rassegna a considerarle parole senza senso. Nel riordinare la camera del nonno (che come ogni militare ha conservato con ordine metodico e scrupoloso tutti i documenti della sua vita), Sara si imbatte in una lettera risalente al 1946, quando il maresciallo Bottai comandava la stazione dei Carabinieri di San Marcello Pistoiese, con la quale il nonno viene bollato come traditore, nonché colpevole di un esecrabile quanto ignoto delitto.

Sara non può lasciare cadere la cosa e non riuscendo ad ottenere risposte e chiarimenti dai propri genitori, a causa della rigida riservatezza che il nonno ha sempre mantenuto sulla sua vita, inizia una propria autonoma indagine con l'obiettivo di vederci chiaro. Infatti per lei il nonno è sempre stato un modello di vita e di valori e le accuse che in quella lettera gli sono state mosse rischiano di compromettere radicalmente questa immagine.

La personale inchiesta di Sara la porterà ad interrogare persone, a compulsare vecchi fascicoli risalenti al tempo della Guerra presso gli Archivi di Stato di Firenze e Pistoia, a recarsi di persona a San Marcello Pistoiese nel tentativo di far luce sulla vicenda e capire come siano andate davvero le cose.

Emergerà un quadro storico che riguarda la dolorosa persecuzione degli ebrei italiani dopo le Leggi Razziali e ancor di più dopo l'8 settembre, quando la Toscana rimase sotto il governo della Repubblica Sociale e le persecuzioni si fecero ancor più feroci. Un quadro storico, quindi, assolutamente reale che fa da cornice ad una vicenda romanzata, ma basata su fatti purtroppo realmente accaduti.

Un libro, quindi, da leggere anche per continuare a coltivare la memoria di quei terribili anni che tanto dolore hanno causato in tante persone e che nessuno dovrebbe dimenticare per evitare che simili tragedie abbiano a ripetersi. Un libro utile soprattutto ai più giovani perché la Storia non è una favola antica, ma l'insegnamento da far proprio per un futuro migliore.

Autori: Silvia Mannelli e Francesca Banchini

Editore: Porto Seguro

29 agosto 2020

Il colibrì

Marco Carrera è uno stimato medico oculista, membro di una famiglia molto agiata e, apparentemente, senza problemi di sorta.

In realtà la vita di Marco è percorsa da profonde e lancinanti ferite, alcune delle quali davvero devastanti, che mostrano con piena evidenza quanta sofferenza e quanto dolore si possa annidare nel vissuto delle persone, anche se costoro non lasciano trasparire troppo, anzi niente.

Marco infatti è come un colibrì: non soltanto perché da piccolo era minuto proprio come un uccellino, ma soprattutto perché, come questo singolare volatile, ha la capacità di restare fermo e stabile (e quindi apparentemente saldo) proprio quando le tempeste della vita scatenano uragani di violenza inaudita. Il che non è indice di apatia o indifferenza.  Tutt'altro: è segno di una forza interiore che gli consente di mantenere una propria consapevolezza anche quando ogni cosa sembra condurre verso la perdita di ogni senso e di ogni significato.

Per la verità Marco non si sente (né lo è) un "eroe" del nostro tempo. Piuttosto è un uomo che conosce cos'è il dolore e come, dai più profondi abissi della disperazione, sia possibile nutrire un sentimento di speranza, che non significa altro che vivere la propria vita con pienezza, fino alla fine. La fine, appunto, sarà il momento in cui Marco potrà vedere la propria morte ad occhi aperti, con la serena tranquillità di chi ha fatto il proprio dovere, pur fra mille errori e delusioni, consegnando al mondo un "uomo nuovo".

Mirabile romanzo di Sandro Veronesi che, con la sua prosa piana, gentile e delicata, conduce il lettore all'interno della vita del protagonista, spaziando dagli anni della sua gioventù fino alla sua maturità e poi alla sua vecchiaia, con un movimento narrativo non lineare teso a sottolineare la profondità delle fratture e la difficoltà nel rimarginare le ferite. Il racconto ce lo fa sentire molto vicino e non è possibile per il lettore non sviluppare un sentimento di solidarietà e di comunanza. Anche perché le angosce esistenziali che Marco si trova a vivere e le sue lotte per la ricerca di un senso delle cose appartengono in varia misura ad ognuno di noi e non c'è chi non le abbia anche soltanto sfiorate.

All'interno di una serie di capitoli, ognuno dei quali profondo e a suo modo toccante, spicca quello intitolato "L'uomo nuovo", talmente denso di senso e allo stesso tempo talmente elegante, che il lettore non potrà proseguire senza averlo riletto almeno un paio di volte.

Premio Strega 2020 più che meritato.

Autore: Sandro Veronesi

Editore: La nave di Teseo

15 agosto 2020

Un'incantevole estate sugli Appennini

Se nel Settecento era di gran moda, per gli eruditi europei, fare il "Grand Tour" in Italia, per visitare le più belle città d'arte e respirare l'aria di una cultura millenaria, nell'Ottocento il "giro turistico" si trasforma in "villeggiatura" e i colti e raffinati rappresentanti dell'aristocrazia europea (non solo nobiliare ma oramai soprattutto economica) prediligono soggiorni prolungati in Italia, sia nelle città più famose che in zone del Bel Paese meno note, ma ugualmente suggestive.
E' il caso di Lucy Barnes Baxter (che pubblicherà con lo pseudonimo maschile Leader Scott), studiosa e letterata inglese che vive a lungo a Firenze e che nel 1878 trascorre i mesi estivi nel piccolo borgo di Migliorini, sulle montagne pistoiesi, vicino al paese di Piteglio per fuggire, come si farebbe oggi, dalla calura cittadina. Di tale periodo di villeggiatura redige questo diario in cui annota le esperienze piccole e grandi che vive.
Il borgo di Migliorini mantiene intatto il fascino rustico e sincero di tradizioni antiche, lontano dai processi di modernizzazione e industrializzazione che stanno interessando ampie regioni d'Europa e d'Italia. Nel borgo e nei paesi circostanti si continua a vivere secondo un secolare sistema di valori sociali, culturali, economici e si direbbe anche politici che affondano le loro radici nella cultura etrusco-romana e poi medievale e tutto questo non può che affascinare la raffinata ospite inglese che vede in quel piccolo mondo rurale un'idilliaca Arcadia.
Le famiglie del luogo vivono in un contesto fatto di naturalistica solidarietà sociale e di inestricabile imparentamento, dove la fortuna di uno è la fortuna di tutti e la disgrazia di una famiglia è la disgrazia di tutte. Il che è chiaro se si comprende l'assetto sociale basato sull'agricoltura, la pastorizia, il piccolo artigianato, secondo un senso di comunità non imposto, ma necessariamente spontaneo. Un sistema antico che assume contorni perfino leggendari, rispetto al rampante capitalismo industriale basato sull'individualismo spinto che la cultura anglosassone sta esportando nel mondo.
Lucy, quindi, osserva con molta attenzione la vita del borgo e vi partecipa con entusiasmo, mostrando in questo suo diario la fascinazione per il luogo, per la natura, per i suoi abitanti e per il loro sistema di vita e di pensiero.
Non manca, naturalmente, un sottile velo di snobismo, tipico degli inglesi quando hanno a che fare con culture diverse dalla loro, soprattutto riguardo alle credenze religiose dei paesani, che Lucy liquida con sufficiente condiscendenza. Ma ciò fa parte della mentalità borghese dell'epoca e non inquina il sentimento di ammirazione e di rispetto che sinceramente ella esprime in ogni pagina.
Il diario, più volte pubblicato e ristampato in Inghilterra, viene oggi offerto per la prima volta al lettore italiano nella traduzione di Cristina Dazzi, rivista e completata dalla curatrice Laura Lepri, che con la sua pregevole e approfondita prefazione inquadra il contesto storico e culturale dell'epoca, senza il quale sarebbe difficile comprendere ampie parti del diario. Una preziosa introduzione che è anche utile per sottolineare il legame culturale fra Inghilterra e Toscana che ha radici antiche, che ai nostri giorni è più forte che mai e di cui questo libro rappresenta un importante contributo.

Autore: Leader Scott (Lucy Barnes Baxter)

Editore: Franco Cesati

01 agosto 2020

La felicità in bicicletta

La bicicletta è un oggetto strano.
Da quando è stato inventato il motore a vapore e poi quello a scoppio, l'uomo ha trovato il modo di muoversi e di spostarsi senza durare nessuna fatica, facendo fare alle macchine il lavoro che per millenni lo aveva fatto sudare e faticare.
E quindi, perché esiste la bicicletta?
Perché l'uomo ha sentito il bisogno di creare un tale oggetto che funziona solo con la forza muscolare, quando avrebbe potuto benissimo farne a meno e sfruttare i motori delle macchine? Forse perché l'uomo è, in fin dei conti, un masochista a cui piace soffrire???
Eppure la bicicletta è uno strumento talmente appassionante che crea dipendenza (basta avere un conoscente ciclista per rendersene conto), che davvero scatena un amore infinito (come recita lo slogan del Giro d'Italia) e che addirittura esalta chi non pedala, ma ammira l'eroismo senza tempo di coloro che sulle rampe di qualche salita sputano sangue per arrivare in cima.
La bicicletta è, in definitiva, un oggetto che catalizza su di sé le passioni, le aspirazioni, le manie, gli entusiasmi, le sfide di tantissima gente, a cominciare da quando si è bambini, perché non esiste bimbo al mondo che non si sia marchiato le ginocchia cadendo dalla bici, pur di provare la meravigliosa ebrezza e il gioioso senso di libertà di sfrecciare sul sellino col vento in faccia.
Questo oggetto, così popolare e così familiare, tanto da essere presente in ogni garage o cantina del mondo, può diventare anche lo strumento per una crescita interiore, per una "igiene della coscienza", per un nuovo modo di guardare il mondo e sé stessi.
Ecco quindi lo scopo di questo libro: illustrare alcune tecniche e fornire alcuni consigli utili per tutti, soprattutto per i non professionisti del pedale. Consigli per pedalare in perfetta felicità, placando ansie e paure, trovando giovamento nel sano sforzo fisico senza cadere nello stress da competizione. In una parola, aumentare il proprio livello di auto-consapevolezza e far tesoro dell'immensa bellezza della natura, dei paesi, dei panorami e dei percorsi che solo andando in bicicletta è possibile apprezzare.
Un manuale di "mindfulness dinamica per ciclisti consapevoli", come recita il sottotitolo del libro, per pedalare con la gioia e l'entusiasmo dei bambini, ma con la consapevolezza e la maturità degli adulti.

Autori: Valter Bellarini e Daniela Angelozzi

Editore: Il punto d'incontro

18 luglio 2020

L'uomo che salvò la bellezza

Dopo l'uscita del libro di Robert Edsel e, ancor di più, dopo il film di George Clooney, tutto il grande pubblico ha conosciuto i "Monuments Men", il gruppo speciale di esperti d'arte, architetti e curatori di musei arruolati dagli Alleati durante la Seconda Guerra Mondiale per recuperare e salvare le opere razziate dai nazisti soprattutto in Francia e nelle Fiandre e farle ritornare al loro luogo d'origine.
Pochi sanno però che prima dei Monuments Men, un italiano è il vero capostipite degli esperti d'arte impegnati nella difesa del patrimonio artistico italiano.
Si tratta di Rodolfo Siviero, che dopo gli studi in Storia dell'Arte all'Università di Firenze, viene ingaggiato negli anni '30 dal regime fascista per fare l'agente segreto in Germania, sotto le spoglie del critico d'arte. Lì Siviero comincia a rendersi conto di cosa sia davvero il nazismo: totalitarismo allo stato puro, che annienta ogni minimo anelito di umanità. Ecco quindi che dopo l'8 settembre si schiera con gli antifascisti con l'obiettivo di impedire la spoliazione dei tesori degli Uffizi da parte dei tedeschi in ritirata dopo lo sbarco americano ad Anzio.
Le sue abilità di agente segreto gli torneranno utili: avrà a che fare con le forze di occupazione tedesche, con i badogliani che cercano di mantenere una parvenza di Stato e di Diritto e con i partigiani, evitando di essere fucilato da ciascuno di loro. Nonostante la prigionia e le torture da parte delle milizie fasciste del famigerato Mario Carità nella tristemente famosa Villa Trieste di Via Bolognese, riuscirà a salvarsi e, soprattutto, a salvare lo straordinario patrimonio culturale e artistico di Firenze permettendo il recupero delle opere che, per ordine di Goering, già erano in viaggio con destinazione Berlino.
In questo romanzo, Francesco Pinto ricostruisce la storia di quei terribili anni e il profilo di questo straordinario personaggio. Partendo dai dati reali, l'autore compone una narrazione che rende il quadro degli eventi altamente credibile e permette al grande pubblico di ammirare ed apprezzare l'opera di Siviero, davvero fondamentale per la tutela del patrimonio artistico italiano.
Onore, quindi, al primo vero e autentico Monument Man italiano!

Autore: Francesco Pinto

Editore: Harper Collins

04 luglio 2020

Cadrò, sognando di volare

Il 1998 è l'anno in cui Marco Pantani riesce nell'impresa epica di vincere l'accoppiata Giro-Tour, cosa che dai tempi di Coppi nessun ciclista italiano era più riuscito a fare.
La  sua fine tragica, pochi anni dopo, distrutto da forze superiori alle sue possibilità e, molto probabilmente, da nemici troppo più potenti di lui, nulla toglie all'immenso valore di queste vittorie, che l'hanno consegnato per sempre nell'Olimpo del ciclismo mondiale e, allo stesso tempo, nel cuore e nella memoria di milioni di sportivi e di appassionati, che conservano intatta l'indelebile emozione di un'esperienza sportiva, ma anche umana, meravigliosamente memorabile.
Uno di questi appassionati è Fabio Genovesi, popolare scrittore toscano e innamorato di ciclismo, che in questo romanzo brioso, frizzante, intenso, divertente e profondo, immagina l'estate del 1998 vissuta da un giovane ventiquattrenne (Fabio, appunto) spedito a fare l'anno di servizio civile in un remoto monastero delle Alpi Apuane, dove non c'è niente da fare, se non passare le giornate con Don Mauro, un prete un po' svitato ma meccanico di prim'ordine, la Gina, una ragazza che si crede una gallina, e soprattutto Don Basagni, il "direttore" del monastero, uomo scorbutico e dalla parolaccia facile, ma anche lui fissato di ciclismo.
Fabio è moralmente costretto a studiare Giurisprudenza, anche se non la sopporta, tanto che in cinque anni di università è riuscito a malapena a superare sette esami. Per evitare il servizio militare ha fatto domanda per il servizio civile come "educatore", nella speranza, in quell'anno di trovare un senso alla propria vita.
Perché il pesante dilemma di Fabio è proprio questo: cosa fare della propria vita? La strada che le circostanze gli hanno fatto imboccare è davvero la strada per lui? Oppure c'è un altro modo per vivere la propria vita ed essere felici?
I mesi passati al monastero e, soprattutto, la rude e sfrontata compagnia di Don Basagni con cui segue le tappe del Giro e del Tour urlando a squarciagola ad ogni scalata del Pirata, gli faranno capire che è possibile spostare il confine fra quello che si vuole fare e quello che si può fare. Proprio come Marco Pantani ha insegnato a tutti in quella meravigliosa, straordinaria e irripetibile estate del 1998.

Autore: Fabio Genovesi

Editore: Mondadori

20 giugno 2020

La piccola farmacia letteraria

Questo libro è un romanzo. Ma è anche un'autobiografia. C'è un po' dell'uno e un po' dell'altra dentro queste pagine perché l'autrice è anche colei che sul serio ha avuto l'idea di creare una "piccola farmacia letteraria": un negozio di libri nel cuore di Firenze dove i volumi non sono catalogati in base all'ordine alfabetico dell'autore o dell'editore o del genere, ma sono raggruppati "per stati d'animo".
Ecco l'idea alla base del progetto che Elena Molini, sfidando ogni logica e "scappando" dal mondo delle grandi catene librarie, ha perseguito con una convinzione talmente folle da avere totalmente ragione.
La sua idea oggi è realtà e se andate in Via di Ripoli trovate questa fantastica "bottega" (il termine squisitamente artigianale è voluto) dove potete entrare, girovagare liberamente, colloquiare, se ne avete voglia, con la titolare, sedervi a sfogliare qualcosa e, soprattutto, trovare qualcosa da leggere che in quel momento fa davvero per voi: il libro adatto per il vostro stato d'animo, per quello di cui avete bisogno. Potete farlo perché ogni libro ha il suo "bugiardino", proprio come le medicine, in cui non c'è scritto nulla della trama (niente spoiler ovviamente), ma solo che tipo di coinvolgimento emozionale produce, quali disturbi dell'anima può curare, quali effetti collaterali può causare e la posologia di assunzione, o meglio di lettura.
Ad esempio, se siete troppo conformisti e ligi alla routine e sentite il bisogno di una sferzata di cinismo per svegliare la parte controcorrente che è in voi, andate su "Storie di ordinaria follia" di Charles Bukowski. Ma occhio agli effetti collaterali... Oppure se sentite il bisogno di una iniezione di coraggio per affrontare le vostre paure interiori più profonde, provate a somministrarvi "It" di Stephen King. Ma mantenetevi lucidi!
In questo gradevolissimo romanzo, dove quindi la storia di vita vera dell'autrice si intreccia con una narrazione frizzante, brillante e fresca, senza mai essere banale o superficiale, ogni lettore troverà un motivo in più per amare i libri e la lettura in tutte le sue declinazioni. Le vicende della protagonista e del suo gruppo di amiche e coinquiline vi causerà più di un sorriso, diverse emozioni e la voglia di andarla a trovare!
PS: date un'occhiata anche al sito www.piccolafarmacialetteraria.it

Autore: Elena Molini

Editore: Mondadori

06 giugno 2020

Il club delle pecore nere

Samuele, Nicole e Ivan sono tre coinquilini alquanto particolari.
Il primo è uno scrittore in crisi di idee e di identità, che non riesce a dare un senso alla propria vita e anzi riesce solo a distruggere ciò che di buono gli capita, arrivando perfino a mollare il proprio compagno sull'altare un minuto prima del matrimonio. Nicole è una donna acuta, intelligente e determinata, ma che per vivere è costretta a fare la spogliarellista, con tutte le difficoltà che una tale attività può causarle. Ivan è un manager senza valori morali, arido sentimentalmente e in perenne conflitto con ogni idea di solidarietà e umanità.
Questi tre personaggi, che sono il "club delle pecore nere" per il loro modo "inconsueto" di affrontare la vita, sono arrivati al traguardo dei trent'anni, ma la loro esistenza non è affatto quella di persone responsabili. Pulsioni ed incoscienze adolescenziali, debolezze e paure infantili emergono continuamente nel loro modo di affrontare il quotidiano, il rapporto con gli altri e anche con sé stessi. Sarebbe l'ora di dare un senso alla propria vita, mettendola su binari di serietà e di affidabilità che l'età adulta richiede. Ma non ci riescono. O non vogliono.
Almeno fin quando non capita nelle loro vite Rocco, un ragazzino di 13 anni abbandonato dalla madre e di cui, volenti o nolenti, devono prendersi cura.
Rocco dovrebbe essere accudito e protetto dai "grandi", come ogni giovane adolescente ha diritto di essere, ma i tre non sono proprio la quintessenza di persone mature e le loro discrasie caratteriali e di personalità finiranno per costringere Rocco a diventare, suo malgrado, il soggetto più responsabile del gruppo, il punto di equilibrio delle loro esistenze, l'unico elemento in grado di mettere seriamente a confronto le tre "pecore nere" con loro stessi e con la necessità di diventare finalmente persone adulte, in grado di assumersi le proprie responsabilità.
Con una narrazione intensa, psicologicamente accurata, ma anche leggera e divertente, a tratti perfino esilarante, Pierpaolo Mandetta mette in scena un quadro di vita quotidiana dei nostri giorni in cui il passaggio dalla spensieratezza della gioventù alla maturità dell'età adulta è raffigurato come un evento per niente facile o scontato e che a volte ha bisogno di "shock" inaspettati per arrivare ad una soluzione. Come, ad esempio, la convivenza con un provvidenziale ragazzino tredicenne.

Autore: Pierpaolo Mandetta

Editore: Rizzoli

23 maggio 2020

La vita bugiarda degli adulti


Dopo lo straordinario successo della trilogia dedicata a "L'amica geniale", ecco l'ultimo lavoro di Elena Ferrante, pseudonimo dietro il quale si nasconde la reale identità dell'autrice (o dell'autore?), che resta ignota.
Protagonista del romanzo la giovane Giovanna, ragazza di sedici anni, studentessa liceale, alle prese con i confusi anni dell'adolescenza.
Giovanna vive con i genitori in un appartamento confortevole della Napoli "alta", quella più raffinata ed elegante e quasi non conosce il vasto mondo della Napoli "bassa", quella più popolare e smodata, in cui vive anche sua zia Vittoria.
Il suo menage quotidiano, fatto di scuola, di amiche e di letture, sembra quello tipico di ogni ragazza adolescente: innamoramenti, disillusioni, spirito ribelle, conformismo, in un garbuglio di pulsioni e sentimenti contrastanti e a volte violenti.
Ma in Giovanna c'è di più.
C'è la constatazione che anche gli adulti sono agitati dalla stessa confusa instabilità interiore e anzi, si tratta di una deriva ben più infima e degradante. Perfino i suoi genitori, così beneducati e classificabili in una borghesia senz'altro medio-alta, mostrano col tempo tutte le loro fragilità. Dietro una maschera di perbenismo e di cordialità nascondono un mentire profondo, agli altri e perfino a sé stessi. E anche la zia Vittoria, che a Giovanna piace perché nella sua durezza è almeno franca e diretta, a ben vedere nasconde anche lei drammatiche bassezze.
Ecco quindi che Giovanna sente crescere dentro di sé un sentimento di disprezzo nei confronti degli adulti, talmente incapaci di essere sinceri da costruirsi un simulacro di realtà con cui confondere tutti e per primi sé stessi.
Ma col tempo si rende conto che anche lei non è migliore. Anzi, a guardar bene si sente animata da una cattiveria molto più cinica che non risparmia amicizie e sentimenti. Il confine fra buoni e cattivi è talmente labile... Le persone sono universi inestricabili di contraddizioni... C'è qualcuno che è in diritto di giudicare? C'è redenzione e salvezza da tutto questo?

Autore: Elena Ferrante

Editore: E/O

09 maggio 2020

Il dipendente

Il rag. Ugo Fantozzi è entrato nell'immaginario collettivo di tutti gli italiani per la sua potente carica di comicità e tragicità che tutti noi abbiamo sentito, almeno una volta, appartenerci. Con il suo tono grottesco e iperbolico, Fantozzi ha incarnato in maniera originale e azzeccata l'esistenza di un impiegato medio di una grande azienda degli anni '70, descrivendone con fulminante acutezza le piccole e grandi drammaticità.
Si sa che Paolo Villaggio trasse spunto per il suo personaggio da una sua personale esperienza lavorativa, durante la quale aveva avuto modo di vivere le difficoltà esistenziali che furono la base per la costruzione del suo indimenticabile Fantozzi.
Giuseppe Passeri, in questo romanzo, fa un po' la stessa cosa: senza minimamente pretendere di competere con il personaggio "cult" di Paolo Villaggio, prende spunto dalla sua esperienza di lavoro e racconta dell'impiegato medio (che al giorno d'oggi si chiama "quadro") Pino Petrucci, oramai prossimo alla pensione, che ogni giorno fa il conto alla rovescia con la sua "stecca", come usava al tempo del servizio militare, in attesa del fatidico ultimo giorno di lavoro, quando finalmente potrà lasciare la grande azienda milanese che lo ha assorbito per decenni e dalla quale non vuole altro che fuggire.
Ma purtroppo siamo nel 2011, l'anno orribile in cui lo spread è a più di 500 punti, la crisi è devastante e l'Italia rischia il default. Il governo tecnico che si insedia per tentare di rimettere a posto le cose, procede con l'accetta: dall'oggi al domani i nati nel 1952 ai quali manca circa un'anno alla pensione (come Pino Petrucci), vedono slittare di quattro anni il loro traguardo e si sentono precipitare in un incubo.
Il romanzo racconta con il taglio "fantozziano" (cioè a tratti molto comico e a tratti desolatamente tragico) questa esperienza che Pino Petrucci vive sulla propria pelle: le difficoltà in ufficio, coi colleghi, coi superiori e con la famiglia e i piccoli-grandi fallimenti che lo accompagnano, insieme ai disperati tentativi di dare un senso a tutto.
Ma a differenza del Fantozzi di Villaggio, che non ha speranza di riscatto, eternamente condannato all'irrimediabile fallimento, per Pino Petrucci una luce in fondo al tunnel alla fine c'è.

Autore: Giuseppe Passeri

Editore: Mille Battute

25 aprile 2020

Antica madre

Il famoso filosofo e studioso romano Lucio Anneo Seneca nelle sue "Naturales quaestiones" ci ha tramandato la testimonianza di una memorabile impresa compiuta all'epoca dell'imperatore Nerone: una spedizione esplorativa alla ricerca delle sorgenti del Nilo.
La spedizione era condotta da militari (all'epoca la ricerca scientifica andava di pari passo con lo sviluppo bellico, come oggi del resto), i quali compirono un lungo viaggio risalendo il grande fiume dell'Egitto, da Alessandria, verso Elefantina, per poi superare le cateratte fino a Meroe (oggi in Sudan) e giungere infine ai leggendari Monti della Luna e a quello che attualmente è il Lago Vittoria (oggi in Uganda).
Un viaggio che ancora ai giorni nostri ha un sapore mitico e avventuroso, ai limiti dell'impossibile, figuriamoci nel 62 dopo Cristo! Ma portare le aquile di Roma fino agli estremi confini del mondo, dove nemmeno Alessandro il Grande era giunto, era un'attrattiva troppo forte per la sfrenata sete di gloria di Nerone e per l'inesauribile curiosità naturalistica di Seneca. Il che ci dice molto sulla grandiosità degli antichi romani...
Da questo spunto storicamente documentato parte l'idea narrativa di Valerio Massimo Manfredi che utilizza la sua profonda conoscenza del mondo antico e delle sue fonti per costruire un romanzo ancora una volta intrigante, affascinante e dal gusto deliziosamente esotico.
Una selvaggia e meravigliosa ragazza catturata in Etiopia (che per i romani era tutto il mondo a sud dell'Egitto e della Nubia), dopo un periodo di permanenza a Roma in cattività, costretta anche a scendere nell'arena dei combattimenti gladiatori per la gioia del popolo romano, fa da guida al manipolo di soldati e di geografi comandati dal centurione di prima linea Furio Voreno, verso una terra sconfinata e meravigliosa, pericolosa e incantevole, dove nessun uomo del Mediterraneo era mai arrivato, incontrando popoli sconosciuti e una flora e una fauna mai vista prima.
Il viaggio, talmente difficile che solo la disciplina e lo spirito invincibile degli antichi romani può sopportare, si concluderà infine sulla tomba di quella che gli indigeni dell'Africa equatoriale chiamano "Antica Madre", la progenitrice di tutti gli esseri umani. Quasi un simulacro che reca la memoria dell'origine dell'uomo, che oggi sappiamo aver avuto inizio proprio in quella zona dell'Africa. E quella ragazza incredibile che ha fatto da guida sembra esserne una diretta discendente...
Un racconto appassionante che mescola abilmente storia e fantasia per un risultato davvero piacevole che ancora una volta ci fa innamorare del nostro grandioso passato.

Autore: Valerio Massimo Manfredi

Editore: Mondadori

11 aprile 2020

Noi siamo tempesta

"Beato il popolo che non ha bisogno di eroi", diceva Bertolt Brecht.
Questa famosissima frase, che a suo tempo voleva esaltare l'ideale pacifista contro l'insensata spietatezza della mentalità guerrafondaia, ha avuto negli anni molta fortuna perché nella sua essenza è condivisa da tanta gente che ha una visione del mondo improntata alla serena onestà del quotidiano e non apprezza le imprese stra-ordinarie ed eccessive di chi vuole imporsi a tutti i costi, per desiderio di gloria o sete di potere.
Ma al mondo non esiste solo questo tipo di eroismo da battaglia.
Esistono anche persone che, pur essendo uomini e donne perfettamente normali, senza nessun crisma divino e nessuna trascendente capacità, diventano di fatto dei veri e propri eroi nel senso più puro del termine: persone assolutamente uguali a tutti noi che però si mettono in gioco e usano tutti i loro "talenti" per fare qualcosa di davvero grandioso e utile a tutta l'umanità.
In questo libro Michela Murgia tratteggia con una piacevolissima abilità narrativa le imprese di sedici persone che hanno avuto il coraggio di seguire un'intuizione, di metterci tutta la loro forza di volontà, di non farsi fermare dalle difficoltà o dall'arrendevolezza, giungendo a realizzare qualcosa di veramente speciale. Qualcosa di importante per tutti noi.
Alcuni di questi ritratti riguardano persone ben note al grande pubblico. Altri invece riguardano persone che sono praticamente sconosciute, a volersi limitare ai loro nomi. Ma leggendo le loro "imprese" ci accorgeremo che ciò che hanno fatto lo conosciamo eccome! E questa è davvero un'impresa eroica: riuscire a fare qualcosa di universalmente famoso e importante, senza che nessuno conosca il tuo nome!
In questo, gli "eroi sconosciuti" raccontati da Michela Murgia assomigliano ai costruttori di cattedrali del Medioevo: realizzatori di opere meravigliose e immortali, senza che abbiano messo la firma su nessuna pietra, facendo perfino dimenticare i loro nomi...
Un libro agile ma allo stesso tempo profondo e coinvolgente che ci fa percepire tutta l'umanità e la normalità dei veri eroi: gente che con il cuore e il cervello ha avuto la forza e il coraggio di cambiare il mondo.

Autore: Michela Murgia

Editore: Salani

28 marzo 2020

Coppi e Bartali

Daniele Marchesini insegna Storia contemporanea all'Università di Parma. A fianco della sua attività accademica, ha pubblicato libri divulgativi con i quali ripercorre la storia del Novecento italiano attraverso i protagonisti dello sport.
Dopo i libri dedicati alla Mille Miglia, a Primo Carnera e al Giro d'Italia, ecco adesso il testo dedicato ai due principali protagonisti dello sport italiano di tutti i tempi: Coppi e Bartali.
L'occasione è il centenario dalla nascita del Campionissimo e in questo libro l'autore ripercorre la rivalità e il reciproco rispetto fra i due corridori, nato prima della Seconda Guerra Mondiale e poi dispiegato pienamente dopo la Guerra e negli anni Cinquanta.
Una rivalità e un rispetto che non sono stati confinati nell'ambito sportivo, ma che hanno riguardato anche la vita privata di Coppi e Bartali, uniti da un destino tragico ed eroico: entrambi colpiti dalla improvvisa morte dei giovani fratelli, entrambi al vertice della considerazione e perfino della venerazione di una Nazione intera.
Sì perché la loro storia sportiva si intreccia inestricabilmente con la storia d'Italia del Novecento.
Soprattutto dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale, il nostro Paese aveva un disperato bisogno di rinascita, di ricostruzione e di riconquista del futuro. Serviva un rilancio positivo dopo tante immense sciagure, serviva fiducia nelle proprie capacità e nei propri mezzi per rialzarsi in piedi dopo la distruzione materiale e morale della guerra. Serviva qualcuno che dimostrasse che sì, era possibile ripartire, era possibile rinascere, era possibile vincere le sfide e aver fiducia nel futuro.
Gli uomini che dissero tutto questo agli italiani non furono né i politici, né gli economisti, né i preti: furono Coppi e Bartali che con le loro imprese tanto grandiose quanto speculari accesero l'entusiasmo di tutti gli italiani e rappresentarono la spinta ideale per la ripresa morale e civile del nostro Paese.
I due corridori non avrebbero voluto diventare così iconici. Pensavano a pedalare e a vincere le gare. Tutto il resto di valori e di significati fu loro attribuito da altri. Ma fu loro riconosciuto da tutti gli italiani, che non poterono far a meno di innamorarsi dei due atleti fino a farne il simbolo immortale di un Paese capace di rimettersi in piedi e di vincere le sfide più difficili.

Autore: Daniele Marchesini

Editore: Il Mulino

14 marzo 2020

La bastarda di Istanbul

Il genocidio armeno è stato un terribile evento accaduto tra il 1915 e il 1916 perpetrato dall'Impero Ottomano a danno della popolazione armena della Turchia. Una vera e propria pulizia etnica contro una minoranza che, secondo la maggior parte degli storici, è stata attuata con un piano di sterminio e con deportazioni ed eliminazioni di massa che hanno fatto circa un milione e mezzo di morti. Secondo altri storici, invece, si è trattato di un evento di minore portata, per quanto altrettanto drammatico.
La questione è tutt'oggi la causa delle aspre contese fra la Turchia e la comunità internazionale. In particolare mentre l'Unione Europea, gli Stati Uniti e molti altri Paesi pretendono dalla Turchia il riconoscimento della responsabilità in tale crimine, quest'ultima nega risolutamente che si sia trattato di un genocidio di massa e ne ridimensiona fortemente la portata.
La questione, poco nota nella consapevolezza occidentale, è invece molto sentita dal popolo turco. Che ovviamente si divide fra negazionisti-nazionalisti e coloro che invece ritengono necessario ammettere gli errori del passato per gettare le basi di una riconciliazione. Elif Shafak rientra in quest'ultima categoria: è una giovane scrittrice che non ha timore di parlare, nei suoi romanzi, di cose di cui un "buon turco" non dovrebbe parlare, anche quelle più scabrose e politicamente pericolose. Ecco perché, dopo la pubblicazione in Turchia di questo libro, nel 2006, è stata sottoposta a processo con l'accusa di aver aver danneggiato "l'identità nazionale turca".
In realtà il romanzo non contiene nessuna accusa. Mette a confronto due modi di vedere la Storia e il Passato da parte di due ragazze che diventano amiche: Asya, giovane turca di Istanbul, e Amy, giovane americana di origini armene.
Pur avendo tra loro legami antichi e una comune ascendenza familiare, fra le due ragazze c'è un abisso che le separa: da un lato Asya incarna la mentalità turca che tende a dimenticare il passato, cancellare la Storia per vivere la propria vita solo sul presente e sul futuro. Dall'altro  Amy rappresenta la mentalità armena, che si alimenta continuamente dei ricordi e dei dolori del passato, senza i quali non è in grado di vivere il presente né pensare al futuro.
Le due giovani ragazze, così enormemente distanti per formazione e per cultura, sapranno però trovare un punto d'incontro, un modo per comprendersi, accettarsi e rispettarsi a vicenda.
Sono quindi il simbolo di una speranza per due popoli che potrebbero smettere di odiarsi, se solo fossero disposti a capirsi.

Autore: Elif Shafak

Editore: BUR

29 febbraio 2020

I cavalieri dell'Apocalisse

Il Sovrano Militare Ordine dei Cavalieri Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, oggi più comunemente conosciuto come "Ordine dei Cavalieri di Malta", è una delle istituzioni più antiche del mondo. Nato all'epoca delle Crociate e reso sovrano con bolla papale del 1113, era composto da una confraternita di monaci-cavalieri, allo stesso modo dell'Ordine dei Templari e dei Cavalieri Teutonici, con il compito di difendere la Terrasanta e i pellegrini cristiani.
Tuttavia, a differenza dei Templari, che nel 1314 furono soppressi e dei Teutonici, che col tempo hanno perso ogni influenza, i Cavalieri di Malta sono sopravvissuti egregiamente. Dalla Terrasanta si trasferirono a Rodi, poi a Malta (fino alla conquista napoleonica) e infine a Roma, dove tuttora hanno sede in Via Condotti, ad un passo da Piazza di Spagna. Pur essendo privo di un suo territorio specifico, l'Ordine è riconosciuto dalla comunità internazionale come Stato Sovrano, tanto da avere un seggio all'ONU.
Si tratta quindi di una istituzione che ha un suo ben radicato prestigio e una indiscussa influenza, non solo all'interno della Chiesa, ma anche come soggetto politico.
Questa è la verità di fatto su cui poggia il romanzo di Steve Berry, nel quale l'Ordine dei Cavalieri di Malta ha un ruolo di primissimo piano.
La storia si svolge in un momento che si può immaginare risiedere nel prossimo futuro, dove il Papa è morto e si sta per riunire il Conclave per l'elezione del nuovo Pontefice.
Il contesto è quindi molto delicato, non solo per la Chiesa, sempre più minacciata da scandali e movimenti destabilizzanti, ma anche per lo scenario politico internazionale, in cui com'è noto la Santa Sede ha un peso e una importanza spesso fondamentali. In tutto questo, i Cavalieri di Malta sembrano avere una loro propria finalità da raggiungere, ad ogni costo.
L'agente segreto Cotton Malone, incaricato dai servizi segreti inglesi di recuperare alcuni preziosi documenti storici che potrebbero mettere in serio imbarazzo il Regno Unito, si troverà coinvolto in un intrigo ben più ampio e pericoloso di quanto poteva pensare. Sarà necessaria tutta la sua esperienza e abilità per uscirne fuori...

Autore: Steve Berry

Editore: Nord

15 febbraio 2020

Meraviglie. Alla scoperta della Penisola dei tesori


Dopo il successo della serie tv "Meraviglie - La Penisola dei tesori", andata in onda sulla RAI in otto puntate fra il 2018 e il 2019, Alberto Angela torna in libreria con il volume "Meraviglie. Alla scoperta della Penisola dei tesori", che ne è un'ideale prosecuzione, perché ripercorre le bellezze esistenti in Italia, con uno straordinario viaggio nello spazio e nel tempo, stavolta raccontato per iscritto invece che per immagini.
Dalle grandiose costruzioni romane alle chiese barocche, dalla meraviglia del Rinascimento fiorentino al trionfo della luce del Settecento veneziano, dai misteriosi nuraghi sardi alla Valle dei Templi di Agrigento, non c'è epoca storica in cui in Italia non si sia realizzato qualcosa di magnifico, qualcosa di impressionante, qualcosa che ha fatto scuola nel mondo e che ha condizionato così fortemente la cultura, l'arte, la civiltà di tutto l'Occidente.
il nostro Paese è il primo al mondo a poter vantare ben 55 siti riconosciuti dall'UNESCO come "Patrimonio dell'Umanità". Se si considera che per estensione geografica l'Italia è davvero molto piccola, rispetto a tanti grandi Stati del mondo, la presenza di così tanti luoghi immensamente preziosi dal punto di vista culturale è un fatto davvero sorprendente.
Ecco quindi che il nostro dovere prioritario è di tutelare questo celeberrimo patrimonio. Valorizzarlo, renderlo fruibile e godibile ad ogni cittadino del mondo e, allo stesso tempo, conservarlo con amorevole cura e meticolosa attenzione per poterlo trasmettere integro di significato e di bellezza alle future generazioni.
Perché noi non siamo i "proprietari" delle nostre bellezze artistiche. Ne siamo i "custodi". E i nostri figli e i nostri nipoti e tutti coloro che verranno dopo di loro si meritano di ricevere da noi questo infinito patrimonio.
Questo è il messaggio diffuso da Alberto Angela, sia con la serie tv che con questo libro. Un messaggio che ogni persona dotata di buon senso non può che condividere e apprezzare.

Autore: Alberto Angela

Editore: Rai libri

01 febbraio 2020

L'ultima mano di burraco

In un appartamento nel quartiere di Chiaia, nel centro di Napoli, vivono quattro coinquilini: Marialuisa detta Malù, di professione archeologa ma con l'intuito e la passione dell'investigatore professionista; Ariel, traduttrice nonché la "dottor Watson" di Malù; Kobo, pianista giapponese con scarsa conoscenza dell'italiano e Samuel, rappresentante di prodotti per gelaterie, di origini sardo-nigeriane.
A completare il quartetto così originale e insolito di coinquilini, c'è infine il gatto Mycroft, chiamato con lo stesso nome del fratello di Sherlock Holmes perché come questo sempre piuttosto defilato, ma quando interviene lo fa a ragion veduta e i suoi miagolii hanno sempre un che di risolutivo.
Il commissario di polizia De Iuliis conosce la strampalata combriccola, la trova simpatica e piacevole, ma soprattutto ne apprezza le doti di investigazione, che spesso possono essere d'aiuto al lavoro della polizia.
Ecco perché, di fronte al mistero della morte dell'anziano professor Temistocle Serra, accasciatosi sul tavolo di casa dove stava giocando a burraco, chiede la collaborazione, come "consulenti esterni", dei quattro amici (gatto compreso). Perché la scientifica ha appurato che si tratta di avvelenamento, ma il problema è capire chi, fra familiari, conoscenti e colleghi, sia davvero l'assassino.
I quattro amici, con Malù in testa, ingaggiano quindi una sfida intellettuale finalizzata a capire il messaggio che il povero professor Temistocle ha lasciato "scritto" con le carte del burraco negli istanti prima di morire, perché probabilmente sta proprio lì la soluzione del mistero. E tutti daranno un contributo determinante (gatto compreso!).
Piacevolissimo romanzo giallo della giovane Serena Venditto, impiegata al Museo Archeologico di Napoli, ma con la passione per la scrittura, che riesce con grande abilità a costruire una storia intrigante, molto ben costruita e intessuta da un filo ironico costante che rende la lettura estremamente gradevole.
Da apprezzare anche il contesto della città di Napoli, raccontata così com'è: brillante, scoppiettante e coloratissima, anche se fra mille problemi e contraddizioni. Una città che, al di là dei più triti luoghi comuni, è tutta da vivere.

Autore: Serena Venditto

Editore: Mondadori