28 dicembre 2024

Romanzo senza umani

Inserito fra i candidati al Premio Strega 2024, questo romanzo mette al centro della sua storia le relazioni umane e come, a volte, possano essere "congelate" tanto da far sentire le persone sole come se vivessero in un mondo senza umani.

Il protagonista è Mauro Barbi, storico di professione, che ha dedicato molti anni di studio al singolare fenomeno del congelamento del Lago di Costanza in Germania durato sei mesi a cavallo del 1572-73 e che rappresentò una piccola "era glaciale locale".

Intorno a questo lago e al suo significato simbolico, prendono le mosse due narrazioni, a prima vista opposte, non solo perché ambientate in secoli diversi, ma perché raccontate con una lingua mutevole a seconda che a “parlare” sia il paesaggio senza umani del Cinquecento o l’umano troppo umano Mauro Barbi che a quel lago ha dedicato anni di studio, trascurando, a quanto pare, gli umani che gli stavano intorno.

Alla freddezza che gli amici, gli ex studenti, le fidanzate, gli continuano a rinfacciare, Mauro cerca di rimediare rispondendo a e-mail con quindici anni di ritardo, telefonando o semplicemente ristabilendo un dialogo, il più delle volte immaginario, con quella che definisce gente della sua vita. A tormentarlo è l’immagine che gli altri si sono fatti di lui, i ricordi che gli altri hanno di lui, o peggio ancora i ricordi che non hanno di lui. 

Il congelamento del Lago di Costanza è quindi il simbolo di una freddezza nei rapporti umani che Mauro ha sempre avuto, di cui è consapevole, e a cui tenta di rimediare, forse troppo tardi, con modi ed esiti a tratti perfino esilaranti.

Quella del protagonista è quindi una vera e propria crisi esistenziale, un po' dovuta alla mezza età, ma un po' causata dai cambiamenti climatici che sono perfetta metafora dei sentimenti e dei cataclismi interiori. Perché il "clima" non è solo le previsioni del tempo, ma è anche il tessuto dei rapporti umani, che condiziona in positivo o in negativo molto più di quanto spesso siamo disposti ad ammettere.

Molto particolare e affascinante la prosa usata dall'autore che, quando tratta del paesaggio glaciale senza umani ha un sapore antico e ricco di suggestioni letterarie, mentre quando racconta al presente la nevrosi esistenziale del protagonista e i suoi tentativi tragicomici di fare pace con il proprio passato (lui che di mestiere fa lo storico!), si traducono in una prosa immediata, punteggiata da dialoghi in cui prevale un registro più colloquiale.

Autore: Paolo Di Paolo

Editore: Feltrinelli

14 dicembre 2024

Middlesex

Questo romanzo, premio Pulitzer per la narrativa del 2003, non cessa di affascinare schiere di lettori. Il motivo è duplice: da un lato per il grandioso affresco che riesce a dare della storia del Novecento vista con gli occhi di una famiglia greca che negli anni Venti deve fuggire da Smirne in fiamme sotto il fuoco dei turchi, per cercare la "terra promessa" negli Stati Uniti, dove vivrà la Grande Depressione, la Seconda Guerra Mondiale, il Sessantotto e il Watergate.

Dall'altro per la peculiare caratteristica del personaggio narrante: Calliope Stephanidis, nata bambina ma che a quattordici anni si rende conto di essere un maschio. In realtà Callie è un ermafrodito perché assomma in sé i tratti genetici di entrambi i generi ma questa condizione del tutto particolare non coinvolge solo il suo corpo, ma anche e soprattutto la sua coscienza di sè.

Ecco quindi che per comprendere meglio chi è, Callie racconta l'epica della sua famiglia, convinta che per andare alla radice del suo essere, debba cercare dove si è annidato quel gene "difettoso" nel DNA familiare, che dopo tre generazioni si è manifestato in lei.

I racconti delle vite dei nonni e dei genitori di Callie, riecheggiano l'antica Odissea: viaggi verso l'ignoto, fuggendo da mille pericoli (globali o solo familiari) e incontri con la più varia umanità, zeppa di tutto e del contrario di tutto: fede e ciarlataneria, speranza e disillusione, solidarietà e bieco opportunismo.

Ma è il racconto anche del viaggio di Calliope, alla scoperta di ciò che è e di ciò che vuole essere, ponendosi la cruciale domanda: cos'è che fa di noi ciò che siamo? Conta più la biologia e le impersonali leggi di natura, oppure è più decisivo il bagaglio culturale e di educazione che i nostri genitori e le nostre tradizioni familiari riversano su di noi?

E, alla fine, esiste la possibilità di dar forza ai nostri desideri e alle nostre aspirazioni, andando oltre e al di là sia delle leggi di natura che dell'educazione familiare?

Con un'abilità narrativa non comune, che spesso sconfina nella poesia, l'autore ci conduce, con una intensità a volte travolgente, nella controversa e contrastata anima di Calliope, emozionando il lettore che più di una volta la sentirà molto vicina. Come una sorella E un fratello, oltre ogni preconcetto e diffidenza.

Autore: Jeffrey Eugenides

Editore: Mondadori

30 novembre 2024

Non ti manchi mai la gioia

Vito Mancuso ci ha abituati a riflessioni profonde e stimolanti su molti aspetti della nostra vita quotidiana, alla luce degli insegnamenti che le tradizioni umane ci hanno tramandato, ma calate nel nostro contesto attuale, fatto di scale di valori ben diverse da quelle di secoli fa.

Anche stavolta l'autore affronta una condizione essenziale che contraddistingue la nostra vita di questi tempi: l'essere prigionieri di un sentimento di infelicità e di insoddisfazione che deriva senz'altro dalle grandi incertezze e paure che pervadono il nostro mondo (guerre spietate, disastri naturali causati dai cambiamenti climatici, pandemia, perdita di fiducia nelle istituzioni religiose o statali), ma anche e soprattutto dalla nuova religione che ognuno di noi si è creato: l'egoismo.

Ciò che contraddistingue tanti di noi, infatti, è l'abbandono della fede in qualcosa di superiore (divino o umano che sia) verso una devozione unicamente indirizzata al proprio io, alla propria individualità e, alla fine, al proprio interesse o tornaconto personale. Questo nichilismo, se da un lato è una forma di protezione verso le paure del mondo, dall'altro crea una prigione interiore nella quale siamo intrappolati ed è la prima causa della nostra infelicità.

C'è un modo per sfuggire a questa trappola? Esiste una soluzione alla nostra portata che sia in grado di restituire a ogni uomo e donna la possibilità di vivere una vita felice e appagante? Cosa si può concretamente fare per superare le catene dell'egoismo e riconquistare una dimensione di vita più degna?

Certamente non si può sperare di recuperare strutture di pensiero e abitudini sociali del passato, come le religioni dogmatiche o gli ordinamenti statali monolitici che lo stesso autore afferma essere stato un bene aver superato. Ma nemmeno si può continuare a vivere senza punti di riferimento, senza fiducia nel futuro, navigando a vista nel caos quotidiano.

Forse un modo c'è. E inizia proprio da noi. Anzi da dentro di noi. Il primo passo per spezzare le catene dell'egoismo e dell'individualismo sta nel riportare in luce il nostro più autentico valore interiore, che qualcuno chiama "anima". Perché se noi siamo la causa della nostra prigione attuale, siamo anche, se lo vogliamo, i nostri "liberatori". La nostra essenza più profonda di esseri umani, se sappiamo liberarla dal fango che l'opprime e la nasconde, ci darà la gioia che cerchiamo.

L'autore ci indica una possibilità: sta a noi decidere di provarci.

Autore: Vito Mancuso

Editore: Garzanti

16 novembre 2024

La ragazza del microscopio

Il cosiddetto "effetto Matilda" descrive la situazione in cui il risultato di una ricerca o di una scoperta, soprattutto in ambito scientifico, effettuato da una donna viene, in tutto o in parte, attribuito ad un uomo.

Il fenomeno prende il nome da Matilda Joslyn Gage, scrittrice e pensatrice americana dell'Ottocento, nonché attivista per i diritti civili, il cui lavoro e il cui pensiero vennero a lungo sottovalutati per il sol fatto di essere donna.

Questa palese discriminazione ha colpito diverse ricercatrici e scienziate, una delle quali è stata Rosalind Franklin che negli anni Cinquanta riuscì a descrivere la struttura a doppia elica del DNA, ma che non ottenne il credito e il riconoscimento che avrebbe meritato perché della sua scoperta se ne appropriarono, in tutto o in parte, gli scienziati Watson, Crick e Wilkins (ovviamente tutti uomini), tanto da conquistare il premio Nobel della medicina nel 1962.

Questo libro, nonostante sia un romanzo, racconta la vita di Rosalind Franklin, la sua grande passione per la scienza, il suo lavoro meticoloso e accurato prima a Parigi poi a Londra al King's College, che le permise, prima al mondo, di individuare la vera natura del DNA grazie alla sua straordinaria competenza sulla cristallografia a raggi X. Quella doppia elica che al giorno d'oggi tutti conosciamo e che rappresenta la struttura di base della vita sulla terra, fu lei la prima a vederla, a descriverla e a dimostrarla, con una serie impressionante di verifiche, studi e confronti, come ogni serio scienziato fa prima di comunicare al mondo la propria scoperta.

Purtroppo per lei, gli altri suoi "colleghi" maschi avevano fretta e non volevano perdere la competizione con altri istituti di ricerca che stavano studiando il DNA per cui si appropriarono del suo lavoro e pubblicarono i suoi dati a loro firma, facendo così sembrare al mondo che fossero loro gli autori della scoperta.

Una scorrettezza enorme che solo negli anni Novanta è stata palesemente acclarata e ha fatto sì che si siano creati nel mondo movimenti di pensiero promossi da tanti intellettuali per restituire alla Franklin il merito che le spetta. Marie Benedict è una di queste: col suo romanzo, basato su fatti realmente accaduti, restituisce a Rosalind i suoi meriti, raccontando la sua straordinaria vita, precocemente interrotta a soli 38 anni a causa del tumore che la colpì per via dell'uso delle radiazioni in laboratorio.

Una morte troppo precoce, ma che sottolinea quanto "eroica" e geniale la Franklin sia stata, nonostante abbia avuto tutto il mondo (maschile) contro.

Autore: Marie Benedict

Editore: Piemme

02 novembre 2024

L'esoterismo di Dante

In occasione dei 700 anni dalla morte di Dante, sono stati tanti i contributi culturali che hanno permesso di ripercorrere e rinnovare l'interesse sulla vita e sulle opere del Sommo Poeta: libri, convegni, manifestazioni, programmi televisivi. Tutte iniziative senz'altro lodevoli per celebrare il più grande esponente della letteratura italiana di tutti i tempi e uno dei più grandi al mondo.

Ma accanto a tali iniziative, che hanno contribuito a far luce su mille aspetti della vita di Dante e sulle sue opere, non sarà marginale riprendere in mano un lavoro del tutto particolare, che si concentra su uno specifico aspetto del pensiero dantesco: quello del valore simbolico e spirituale delle sue opere.

L'autore, René Guénon, è stato uno degli intellettuali più significativi del Novecento e sebbene non sia ascrivibile nella categoria dei "filosofi", il suo pensiero, fondato sugli studi della Tradizione spirituale e sul senso del Sacro in tutte le civiltà umane, ha influenzato notevolmente la cultura europea (e non solo), tanto da incidere (anche se strumentalmente e contro la stessa volontà dell'autore) perfino sulla politica.

In questo agile scritto l'autore manifesta ancora una volta la sua sconfinata conoscenza, anche a proposito di Dante, con un linguaggio straordinariamente chiaro, limpido e che è in grado di far comprendere ai lettori concetti molto profondi e complessi, che tanti altri filosofi di professione avrebbero condito con espressioni volutamente incomprensibili.

Il cuore dello studio di Guénon sta nell'evidenziare, in primis nella Divina Commedia, ma anche negli altri scritti di Dante, il senso "anagogico", ossia simbolico, metafisico e spirituale, che il Poeta fiorentino aveva volutamente dato alle sue rime, che vanno lette secondo i quattro sensi di interpretazione tipici degli scritti sapienziali: letterale, allegorico, morale e, appunto, spirituale. Ognuno dei quattro sensi è valido e prezioso, ma mentre i primi tre sono parziali e specifici, solo l'ultimo conferisce all'opera la sua piena profondità e la rende un "testo sacro" a tutti gli effetti.

Proprio come la Bibbia, il Corano, i Veda nascondono dietro il senso letterale, allegorico e etico, un significato più profondo che spetta a ogni lettore di cogliere, con un lavoro di studio e approfondimento intellettuale interiore e "intelligente", allo stesso modo deve leggersi l'opera di Dante, straordinario rappresentante di un modo di fare letteratura non solo per finalità di cultura, ma soprattutto per insegnamento di sapienza.

Ecco quindi che Guénon ci aiuta ad apprezzare ancora una volta e ancora di più l'immenso capolavoro di Dante che non cessa di parlare a tutti gli uomini di tutte le epoche perché riesce a esprimere quell'eternità e quella profondità, tipica degli insegnamenti sapienziali, che coglie la vera essenza "immortale" di ogni essere umano. Spetta al lettore compiere, se lo vorrà, questo "viaggio" dentro l'opera di Dante e allo stesso tempo, dentro sé stesso.

Autore: René Guénon

Editore: Adelphi

19 ottobre 2024

L'arte della gioia

Goliarda Sapienza è stata una donna decisamente fuori dal comune. Nata in una famiglia siciliana negli anni Venti, ha trascorso la sua vita fra la recitazione in teatro e al cinema e il mestiere di scrittrice, portando avanti la sua visione "femminile" del mondo.

Ne è un esempio questo romanzo, forse il più rappresentativo della sua carriera letteraria, che scrisse negli anni Settanta ma che venne rifiutato da tutti gli editori (italiani) finché non ebbe un grande successo all'estero (Francia in primis) tanto da essere rivalutato anche da noi. E ora tornato prepotentemente alla ribalta grazie alla serie tv con protagonista la bravissima Valeria Golino.

Il libro è la storia di Modesta, una ragazza di Catania, nella quale si ritrovano tanti tratti autobiografici dell'autrice. La famiglia e il contesto culturale sono quelli che ci si possono immaginare: grandiosa e opprimente, bellissima e alienante. Un ambiente in cui Modesta capisce fin da subito di essere destinata ad un ruolo di subalternità perché per le donne in Sicilia in quegli anni non c'è altra prospettiva.

Ma per Modesta questo destino non è inevitabile. Grazie alla sua intelligenza, alla sua capacità di relazionarsi con le persone, di capirne le logiche e i desideri, cresce in maturità e conquista col tempo la sua autonomia e la sua indipendenza. Le dinamiche patriarcali, apparentemente impossibili da sfuggire, diventano superabili, se solo si ha la forza d'animo e, appunto, l'intelligenza di saperle superare.

Uno degli strumenti che Modesta utilizza per conquistare la sua emancipazione e la sua libertà è il sesso e il racconto lucido e schietto delle sue esperienze fa capire perché il libro cinquant'anni fa fu rifiutato dagli editori italiani, mentre fu entusiasticamente accolto da quelli francesi. Uno strumento per giungere a conquistare "l'arte della gioia" perché ogni donna non deve mai rinunciare alla propria felicità.

Insomma la storia di una donna autenticamente tale, che ancora oggi ha molto da raccontare e, probabilmente, anche molto da insegnare, narrata con uno stile informale, spesso come flusso di coscienza, che può essere a volte difficile da seguire ma che riesce efficacemente a trasmettere al lettore un alto tasso di realismo e di verità.

Autore: Goliarda Sapienza

Editore: Einaudi

05 ottobre 2024

Le otto montagne

Da questo romanzo, vincitore del premio Strega 2017, è stato recentemente tratto un film con protagonisti Luca Marinelli e Alessandro Borghi, a sua volta vincitore del premio della giuria al Festival di Cannes e di quattro David di Donatello.

Insomma, un grande successo sia letterario che cinematografico, che merita indubbiamente di essere letto e di essere visto.

Il racconto narra la storia di due bambini che iniziano a conoscersi in un paesino di montagna della Val d'Aosta dove vive Bruno e dove Pietro, che vive in città, trascorre le vacanze estive. I due bimbi non potrebbero essere più diversi: Bruno ha la montagna nel dna e fiumi, boschi e dirupi sono l'immagine della sua personalità. Pietro invece porta in sé il comfort della vita cittadina, ma anche il suo stress e le sue insicurezze. Eppure c'è qualcosa che li unisce: il silenzio della montagna, gli orizzonti maestosi e la natura nella sua più grandiosa e terribile espressione rappresentano l'anima di entrambi.

Insomma, gli "interminati spazi" e la "profondissima quiete", come dice Leopardi, sono il loro infinito.

Poi i due ragazzi crescono e diventano uomini. Si allontanano, ognuno per la sua strada e si perdono di vista, per poi ritrovarsi, ritornare insieme. Lo spunto è una vecchia baita abbandonata che il padre di Pietro aveva comprato prima di morire e che gli lascia come particolare eredità. Ma non solo a lui, anche a Bruno che il babbo di Pietro aveva in cuor suo considerato come un figlio.

I due amici trascorrono mesi nella solitudine dell'alta quota a ristrutturare la baita. Fra loro il dialogo è fatto di frasi asciutte, parole essenziali, come se quell'esperienza di vita avesse sfrondato entrambi di ogni cosa non necessaria. Resta solo il nucleo profondo della loro anima. Che l'un con l'altro reciprocamente conoscono, accolgono e se ne prendono cura.

E' la storia potente, quindi, di un'amicizia fra due uomini, che ha tratti di nobiltà virile, pur non avendo assolutamente nulla di mascolino. Un'amicizia che insegnerà ad entrambi il valore vero della vita. E anche della morte.

Autore: Paolo Cognetti

Editore: Einaudi

21 settembre 2024

Succede sempre qualcosa di meraviglioso

Gianluca Gotto si autodefinisce un "nomade digitale" nel senso che ama viaggiare ovunque nel mondo e da ogni posto racconta sui social e con i libri le sue esperienze e le tante culture e visioni del mondo che incontra viaggiando.

I suoi libri hanno tutti una forte carica motivazionale e questo ne è un esempio (lo si capisce già dal titolo).

Il libro racconta la storia di Davide, un giovane architetto di poco più di vent'anni che di punto in bianco perde il lavoro in un importante studio di Milano e viene lasciato dalla ragazza con la quale progettava di andare a vivere insieme. Un doppio shock che Davide non riesce a superare, chiudendosi in camera sua, lasciandosi andare alla disperazione.

L'unica persona con la quale riesce a confidarsi e ad avere un rapporto è il nonno, che lo aiuta a non arrendersi, grazie al suo carattere sempre ottimista e positivo. Ecco quindi che Davide piano piano cerca di riprendersi: si mette a fare il rider consegnando cibi a domicilio, che è un lavoro in cui viene platealmente sfruttato, ma grazie al quale conosce qualcuno che diventerà davvero suo amico.

Quando il nonno muore, può essere di nuovo una catastrofe per Davide. Ma il lascito del nonno lo sorprende: "Vai in Vietnam e trova Guglielmo. Lui saprà cosa fare". Che c'entra il nonno col Vietnam? Chi è questo Guglielmo? E a fare cosa all’altro capo del mondo? Sembra una pazzia esaudire il desiderio del nonno. Anzi, lo è di sicuro. Ma Davide cosa ha da perdere? In fondo i vent'anni sono il periodo della vita in cui fare pazzie è lecito (anzi, doveroso).

Il resto del libro è il racconto delle settimane in Vietnam di Davide, in compagnia di Guglielmo sulle quali non è il caso di fare riassunti, lasciando al lettore il piacere di gustare pagina dopo pagina la narrazione di un'esperienza di vita davvero travolgente: formativa, educativa e di crescita interiore come Davide non avrebbe mai nemmeno osato immaginare.

Fino ad un sorprendente finale che chiude il cerchio del racconto e dà l'ultimo insegnamento definitivo: il nostro destino è nelle nostre mani.

Un libro molto piacevole da leggere, che fa apprezzare la sorprendente e meravigliosa anima del popolo vietnamita, capace come nessuno di reagire positivamente a tutte le avversità di questo mondo. E, per tanti lettori, un libro probabilmente molto utile.

Autore: Gianluca Gotto

Editore: Mondadori

07 settembre 2024

Germanico

Dopo il fortunato romanzo storico "Teutoburgo" in cui Valerio Massimo Manfredi ha narrato l'epopea del comandante delle tribù germaniche Arminio che nel 9 dopo Cristo aveva distrutto le tre legioni romane guidate da Publio Quintilio Varo, fermando per sempre l'annessione della Germania all'Impero Romano, l'autore ritorna "sul campo", diversi anni dopo, quando Roma vuole vendicare la disfatta e si affida al genio militare di Giulio Cesare Germanico, pupillo dell'imperatore Augusto nonché comandante delle otto legioni stanziate sul Reno.

Germanico ha la stoffa del comandante: guida in prima persona i suoi soldati, condivide con loro le fatiche della vita militare e li sprona come i veri leader sanno fare. Per questo è amatissimo dai suoi legionari che dal primo all'ultimo farebbero qualunque cosa per lui. Il fatto poi che sia sposato con Agrippina, nipote di Augusto e figlia del vincitore di Azio e che la loro unione sia frutto di autentico amore, rende entrambi adorati dai soldati e negli accampamenti dell'esercito, dove anche la stessa Agrippina ama vivere, a fianco del suo uomo, si meritano il rispetto e la venerazione delle legioni.

Quando Augusto muore, tutti pensano che solo Germanico possa succedergli perché ne ha tutte le caratteristiche, le capacità e il prestigio. Ma se fra i soldati tutto questo è chiaro, a Roma, nei palazzi del potere e in primo luogo nel Palatino, la si pensa diversamente.

La vedova di Augusto, Livia, è una donna straordinariamente forte e decisa, che ha sempre sostenuto il marito in ogni azione, anche la più scellerata, pur di consolidarne il potere supremo. Ora che Augusto non c'è più, tutta la sua protezione si riversa sul suo figlio naturale, Tiberio, adottato da Augusto e che quest'ultimo indica come suo successore nel testamento.

Dietro le ultime volontà di Augusto si celano le macchinazioni di Livia per favorire suo figlio Tiberio? C'è chi giura di sì, ma c'è chi crede che la maturità e la saggezza di Tiberio siano preferibili alla troppa giovinezza e impulsività di Germanico.

E fra i due cugini, Tiberio e Germanico, quale equilibrio potrà nascere? Riusciranno ad agire di comune accordo per il bene di Roma e dell'Impero o si andrà verso la catastrofe delle guerre civili? O ci sarà un altro esito alla questione?

Anche per chi conosce la storia e già sa la risposta a queste domande, sarà comunque piacevole ripercorrere quest'epoca a suo modo grandiosa, che la felice penna di Valerio Massimo Manfredi ci permette di apprezzare in tutta la sua maestosità e in tutta la sua infida miseria.

Autore: Valerio Massimo Manfredi

Editore: Mondadori

24 agosto 2024

Una ragazza d'altri tempi

Nonostante lo pseudonimo "british", l'autrice di questo romanzo è una giovane brillante modenese, ma essendo una profonda conoscitrice dell'epoca dell'Ottocento inglese, il nome con cui firma i suoi libri è senz'altro appropriato.

Ne è un esempio questo romanzo molto "romance" ambientato nella Londra del 1816 all'epoca della Reggenza, ossia il periodo in cui Re Giorgio III fu declassato dal Parlamento per infermità mentale e il Regno venne affidato al Principe del Galles, che poi salirà al trono col nome di Giorgio IV.

E' un periodo storico caratterizzato da un lato dal fervore culturale susseguente alla vittoria su Napoleone, che restituì al popolo inglese lo slancio e l'entusiasmo che durante le guerre contro la Francia era andato perduto. Ma è anche un periodo di grande decadenza dell'aristocrazia inglese dominante, connotata da eccessi edonistici e indifferenza alle condizioni economiche del popolo che presto avrebbero causato rivolte e sconvolgimenti sociali.

Proprio nella Londra del 1816 viene catapultata Rebecca Sheridan, una ragazza di ventun'anni che vive nella nostra epoca ma che, durante una rievocazione storica in costume (che lei adora particolarmente), entra in un misterioso ponte spazio-temporale per ritrovarsi negli anni che, da appassionata e cultrice dell'epoca "Regency", conosce molto bene.

Ma un conto è aver studiato un'epoca storica sui libri, un altro è viverla davvero. Ecco quindi che Rebecca si ritrova a vivere in una famiglia molto agiata, con i mille privilegi tipici della nobiltà ottocentesca inglese (e non solo inglese), ma senza i comfort del Ventunesimo secolo: niente internet, nessuna medicina seria, nessun gabinetto come si deve... E poi tanto classismo, tanta discriminazione e la condizione della donna, anche nelle classi sociali più elevate, ristretta a mera statuina alla mercé dei mariti, padri, tutori, ecc.

Insomma, un'epoca che Rebecca vive appieno, nei suoi pregi e nei suoi difetti. E nella quale si impegna a risolvere l'enigma della sparizione di una sua amica, che il sistema giudiziario dell'epoca vuole frettolosamente liquidare come una faccenda secondaria, ma che in realtà cela il profondo marciume che ammorba l'aristocrazia londinese. Con in mezzo una appassionata e scandalosa storia d'amore che non può mancare in un racconto in autentico stile "Bridgerton".

Chissà se alla fine Rebecca deciderà di rimanere a vivere nella Londra del 1816 o se invece preferirà afferrare l'occasione per ripercorrere a ritroso il ponte spazio-temporale e tornare nella Londra di oggi?

Autore: Felicia Kingsley

Editore: Newton Compton

10 agosto 2024

Indro: il 900

Marco Travaglio è uno dei tanti giornalisti che si sono formati e sono cresciuti alla scuola di Indro Montanelli, di cui in questo libro ripercorre tratti di vita privata e soprattutto il percorso professionale, che ha attraversato tutto il Novecento e lo ha visto testimone (e a volte protagonista) di fatti epocali: dal Fascismo alla Guerra, dalla Liberazione al Sessantotto, dalla fondazione del "Giornale Nuovo" all'era Berlusconi.

Travaglio non ha mai fatto mistero della sua sconfinata ammirazione per il "Maestro" del giornalismo italiano. Non perché fosse perfetto e esente da errori (ne ha commessi tanti, come ogni persona che agisce), ma perché Montanelli, alla base di tutta la sua opera di giornalista, ma anche di saggista e scrittore, ha sempre posto una legge ferrea: "il mio unico padrone è il lettore, al quale devo totale sincerità e onestà".

Basta questo per capire tutta la vita di Montanelli, svolta nel corso di un secolo che ha visto rivolgimenti epocali, ascese e cadute di idee, ideologie, leader e nazioni. Chiunque fosse stato al servizio di un qualche padrone avrebbe vissuto le ascese e le cadute del suo protettore. Ma chi come Montanelli è rimasto fedele al suo credo "liberale" e all'idea di rendere conto del suo operato solo ai propri lettori, è riuscito ad andare avanti con la schiena dritta e lo sguardo fiero durante tutte le epoche e stagioni.

In tutto questo è stato aiutato dal suo talento innato di raccontare il mondo con una prosa perfettamente in grado di spiegare e di farsi capire. In più di settant'anni di giornalismo, Montanelli ha scritto migliaia di articoli, di editoriali, di commenti. Mai uno che fosse oscuro, criptico, involuto. Sempre di una limpidezza, di una chiarezza e di una sinteticità, capaci di far arrivare il messaggio a milioni di lettori, senza mai scadere nella banalità o nella superficialità. Il tutto condito da quella fulminante ironia (e talvolta sarcasmo) tipica toscana, ma che solo le menti geniali riescono a generare e che sigillano una idea nella mente dell'interlocutore.

Dalle sue esperienze durante il Regime alle corrispodenze di guerra dalla Finlandia, dagli anni del "Corriere" all'impresa dei 22 volumi della "Storia d'Italia" (che riscosse e continua a riscuotere un successo editoriale senza precedenti), dalla fondazione del "Giornale" all'ultimo guizzo eroico de "La Voce", Travaglio racconta con l'affetto di un discepolo, ma anche con il rigore di un allievo che ha imparato la lezione, la vita straordinaria di Indro Montanelli, il più grande giornalista italiano del Novecento.

Autore: Marco Travaglio

Editore: Rizzoli

27 luglio 2024

Gli occhi di Monna Lisa

Quando uno studioso, specialista in una qualche disciplina, ha la capacità e l'abilità di saper divulgare e comunicare ai "profani" la propria materia di studio, raggiunge lo straordinario risultato di appassionare tanta gente che altrimenti resterebbe esclusa da ogni conoscenza.

Fortunatamente sono tanti gli studiosi che hanno questa dote e Thomas Schlesser è uno di questi. Storico dell'Arte e direttore della Fondazione Hartung-Bergman di Antibes (Francia), con questo romanzo racconta la bellezza e il piacere dell'arte e come questa possa diventare un mezzo per conoscere meglio il mondo, l'umanità e, più di tutto, sé stessi.

Protagonista è Lisa, una bambina di dieci anni che improvvisamente è colpita da un fenomeno transitorio ma preoccupante di cecità. I genitori la fanno visitare da un eminente oculista, il quale non ravvisa alcuna causa organica e suggerisce una seduta settimanale da un medico psichiatra, ipotizzando che il disturbo dipenda da qualche trauma irrisolto.

Il nonno della bimba si incarica di accompagnarla alle sedute settimanali ma invece di portarla dallo psichiatra, d'accordo con lei e senza dire niente a nessuno, la accompagna nei principali musei di Parigi. Se davvero Lisa dovesse perdere la vista definitivamente, l'unica cosa sensata da fare è permetterle, finché è possibile, di ammirare i capolavori dell'arte che il Louvre, l'Orsay e il Beaubourg conservano. Il vero crimine sarebbe trascorrere il resto della vita nel buio totale, senza nemmeno la memoria della più sublime bellezza che mano d'uomo ha saputo creare.

Ecco quindi che per un anno intero, una volta alla settimana, nonno e nipote dedicano un pomeriggio ad ammirare un'opera d'arte, commentandola insieme, studiandola e cercando di capirla. Per portare dentro di sé un insegnamento, una scoperta, un lampo di eternità. Sono 52 opere, ben poche rispetto allo sterminato patrimonio artistico che l'umanità ha saputo creare nel corso dei secoli, ma tante per una bambina che, grazie ad esse e con l'ausilio del nonno, cresce e matura, non solo nel sapere ma anche nell'essere.

Da Botticelli a Michelangelo, da Leonardo a Giorgione, da Raffaello agli Impressionisti e fino all'arte moderna e contemporanea, Lisa scoprirà un universo di cultura, di bellezza, di conoscenza che solo le opere d'arte sanno donare. E che arricchiranno la sua vita per sempre, al di là e oltre ciò che le riserverà il destino.

Autore: Thomas Schlesser

Editore: Longanesi

13 luglio 2024

Il mattino dei maghi

Parlare di questo libro, uscito nel 1960 (quindi un'era geologica fa) può sembrare del tutto anacronistico.

In realtà questo libro evidenzia per la prima volta alcune serie problematiche, che ancora oggi, nell'epoca dell'informazione totale di Internet, sono ben presenti e anzi ancora irrisolte.

Ci si riferisce alla difficoltà di discernere, nell'oceano delle informazioni che la Rete ci mette a disposizione incessantemente e in ogni istante, il vero dal falso, l'autentico dell'inventato, le notizie serie dalle fake news.

I social media, in particolare, sono oramai dei potentissimi mezzi di informazione, ancor più della televisione e della carta stampata, ma quello che propongono è davvero informazione o è disinformazione? La tecnologia permette sempre più sofisticate manipolazioni per cui realtà e fantasia sono sempre più difficili da individuare. E sempre più spesso la gente prende decisioni e si crea convinzioni basate su presupposti incerti e quanto mai opinabili.

Sessant'anni fa non c'erano i social media e Internet a porre questi problemi, ma ci pensò questo libro, il cui strepitoso successo (proseguito anche nei decenni successivi) andò di pari passo con le polemiche e le critiche che suscitò e con gli elogi e gli apprezzamenti che ricevette. Da un lato ci fu chi lo stroncò giudicandolo un'accozzaglia di teorie bizzarre e strampalate. Dall'altro ci fu chi lo venerò perché finalmente aveva dato voce a intuizioni che nessuno aveva avuto il coraggio di esprimere. Altri invece, più saggiamente, non credettero a tutto quello che c'era scritto nel libro, ma nemmeno lo rifiutarono in toto. Vedasi la parte sul "nazismo magico", che all'epoca sembrò frutto di fantasia, ma che negli anni stimolò approfondimenti che poi hanno trovato piena conferma.

I due autori, tanto intelligenti quanto scaltri, riuscirono a comporre un testo dove mescolarono con la sapiente abilità del romanziere, ma con il taglio del puntiglioso saggista, le più recenti scoperte dell'epoca nel campo scientifico (fisica e chimica in particolare) con le più ardite teorie fanta-scientifiche, arrivando al risultato di stimolare infinite discussioni, a volte sul nulla, altre volte su argomenti seri, come raramente si era visto. Essi definirono il loro libro una "introduzione al Realismo Fantastico", perché consideravano realtà e immaginazione (o meglio: intuizione) due facce della stessa medaglia e lo fecero in maniera così abile che non è un caso che Dan Brown abbia attinto a piene mani da questo libro per il suo "Codice Da Vinci", di quarant'anni posteriore, ma che riscosse lo stesso enorme successo e suscitò identici dibattiti e discussioni (senza avere minimamente la piacevolezza di questo libro).

Perché quindi leggere (o rileggere) questo libro così datato? Perché riprendere in mano un testo così ambiguo? Perché per meglio orientarsi nell'informazione (o disinformazione) su Internet e sui social e poter meglio discernere, può servire fare un po' di esercizio: leggere "Il mattino dei maghi", oltre ad essere divertente perché oggettivamente ben scritto, intrigante e a tratti appassionante, costringe a coltivare lo spirito critico e a vagliare con criterio l'attendibile dall'inattendibile.

Abilità, queste, oggi sempre più indispensabili per valutare nel modo corretto i post dei politici, degli opinionisti e degli influencer...

Autori: Louis Pauwels e Jacques Berger

Editore: Mondadori

29 giugno 2024

Nulla si distrugge

Nuova avventura del commissario Franco Bordelli, ormai ben noto protagonista dei romanzi polizieschi di Marco Vichi.

Siamo nei primi mesi del 1970 e il commissario Bordelli è in pensione da poco. Ma non smette di pensare da "sbirro" e un caso frettolosamente archiviato parecchi anni prima, quando era da poco entrato in Polizia, continua a rodergli dentro. Ecco, quindi, che con il tesserino di poliziotto sempre (illegalmente) in tasca, riprende la sua personale indagine: chi ha ucciso quel figlio di un industriale subito dopo la guerra? E' stata davvero una vendetta dei partigiani o il movente va ricercato nel suo modo di fare in azienda, così prepotente e inviso?

A questa sua personale indagine si affiancano altre storie che, come sempre nei romanzi di Marco Vichi, si intrecciano e si intersecano, con tempi e luoghi diversi e distanti ma che alla fine convergono verso una unica verità: che nelle nostre vite, nulla mai davvero si distrugge.

Non sono solo le storie raccontate dal Commissario Bordelli e dai suoi amici in occasione delle famose cene nel suo casolare vicino all'Impruneta che tessono queste trame. Sono anche casi aperti, come il ritrovamento dei poveri resti di una donna nei boschi dintorno a San Marcello Pistoiese. E sono anche le vicende di un vecchio amico dei tempi della scuola, sparito da tanti anni ma ora riapparso per chiedere l'aiuto dell'ex commissario per una vicenda personale e familiare molto delicata.

Stavolta più che nei romanzi precedenti, Marco Vichi tratteggia molte storie, racconta molte vite e il quadro che ne esce non è un semplice "giallo poliziesco", ma è la somma di tanti eventi e di tanti racconti, ciascuno con il suo spessore, la sua profondità, il suo senso.

Un romanzo, quindi, non solo per gli amanti del genere, ma anche per compiere un "viaggio" all'interno delle vite di tanti soggetti, uomini e donne, che raccontano di esistenze complicate, difficili, mai banali e per questo sicuramente affascinanti.

Autore: Marco Vichi

Editore: Guanda

15 giugno 2024

Il codice del quattro

Recentemente a Venezia si è svolta una mostra dedicata ad Aldo Manuzio, il più famoso e importante editore del mondo, da quando esiste la carta stampata.

La mostra ha presentato anche le pagine di quello che è considerato il libro più bello mai stampato al mondo: si tratta dell' Hypnerotomachia Poliphili edita da Manuzio nel 1499. Un libro misterioso, per non dire incomprensibile, di cui è incerto anche l'autore, ma splendido dal punto di vista tipografico e illustrativo, tanto da aver affascinato schiere di intellettuali, commentatori ed esegeti.

L'enigma di questo antico testo criptico e affascinante è al centro del romanzo "Il codice del quattro", pubblicato nel 2004 e che ha avuto un grande successo in tutto il mondo e che vale la pena leggere o ri-leggere per chi l'abbia già apprezzato a suo tempo.

La trama è incentrata su un gruppo di amici, studenti all'Università di Princeton, fra cui Paul che sta scrivendo la sua tesi di laurea sulla famosa Hypnerotomachia. Il lavoro di tesi coinvolge sempre di più Paul per gli innumerevoli misteri che il testo antico nasconde e sulla sfida intellettuale di trovarne il significato. Prima di tutto c'è da capire chi sia davvero l'autore del libro, fra le tante ipotesi che nei secoli sono state formulate. Poi c'è da capire il senso del racconto e delle magnifiche ma oscure illustrazioni di cui è corredato e il legame fra testo scritto e testo illustrato.

L'interpretazione letterale dell'Hypnerotomachia è piena di illogicità e quindi non è quella corretta. Il sogno di Polifilo, che sarebbe l'oggetto del racconto, è pieno di immagini oniriche, mitiche, conturbanti, ma di cui non si afferra il senso. Pian piano Paul si convince che il libro, sotto il "velame dei versi strani" e le altrettanto strane immagini nasconda un antico segreto che riguarda la storia di Firenze all'epoca del Savonarola e quindi si immerge in una vera e propria indagine, a cui partecipano a vario titolo i suoi compagni di studi, ma che si rivelerà non solo ardua dal punto di vista intellettuale e storico, ma pericolosa per le morti che misteriosamente inizia a causare....

Un bel thriller, quindi, dove la letteratura la fa da protagonista e dove si apprezza l'amore incondizionato degli autori per l'arte e la cultura italiana, sulla quale si incardina tutta la narrazione e che nei secoli è stata in grado di produrre opere di valore assoluto, sempre in grado di ispirare e di affascinare.

Autori Ian Caldwell e Dustin Thomason

Editore: Piemme

01 giugno 2024

Mattino e sera

Jon Fosse, autore norvegese molto noto in patria, ma molto meno all'estero, ha vinto il premio Nobel per la Letteratura del 2023 e, a seguito di tale prestigiosissimo riconoscimento, ha suscitato l'attenzione di molti lettori.

Nella motivazione del Nobel si legge: "per la sua drammaturgia e la sua prosa innovativa, che danno voce all'indicibile". E in effetti, andando a leggere il suo più importante romanzo "Mattino e sera", non si può che riconoscervi questi tratti peculiari: il riuscire ad esprimere e raccontare pensieri, sensazioni e impressioni che ognuno di noi ha, ma che nessuno di noi è in grado di esprimere a parole.

La narrazione si compone come un flusso di coscienza e assomiglia al mare, presente nella copertina e che fa da sfondo scenografico a tutto il racconto. Non c'è punteggiatura, non ci sono virgole e punti. Tutto scorre liquido, indistinto e senza direzione, come il mare. Tutto questo fa sì che la lettura non sia facile. All'inizio può sembrare respingente, ma una volta capito il flusso e apprezzato il movimento, si impara a viverlo: come nell'acqua del mare, bisogna fare un grosso respiro e immergersi nelle onde della narrazione fino alla fine.

La storia, di per sé è semplicissima: narra del primo giorno di vita del pescatore Johannes e del suo ultimo giorno. Il mattino della sua venuta al mondo e la sera della sua morte. In mezzo c'è una vita intera, che non viene mai raccontata, ma che la si intuisce dai pensieri di quest'uomo, dai suoi sentimenti, dai suoi ricordi e dalle sue sensazioni. E soprattutto dal senso di stupefazione del protagonista davanti a quegli avvenimenti della vita, piccoli o grandi, che costellano l'esistenza di ognuno.

In verità l'autore non racconta niente di più di quello che ogni essere umano già sa e il lettore sperimenta un impressionante grado di identificazione con i percorsi della mente di Johannes. Ma il valore del romanzo è proprio questo: riesce a dare corpo con parole a quello che a tutti noi è noto, ma "indicibile".

Il punto più alto, più intimo e più esemplare di tutto questo è il pensiero e la riflessione sulla morte. Un pensiero e una riflessione senza nessuna metafisica, ma caratterizzati da un flusso introspettivo che a tanti lettori farà dire: "questo sono io".

Autore: Jon Fosse

Editore: La nave di Teseo

18 maggio 2024

Pink Floyd. Il fiume infinito

I "Lunatics" sono un gruppo di persone accomunate dalla passione per la storica band dei "Pink Floyd" di cui negli anni sono riusciti a raccogliere, non solo dischi e oggettistica varia di cui sono fra i maggiori collezionisti al mondo, ma anche informazioni, testimonianze e racconti che descrivono la storia cinquantennale dell'iconica band inglese.

E' recentemente stato ristampato da Giunti il loro libro, aggiornato e rivisto, che percorre la vita della band, dei suoi componenti e dei vari collaboratori, con un livello di accuratezza, precisione e dettaglio che nessuna altra opera di approfondimento sui Pink Floyd ha mai compiuto.

Una biografia talmente poderosa da sembrare maniacale, e ciò non stupisce affatto, visto che i "Floydiani" sono tutti più o meno "Lunatics" come il brano "Brain damage" insegna...

Il libro permette di apprezzare il contesto in cui nasce il gruppo, composto da amici che condividono la cultura underground inglese degli anni Sessanta, e dove il musicista-artista Syd Barrett esprime il suo magnetico ed enigmatico talento. Sperimentazioni ardite, fusione di stili musicali dagli echi classici allo space-rock, contaminazioni jazz e R&B, collaborazioni e ispirazioni, strumenti musicali avanguardistici e profondità intellettuale nei testi. Tutto questo e tanto di più plasma la cifra musicale della band, portandola in pochi anni alla ribalta internazionale.

La performance live (senza pubblico) a Pompei, gli album Dark Side of the Moon e poi The Wall rappresentano, ciascuno a modo loro, pietre miliari della musica del Novecento dai quali non si può prescindere se si vuole capire la cultura, le speranze, le paure, la rabbia e il desiderio delle generazioni che hanno attraversato gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta.

Ma oltre a questi capisaldi, che tutti conoscono e che tutti, in tutto il mondo, hanno ascoltato e continuano ad ascoltare, ci sono altre "perle", altre ricchezze che la straordinaria carriera dei Pink Floyd ha creato e che questa biografia, come detto maniacalmente dettagliata, racconta e svela, permettendo ad ogni lettore di apprezzare ancor più nel profondo l'opera musicale e intellettuale che Roger Waters, Nick Mason, Richard Wright, prima con Syd Barrett e poi con David Gilmour hanno saputo inventarsi e che è destinata a rimanere nella storia della musica cosiddetta "leggera" per moltissimo tempo.

Una lettura sicuramente destinata ai cultori dei Pink Floyd, ma che per il suo ampio respiro, non può non interessare anche a tutti coloro che vogliono capire meglio, tramite la musica, gli ultimi cinquant'anni della nostra storia.

Autore: The Lunatics

Editore: Giunti

04 maggio 2024

I miei giorni alla libreria Morisaki

C'è un quartiere a Tokyo che è considerato il paradiso dei lettori, perché ospita decine e decine di librerie, piccole e grandi, e dove si possono trovare libri nuovi, usati, rari e fuori catalogo di tutti i generi e di tutte le inclinazioni. Insomma una zona della città frequentata quasi esclusivamente da chi ama la lettura e in essa trova la sua gioia.

Non è il caso di Tatako, una ragazza di venticinque anni che, dopo una cocente delusione d'amore con un suo collega di lavoro, perde in un colpo solo il fidanzato e l'impiego e si trova sola e disoccupata. Tatako non ha mai avuto un grande feeling con la letteratura, ma ecco che gli si offre una occasione: suo zio Saturo gestisce una piccola libreria nel quartiere Jinbocho e si offre di ospitarla nella stanzetta sopra la libreria purché le dia una mano in negozio.

Per Tatako è un cambiamento di vita e di prospettiva davvero forte, per cui all'inizio è spaesata e incerta. Non aveva mai frequentato quel quartiere e l'ambiente per lei è del tutto nuovo. Pile di libri affollano la libreria dello zio e anche la stanza dove vive. Titoli e autori sono per lei per lo più sconosciuti e ignoti. E i clienti della libreria sono persone strane, ai suoi occhi, che sembrano parlare una lingua tutta loro, fatta di citazioni e di aneddoti letterari a lei estranei.

Ma lo zio Saturo, tipo eccentrico e originale ma animato da un pervicace ottimismo, piano piano la introduce a quel mondo e Tatako se ne lascia conquistare, riuscendo a poco a poco a parlare un linguaggio comune con chi coi libri vive quotidianamente e con chi dei libri si nutre con avidità.

Ecco quindi che lo zio, persona quanto mai distante da Tatako per indole e carattere, appare in realtà un uomo con una grande profondità di cuore. Ecco che i clienti della libreria, da bizzarri maniaci, diventano persone appassionate, in cerca di una luce, di un colore, di una bellezza nelle opere che la letteratura sa offrire. Ecco quindi che anche le persone che vivono e lavorano nel quartiere, respirando l'aria dei libri e della letteratura, nonostante facciano altro nella vita, sono pervasi da un senso di profondità, che può apparire strano a prima vista, ma che lo si comprende conoscendo bene il contesto.

I mesi che Tatako trascorre in libreria e nel quartiere finiscono quindi per cambiarle la vita, insegnandole che i libri possono essere un modo per comunicare e per relazionarsi con gli altri. E soprattutto perché aiutano a capire meglio sé stessi.

Autore: Sotoshi Yagisawa

Editore: Feltrinelli

20 aprile 2024

Resisti, cuore

L'Odissea è sicuramente l'opera letteraria più conosciuta, più studiata e più commentata della storia.

Tuttavia, proprio il fatto che sia un "monumento" eterno, la rende sempre attuale, sempre in grado di fornire nuovi spunti e nuove prospettive e chiavi di lettura.

Ne è un esempio l'ultimo lavoro di Alessandro D'Avenia, appassionato insegnante e anche innamorato cultore dell'Odissea, di cui ogni anno scolastico promuove la lettura integrale con i suoi allievi, per far loro assaporare il gusto, il significato e anche l'emozione che un'opera così emblematica sa suscitare.

La prospettiva di lettura è presto detta: il viaggio di Ulisse in realtà è il racconto di un ritorno. Itaca rappresenta il senso della vita e le peripezie di Ulisse sono il percorso di vita che ciascun uomo è chiamato a fare, nella speranza di trovare un senso alla propria esistenza, un significato al proprio stare al mondo.

Se nell'Iliade Achille è alla ricerca della Gloria e per conquistarla è disposto a sacrificare tutto, accettando il fato di morire in giovane età, nell'Odissea Ulisse è alla ricerca della Gioia dell'essere mortale, dell'essere uomo, nell'essere vivo. Ulisse, nei suoi dieci anni di peregrinaggio in luoghi geograficamente fantastici, ma emblematici di un percorso ai confini dell'esistenza, impara che non è con la guerra che si diventa felici. Anzi, l'atteggiamento bellicoso, da conquistatore, non fa che causare sciagure e dolori, a lui e ai suoi compagni. Ma l'alternativa non è nemmeno la ricerca di un mondo ideale, di un paradiso perduto, perché rappresenta una alienazione da questa vita e la perdita dell'unica occasione che ci è concessa: quella di vivere questa vita.

Alla fine del viaggio, Ulisse avrà imparato che bisogna perdere tutto, bisogna precipitare fino all'essere mendicante e naufrago, per poter ripartire da capo e finalmente giungere al traguardo della riconquista di sé, del proprio destino e della propria essenza votata alla felicità.

E' un'occasione che solo i mortali hanno, e gli Dei ne sono infinitamente invidiosi. Un insegnamento, questo, che da più di duemila anni e chissà per quanti secoli ancora, è sempre vero e attuale.

Autore: Alessandro D'Avenia

Editore: Mondadori

06 aprile 2024

Abel

Il Far West è nell'immaginario collettivo il luogo remoto per eccellenza, l'altrove assoluto, terra ai confini del mondo, ammantata di leggenda e di mito.

Un luogo dove proiettare le proprie speranze e il proprio futuro, da conquistare per poter vivere una vita nuova, per essere un uomo nuovo.

Questo ambiente, a metà fra la realtà e l'immaginazione, è lo scenario dove vive Abel, il protagonista del romanzo, di cui si racconta la nascita, la crescita, e la sua attuale professione: sceriffo di una cittadina del lontano Ovest.

La vita di Abel rispecchia quella del West: è un mix fra concretezza e fantasia, fra materia e spirito, fra crudezza e leggerezza. Contraddizioni solo apparenti, perché l'essenza intima delle cose (e della vita) è sempre una commistione fra realtà fra loro contrastanti, perché l'essere umano è così: contraddittorio, contrastante, antinomico. E proprio per questo vero e autentico.

Anche la sua amata, Halleluja Wood, rappresenta alla perfezione questa dicotomia. E' una donna radicalmente femminile, ma allo stesso tempo con un carattere profondamente maschile. Più i due si amano, più si allontanano, perché l'essenza del loro rapporto non si misura in distanze di tempo e di spazio, ma ad un livello più intimo e invisibile che solo loro due sono capaci di sentire.

E la grande abilità di Abel, famosa in tutto il West, è di saper sparare contemporaneamente con due pistole verso due obiettivi diversi. Il cosiddetto "colpo mistico", che è leggenda e che solo gli esseri speciali sono in grado di fare. Saper guardare nello stesso istante verso due direzioni opposte, mettendole entrambe a fuoco e centrandole perfettamente. Quale abilità è più perfetta di questa? Richiede una presenza di spirito e una coscienza di sé e del mondo che davvero pochi sanno avere.

Con un linguaggio a volte spirituale e a volte spiritoso, con la leggerezza che solo la profondità di pensiero sa donare, Alessandro Baricco imbastisce un romanzo sapienziale e allo stesso tempo ironico che non può non appassionare e coinvolgere.

Come tutte le sue opere, mai scontato e banale.

Autore: Alessandro Baricco

Editore: Feltrinelli

23 marzo 2024

Le armi della luce

Ken Follett torna in libreria con il quinto capitolo della saga di Kingsbridge, iniziata con il famosissimo "I pilastri della terra" del 1989 e proseguita seguendo nel corso dei secoli le avventure degli abitanti del cittadina immaginaria inglese di Kingsbridge.

Adesso siamo tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento. In Francia è scoppiata la Rivoluzione e adesso le armate di Napoleone non si limitano a conquistare l'Europa, ma spargono ovunque i semi della Rivoluzione e i principi di libertà, uguaglianza e fraternità, che sono la bandiera e le parole d'ordine della Rivoluzione, che arrivano ai quattro angoli del Continente.

A Kingsbridge, seppure si sia lontani dal teatro di guerra, le notizie arrivano e la gente non ne resta indifferente. Se da un lato i nobili, i possidenti e l'alto clero protestante continuano a difendere con ostinazione e pervicacia lo "status quo", ossia i loro privilegi e le loro rendite di posizione, dall'altro la gente comune sente forte il bisogno di riscossa: la necessità di studiare e di frequentare le Università per affrancarsi da una vita fatta di ignoranza e di dipendenza; la voglia di avviare attività imprenditoriali, commerciali e industriali per liberarsi da una vita di bisogno e di precarietà, alla mercé delle elemosine dei potenti; la sfida di accogliere le nuove scoperte tecniche e le nuove istanze sociali per migliorare il lavoro, renderlo più umano e rispettoso dei diritti delle persone; il desiderio di una giustizia che riconosca e rispetti i diritti fondamentali dell'individuo, libera dalle prepotenze e dalle angherie di chi vuole solo difendere i propri diritti dinastici o divini; l'anelito a professare la propria fede religiosa in pace e libertà, senza dover subire persecuzioni e ostracismi.

Ecco quindi che, sebbene gli Inglesi siano in guerra contro Napoleone, tanti inglesi non sono affatto convinti che l'Imperatore dei Francesi sia il demonio come lo dipingono i predicatori, religiosi o laici che siano, ma che anzi sia il fondatore di un Mondo Nuovo, probabilmente migliore di quello vecchio.

Questo il contesto storico e sociale in cui si muovono gli attori di questo grande e possente romanzo, ancora una volta connotato da quel respiro epocale e perfino epico a cui l'autore ci ha abituato.

Una lettura da non perdere per gli amanti del ciclo di Kingsbridge (e sono legioni) e per tutti coloro che hanno passione per la Storia, vista e raccontata "dal basso", ossia dal punto di vista dalla gente, che della Storia è la vera protagonista.

Autore: Ken Follett

Editore: Mondadori

09 marzo 2024

L'essenziale

Giovanni Floris, prima di essere un affermato giornalista, conduttore televisivo e scrittore, è, come dice lui stesso, un lettore per passione.

Non quindi un "lettore professionista" ma uno come tanti di noi, a cui piace leggere per diletto, magari anche per distrazione, ma anche perché in tanti libri si trovano cose che ci arricchiscono, ci aprono la mente, facendoci diventare persone migliori.

Ecco quindi che Floris ci conduce in un breve viaggio fra gli autori che lo hanno accompagnato durante la sua vita. Un viaggio che non ha la pretesa di alcun insegnamento, ma è solo la testimonianza dell'importanza e del significato che certi testi hanno avuto per lui. E forse anche per tanti di noi.

Chi infatti, durante la giovinezza, non si è innamorato di Rimbaud, di Baudelaire, di Oscar Wilde e dei poeti maledetti, sognando di diventare anarchici, ribelli e decadenti come loro? Chi poi, con la maturità, non ha trovato piacere in Pirandello, Calvino, Svevo per il loro sguardo profondo, intenso e geniale sull'essere umano e sulle sue infinite sfaccettature? E se poi è capitato un periodo di disoccupazione o di ozio forzato, chi non ha tentato di trovare rifugio nei classici del Novecento come Melville, Musil, Celine, Hemingway, Salinger? E chi, dovendo andare in America per lavoro o per turismo, non ha pensato di conoscere gli americani meglio di loro stessi, solo per aver letto Philip Roth o Steinbeck?

Insomma, tutti coloro che amano leggere troveranno molti punti in comune con la storia di Floris, raccontata attraverso i libri e ne condivideranno sensazioni, emozioni e ispirazioni. Ovviamente, ciascuno troverà anche molte differenze, perché la storia personale di ognuno è unica e non replicabile. Ma certamente alcuni testi segnano un denominatore comune fra tante storie diverse perché certi libri sono talmente importanti e fondamentali da essere patrimonio della coscienza civile e umana di tante persone.

Difficile, quindi, sentirsi "stranieri" nel variegato florilegio di opere e di letture citati in questo libro. Perché, in una qualche misura, è un territorio per ogni lettore familiare.

Autore: Giovanni Floris

Editore: Solferino

24 febbraio 2024

Oscura e celeste

La peste del 1630 che infuriò in Europa e anche nell'Italia centro-settentrionale, come tutti sanno è la famosissima "scenografia" dei Promessi Sposi di Manzoni.

Quello che al giorno d'oggi non può passare inosservato è la somiglianza con la recente pandemia da Covid19, soprattutto riguardo alle misure di contenimento messe in atto per cercare di fronteggiarne la diffusione. Un esempio significativo sono le norme emanate dal Granduca di Toscana Ferdinando II sul divieto di uscire di casa, di esercitare pubblici mestieri, proprio al fine di limitare i contagi e i morti.

A queste misure dovette sottostare anche Galileo Galilei che, in procinto di dare alle stampe il suo attesissimo studio sopra i "Due Massimi Sistemi del Mondo", ossia la concezione Tolemaica e Copernicana dell'Universo, si vide costretto a posticiparne la pubblicazione a causa dell'impossibilità di andare dal tipografo per correggerne le bozze.

Ecco quindi che il Nostro, nominato dal Granduca "Professore di Matematiche" presso lo Studio di Pisa (ossia all'Università) con beneficio di dedicarsi esclusivamente alla ricerca senza quindi obblighi didattici, si trova ristretto nell'appartamento di Arcetri, sulle colline di Firenze, con ben poco da fare, se non bisticciare continuamente con la sua domestica, senza la quale però non saprebbe mettere insieme il pranzo con la cena.

L'unico svago (se così si può definire) per Galileo è andare a far visita alle sue due figlie, suore nel Convento di San Matteo, proprio di fronte alla sua abitazione. Attraversare la strada non lo espone a grossi rischi e del resto le suore sono in clausura, quindi ci può solo parlare a distanza, senza contatti.

Ma ecco che la noiosa routine è scossa da un drammatico evento: una suora viene trovata morta, precipitata da una finestra del Convento. Si tratta di suicidio o di omicidio? Cosa avviene davvero nel segreto delle celle di quel luogo? E gli scritti che Galileo faceva mettere in bella a una delle sue figlie, c'entrano qualcosa con questa tragedia?

Ancora una volta un bel giallo di Marco Malvaldi, che rende omaggio a uno dei più grandi geni dell'umanità, raccontato con la simpatia, l'arguzia e la schiettezza tipica dei caratteracci toscani.

Autore: Marco Malvaldi

Editore: Giunti


10 febbraio 2024

Quando eravamo i padroni del mondo

C'è stato un tempo in cui Roma dominava il mondo con i suoi eserciti, le sue leggi, la sua lingua, le sue opere pubbliche, la sua cultura.

Quel tempo è durato secoli, millenni, facendo sì che l'Impero di Roma sia quello più longevo nella storia dell'umanità.

Ma poi, con la caduta dell'Impero d'Occidente nel 476 d.C. e dell'Impero d'Oriente nel 1453 d.C. siamo davvero sicuri che il dominio di Roma sul mondo sia definitivamente cessato? Siamo davvero convinti che tutto ciò che fu creato dal governo di Roma sul mondo sia oramai relegato negli abissi della Storia?

Aldo Cazzullo non la pensa così e anzi afferma che l'Impero Romano non è mai caduto. Facendosi portavoce di ciò che molti storici sostengono, in questo libro spiega che, in realtà, l'eredità di Roma è proseguita a lungo nei secoli. Da Carlo Magno agli Zar di Russia, dagli Imperatori tedeschi ai Sultani ottomani, da Napoleone all'Impero Britannico fino agli Stati Uniti d'America, non c'è grande Stato al mondo che non abbia inteso definirsi "erede" dei valori e dei principi universali codificati e messi in opera per secoli dal mondo romano.

Perché lo Stato Romano ha governato il mondo con l'aspirazione (a volte riuscita, a volte no) di garantire ordine, stabilità e giustizia a tutti i popoli della terra ma soprattutto ha introdotto concetti come Stato, Senato, Assemblea popolare, Cittadinanza, Diritto, Autorità, Proprietà Privata, Contratto, Eredità, Matrimonio che hanno plasmato la vita pubblica e privata di milioni di persone per secoli e ancora oggi sono il fondamento, non soltanto della civiltà occidentale alla quale apparteniamo, ma di buona parte dell'umanità intera.

Ecco quindi che l'Impero di Roma, come recita il sottotitolo di questo libro, è davvero un "impero infinito", che non si è estinto in una data precisa, ma che, coi suoi lasciti culturali, estende la sua influenza fino al giorno d'oggi. E noi italiani, più di ogni altro popolo, dovremmo saperlo.

Non è un caso che Mark Zuckerberg e Elon Musk, due moderni "imperatori" al vertice di entità digitali straordinariamente potenti e trans-nazionali, siano appassionati cultori della storia romana, di cui probabilmente aspirano ad essere gli odierni interpreti. Se lo siano davvero sta anche a noi deciderlo.

Autore: Aldo Cazzullo

Editore: HarperCollins

27 gennaio 2024

Una felicità semplice

Cristina è una donna, non più una ragazza, e dopo la scomparsa di suo marito Andrea e la distanza sia fisica che emotiva che la separa da sua figlia Sofia, pensa che il resto della sua vita sia da spendere in una quieta e rassegnata accettazione di una esistenza senza più grandi emozioni, senza più passioni, senza più una autentica felicità.

Ma un episodio di per sé scioccante (una tentata rapina in un negozio dove casualmente si trova), le apre improvvisamente una "sliding door" impensata: conosce Claudio, un suo vicino di casa a cui fino a quel momento non aveva mai badato né fatto caso, che invece si dimostra essere una persona gentile, simpatica e, chissà, forse anche qualcosa di più.

Tutto sta nel decidere se la "porta secondaria" che la vita le ha offerto in quel drammatico frangente sia da imboccare oppure se sia meglio starne alla larga.

Nel primo caso sarebbe un salto nel buio e poi per cercare cosa? E chissà se è giusto che una donna matura per giunta vedova si metta in gioco con nuove conoscenze, nuove esperienze... Nel secondo caso, è davvero la soluzione migliore continuare un'esistenza incolore, senza più slanci, ma tutto sommato oramai tranquilla e pacificata e quindi incapace a causare nuovi dolori?

Il romanzo racconta quindi, con uno sguardo intimo e personale, i pensieri, i sentimenti, le speranze e le paure di una donna che prima e più di tutto deve decidere cosa fare della sua vita e della sua ricerca della felicità.

E' possibile una "felicità semplice", appagante e soddisfacente, che non si ponga in contrasto o in contrapposizione con la felicità che ha vissuto nel suo passato con Andrea? Può una donna riuscire a rifarsi una vita vera, senza sprecare le occasioni di felicità che le si offrono? E a quale costo?

Piacevole romanzo che, se inizialmente appare un po' troppo venato di eccessivo romanticismo, con lo scorrere delle pagine manifesta tutta la sua profondità e in certi tratti anche tutta la sua potenza. Per un esito che è corretto non anticipare ma che molto probabilmente non lascerà delusi i lettori.

Autore: Sara Rattaro

Editore: Sperling & Kupfer

13 gennaio 2024

La fredda guerra dei mondi

Valerio Evangelisti è stato un autore famoso per il ciclo di romanzi di ambientazione storica con protagonista l'inquisitore Nicolas Eymerich, che ha appassionato tanti lettori per la capacità di intrecciare ricostruzione storica, fantasy e perfino horror.

Questi infatti erano i generi che Evangelisti prediligeva: fantasy e fantascienza, spesso con venature assai cupe o distopiche, capaci di trasportare il lettore in epoche lontane del passato o del futuro in cui niente è scontato, prevedibile e men che meno consolatorio. Un guardare quindi alle epoche con l'occhio creativo e immaginifico del fantastico, che però a volte riesce a rivelare la realtà più di quanto si pensi. Come diceva Eraclito, "chi non si aspetta l'inaspettato non troverà la verità"...

Quando Evangelisti è venuto a mancare nell'aprile 2022, il direttore della celeberrima collana "Urania", Franco Forte, ha pensato di recuperare una serie di racconti e di romanzi brevi di Evangelisti, divenuti oramai introvabili e riproporli al pubblico, non solo dei suoi lettori appassionati, ma anche a beneficio di tutti coloro che, tramite queste "pillole" narrative, possono conoscere l'autore, la sua passione per il genere fantasy (spesso ingiustamente relegato nella narrativa di "serie B") e soprattutto la sua abilità di scrittore, capace di spaziare nei contesti temporali e nelle più varie ambientazioni, ma sempre in grado di restituire, tramite una sapiente affabulazione, una profondità psicologica e una introspezione dei personaggi tutt'altro che banale.

Ecco quindi la pubblicazione di questa "Fredda guerra dei mondi", dove i "mondi" sono i contesti spazio-temporali più diversi e la "guerra" sono gli intrecci cupi, a volte disturbanti, in cui aleggia la ricorrente presenza del thrilling e dell'horror.

A differenza di quanto potrebbe sembrare quando si parla di fantasy e fantascienza, una lettura quindi che non è un banale passatempo, soprattutto per l'immedesimazione che l'autore riesce a far percepire al lettore e per le inquietanti domande che, al termine di ogni racconto, restano sospese: cosa sarà del genere umano? E cosa è stato in passato il genere umano? E soprattutto: cosa siamo noi oggi?

Autore: Valerio Evangelisti

Editore: Mondadori