27 dicembre 2025

Oltre l'invisibile

Federico Faggin è uno scienziato e un imprenditore che nella sua lunga carriera ha ottenuto enormi successi. Fisico di professione, ideatore del primo microchip sul quale un colosso tecnologico come Intel ha costruito la sua fortuna, fondatore di aziende informatiche che hanno introdotto nel nostro mondo strumenti rivoluzionari come il touch-screen, ha anche da lungo tempo indagato quei settori della fisica che tutt'oggi sono per molti studiosi misteriosi e poco comprensibili, come ad esempio la meccanica quantistica pura e i fenomeni inspiegabili come l'entanglement quantistico.

L'approfondimento di questi ambiti di studio lo ha condotto a maturare prima una idea e poi una teoria, nella quale si parte dal presupposto che la coscienza e il libero arbitrio sono elementi essenziali e fondanti della realtà e che da essi promana tutto l'universo esistente.

In questo libro, sotto forma di intervista, l'autore spiega con estrema chiarezza e semplicità questa sua visione, illustrando con rigore logico e scientifico il suo pensiero e raccontando le sue personali esperienze di vita che hanno contribuito alla nascita del suo attuale pensiero.

Come moltissimi scienziati, infatti, anche Faggin ha vissuto una vita fatta di materialismo e di riduzionismo. E' stato per tanti anni convinto (come la quasi totalità degli scienziati) che solo ciò che è osservabile e sperimentabile esista, che nulla esista di ciò che non è scientificamente dimostrabile e che, in fin dei conti, l'Universo (e quindi anche l'uomo) non sia altro che una macchina. Mirabile e complessa, ma pur sempre una macchina, che obbedisce a leggi deterministiche, senza nessun fine e nessuno scopo.

Ma questa visione scientista ed estremamente materialista non risolve i misteri e i paradossi della fisica quantistica, che sfugge all'analisi riduzionistica classica e si manifesta in modi e forme imprevedibili. E proprio nel tentativo di dare risposte a ciò che fino ad oggi non ha risposte, l'autore sviluppa la sua teoria e giunge alla conclusione che l'universo fisico e materiale che osserviamo e studiamo non sia che la manifestazione simbolica nello spazio-tempo (e quindi nel mondo visibile e misurabile) di sottostanti campi quantistici puri, dotati di coscienza e libero arbitrio, che si relazionano continuamente fra loro e che fanno emergere, secondo un principio di volontà e di consapevolezza, l'universo visibile e quindi anche noi.

Una visione che supera il puro materialismo per arrivare a intrecciarsi con la spiritualità, ossia con l'insieme di intuizioni, intelligenza, pensiero, sensazioni, emozioni che gli essere umani possiedono e sperimentano ogni giorno ma che vengono ignorati dalla fisica classica. Una visione quindi che, come recita il sottotitolo del libro, va oltre l'invisibile e tende ad unire scienza e spiritualità in una costruzione coerente e capace di spiegare anche i misteri irrisolti dell'Universo (e di noi stessi).

Una visione che conduce ad un inevitabile quanto necessario ripensamento su chi siamo, come siamo fatti, sul perché siamo al mondo e anche su quale sia il nostro scopo di esistere. Perché siamo un piccolissimo frammento di questo universo, ma in questo frammento c'è l'immagine del Tutto, che noi stessi siamo.

Un libro che, partendo dalla pura scienza, ci aiuta a capire, riflettere, pensare e imparare, per essere persone più consapevoli e quindi migliori.

Autore: Federico Faggin

Editore: Mondadori

13 dicembre 2025

L'atomo sfuggente

Alan Zamboni è molto famoso sul web grazie al canale "Curiuss" col quale svolge attività divulgativa su molti aspetti della scienza. La sua formazione sia scientifica che letteraria (è laureato in Ingegneria e in Lettere) gli permette infatti di spiegare anche i più complessi aspetti della scienza e della fisica con un taglio narrativo accattivante e coinvolgente, rendendo la divulgazione facilmente fruibile pur nel rispetto del rigore scientifico.

Questo romanzo possiede le medesime caratteristiche: si tratta infatti di un giallo che ruota intorno a degli appunti di fisica nucleare di un professore di fisica di liceo misteriosamente scomparso che a quanto pare sono molto preziosi perché scatenano l'interesse di inquietanti personaggi.

Siamo nei primi anni Settanta e all'epoca gli studi sull'energia nucleare hanno una grande importanza, sia per i progetti di uso dell'energia atomica per scopi civili (in Italia si sta avviando la costruzione di alcune centrali nucleari), sia perché in piena Guerra Fredda lo studio del potere dell'atomo ha inevitabili ricadute di interesse militare.

Alla ricerca del professore scomparso si dedicano i due protagonisti del romanzo: Teo, un giovane matematico ex allievo del professore a cui lo stesso insegnante aveva chiesto aiuto per alcuni complessi calcoli matematici, e Deianira, una giovane insegnante precaria di origini ungheresi e con una mente affilata e brillante.

I due poco a poco scoprono che gli appunti del professore, per quanto parziali e incompleti, si riferiscono a studi di fisica nucleare altamente innovativi che forse affondano le radici in quel consesso geniale degli anni Trenta conosciuto come i "ragazzi di Via Panisperna", ossia quel gruppo di giovani scienziati coordinato da Enrico Fermi che nel dipartimento di fisica dell'Università di Roma (ubicato appunto in Via Panisperna) scoprì i fondamenti della fisica atomica in modo talmente geniale da consentire a Fermi di aggiudicarsi il Premio Nobel.

E la cosa più strabiliante è che tutto sembra ruotare intorno alla figura di Ettore Majorana, membro di spicco del gruppo di Via Panisperna, genio assoluto ma di carattere introverso, anche lui misteriosamente scomparso nel 1938.

Ecco quindi che il giallo assomiglia proprio al mondo subatomico: forze opposte si scontrano rischiando di generare esplosioni capaci di enorme distruzione e dove "sparire" non significa cessare di esistere, ma trasformarsi in qualcosa d'altro, sfuggente e imprevedibile, come insegna la meccanica quantistica...

Autore: Alan Zamboni

Editore: Mondadori

29 novembre 2025

Il mostro

La vicenda del "mostro di Firenze" è recentemente tornata alla ribalta del grande pubblico grazie alla serie tv diretta da Stefano Sollima e prodotta da Netflix. In realtà, la vicenda non è mai stata dimenticata perché la scia di sangue e di terrore che ha funestato le campagne fiorentine dal 1968 al 1985 ha lasciato tracce talmente profonde nell'immaginario collettivo del nostro Paese da non poter essere misconosciuta da nessuno. Né, naturalmente, da chi quegli eventi ha vissuto, né da chi è più giovane e li ha sentiti solo raccontare.

I sedici omicidi (otto coppie) perpetrati in quegli anni hanno infatti avuto caratteristiche tali da farli diventare l'opera più terribile e misteriosa mai osservata in Italia, e anche nel mondo è considerata l'azione di un serial killer più inquietante e irrisolta, insieme ai celeberrimi Jack lo squartatore e Zodiac.

L'iter giudiziario, lungo, complicato e a tratti surreale che ha tentato di dare risposte, in primo luogo ai familiari delle vittime, non è infatti stato in grado di risolvere, se non in minima parte, i misteri dei delitti. E anche ciò che sembra sia stato accertato, per nessun osservatore è considerato soddisfacente.

Innanzitutto non è certo che i delitti siano stati commessi sempre dalla stessa persona, o se siano opera di più persone o se i killer si siano avvicendati nel tempo. Inoltre non è affatto chiaro il movente: nessuno è riuscito a stabilire con certezza cosa abbia spinto il "mostro" (o i "mostri") a fare ciò che ha (o hanno) fatto. Anche le modalità degli omicidi e le azioni post mortem, talmente efferate da essere scioccanti, non si capisce chi abbia potuto metterle in pratica. E poi ci sono morti "collaterali", violente e inspiegabili, che hanno senz'altro un legame con le azioni del mostro, ma che nessuno è riuscito a provare.

Il tutto in un'epoca in cui non c'erano le tecniche di indagine di oggi, dove le scene del crimine sono state spesso compromesse dall'inesperienza degli inquirenti, con l'aggiunta di numerosi, voluti e inquietanti depistaggi, che qualcuno sostiene siano stati organizzati da ambienti deviati, annidati negli apparati dello Stato, in un'epoca in cui l'Italia viveva la strategia della tensione.

Alessandro Ceccherini, in questo suo romanzo d'esordio, ripercorre tutta la vicenda, sulla base degli atti e dei fatti reali, estratti dalle migliaia di pagine che compongono i faldoni giudiziari. Ma proprio per riempire i "buchi" di mistero e di ignoto che la realtà non è riuscita a far venire in luce, egli ricorre all'invenzione narrativa tipica del romanzo, riuscendo a dare una coerenza al racconto, senza sposare una delle tante tesi che negli anni sono emerse, ma costruendo una narrazione credibile e solida, tanto da sfumare abilmente i confini fra ciò che è reale e ciò che è solo ipotetico o addirittura immaginario.

Lo stile di scrittura non è mai giudicante. Non ce n'è bisogno. Anzi, spesso è algido e asettico, soprattutto nella descrizione degli omicidi, ma anche quando racconta tutti i vari personaggi più o meno protagonisti della vicenda, ne fa emergere con abile purezza narrativa l'abisso morale che li contraddistingue, senza giudizi etici, ma rendendo auto-evidente cosa sia davvero il male.

E alla fine, non si saprà chi è "il" mostro, ma senz'altro avremo incontrato nella lettura tanti mostri. Ognuno, a suo modo, portatore di un male sconfinato e assoluto.

Autore: Alessandro Ceccherini

Editore: Nottetempo

15 novembre 2025

Il velo di Lucrezia

La vita di Filippo Lippi, straordinario pittore fiorentino del Quattrocento, è così avventurosa che assomiglia davvero a un romanzo e questo libro, giustappunto, la racconta efficacemente.

Orfano fin dalla tenera età, Filippo viene preso in custodia dai frati carmelitani della chiesa del Carmine a Firenze, dove ha la fortuna di assistere in prima persona e in "diretta" alla realizzazione di quella stupefacente e mirabile opera pittorica che è la Cappella Brancacci da parte, soprattutto, di quel genio inquieto di Masaccio.

Capisce così che la pittura è il suo destino e grazie agli insegnamenti di Masaccio, studiando le opere di Brunelleschi e di Donatello ma anche dei pittori fiamminghi, matura la sua tecnica e il suo stile, diventando uno dei massimi esponenti della pittura del Rinascimento, conquistando l'ammirazione e l'apprezzamento di tanti, come Cosimo de' Medici, che lo protegge e lo sostiene sempre e comunque, nonostante i suoi eccessi, avendone perfettamente compreso il supremo valore artistico.

Sì, perché Filippo ha sempre bisogno di aiuto e protezione, in quanto la sua vita è assai turbolenta. Nonostante i frati carmelitani gli abbiano fatto prendere i voti, ordinandolo monaco, il suo desiderio vitale non si placa mai e le donne lo appassionano ben oltre il consentito. E ciò insieme ad una aspirazione di libertà assoluta che si esprime sia nella sua pittura che nella sua sregolata vita quotidiana, sempre senza un soldo se non fosse per l'aiuto di Cosimo.

Quando conosce Lucrezia Buti, una giovane bellissima suora, rinchiusa in convento contro la sua volontà, capisce che il destino gli ha posto di fronte l'immagine della perfetta bellezza: con la scusa di utilizzarla come modella per un suo dipinto, inizia a frequentarla e i due scoprono di condividere lo stesso anelito di libertà e di indipendenza, che i rispettivi abiti monastici e le convenzioni sociali impediscono loro di coltivare.

Nasce così fra di loro un amore proibitissimo e assai scandaloso, ma potentissimo e travolgente che Filippo riuscirà a descrivere con la sua arte, ritraendo Lucrezia in quella meravigliosa, celestiale e sensualissima Madonna definita "la Lippina", che insieme alla Venere del Botticelli condividerà per secoli la fama di "donna più bella del mondo" e la cui riproduzione campeggia tutt'oggi sulle pareti delle camere e dei soggiorni in tantissime case, soprattutto toscane.

Un dipinto a cui Filippo dedica decenni, alla ricerca della perfezione assoluta sia tecnica che espressiva, in cui profonde tutto sé stesso, anima e corpo, non per venderlo a nessuno e per farci soldi, ma solo ed esclusivamente per rappresentare sulla tela quel senso inesprimibile di Assoluto, come poi riuscì a fare solo Leonardo con la Gioconda.

Una storia, quella di Filippo Lippi e di Lucrezia Buti, da leggere sia per conoscere le vite avventurose e affascinanti dei protagonisti, sia per scoprire come le complicate vicende umane a volte possono portare alla creazione di capolavori assoluti, capaci di stupire e meravigliare in eterno.

Perché il genio non è mai ordinario e si nutre di straordinarietà, sempre e comunque.

Autore: Carla Maria Russo

Editore: Neri Pozza

01 novembre 2025

Io che ti ho voluto così bene

Luca è un ragazzino che abita a Torre Domizia, una località del litorale laziale che ogni estate si riempie di turisti e vacanzieri. Durante l'estate dei suoi tredici anni, incrocia Betta, una ragazza ai suoi occhi bellissima e irraggiungibile, per la quale nutre quella inesorabile e assoluta devozione che spesso viene chiamata "cotta adolescenziale".

Finché un giorno accade la tragedia: Betta viene trovata uccisa in spiaggia e il padre di Luca, comandante dei Carabinieri del luogo, si incarica delle indagini che però non conducono alla scoperta del colpevole.

Un giorno, del tutto improvvisamente, la mamma di Luca lo porta alla stazione con una valigia e lo mette su un treno per Milano. Deve lasciare immediatamente casa sua e andare a stare dallo zio Umberto. Luca non capisce il motivo di questo stravolgimento della sua vita, ma cerca di adattarsi senza creare problemi: vede sua madre sconvolta, non sa che fine ha fatto sul fratello maggiore Mizio e anche suo padre sembra sparito.

La verità emerge poco a poco in un crescendo di dolore e di dramma, che Luca scopre progressivamente alla sua crescita verso la vita adulta.

Senza anticipare al lettore i contorni della vicenda, è importante sottolineare che il contesto personale e familiare nel quale Luca vive è descritto dall'autrice con uno stile e una grazia alquanto rara, capace di rendere con la massima efficacia il sentire interiore di Luca, le sue paure, le sue sofferenze, le sue speranze verso un futuro migliore.

Senza necessità di ricorrere ad espedienti narrativi estremi, l'autrice riesce a tenere sempre alta la tensione narrativa, tratteggiando il profilo del protagonista e degli altri personaggi del romanzo in maniera molto umana e al contempo molto spietata.

Uno stile narrativo delicato ma allo stesso tempo potente e a tratti dirompente, che avvince il lettore e lo rende partecipe di una vicenda umana straordinariamente drammatica ma nella quale la presenza di persone amiche, come lo zio Umberto, le cugine e l'amica Flavia danno a Luca quella vicinanza e quel sostegno indispensabile per non precipitare nel baratro del dolore senza speranza e non terminare la sua personale odissea in un naufragio.

Autore: Roberta Recchia

Editore: Rizzoli

18 ottobre 2025

Una vita ben spesa

Massimo Polidoro è uno studioso e divulgatore molto noto, nonchè segretario del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) che ha contribuito a fondare insieme a personalità del calibro di Piero Angela, Umberto Eco, Silvio Garattini, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini e Umberto Veronesi.

La sua opera e il suo impegno riguardano la promozione della ricerca scientifica, illustrando i grandi progressi e le grandi opportunità che il metodo scientifico ha messo a disposizione dell'umanità, aiutandoci a comprendere molto dell'universo, della vita sulla terra e, in definitiva, del nostro essere al mondo e sfatando miti e superstizioni sempre presenti anche nel nostro mondo "progredito e civilizzato".

Senza la pretesa di dare risposte a tutto, al contrario la scienza è animata da una incessante curiosità e capacità di meraviglia, perchè ogni volta che si comprende una cosa, immediatamente sorgono tante e ulteriori domande e questo spinge la ricerca scientifica sempre verso nuovi orizzonti. L'attività dei ricercatori si basa sul metodo scientifico, formalizzato per la prima volta da Galileo, e alla base di ogni seria indagine per stabilire la verità del reale. Un metodo fondato sulla logica, sulla riproducibilità degli esperimenti, sul confronto fra studiosi, sempre aperto alla revisione dei risultati, sempre disponibile ad accogliere nuove scoperte e nuove acquisizioni, mai dogmatico e fondamentalista. Insomma, l'esatto contrario delle teorie anti-scientifiche, contraddistinte sempre da presupposti assiomatici indimostrati e che giungono ad affermazioni destituite da prove e quindi alla pari di mere credenze.

In questo libro, Massimo Polidoro prende spunto da una famosa frase di Leonardo da Vinci: "Come una giornata ben spesa dà lieto dormire, una vita ben spesa dà lieto morire". Ecco quindi il racconto di vite straordinarie assolutamente ben spese: quella appunto di Leonardo, ma anche di Darwin e di Einstein che, con le loro geniali intuizioni, corroborate da una enorme quantità di prove scientifiche, hanno offerto all'umanità la possibilità di comprendere meglio il mondo, superando superstizioni e credenze.

Una comprensione del mondo certamente ampia, ma che non potrà mai dirsi completa, perchè l'universo è una fonte inesauribile di misteri che l'intelligenza umana non si stanca di indagare, con la curiosità e lo stupore che contraddistingue il nostro essere umani e il nostro desiderio di capire.

In tutto questo, la scienza è lo strumento e il metodo migliore che l'umanità ha pensato per cercare risposte, anche solo parziali e temporanee, ma sulle quali si può fare affidamento. Anche chi, come noi lettori, non è scienziato di professione né tantomeno una mente geniale come Leonardo, può comprendere tutto questo e capire che la scienza può aiutarci a vivere meglio la nostra vita. Senza bisogno di credere all'impossibile e affinché sia una vita ben spesa.

Autore: Massimo Polidoro

Editore: Mondadori 

04 ottobre 2025

La felicità nei giorni di pioggia

Tutti sono capaci di brillare quando c'è il sole. Il segreto è saper spremere gocce di luce anche nei giorni di pioggia. Questo è l'insegnamento che Angie lascia a sua figlia Romany poco prima di morire a causa di un male repentino e inesorabile, che la porta via poco dopo i cinquant'anni.

La ragazza rimane quindi orfana, perché non sa chi sia suo padre ed è sempre vissuta con sua madre. Ma Angie non la lascia sola: nella sua lettera di commiato dal mondo, chiama a raccolta i suoi amici più cari, quelli che ha conosciuto ai tempi dell'università e con i quali ha costruito un legame di amicizia talmente forte e duraturo nel tempo da chiedere loro di prendersi cura di Romany, di accompagnarla verso la vita adulta, di starle accanto come se fossero dei "tutori".

Si tratta di persone molto diverse fra loro: Tiger è un eterno giramondo, che non ha radici e legami e che interpreta la vita come un viaggio dove non conta la destinazione ma solo il percorso. Leon, all'opposto, è un uomo posato, coi piedi per terra che ha sacrificato il suo talento artistico e musicale per investire tutto sé stesso nell'affermarsi come un uomo "normale". C'è poi Maggie, lucida, concreta, determinata e capace di risolvere i problemi come ben riesce a fare nella sua professione di avvocato. E c'è infine Hope, una conoscenza più recente di Angie e con poca familiarità con gli altri amici, ma che senz'altro ha doti particolari, tanto da meritarsi l'amicizia e il rispetto di Angie.

Il romanzo, alternando i piani temporali, racconta la nascita di questa straordinaria amicizia, fra persone molto diverse tra loro, ma accomunate da un sentimento di vicinanza e di reciproco rispetto che scavalca i decenni e resiste anche quando la vita di ognuno prende pieghe inaspettate, costringendoli a lunghi distacchi, che però non sono mai tali da affievolire o indebolire il legame che c'è tra loro.

Romany quindi scoprirà che quel gruppo di persone in realtà rappresenta una piccola "tribù" capace di perpetuarsi e di resistere. E così come sua madre Angie è stata più volte "salvata" dai suoi amici, anche loro hanno avuto la possibilità di "spremere gocce di luce anche nei giorni di pioggia" proprio grazie ad Angie.

Un romanzo emotivamente intenso e toccante che reca un solo insegnamento: la vita perfetta non esiste; possiamo solo cercare la "luce" anche quando diluvia, con l'aiuto delle persone più care.

Autore: Imogen Clark

Editore: Pienogiorno

20 settembre 2025

Le cose che ci salvano

Gea è una ragazza come non ce ne sono tante. Ha ventisette anni, vive da sola a Milano in un quartiere di semi-periferia ed è una "tuttofare" nel senso che ama aggiustare le cose, riparare gli oggetti e infatti si mantiene con i lavori di piccola manutenzione che svolge per i residenti nel condominio e nelle case limitrofe.

Per questo gira sempre in tuta da lavoro, con tanto di salopette piena di arnesi, dando di sè un'immagine non esattamente femminile. Ma questa è la sua passione e anche la sua filosofia di vita: salvare un oggetto, forse un domani può salvare te.

Il suo appartamento è pieno di materiali di resulta, raccattati un po' dovunque, ma che lei aggiusta e rinnova, riuscendo a dare loro una nuova vita e una nuova funzione. Questo modo di vivere e di pensare l'ha appreso nell'infanzia, abitando in piena campagna con un padre che l'ha abituata allo spirito di sopravvivenza, a cavarsela in ogni situazione, a far tesoro di ogni oggetto che potrebbe essere utile in futuro. Una infanzia, anche questa, non esattamente femminile, ma che con la sua durezza e la sua asprezza, l'ha fatta diventare ciò che è.

Nei pressi del suo condominio c'è un vecchio negozio oramai chiuso da tempo: il "Nuovo Mondo", creato tanti anni fa da una signora con tanto gusto, tale da trasformare una bottega di rigattiere in un universo affascinante e ammaliante, tante erano le cose piccole e grandi che ospitava. Ma ora è all'asta e rischia di diventare l'ennesima sala slot o hamburgeria, rendendo orfano il quartiere di una bottega di rione particolarmente caratteristica.

Ecco quindi che Gea, insieme con alcune vicine che, come lei, condividono l'amore per il loro quartiere, la sostenibilità dell'economia circolare e la consapevolezza che il bello spesso si nasconde nelle piccole cose, intraprende una impresa impossibile: creare una cooperativa di persone di buona volontà che possa rilevare la bottega e riportarla a nuova vita.

Gea ci mette tutta la sua passione e il suo impegno, così come le amiche che, strada facendo, si trova a fianco. Ma i loro sforzi saranno sufficienti a contrastare la deriva globalizzatrice delle leggi del commercio e dell'immobiliare e l'ostilità di quei vicini che, invece, pensano solo al profitto immediato e non si curano di altri valori?

Con uno stile sereno ma profondo, l'autrice ci racconta la vita di una ragazza che ha un sogno e che lotta perchè diventi realtà. Una delle cose più difficili ai giorni nostri... 

Autore: Lorenza Gentile

Editore: Feltrinelli 

06 settembre 2025

Le querce non fanno limoni

Ambientato fra Firenze e Campi Bisenzio, il romanzo di Chiara Francini racconta la Storia con la "S" maiuscola, quella che ha attraversato la seconda metà del Novecento, dalla Seconda Guerra Mondiale fino agli anni di piombo, e di come e quanto questo periodo storico ha impattato e sconvolto la vita delle persone.

E' un lungo racconto di storia italiana filtrata dallo sguardo della protagonista, la Delia, una donna forte, decisa e di gran tempra, che vive la Resistenza, le passioni, le lotte, sia in famiglia che nella vita sociale, che lasciano in lei profonde cicatrici ma anche immensi squarci di bellezza.

Una vita difficile ma allo stesso tempo epica, come quella di tante donne e di tanti uomini che nel nostro Paese hanno vissuto la tragedia della guerra, la faticosa riconquista delle libertà civili, le speranze di progresso e di riscatto e le frustrazioni delle delusioni.

Il tutto viene raccontato dalla Delia e dal numeroso ed eterogeneo gruppo di personaggi che abitano il "Cantuccio", un luogo fisico e concreto, ma anche ideale dove si sta insieme, si mangia e si parla e, soprattutto si condivide la speranza e la memoria, perchè non vi è Storia (con la "S" maiuscola) che non poggi sulla memoria.

Ecco quindi che attraverso i gesti quotidiani, le pentole sul fuoco, gli abiti ricuciti e rammendati, i piccoli episodi della vita di paese, si snoda e si svela l'universo delle vite dei protagonisti, raccontati con un linguaggio che allo stesso tempo è popolare e dialettale, ma anche lirico e poetico. Un linguaggio perfettamente rappresentativo di anime che sanno gioire, cantare, amare, piangere e urlare. E soprattutto resistere.

Ancora una volta Chiara Francini ci stupisce con un libro denso e profondo senza mai essere noioso e retorico, anzi spesso animato dalla freschezza e dalla bellezza che contraddistinguono la vena artistica dell'autrice, capace come poche di portare in scena in teatro, al cinema e in prosa una ardente e profonda vitalità e un'altrettanto schietta umanità.

Una lettura appassionante che senz'altro resterà nel cuore dei lettori.

Autore: Chiara Francini

Editore: Rizzoli 

 

23 agosto 2025

Quando c'era l'URSS

L'Unione Sovietica, nei suoi settant'anni di storia, ha suscitato in tutto il mondo sentimenti e reazioni diametralmente opposte: dalla più fiera avversione di chi vedeva in quel Paese la morte di tutte le libertà civili e delle aspirazioni dell'uomo, al più fanatico entusiasmo di chi invece ci vedeva la costruzione di una società egualitaria e connotata da una forte giustizia sociale, capace di superare millenarie ingiustizie e sopraffazioni.

Certamente l'URSS è stato un esperimento storico e sociale di portata immensa, sia per quanto ha profondamente inciso sulla storia del mondo, sia per quanto ha plasmato la cultura e la civiltà del Novecento. In questo poderoso saggio, l'autore (docente di cultura russa all'Università di Milano) affronta l'universo sovietico non dal punto di vista puramente storico, bensì da quello culturale.

Dai primi anni dopo la Rivoluzione, alla Seconda Guerra Mondiale (che i russi chiamano "Grande Guerra Patriottica"), dagli anni di Stalin a quelli della Nomenclatura, fino alla fine del 1991, Gian Piero Piretto conduce il lettore alla scoperta dei fermenti culturali che hanno animato la vita dei cittadini sovietici nel corso di questi fatidici settant'anni, ricchissima di spunti creativi in tanti campi, dall'arte alla musica, dal cinema all'architettura.

Anche la propaganda e la cartellonistica dell'epoca sovietica, inquadrata nell'epoca e contestualizzata con i movimenti artistici del Novecento, è fortemente indicativa di una tensione culturale nient'affatto anestetizzata ma all'opposto in grado di trascendere il messaggio concreto per farsi portatrice di un'aspirazione ai valori più alti, sintomatici di una visione del mondo e dell'uomo assolutamente nuova.

Al di là di ogni facile etichetta che purtroppo spesso viene affibbiata all'URSS, sia da chi la considera il sommo bene o da chi la ritiene il sommo male, l'approfondimento dell'autore sulla cultura sovietica riesce a mettere in luce la grande innovazione che il pensiero sovietico è stato capace di generare, nell'ottica della creazione di un nuovo tipo di società, mai visto nella storia di così ampia portata e che non può essere liquidato come un "incidente" della storia umana, ma anzi come un lungo momento in cui una cospicua parte della popolazione mondiale, che abitava nel più grande Paese della Terra, ha sopportato sacrifici immani solo per la speranza di creare un mondo nuovo, più giusto e più umano.

Una storia culturale che non può essere ignorata e tanto meno giudicata se prima non la si conosce. Questo libro, scritto con il rigore dello studioso meticoloso, lungo più di 600 pagine ma corredato da un apparato straordinario e affascinante di immagini e di fotografie, aiuta certamente a farlo.

Autore: Gian Piero Piretto

Editore: Raffaello Cortina

09 agosto 2025

Meglio di niente

Il commissario Franco Bordelli, oramai ex perchè in pensione da pochi mesi, trascorre le sue giornate con la calma e la tranquillità che si addice a chi, dopo una lunga vita di lavoro, si gode il meritato riposo nel suo bel casolare fuori dall'Impruneta in compagnia del suo fidato compagno a quattro zampe Blix.

Ma questo menage non fa per lui: sente molto la mancanza del suo lavoro di investigatore perché, come ama ripetere spesso, sbirri si resta tutta la vita. I pittori, i musicisti, gli scrittori smettono forse di essere tali all'età della pensione? Ecco, la stessa cosa capita a lui.

Per fortura alla Questura di Via Zara a Firenze c'è il giovane vice commissario Piras, suo ex braccio destro, con il quale ha un accordo: quando Piras ha bisogno di una mano "non istituzionale" nelle sue indagini, Bordelli sarà a disposizione. Così come quando l'ex commissario avrà bisogno di un aiuto per sfruttare i suoi agganci in Polizia, Piras sarà disponibile.

Come quando viene chiesto a Bordelli di recuperare alcuni quadri rubati, senza tuttavia il clamore delle indagini di Polizia e senza che il ladro sia coinvolto in una indagine giudiziaria. Con l'aiuto di Piras e naturalmente del Botta, ex galeotto e oramai amico fidato di Bordelli, i quadri vengono recuperati e riconsegnati ai legittimi proprietari, con un inequivocabile avvertimento al ladro di non azzardarsi a ricadere nel reato.

Il modo tipico di Bordelli di "fare giustizia", a volte anche al di là della legge, perchè non sempre i meccanismi e le trafile giudiziarie sono adatte a risolvere situazioni che invece, più appropriatamente, possono essere sistemate in modo "artigianale". E Bordelli non ha mai avuto timore di ricorrere a queste soluzioni, quando necessario. 

Le giornate di Bordelli, anzi le serate, sono spesso allietate dalle tradizionali e immancabili cene conviviali con i suoi amici storici, nel suo casolare, dove ognuno racconta una storia durante la tavolata. Sono storie a volte divertenti e a volte drammatiche, ma che raccontano vite vissute negli anni del Novecento, un secolo pieno di grandi progressi e di grandi sciagure. Sono queste storie a rappresentare la vera ossatura del romanzo che, come oramai è caratteristica dei più recenti lavori di Marco Vichi, più che un semplice giallo poliziesco, è un condensato di racconti che descrivono un'epoca ormai passata ma che nessuno dovrebbe dimenticare.

Ancora una volta, un piacevolissimo romanzo con protagonista il commissario Bordelli, personaggio iconico di Marco Vichi al quale tanti lettori sono oramai molto affezionati.

Autore: Marco Vichi

Editore: Guanda 

26 luglio 2025

La governante

Csaba dalla Zorza è una donna conosciutissima in Tv e nel web per il suo stile e la sua eleganza, che insegna sia in cucina che a tavola, ma soprattutto nelle buone maniere, tanto da essere considerata una vera autorità in quello che una volta si chiamava "galateo" e che oggi, più modernamente chiamiamo "lifestyle" o, alla francese, "savoir vivre".

Dopo numerosi libri di cucina e di "galateo", adesso corona la sua aspirazione di scrivere un romanzo e lo fa con questo racconto, dove la sua eleganza impeccabile e il suo stile indiscutibile si rispecchiano nella scrittura, che la rappresenta pienamente, fatta di semplicità e bella forma, che ovviamente racchiude intensi sentimenti.

Protagonista è una donna (di cui non viene mai pronunciato il nome) che, giunta ai sessant'anni, decide di cambiare vita. La sua esistenza è stata ricca di tante soddisfazioni: ha costruito una famiglia che ama, è arrivata al vertice nel suo campo lavorativo, gode di un tenore di vita più che benestante, che le consente di frequentare persone di alto livello e conduce una vita sociale sobriamente agiata, tipica delle persone eleganti e raffinate.

Ma in tutto questo mondo apparentemente perfetto, si nascondono crepe e delusioni. In primo luogo il rapporto con il marito, spesso assente dalla famiglia per motivi di lavoro e che la tradisce, dimostrando un'aridità sentimentale dolorosa e in fin dei conti ingiusta. E poi anche il suo lavoro, a cui ha sempre dedicato tanta passione e dedizione assoluta, è arrivato a non rappresentare più il suo vero sentire profondo.

Insomma una donna che ha sempre vissuto una vita impeccabile ma che, dentro di sè, sente forte il bisogno di una svolta, la necessità di una nuova rivoluzionaria avventura a un'età in cui non si è più giovani, ma non si è ancora troppo anziani e ci sono tanti begli anni davanti da vivere alla ricerca della propria felicità.

Senza anticipare al lettore l'esito di questa piccola grande "rivoluzione", si può dire che il romanzo tratteggia bene e anche in profondità, i sentimenti, le emozioni e le convinzioni di una donna che, giudicata superficialmente, sembra essere interessata solo all'estetica e all'esteriorità, ma che invece, conoscendola da vicino, dimostra tutta la propria forza di donna, indomita, decisa e fiera, anche di fronte ai dolori e alle sofferenze della vita, che non risparmiano nessuno.

Perchè essere cortesi, gentili ed eleganti in ogni momento della propria vita non è solo apparenza o un esercizio retorico fine a sé stesso: è lo specchio visibile di una persona pienamente consapevole di sé, delle proprie doti e dei propri limiti e pronta ad affrontare ogni sfida, anche quelle più difficili e impensate.

Autore: Csaba dalla Zorza

Editore: Marsilio 

12 luglio 2025

La catastrofica visita allo zoo

Joel Dicker è uno scrittore famoso in tutto il mondo per il romanzo "La verità sul caso Harry Quebert" che ha riscosso notevole successo e ha generato una trasposizione cinematografica con la serie tv che vede protagonista Patrick Dempsey.

Adesso l'autore torna in libreria con un breve romanzo, sempre con al centro della trama una "indagine", ma stavolta condotta da un gruppo di bambini delle elementari.

Infatti l'intento dell'autore è stato di scrivere qualcosa che potesse piacere sia ai giovanissimi che agli adulti, che li potesse accomunare nella lettura di un romanzo adatto a tutte le età, con una buona dose di mistero, ma un tono fanciullesco e divertente, tanto ingenuo quanto acuto e penetrante.

La voce narrante è di Josephine, una bimba che frequenta la scuola per bambini "speciali" della sua città, insieme ad altri sei compagni. A tutti i bimbi piace la loro scuola e piace la loro maestra, così gentile e premurosa. Ma un giorno accade che la scuola subisce un misterioso e catastrofico allagamento che la rende inagibile. Gli scolari vengono quindi trasferiti nell'attigua scuola per bambini "normali", gestita da un curioso Direttore, e da quel momento il loro obiettivo principale è scoprire chi abbia causato l'allagamento, in che modo e soprattutto per quale motivo.

Nel condurre la loro personale e segretissima indagine, i bimbi hanno a che fare con il mondo degli adulti, a volte così contorto e contraddittorio da essere per loro difficilmente comprensibile, animati come sono da un candore che suscita simpatia e tenerezza ma che allo stesso tempo è in grado di vedere le cose molto più distintamente di quanto sanno fare gli adulti.

Con una serie di rocambolesche e irresistibili "catastrofi", una dopo l'altra, talmente divertenti da essere a tratti commoventi, e grazie al loro implacabile spirito di osservazione, alla fine i bimbi riusciranno ad individuare il colpevole del danneggiamento alla loro scuola, per un finale che non potrà che risultare appagante, sia per i piccoli che per i grandi. Perché a volte solo la genuinità e la schiettezza dei fanciulli è in grado di cogliere la verità delle cose e di farne capire il giusto valore.

Autore: Joel Dicker

Editore: La Nave di Teseo

28 giugno 2025

Bozze non corrette

Stefano Bartezzaghi è un brillante linguista e quindi uno che con le parole ci sa davvero fare.

Del resto la sua famiglia è famosa per la capacità nell'uso delle parole: il padre Piero è stato il famoso "Bartezzaghi" autore per decenni del più difficile e amato cruciverba della Settimana Enigmistica, tanto che il cognome è diventato un'antonomasia per descrivere una cosa complicata e che costringe a spremere le meningi. Il fratello Alessandro ha ereditato direttamente tale capacità, essendo l'attuale direttore della rivista di enigmistica più letta in Italia.

Insomma, gente che con la lingua italiana è molto in confidenza, anche per usarla per diletto, senza mai rinunciare all'approfondimento culturale.

In questo curioso libro, l'autore si diverte con il lettore, disseminando nei cento capitoli che lo compongono, dieci errori in ciascun capitolo, per un totale di mille errori che il lettore ha il compito di individuare e di annotare negli appositi schemi presenti a fine testo.

Perchè questo gioco? Perchè il libro racconta della morte di uno scrittore, Niccolò Errante, che tutti imputano a suicidio, mentre forse le cose sono andate diversamente e chissà che non si sia trattato di un omicidio.

Ecco quindi che l'autore propone al lettore di scovare gli errori nel testo (possono essere semplici refusi, ma anche errori di stampa o verbi non coniugati correttamente o ancora veri e propri errori concettuali) e, all'interno di essi, trovare gli indizi che conducono alla soluzione del giallo: si è trattato davvero di suicidio oppure è stato un omicidio? E in tal caso, chi è l'assassino?

Libro simpatico, perfetto compagno durante le vacanze estive, per divertirsi stuzzicando la curiosità del lettore, facendolo diventare non mero spettatore degli eventi, ma attivo investigatore per risolvere il mistero che si annida nel racconto.

Un buon passatempo, utile ed economico, come da sempre recita un famoso slogan della Settimana Enigmistica...

Autore: Stefano Bartezzaghi

Editore: Mondadori 

14 giugno 2025

L'anniversario

A volte l'ambiente familiare può essere opprimente e totalitario, anche senza conclamate manifestazioni di violenza, ma semplicemente a causa di un regime concentrazionario che comprime le volontà dei membri della famiglia e dal quale non vi è altra possibilità di liberazione che la fuga.

Si tratta di un argomento difficile, ostico e problematico che implica approfondimenti di tipo sociale, culturale, psicologico e perfino antropologico. Ma magari è possibile affrontarlo anche con la letteratura, grazie alla forza "brutale" del romanzo. Che racconta una rappresentazione immaginaria di vita familiare, ma con la sua potenza narrativa, riesce a rivelare la verità.

Siamo in una famiglia normale, come ce ne sono tante. Il padre ha un'indole accentratrice e impone il suo controllo e la sua volontà, anche in maniera sottile ma pervasiva sulla moglie e sui figli. La madre si è col tempo piegata ed adattata a tale situazione, rinunciando a quasi tutto di sé stessa, senza mai trovare la forza di difendere la propria individualità. Anche di fronte ad episodi, peraltro rari, di violenza domestica tali da far intervenire le forze dell'ordine, la donna sminuisce i fatti e riduce gli eventi a meri accidenti, del tutto sporadici e in fin dei conti innocui.

Il figlio vive questa realtà con un continuo occhio critico. Si rende conto benissimo che le cose stanno diversamente. Percepisce distintamente i tratti caratteriali di suo padre, orientati al dominio e alla sopraffazione e compatisce l'arrendevolezza di sua madre, sfibrata da anni di rassegnata sopportazione. In una situazione del genere, matura la decisione più drastica: andarsene, mettere un sacco di chilometri fra sé stesso e i genitori, perdere i contatti e lasciare che ciascuno segua il proprio destino. In particolare il suo, che aspira ad una esistenza libera e non condizionata, lontana da legami tossici che sono peggio di catene.

Ecco quindi che, dopo dieci anni da tale allontanamento, celebra l'anniversario della sua personale "liberazione" dalla sua famiglia. Qualcosa che, nella nostra mentalità ordinaria di italiani, da sempre devoti al culto della famiglia, suona come scandaloso e moralmente peccaminoso. Ma forse anche la nostra vetusta mentalità ordinaria di italiani ha bisogno di liberarsi da questi moralismi tossici. Perché la felicità non esiste senza libertà. Anche in famiglia.

Con una prosa lucidissima e concreta, l'autore tratteggia il profilo di un figlio che prende una decisione inusitata e straordinariamente difficile. Il lettore non potrà fare a meno di sentirlo vicino e di comprenderlo.

Autore: Andrea Bajani

Editore: Feltrinelli

31 maggio 2025

Il giorno dell'ape

La famiglia Barnes vive in una cittadina poco distante da Dublino. E' composta da Dickie, titolare di una concessionaria d'auto, da Imelda, bella, elegante e appassionata di modernariato, e dai figli Cass, studentessa modello col pallino per la letteratura e da PJ, geniaccio digitale.

Insomma, una famiglia felicemente borghese, solida sia dal punto di vista affettivo che economico.

Ma a un certo punto le cose cominciano a prendere una piega negativa. Non è che ci sia una causa scatenante ben precisa; è che gli affari per Dickie cominciano ad andar male, il mercato dell'auto è in crisi, le entrate scarseggiano, i debiti aumentano e la famiglia si ritrova a fare la spesa alla Lidl di mattina presto (per non farsi vedere dai vicini), Imelda comincia a vendere i pezzi di valore di casa su Ebay e anche Cass si rende conto che il suo futuro al Trinity College di Dublino è molto in forse.

Nel breve volgere di pochi mesi, la famiglia si ritrova a fare i conti con una realtà che non avevano immaginato ma che è brutalmente concreta e piena di difficoltà.

Come si reagisce a tutto questo? Ecco, questo è proprio il cuore del romanzo che ci racconta l'atteggiamento dei protagonisti di fronte alla catastrofe incombente. Ciascuno dei componenti della famiglia assume un atteggiamento di difesa, ma sempre marcatamente individuale. C'è chi si chiude in un mutismo quasi assoluto, convinto che isolarsi significhi proteggersi; c'è chi ostenta indifferenza, covando dentro di sé un baratro di infelicità e chi pensa solo a fuggire verso un altrove che non si sa bene dove e cosa sia, purché sia lontano.

Nessuno pensa che invece l'atteggiamento più utile sarebbe l'opposto: fare squadra invece di isolarsi; parlarsi e condividere invece di rinchiudersi in una fortezza individuale che non riesce a proteggere ma solo a escludere. Ma d'altra parte, la famiglia Barnes è lo specchio della nostra società attuale: molto individualista, poco solidale, con legami affettivi flebili sempre a rischio di rottura. In poche parole a rischio di catastrofe quando la realtà prende il sopravvento e ci sbatte in faccia le difficoltà.

La vita, là fuori, è una giungla piena di pericoli. Pensare di affrontarla da soli è un'idea destinata al fallimento. C'è più speranza di salvezza restando uniti e aiutandosi l'un l'altro. I Barnes sapranno imparare la lezione? E noi, leggendo la loro storia, sapremo impararla a nostra volta?

Con uno stile di scrittura agile e piacevole, contraddistinto anche da intermezzi di ironia, l'autore ci offre il racconto di una famiglia come tante (come la nostra?), alle prese con i drammi della vita di oggi. Impossibile non immedesimarsi.

Autore: Paul Murray

Editore: Einaudi

17 maggio 2025

Sopravvivere al lunedì mattina con Lolita

Guendalina Middei è una giovane appassionata di letteratura, che ne ha fatto oggetto dei suoi studi e anche la materia delle sue pagine social, nelle quali è conosciuta come "professor x".

In questo libro racconta con l'entusiasmo e la passione tipica di chi nella letteratura sa trovare il meglio della vita, le storie, le caratteristiche e anche gli insegnamenti che ritroviamo in tanti classici che contraddistinguono la storia dell'umanità e che hanno contribuito a plasmare il nostro modo di abitare il mondo e di viverlo.

Il sottotitolo del libro è eloquente: "i classici che ti mettono in salvo". Ossia le letture che da secoli o perfino da millenni, sono in grado di dare agli esseri umani il senso di una prospettiva, la visione di un'esistenza degna d'essere vissuta, il piacere e il conforto del sentirsi pienamente umani, anche quando il dolore e la fatica sembrano insopportabili.

Ecco quindi una carrellata di pensieri e di riflessioni sulla nostra vita, illuminate dalla luce che promana da opere immortali: dall'Odissea ai Fratelli Karamazov, da Herman Hesse a Dostojevski e Nabokov, sono tanti gli autori e tante le opere che raccontano di protagonisti umani, molto umani: eroi ed eroine che spesso sono contemporaneamente anti-eroi a causa delle loro fragilità e delle loro cadute. Ma sempre interpreti del carattere e della natura umane, che in fondo ci appartengono da sempre e in cui anche noi lettori possiamo ritrovare la traccia di chi siamo.

E allora, come sopravvivere al lunedì mattina, quando (contro ogni nostra volontà) dobbiamo svegliarci, alzarci e prepararci per affrontare l'ennesima settimana di lavoro o di scuola che spesso ci sembra senza senso e senza scopo? Forse un modo per affrontare meglio il "travaglio" quotidiano c'è: fare il pieno nel weekend di una sana e robusta dose di classici, così da arrivare preparati e fortificati alla sveglia del lunedì mattina.

Proviamoci: sarà sorprendente.

Autore: Guendalina Middei

Editore: Feltrinelli

03 maggio 2025

La vita a volte capita

Cesare Annunziata è un pensionato ottantenne che vive al Vomero, uno dei più bei quartieri di Napoli. Rimasto vedovo e coi figli che hanno ognuno la propria vita, conduce un'esistenza fatta di orgogliosa solitudine che negli anni non ha fatto che rafforzare quella sua indole cinica e brontolona che l'ha sempre contraddistinto.

Si ritrova quindi a trascorrere un mese d'agosto in una città praticamente deserta, con l'unico scopo di accudire Batman, il cane di sua figlia e senza niente da fare, se non le consuete repliche delle sole e limitate relazioni umane che riesce a coltivare: con la vicina di pianerottolo gattara, con la quale ha sempre da discutere; con la giovanissima Lady Blonde, aspirante influencer, che lo immortala con lo smartphone come se fosse un relitto di un'epoca giurassica e, un po' di più, con l'amico di tutta la vita con cui gioca a scacchi, ma con il quale il dialogo è limitato a reciproci pungenti monosillabi, come se ciascuno dei due non volesse o non avesse nulla di minimamente interessante da dire all'altro.

Le giornate quindi passano immobili, uguali e per Cesare non fanno altro che confermare il suo totale disincanto e il suo totale disinteresse verso il mondo e verso la vita, che ogni tanto si ritrova a ricordare, pensando alle tante occasioni perse, ai tanti compromessi subiti, alle tante opportunità che non ha mai avuto il coraggio di cogliere.

Fino a quando, portando Batman negli aridi giardinetti della zona, non gli capita di incontrare Iris, una giovane ragazza coi capelli spruzzati di viola e nel cui sguardo Cesare trova qualcosa di molto familiare: un senso di dolce e pericolosa fragilità.

Ecco quindi che il vecchio Cesare, che dalla vita non si aspetta più nulla e che è convinto che nulla debba essere salvato della sua vita, trova in Iris un nuovo motivo per dare un senso alla propria esistenza. Per essere d'aiuto a una persona in difficoltà e perfino per fare una corsa a ottant'anni suonati, quando non le faceva nemmeno da giovane.

Perché la vita, a volte, capita e quando accade non si può non viverla.

Piacevolissimo romanzo con protagonista il Cesare Annunziata, già conosciuto nel fortunato "La tentazione di essere felici" a cui, in fondo, non si può volere che bene.

Autore: Lorenzo Marone

Editore: Feltrinelli

19 aprile 2025

Il mago delle parole

E' possibile che in un'aula scolastica, l'ora di Italiano sia il momento più bello ed entusiasmante della giornata?

Sembrerebbe davvero impossibile, ma chissà che non arrivi un prof di italiano che, con metodi del tutto non convenzionali, faccia appassionare gli studenti alla grammatica e alla letteratura, facendole diventare motivi di feconda discussione, sconfiggendo la noia e il tedio che tradizionalmente contraddistinguono questa materia.

Con un racconto che è per metà romanzo e per metà un saggio educativo, l'autore ci introduce nell'aula scolastica dove il prof non insegna: educa. Insegnare, infatti, significa introdurre concetti nella mente dello studente che li recepisce passivamente; educare invece significa trarre fuori dallo studente i suoi pensieri e aiutarlo a dargli corpo e forma, valorizzando la sua personalità.

La letteratura ha questo grandissimo potere: di farci vedere chi siamo, anche quando nemmeno noi ce ne rendiamo conto. Ecco quindi che il prof, senza mai dare voti e stilare pagelle e anzi con atteggiamenti e iniziative talmente inconsuete da risultare sbalorditive per i ragazzi, stimola i suoi studenti a trovare nella letteratura qualche traccia di loro stessi, della loro personalità e del loro carattere. Facendoli sentire parte di una umanità, da sempre alla ricerca del senso e dello scopo della vita.

E la grammatica possiamo lasciarla perdere? Assolutamente no, perché il significato delle parole e la costruzione delle frasi sono il modo più alto e più raffinato che l'essere umano ha per esprimere sé stesso, i suoi pensieri e i suoi sentimenti e quindi farlo con appropriatezza e con correttezza sintattica dà senso alle nostre espressioni e crea una semantica in grado di farci capire dagli altri.

Immergersi nello studio di una cosa che poi diventa passione è qualcosa di straordinario. Come ben testimonia l'accademia di "arte grammatica" che i ragazzi decidono di creare come una sorta di società segreta in cui si esplorano le misteriose e poliedriche sfaccettature delle parole, alla ricerca di un senso che poi è il senso stesso della vita.

Un atto di amore verso la nostra lingua e verso la letteratura, che non può non entusiasmare.

Autore: Giuseppe Antonelli

Editore: Einaudi

05 aprile 2025

Socrate, Agata e il futuro

Dalla penna intelligente e capace di Beppe Severgnini, ecco un libro il cui sottotitolo è "L'arte di invecchiare con filosofia" ma è certamente più diretto l'invito "Per non diventare anziani insopportabili" ugualmente stampato in bella evidenza in copertina.

La riflessione dell'autore parte da uno dei più importanti insegnamenti dell'Induismo (addirittura!): la vita umana è suddivisa in quattro fasi: la prima (da giovani) è per imparare; la seconda (da adulti) è per affermare sé stessi; la terza (da maturi) è per trasmettere la conoscenza agli altri; la quarta (da vecchi) è per prepararsi al congedo.

Tutto di una chiarezza e di una logica talmente giusta da sembrare ovvia.

E allora com'è che nella nostra società non riusciamo a mettere in pratica questa ovvietà e assistiamo continuamente a persone oramai anziane che continuano a sgomitare, a spintonare e ad accumulare titoli, incarichi, riconoscimenti? Perché, arrivati ad una certa età, non si è in grado di lasciar andare le cose, di prenderla un po' più "con filosofia" e ci si ostina a non mollare un centimetro, come quando si era giovani e rampanti?

Probabilmente tutto dipende dallo sfrenato istinto competitivo che caratterizza la nostra società attuale, dove "chi si ferma è perduto" e in cui il senso di un'esistenza si ritiene che risieda nella quantità di potere o comunque di affermazione che si riesce ad accumulare e da cui non ci si separa a nessun costo.

Ma sicuramente vi è più saggezza e più intelligenza nella visione Induista della vita e dialogando con la nipotina Agata e con quell'insistente pungolatore di Socrate, l'autore ci invita a ri-orientare le nostre priorità. "Le cose per cui verremo ricordati – scrive – non sono le cariche che abbiamo ricoperto e i successi che abbiamo ottenuto. Sono la generosità, la lealtà, la fantasia, l’ironia".

In una parola, ciò che resterà di noi sarà la piacevolezza che avremo saputo donare agli altri. Per cui, impariamo ad indossare con eleganza la nostra età (soprattutto quando siamo in là con gli anni), smettiamola di pretendere di sembrare "giovanili" ad ogni costo e coltiviamo la gentilezza, la pazienza, l'intelligenza e la bellezza.

I giovani, per primi i nostri nipoti, lo apprezzeranno perché non c'è nulla di peggio di avere per casa un anziano brontolone e insopportabile!

Autore: Beppe Severgnini

Editore: Rizzoli

22 marzo 2025

C'era una volta l'URSS

Il momento storico che stiamo vivendo, con le forti tensioni fra Europa e Russia e la guerra in Ucraina, sembra costringerci a prendere posizione pro o contro qualcuno in una visione manichea di contrapposizione fra "bene" e "male" che inevitabilmente ci lacera e ci confonde.

Forse invece l'atteggiamento più saggio sarebbe quello di cercare di capirci qualcosa. E capirci vuol dire comprendersi, essere disponibili ad ascoltare la voce degli altri, astenersi dall'arroganza giudicante nella speranza di trovare un modo per costruire un dialogo.

In questo contesto, il recente libro di Laura Salmon ci dà alcuni strumenti per iniziare ad orientarci meglio nel nostro rapporto con la Russia e con il popolo russo, che sarebbe sbagliato giudicare senza conoscere.

L'autrice è una affermata docente di lingua e letteratura russa all'Università di Genova e in questo libro racconta la sua personale esperienza di avvicinamento alla cultura russa che poi negli anni è diventata il suo profondo amore, non solo professionale.

Si tratta di un'esperienza di vita che l'autrice inizia a coltivare molto giovane, affascinata da una lingua e da una cultura tanto esotica quanto ammaliante che negli anni la condurranno a frequentare sia persone russe sia l'Unione Sovietica, in cui lei stessa abiterà molto a lungo, maturandone un'esperienza diretta e di "prima mano". Un'esperienza che la condurrà anche ad essere testimone degli ultimi anni dell'Unione Sovietica, quegli stessi anni in cui le sempre più profonde crepe nel tessuto sociale, economico e politico dell'URSS, ne avrebbero decretato il crollo.

Il libro è quindi una testimonianza sincera, autentica e onesta di cosa è stata l'Unione Sovietica e, soprattutto, di qual è il carattere del popolo russo. Due elementi che sarebbe sbagliato considerare separatamente perché la costruzione dell'URSS non sarebbe stata pensabile da parte di un popolo diverso da quello russo. E viceversa.

L'autrice ha vissuto sulla propria pelle tutto questo e se da un lato non nasconde le criticità e le storture del sistema sociale, economico e politico Sovietico, dall'altro ne racconta anche i tanti aspetti innovativi e positivi che i russi hanno coltivato con convinzione e passione. Aspetti che per noi occidentali o sono ignoti oppure sono stati conosciuti in maniera distorta a causa della propaganda anti-sovietica imperante dopo la Seconda Guerra Mondiale.

E oggi, anche se non c'è più l'URSS e la cortina di ferro e i tempi sono molto diversi, noi occidentali rischiamo ancora una volta questa "distorsione" di conoscenza.

Ma oltre a tutto questo, ciò che emerge dal libro è lo sconfinato amore dell'autrice per il carattere del popolo russo e per ciò che nei secoli ha prodotto in termini di letteratura, di arte, di musica, di scienza. Un popolo contraddistinto da un'indole estremamente resiliente, paziente e generosa, tanto da fargli superare difficoltà immani mantenendo integra la propria identità. Un popolo e una cultura che dovremmo imparare a conoscere prima di giudicare (soprattutto in questi tempi complicati).

In definitiva un libro molto bello e appassionante, che racconta il passato ma che guarda anche al futuro. Quindi assolutamente da leggere.

Autore: Laura Salmon

Editore: Sandro Teti

08 marzo 2025

La voce del padrone

I romanzi di fantascienza sono spesso considerati un sotto-genere letterario che al massimo sono utili come passatempo, senza però la pretesa di essere considerati vera letteratura.

In realtà a volte capita che qualche romanzo, etichettato di genere "sci-fi", sia molto di più e sia in grado di dire e raccontare molto più di quanto potrebbe sembrare. Uno dei migliori esempi è questo romanzo di Stanislaw Lem, scrittore che nell'arco della sua vita ha pubblicato romanzi di notevole spessore.

In questa storia siamo di fronte ad un pool di esperti, chiamati a studiare in un remoto laboratorio nel deserto del Nevada quello che sembra un "massaggio" proveniente dallo spazio. Infatti, per puro caso, è stato rilevato un segnale contenuto in un flusso di neutrini (particelle che attraversano l'Universo senza farsi arrestare da niente) che sembra coerente e intenzionale, come se fosse stato composto da una intelligenza aliena. Il Pentagono quindi affida al gruppo di esperti il compito di "tradurre" il messaggio e soprattutto di capire se può essere una minaccia o un'arma da poter usare.

Questo aspetto non secondario (il libro fu scritto negli anni Sessanta all'epoca della Guerra Fredda) coinvolge le riflessioni della voce narrante, impersonata da un matematico reclutato nel progetto di ricerca, insieme a numerosi fisici, chimici, biologi, ma anche etnologi, psicologi e perfino filosofi. Tutti si interrogano e lavorano per capire se davvero si tratti di un messaggio intenzionale o se invece sia solo un segnale del tutto naturale e casuale. Poi per cercare di attribuire un significato al "codice" che sembra emergere, senza tuttavia possedere alcuna "stele di Rosetta" per poter operare una traduzione. Il tutto raccontato con estrema accuratezza scientifica, ma allo stesso tempo con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori.

Nel corso di questi studi, emerge quello che è il nucleo essenziale del romanzo, ossia la riflessione sulle fondamenta stesse della scienza, come noi la conosciamo, sui limiti della conoscenza umana e sulla filosofia della scienza. L'autore ci immerge quindi in una riflessione potente e profonda che giunge alle basi della nostra capacità di comprendere il mondo e anche noi stessi. Una riflessione che non può non affascinare, anche se in tutto il romanzo non c'è niente di quello che ci si potrebbe attendere da un avventuroso romanzo di fantascienza (nessuna astronave, nessun viaggio nel tempo e così via).

Un romanzo, quindi, molto denso e a tratti impegnativo ma al tempo stesso avvincente e piacevole, che ha ben poco di "fantasy" e molto di filosofico e intellettuale. Tanto da essere amato da molti, anche se sono trascorsi più di cinquant'anni dalla sua pubblicazione, perché è ancora estremamente attuale il modo in cui approccia la scienza, le sue potenzialità ma anche i suoi limiti.

Autore: Stanislaw Lem

Editore: Mondadori

22 febbraio 2025

Elogio dell'ignoranza e dell'errore

I termini "ignoranza" ed "errore" hanno in tutti noi un'accezione decisamente negativa. Rimandano al concetto di fallimento e di caduta e li associamo a condizioni umane di umiliazione e di inadeguatezza.

In realtà i due vocaboli descrivono condizioni dell'essere umano ineliminabili e che dovremmo saper comprendere, accettare e volgere a nostro vantaggio. Ciascuno di noi non può non essere "ignorante" anche nel campo in cui ritiene di essere competente, perché nessuna mente può pretendere di essere onnisciente in qualche cosa. Così come ciascuno di noi non può non commettere errori perché la vita è fatta di esperienze e prevedere in maniera deterministica il futuro nostro e del mondo che ci circonda è totalmente al di fuori della nostra portata.

Partendo da questa riflessione, Carofiglio, a tutti noto per i suoi romanzi gialli e per il suo passato di magistrato, descrive situazioni in cui risulta evidente come la consapevolezza dei propri limiti, unita all'intelligente predisposizione mentale a riorganizzare i propri comportamenti, possa essere la chiave per un approccio alla vita positivo e costruttivo, mentre invece la mentalità fissa e granitica che non si mette in discussione e imputa l'ignoranza e l'errore solo agli altri e mai a sé stessa è la fonte di ogni vero fallimento.

Con citazioni e aneddoti di personaggi storici, della cultura e della scienza, nonché anche dello sport, da Machiavelli a Montaigne, da Socrate a Mark Twain, da Mike Tyson a Roger Federer, l'autore incoraggia la riflessione e propone un nuovo orientamento mentale che aiuta il lettore a smantellare e ricomporre il significato di due termini dalla pessima reputazione. Se la mentalità corrente ci esorta a non fallire mai, l'invito è di affrontare i fallimenti (inevitabili) con intelligenza, prendendo l'occasione e lo spunto per migliorarsi e trarne un insegnamento.

Il segreto è moltiplicare le occasioni, ossia i tentativi, senza preoccuparsi del fatto che molti di essi falliranno. I più bravi, nella scienza, nello sport, nel lavoro ma in tutti gli ambiti di vita, sono coloro che sono capaci di "fallire rapidamente", senza subire troppi danni e che sanno ricominciare velocemente, senza commiserazione ma con nuovi tentativi finché si arriva ad un risultato positivo.

Questo libro invita a riconsiderare il nostro approccio all'ignoranza e all'errore, facendoli diventare spinta e motivo di miglioramento. Se ne abbiamo bisogno, perché non provarci?

Autore: Gianrico Carofiglio

Editore: Einaudi

08 febbraio 2025

Scompartimento n. 6

Quando nel 2011 la scrittrice finlandese Rosa Liksom presentò al suo editore questo romanzo, poche erano le speranze che suscitasse interesse nei lettori: il linguaggio aspro e rude, sebbene a tratti poetico, e l'ambientazione nell'Unione Sovietica di fine anni Ottanta erano un mix difficile da digerire.

Ma poi il film tratto dal libro, premiato al Festival di Cannes e adesso disponibile in italiano, ha riacceso l'interesse verso questo testo, la cui trama è banalissima, ma il cui spessore è notevole.

Due sconosciuti si trovano, loro malgrado, a condividere lo scompartimento ferroviario n. 6 della leggendaria Transiberiana che collega Mosca con Ulan Bator. Lei è una studentessa finlandese che studia Archeologia a Mosca e va a vedere alcune incisioni rupestri all'altro capo della Russia; lui è un rozzo operaio, ignorante e rude, che va a lavorare in miniera alla fine del mondo.

Due persone totalmente diverse per formazione, per cultura e per orientamento. Ma i giorni che insieme passano sul treno in convivenza forzata e una serie di situazioni che si trovano ad affrontare, fanno sì che fra i due si formi una sorta di complicità e di intesa, che forse non può definirsi un'amicizia, ma senz'altro un rapporto tanto effimero quanto profondo.

Sullo sfondo il vero protagonista del viaggio: il paesaggio immenso e straniante che osservano dal finestrino. E' il territorio infinito della Siberia, dove tutto è estremo e senza confini, non solo di spazio ma anche di tempo. Che ci si trovi alla fine dell'epoca sovietica lo si capisce dall'amore ribelle e disperato dell'uomo per la sua Patria, ma dal finestrino tutto sembra senza tempo e senza luogo. Una sospensione quasi onirica della realtà in cui i due sono immersi e dove a volte non si capisce se il treno avanza verso una meta o se invece sia solo la danza ciclica di un viaggio senza inizio e senza fine dentro sé stessi.

Un viaggio che ricorda molto più le avventure in Interrail degli anni Ottanta, che gli Erasmus di oggi, in cui, una volta partiti, la destinazione è l'ultima cosa che conta. Ciò che vale è il viaggio stesso, attraverso un luogo (la Siberia) simbolo di un luogo dell'animo, bellissimo, immenso, potente, ma anche inquietante, pericoloso e selvaggio.

Come in fondo siamo tutti noi.

Autore: Rosa Liksom

Editore: Iperborea

25 gennaio 2025

La maestra del vetro

L'isola di Murano, di fronte a Venezia, è nota in tutto il mondo per la lavorazione del vetro, i cui manufatti sono da sempre ricercati e ammirati.

Questa è l'ambientazione del romanzo, che inizia nel Quattrocento, con protagonista la giovane Orsola Rosso, figlia di un maestro vetraio titolare di una bottega che lavora il vetro e vende i suoi prodotti in tutta Europa con l'intermediazione di un mercante tedesco.

Quando il padre muore, il figlio maggiore ha difficoltà a ereditarne le capacità e allora Orsola, per dare un sostegno alla famiglia, impara a creare le perle di vetro, grazie all'aiuto di Maria Barovier (personaggio realmente esistito), autorevolissima capofamiglia di una rinomata vetreria muranese. Le donne, si sa, non possono fare lavori riservati agli uomini e quindi non possono frequentare la fornace per realizzare brocche, calici, specchi. Ma la loro intelligenza e capacità non ha limiti e così come Maria Barovier ha saputo conquistare il mercato con la sua "rosetta" (piccolo oggetto decorativo che per gli uomini sembra di poco conto), così Orsola inizia a creare perle di vetro che nel tempo diventeranno oggetti di culto.

Il romanzo, quindi, segue la storia della famiglia Rosso e, con essa, la storia di Venezia fatta di splendore e di miseria, contraddistinta da epoche di potenza e magnificenza alternate ad altre funestate dalla peste, dalle guerre e dai rovesci della fortuna.

Il romanzo copre la distanza di secoli, fino ad arrivare alla Venezia dei giorni nostri, e il filo conduttore resta la vetreria dei Rosso, le cui creazioni nel secoli andranno ad adornare perfino Giuseppina Bonaparte e gli abiti di Giacomo Casanova. Il tutto raccontato con uno stile narrativo vivido e accurato che restituisce efficacemente lo spirito degli abitanti della laguna. Gente che vive in un luogo unico e irripetibile, che nei secoli ha saputo conquistare il mondo con la sua tenacia, ingegno e maestria.

Autore: Tracy Chevalier

Editore: Neri Pozza