30 dicembre 2015

Il Cerchio

In un (prossimo?) futuro, le piattaforme digitali sociali come Facebook, Twitter e Google sono fuse e incorporate in una nuova, colossale struttura: "The Circle", alla quale sono ormai iscritti più di 3 miliardi di utenti in tutto il mondo, che fanno transitare dai suoi canali ogni sorta di informazioni: da quelle contenute nelle email, nelle foto e nei video, a quelle di tipo finanziario, bancario, assicurativo; da quelle riguardanti le abitudini di consumo, per finire a quelle relative allo stato di salute.
Un gigantesco contenitore di informazioni dalle potenzialità immense.
Ne è convinta la protagonista del romanzo, Mae Holland, che appena assunta dal Cerchio, vede nella sua azione la possibile realizzazione di una utopia a lungo sognata dall'umanità, ma mai compiutamente concretizzata: una vera e propria democrazia diretta, dove gli utenti possono far sentire, in piena trasparenza, la loro voce, che i governanti non possono oramai ignorare. Il Presidente degli Stati Uniti vorrebbe impegnare la Nazione in una azione di guerra? In pochi minuti può chiedere l'opinione del suo popolo tramite il Cerchio e, bypassando il Congresso, conoscere in tempo reale il polso della gente. E chi, fra gli utenti, non dà nessuna opinione, commette una grave mancanza civica perché dimostra una dissociazione dalla comunità che oramai non è più ammissibile.
Tutto è trasparente, tutto è tracciato, tutto è online. Il nemico numero uno è la privacy che non ha più alcun motivo di esistere: se il cittadino-utente si comporta correttamente e non ha nulla da nascondere, a cosa serve la riservatezza? Sono solo le assurde pretese di privacy che hanno sempre coperto le peggiori corruzioni, i traffici più indegni e i reati più odiosi. Ma se tutto è trasparente come il vetro e nulla sfugge all'occhio del Cerchio (e dei suoi 3 miliardi di utenti), è la fine di ogni malaffare.
Ma il confine fra utopia e distopia è fin troppo labile e l'aspirazione ad una società ideale dove esiste la democrazia diretta via web, senza più intermediazione parlamentare, finisce per apparire molto più vicina ad un nuovo e pervasivo totalitarismo, dove ogni coscienza individuale viene annullata a vantaggio di un'unica e totalizzante coscienza collettiva, come in un iper-tecnologico termitaio.
Il romanzo di Dave Eggers mette di fronte a questa prospettiva. Anche se non è un saggio sociologico, ma una semplice invenzione letteraria, tuttavia offre il quadro di un futuro del tutto ipotetico, i cui germi però sono ben presenti nella nostra società attuale, per cui una riflessione su cosa stiamo facendo e su dove vogliamo andare è forse il caso di farla.
Forse la tecnologia e internet ci mettono di fronte ad uno bivio evolutivo: diventeremo "Homo technologicus" o formiche?


  Autore Dave Eggers

  Editore Mondadori

19 dicembre 2015

Storia di una ladra di libri

Germania, 1938. La piccola Liesel Meminger di nove anni viene accolta come figlia adottiva da una modesta famiglia di Molching, alla periferia di Monaco di Baviera, dopo aver perso il fratellino, ucciso da una broncopolmonite e la madre, sparita perché perseguitata dal regime.
In quel primo drammatico frangente, in cui Liesel vede morire il fratello e dà l'addio a sua madre, un unico accadimento la salva dal baratro dell'orrore: il ritrovamento fortuito di un libriccino, che la incuriosisce e che raccoglie, portandolo con sé.
Inizia così la storia di una bambina, testimone involontaria degli eventi catastrofici che segneranno quegli anni: il delirio nazista che contagia le menti dei tedeschi, i plumbei cieli di guerra, fino all'apocalisse finale, con la distruzione fisica e morale di una nazione.
In questo contesto, dove niente è "a colori" e tutto appare "in scala di grigi", Liesel scopra la sua missione: salvare i libri dall'oblio.
Proprio come si farebbe con delle fragili creature bisognose di cure ed attenzioni, la bimba capisce che "rubare i libri" (dai roghi nazisti, dalle biblioteche impolverate e dimenticate, dai margini delle strade) per leggerli, custodirli e proteggerli può essere l'unica azione che possa definirsi dignitosa, in un mondo che ha perso ogni dignità. Perlopiù si tratta di libri di poco valore, non certo di opere immortali, ma solo il fatto che qualcuno si sia preso la briga di volerli annientare, è motivo sufficiente per Liesel per sottrarli al loro destino.
La storia è raccontata da un narratore d'eccezione: la Morte che, con un atteggiamento curioso, partecipe e talvolta perfino "umano", passeggia accanto ai protagonisti, costretta dagli eventi ad un super-lavoro. Si potrebbe dire, con un ossimoro, che la Morte appare come uno dei soggetti più "vivi" della storia, a paragone con tanti altri personaggi, biologicamente vivi ma morti nell'animo.
Alcune riflessioni della "Nera Signora" sullo spettacolo che si trova ad osservare sono particolarmente pungenti: per esempio quando dice che tutti quei giovani che dalle opposte trincee si lanciano all'assalto gli uni contro gli altri, non corrono verso il nemico ma tutti, indistintamente, corrono verso di Lei. O quando ammonisce che, per conoscere le sue vere sembianze, basterebbe che la gente si guardasse allo specchio...
Pensato come un romanzo per ragazzi, la "Storia di una ladra di libri" ha riscosso molto successo in tutto il mondo, affascinando ogni categoria di lettori per il sapiente equilibrio con cui viene raccontato uno dei periodi più tragici della nostra storia recente dalla inusuale prospettiva di una bambina, la cui purezza di pensiero le permette di cogliere la vera essenza delle cose, al di là di ogni costruzione (e infezione) ideologica.



  Autore Markus Zusak

  Editore Frassinelli


12 dicembre 2015

L'uomo di Marte

Si tratta del romanzo dal quale è stato tratto il recente film di Ridley Scott "Sopravvissuto - The Martian" e narra la storia dell'astronauta Mark Watney che, arrivato su Marte insieme a tutto l'equipaggio di una missione spaziale americana, vi rimane perché creduto morto dai suoi compagni di missione, che sono costretti ad abbandonare velocemente il pianeta durante una furiosa tempesta di sabbia che rischia di compromettere la navicella spaziale.
Quando Mark si risveglia, si rende conto di essere rimasto solo, senza più nessun compagno e senza nessun mezzo di trasporto spaziale, unico abitante di un pianeta inospitale. Capisce benissimo di essere stato lasciato indietro solo perché creduto morto ed in effetti è un miracolo che sia ancora vivo. Ma il miracolo più grande sarà sopravvivere su Marte in attesa della prossima missione spaziale programmata dalla NASA di lì a quattro anni...
La situazione è disperata da ogni punto di vista: nessun contatto radio con la Terra, cibo assolutamente insufficiente, acqua ancora meno. Ma Mark non si abbandona allo sterile sconforto: reagisce con razionalità e lucidità di pensiero e, facendo ricorso a tutte le sue conoscenze di fisica, chimica, ingegneria, botanica e astronomia, tenta di risolvere, uno alla volta, gli immani problemi di sopravvivenza che lo attanagliano.
La sfida è davvero titanica e Mark l'affronta, oltre che con un innato istinto di sopravvivenza, anche con una certa dose di sarcasmo che gli permette di esorcizzare l'angoscia più profonda. E soprattutto la sua preparazione scientifica lo sostiene anche nelle situazioni più impossibili. Ad esempio, in una situazione molto critica, sarà il principio di Archimede sulle leve a salvarlo, a dimostrazione che anche gli studi di fisica di prima liceo possono salvarti la vita...
Il protagonista incarna perfettamente lo spirito americano, nel suo senso più nobile e ammirevole: mai piangersi addosso (non serve a nulla), mai recriminare contro qualcuno o qualcosa (serve ancora a meno), ma sempre pretendere il meglio da sé stessi, in ogni situazione e in ogni condizione, con la fiducia incrollabile nelle proprie capacità e nella convinzione che ogni uomo è autore e protagonista del proprio futuro.
Buona prova letteraria dell'autore, di professione programmatore di software, che scrive con molta accuratezza scientifica. Curioso che, inizialmente, egli auto-pubblicò questo romanzo in formato ebook a 99 cents sul suo sito personale, salvo poi, verificatone l'apprezzamento dei lettori, accordarsi con una grande casa editrice che gli ha consentito di essere pubblicato in tutto il mondo. Anche questo un bell'esempio dello spirito d'iniziativa americano...



  Autore Andy Weir

  Editore Newton Compton


02 dicembre 2015

Pieno giorno

Un rapinatore di banche professionista è un delinquente o un eroe? E New York è una città che ti spinge all'emarginazione o è l'unico luogo al mondo dove hai le tue opportunità? E gli occhi di una ragazza possono decidere del tuo futuro?
Signori, va ora in scena la vita di Willie Sutton (1901-1980), "rapinatore seriale di banche", come recita Wikipedia, che nel 1969 esce dal carcere dopo aver scontato 17 anni di prigionia e nella sua prima giornata di libertà ripercorre i luoghi della sua vita, delle sue imprese e dei suoi crimini.
Il libro di Moehringer è un romanzo basato sulla vita reale di questo curioso ma anche irresistibile farabutto che, ai suoi tempi, diventò così famoso e così popolare da essere considerato un vero e proprio incubo dai banchieri e, allo stesso tempo, un eroe quasi mitico dalla gente comune per la sua semplice filosofia: rapinare i rapinatori, senza mai sparare un colpo.
Le banche, infatti, ora come allora, sono il simbolo di un sistema economico che premia oltre ogni limite qualcuno, ma che contemporaneamente rovina oltre ogni limite tanti altri. Senza fare tanta filosofia morale sul migliore dei mondi possibili, Willie Sutton ha un solo obiettivo: dimostrare al padre super-snob della sua amata Bess, dagli occhi screziati d'oro, che è capace di affrancarsi dai bassifondi periferici di Brooklyn e di raggiungere agiatezza e successo.
E per far questo, quale migliore serbatoio di soldi delle banche? Anche perché per attingervi non serve ammazzare nessuno: basta avere acume, strategia, prontezza di azione e, soprattutto, orecchie fini e polpastrelli sensibili per violare il virginale acciaio delle casseforti. Tutte doti che Willie ha imparato a possedere e che usa con la maestria di un artista.
E in effetti i suoi "colpi" sono così "artistici" che la gente lo chiama "Willie l'Attore". Sul palcoscenico della vita, recita la parte del "cattivo" che, inevitabilmente, finisce per pagare per tutti. Per questo chiunque lo conosca fa il tifo per lui, anche se fin dal principio si sa che sarà lui a perdere, non certo i banchieri.
Ottimo esercizio letterario di Moehringer, premio Pulitzer di giornalismo, già noto al pubblico come ghostwriter della biografia del campione di tennis André Agassi, raccontata in modo così straordinario da sortirne un best-seller mondiale. Anche qui la struttura è simile: una biografia romanzata che appassiona e coinvolge e che porta il lettore a capire con estrema chiarezza dove sta il buono e il cattivo, ma alla fine a preferire il cattivo...



  Autore: J.R. Moehringer


  Editore Piemme






21 novembre 2015

Amiche mie

Quando si hanno figli in età scolare, è capitato a tutti di accompagnarli a scuola e lì, in quei pochi minuti che precedono il suono della campanella, conoscere e creare legami con gli altri genitori.
Succede anche a Sofia, Carla, Norma e Vera, le quattro donne protagoniste di questo romanzo che, dopo aver lasciato i figli a scuola, si danno un veloce appuntamento al bar Palomino di Milano per fare due chiacchiere, magari anche spettegolare un po', però soprattutto per sentirsi vicine e apprezzare il senso di un'amicizia non casuale.
Ognuna di loro manifesta il proprio carattere, le proprie passioni e soprattutto le proprie debolezze: Sofia ha l'ansia della perfezione soprattutto in cucina; Carla è amareggiata per un lavoro che non si trova mai; Norma è ferita dal recente divorzio e stupita dai suoi effetti collaterali; Vera vive il dramma di un marito che ha perso il lavoro e che regredisce nell'annichilimento.
Sembra quasi un vortice: partendo da riflessioni, scambi di opinioni e da preoccupazioni tutto sommato semplici, piano piano il racconto precipita verso aspetti sempre più difficili, preoccupanti e perfino drammatici. Ma è questa la vita che scorre accanto a noi e dentro di noi e le protagoniste di questo racconto impersonano efficacemente le naturali reazioni che tutti abbiamo di fronte ad eventi che ci mettono alla prova, a volte anche molto duramente, e che cerchiamo di "mettere a posto", tassello dopo tassello, in un mosaico che possa essere leggibile, al solo scopo di dare un senso al tutto.
Il racconto è tutto declinato al femminile e il profilo che ne emerge è quanto mai attendibile. Le "amiche mie" mostrano un approccio alle dinamiche della vita, sia familiare che lavorativa, molto credibile, sia quando affrontano situazioni complesse, sia quando invece vivono momenti di leggerezza, sia quando fanno emergere alcune loro idiosincrasie. Ma in definitiva manifestano una grande forza d'animo che finisce per suscitare nel lettore un autentico senso di ammirazione.
Molto apprezzabile lo stile narrativo dell'autrice, padrona di un lessico quanto mai appropriato e molto efficace nel descrivere la realtà vissuta dalle protagoniste: una realtà che rifugge da stereotipi e luoghi comuni, lontana da ipocrisie e infingimenti e che viene restituita in modo schietto, a volte quasi cinico, ma anche, quando serve, con un tratto ironico e perfino struggente.


  
  Autore Silvia Ballestra

  Editore Mondadori

14 novembre 2015

Premiata ditta Sorelle Ficcadenti

Nell'inverno 1915-16, nel paesotto di Bellano, sul ramo "sbagliato" del Lago di Como, due donne sconosciute, una bellissima l'altra inguardabile, aprono una merceria sotto l'insegna "Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti".
Tutti in paese sono sorpresi: c'è chi è solo curioso, chi invece preoccupato (come i merciai già in attività che temono la concorrenza), chi addirittura perde la testa, come il Geremia, un "bamboccione" sempre docile alle direttive materne ma che, appena vede la Giovenca, la belloccia delle due sorelle, se ne innamora perdutamente.
Ma chi sono queste due sorelle? Cosa le ha portate a Bellano? La loro ditta da chi è stata "premiata"? E dove va tutti i giovedì la Giovenca quando prende il treno?
Gli interrogativi sono molti e per trovare spiegazioni si muovono tutti, a partire dalla mamma del Geremia, preoccupatissima per la sbandata del figliolo, che chiede l'intervento del prete del paese il cui mestiere, si sa, non è solo dir messa ma anche rassettare le situazioni familiari complicate.
Ne nasce un turbinio di vicende che coinvolgono il prevosto, la sua perpetua, il maresciallo dei Regi Carabinieri, l'esimio Notaro in Como e molti altri "attori" della vita quotidiana, tutti in azione per scoprire frammenti di verità che si dissimulano continuamente con bugie, finzioni e giochi di piccola strategia, fino all'esito finale, molto più malevolo del previsto.
Molto pregevole, come sempre, il timbro ironico dell'autore che rende piacevole e scorrevole il racconto, così come il frequente uso di forme dialettali e popolari che facilitano l'immedesimazione nel clima e nello stile di vita dell'epoca. Mirabili i nomi di battesimo dei personaggi, evocativi delle rispettive qualità fisiche o morali.
Con questa sua abile capacità narrativa, Andrea Vitali riporta il lettore in un'epoca che non esiste più, dove la vita di paese era scandita da ritmi e regole immutabili, eppure vissuta da personaggi iconici sempre affaccendati a sbrogliare grovigli che, da caricaturali, diventano progressivamente importanti e fatali.
Perchè la realtà delle cose si cela in un caleidoscopio di pagliuzze, frammenti e barlumi e quando la si osserva tutta insieme se ne può rimanere abbagliati fino a far dolere gli occhi.

Autore Andrea Vitali, Editore Rizzoli

Link su Amazon: Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti (Scala italiani) 

10 novembre 2015

Armi, acciaio e malattie

Come mai sono stati proprio gli Europei a sviluppare, nel corso della storia, una civiltà tecnologicamente avanzata (poi esportata con successo nel Nord America)? Perché, invece, non è successo lo stesso agli Africani o ai nativi americani? Perché, quindi, sono stati gli Europei a colonizzare il mondo e non invece gli Inca a colonizzare l'Europa?
Queste sono le domande principali che si pone il biologo Jared Diamond, autore di questo saggio. Domande che sorgono spontanee, soprattutto al giorno d'oggi nel nostro mondo globale, e le risposte condizionano fortemente il nostro modo di intendere la nostra società.
Il lavoro di Diamond è eminentemente scientifico. Basandosi sugli studi di archeologia, antropologia, biologia e sociologia, l'autore vuole innanzitutto dimostrare che non esiste nessuna superiorità intellettuale degli Europei rispetto agli altri popoli e che ogni forma di razzismo, oltre che aberrante dal punto di vista ideologico, è infondata dal punto di vista scientifico.
Ma allora, cos'ha favorito nei secoli gli Europei? La risposta sta in una serie di fortunate coincidenze, prima fra tutte, una fortuna geografica: gli abitanti del continente Eurasiatico (Europa-Asia) hanno potuto vivere, fin da 13.000 anni fa, in un ambiente che dal punto di vista climatico e di risorse è stato molto favorevole allo sviluppo dell'agricoltura, alla domesticazione degli animali e privo di insuperabili barriere geofisiche che impedissero lo sviluppo di rapporti fra popoli anche molto distanti. Ciò ha permesso ai primi popoli Eurasiatici di diventare sedentari, di dedicarsi all'agricoltura e alla pastorizia e, quindi, di erigere città, sviluppare commerci, far circolare le idee, organizzare stati, regni, imperi che poi, nei secoli, hanno creato una tecnologia (armi e acciaio) in grado di dominare il mondo.
Viceversa, i nativi americani hanno vissuto in un continente sviluppato lungo un'asse nord-sud, che presentava enormi differenze climatiche, rendeva difficili gli spostamenti e i contatti e confinava i popoli in territori isolati fra loro. Pertanto gli Inca, che pur possedevano una civiltà per molti aspetti estremamente raffinata, dal punto di vista militare erano dei primitivi rispetto agli Spagnoli e fu così che Pizarro, alla guida di uno sparuto gruppo di soldati, però ottimamente armati, potè sconfiggere Atahualpa, a capo di un immenso esercito, però armato di sole mazze e bastoni.
Non secondario l'apporto dato dalle malattie: gli Europei, per millenni a contatto con gli animali addomesticati, avevano sviluppato una certa resistenza alle patologie infettive, che esportarono con successo in America dove i nativi, con un sistema immunitario geneticamente impreparato, morirono a milioni più per il tifo e per il colera che per le armi da fuoco.
Il libro, quindi, è interessante e offre numerosi spunti di riflessione. Soprattutto perché costringe il lettore europeo e nord-americano a riconsiderare l'idea che ha della propria "civiltà" e a trarre le proprie conclusioni su quali siano i vantaggi e gli svantaggi connessi.

Autore Jared Diamond, Editore Einaudi

Link su Amazon: Armi, acciaio e malattie. Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni 

30 ottobre 2015

L'eccezione

Una donna bella, intelligente, equilibrata e con un lavoro ammirevole. Un uomo altrettanto bello, con una intelligenza matematica e straordinariamente premuorso. Due gemellini, maschio e femmina, a coronare una famiglia perfetta.
Ma a rompere l'idillio di un quadretto esemplare, incastonato nell'ambiente culturalmente e socialmente progredito di Reykjavik, è un fulmine a ciel sereno: l'outing di lui, che si confessa da sempre omosessuale e che lascia moglie e figli per andare a convivere col suo compagno.
Parte da qui, da questa scioccante rivelazione, la caleidoscopica frantumazione della vita di Maria, la protagonista, incapace di credere a questa nuova e inaspettata verità, che va via via sommandosi ad altre altrettanto inaspettate e destabilizzanti nuove verità. Come l'incontro con un perfetto sconosciuto che si rivela essere il suo vero padre biologico. E come le confessioni di sua madre, che per tanti anni ha mentito alla figlia sulle dinamiche familiari.
Insomma, nell'inverno islandese, dove il sole sorge dopo le 11 della mattina e tramonta alle 3 del pomeriggio, illuminando fiocamente il Paese "dell'acqua e del fuoco", sembra proprio che un'oscurità ugualmente opprimente ricopra la vita di Maria, costretta dagli eventi a ripensare e a rimettere totalmente in discussione la propria vita. E soprattutto l'idea che si era fatta della sua vita.
In definitiva, Maria si rende conto che tutto quello che pensava fosse la semplice normalità di una vita perfetta ed equilibrata, in realtà non erano altro che sporadiche "eccezioni" e che, quando emerge in superficie la verità, nella sua vera essenza, distrugge ogni tentativo di inquadramento e lascia spazio al caos degli eventi.
Il tema è senz'altro interessante e l'autrice lo affronta secondo il suo stile: con una narrazione molto cerebrale e con un ritmo sempre delicato, fino a volte a diventare quasi piatto.
Il lettore può restare sorpreso dal fatto che la protagonista, di fronte a certi eventi radicalmente destabilizzanti, sappia mantenere una pacatezza anche sentimentale in vero stile nordico: mai una crisi di nervi, nessuna scena isterica, niente autocommiserazione. In questo, il racconto rischia di apparire irrimediabilmente artefatto e improbabile. Ma bisogna ricordare che l'autrice (e quindi anche la protagonista) appartiene a una cultura che fa del distacco e della distanza l'arma preferita per gestire i sentimenti e affrontare le emozioni.
Alla fine, il racconto sembra voler dire proprio questo: al di là di ogni sforzo di regimentazione culturale e sentimentale, quando la realtà caotica e imprevedibile prende il sopravvento, l'idea di vita che abbiamo può esserne travolta. E a quel punto non ci sarà altra strada che ricercare la felicità solo e soltanto nelle "eccezioni".

Autore Audur Ava Olafsdottir, Editore Einaudi

16 ottobre 2015

Curarsi con i libri

E' possibile curare tutta una serie di malattie fisiche e di disagi esistenziali con i libri? Può una lettura sostituire un farmaco e diventare medicamento per il corpo e per l'anima? Ne sono profondamente convinte le autrici di questo libro, davvero originale e unico nel suo genere.
Sì perché il volume non è altro che una metodica "farmacopea letteraria" che, per tutta una serie di malanni fisici e psicologici, propone romanzi e letture in grado di alleviare i sintomi e curare le affezioni, allo scopo di ristabilire la salute del corpo e del cuore.
Una vera e propria "biblioterapia" per i disturbi della vita che, nell'edizione italiana è curata e arricchita da Fabio Stassi, che ha introdotto anche alcuni preziosi riferimenti ad autori italiani adatti allo scopo.
Il libro, quindi, può essere usato come un manuale di consultazione, con le patologie elencate dalla A alla Z e quindi sfogliabile e compulsabile senza una necessaria consecutività.
Soffrite di una gelosia eccessiva e immotivata? Leggete "Venere in pelliccia" di Leopold Von Sacher-Masoch e scoprirete che il vostro sentimento sta sconfinando nel masochismo per cui è bene porvi rimedio. Siete a volte colpiti da attacchi di panico? Leggete "Testimone inconsapevole" di Carofiglio e saprete come uscirne. Soffrite di mal di schiena? Leggete "Il massaggio mistico" di Naipaul e le vostre contratture si scioglieranno come per incanto. Avete la patologica tendenza a fare i furbi e a raggirare il prossimo? Leggete "Petrolio" di Pasolini e capirete che la vostra meschinità danneggia più voi che gli altri.
Le terapie proposte non sono sempre indolori: a volte per una cura efficace è necessario un trattamento d'urto. E certe letture sono proprio questo, perché, andando alla vera essenza delle cose, guardarsi allo specchio e riconoscere i nostri "mali" non è mai un'operazione indolore.
Sono presenti, inoltre, interessanti elenchi dei "10 migliori libri" per svariate situazioni ed eventi della vita: dai viaggi in treno e in aereo, ai ricoveri in ospedale; dai migliori romanzi se si ha voglia di ridere a quelli se si ha voglia di piangere.
Con un tono brillante e piacevole, le autrici (e il curatore) affrontano i piccoli e grandi disagi della nostra vita, compresi eventi altamente drammatici come il cancro e la morte, senza alcuna superficialità ma con quella intelligente leggerezza che a volte è in grado di colpire nel segno più di tante prediche grevi.
Alla fine il lettore non potrà che maturare una precisa consapevolezza: che a volte i romanzi hanno un potere terapeutico e che ha ragione David H. Lawrence quando dice che "I libri sono la cura per ogni malessere: ci mostrano le nostre emozioni, una volta, e poi ancora una, finché non riusciamo a dominarle".
Questo libro è da tenere sul comodino, fra gli oggetti di uso quotidiano.
Da utilizzare all'insorgenza di un malessere. Posologia a discrezione del lettore. Non ha effetti collaterali o indesiderati e non ci sono rischi di sovradosaggio. Non ha scadenza. Non procura danni, né nei minori di dodici anni, né nelle donne in stato di gravidanza. In caso di necessità, prima di andare all'ospedale, passare una giornata in biblioteca.

Autori Ella Berthoud e Susan Elderkin; Editore Sellerio

08 ottobre 2015

Il mio nome è Nessuno. L'oracolo

Si tratta della ripubblicazione del romanzo "L'oracolo", uscito nel 1990, che oggi viene riproposto come ideale conclusione della saga su Ulisse che Manfredi aveva aperto con "Il giuramento" a cui poi era seguito "Il ritorno".
Valerio Massimo Manfredi non ha bisogno di particolari presentazioni: autore molto noto per i suoi romanzi di ambientazione storica, ricercatore e archeologo, nonché documentarista televisivo, nei suoi libri mette sempre la sua profonda conoscenza storica e archeologica, che espone con la felice fluidità del romanziere, in modo da appassionare il lettore e, a volte, anche a farlo innamorare.
Non fa eccezione anche quest'ultima pubblicazione (o meglio: ripubblicazione) che, a differenza dei due precedenti libri della saga, ambientati nei tempi antichi, trova la sua collocazione temporale ai giorni nostri.
Vi si narra la storia di alcuni studenti che negli anni '70 si trovano coinvolti nelle sommosse e nelle repressioni che agitarono la Grecia, dove poi tornano anni dopo per risolvere un enigma connesso ad un misterioso antico reperto: un vaso sul quale è raffigurato l'ultimo viaggio di Ulisse, quello ai confini del mondo.
Infatti l'idea cardine del racconto trae spunto proprio dal famoso canto XI dell'Odissea, quello della discesa di Ulisse nell'Ade, dove l'indovino Tiresia predice all'eroe un suo ultimo viaggio ai confini del mondo, verso un luogo dove gli abitanti "non conoscono il mare, non mangiano cibi conditi di sale e non sanno cosa siano le navi e i remi". Di quest'ultimo viaggio di Ulisse, però, non si sa nulla, perché l'Odissea non ne fa più cenno.
Molti poeti e scrittori hanno immaginato questo viaggio sconosciuto, da Pascoli a D'Annunzio a Joyce e ne hanno raccontato la loro personale idealizzazione. In questo libro lo fa anche Manfredi, in forma ovviamente romanzata, unendo brillantemente elementi di mistery con il giallo e con il thriller.
Il protagonista assoluto resta sempre lui, Ulisse, un eroe il cui mito attraversa i millenni e che resta sempre attuale, anche per noi lettori del XXI secolo. Gli eroi più antichi, come Giasone e Teseo, avevano nelle vene stille di sangue divino e le loro imprese erano gesta da semi-dèi. Ulisse no. E' interamente uomo e tutto ciò che fa e che pensa, nel bene e nel male, è profondamente umano. Per questo lo sentiamo tanto vicino a noi.
E il suo ultimo viaggio, quello più remoto, più misterioso e più impossibile, lo può intraprendere solo lui. E noi con lui.

Autore Valerio Massimo Manfredi; Editore Mondadori

01 ottobre 2015

La ragazza del treno

Il romanzo di esordio di Paula Hawkins, improvvisamente (e inspiegabilmente) divenuto un best-seller, appare piuttosto deludente.
Dovrebbe trattarsi di un giallo, visto che la storia ruota intorno all'omicidio di una donna e alla ricerca del suo assassino. Ricerca che più che essere svolta dagli investigatori, è portata avanti da Rachel, la "ragazza del treno" che mossa da un istinto piuttosto insano entra (non richiesta) nelle vite devastate del marito della vittima e dei suoi vicini di casa (che sono l'ex-marito di Rachel e la sua nuova compagna) portandovi tutto il suo squilibrio emotivo e sentimentale.
Ne viene fuori un intreccio fin troppo opprimente di angosce esistenziali, fallimenti sentimentali, dipendenze patologiche e irrazionali incoerenze che accomunano indistintamente tutte le voci del racconto, totalmente femminili.
Sì, perché la storia viene raccontata non solo da Rachel, ma anche da Megan, la vittima, e da Anna, la donna dell'ex, in un alternarsi continuo di punti di vista, che alla fine sembrano tutti uguali e che fanno perdere al lettore il ricordo di chi sia chi. Anche perché queste donne si somigliano molto, in negativo: sono tutte profondamente infelici, schiave di situazioni emotivamente irrisolte e incapaci di dare un senso alla loro vita.
Anche Cathy, la coinquilina di Rachel, pur essendo molto diversa dalle altre perché conduce una vita "normale", è stucchevolmente buona ed esageratamente comprensiva, tanto da risultare anch'essa piuttosto insopportabile.
Alla fine nel lettore sorge istintivo perfino un senso di simpatia per l'assassino che, fra tanta banale cedevolezza psicologica propinata per più di 200 pagine, almeno possiede una sua propria lucidità di pensiero.
L'universo femminile che viene presentato nel libro è un insieme dei più triti luoghi comuni sulla psicologia femminile: instabilità emotiva, caratterialità problematica, illogicità, irrazionalità e incoerenza la fanno da padrone, offrendo un pessimo ritratto della donna moderna. Non si arriva alle vette di insulsaggine di "50 sfumature di grigio", ma poco ci manca.
Poco attraente anche lo stile della scrittura: manca la sapienza del raccontare, manca la tensione che dovrebbe essere l'anima di ogni giallo e tutto viene "postato" più che raccontato.
Tetro anche il ritratto della periferia londinese che viceversa avrebbe un suo fascino. Ma annegato dall'angoscia delle protagoniste, anche il cielo estivo di Londra è sempre ostinatamente e pervicacemente grigio.
I 19,50 euro del prezzo di copertina possono tranquillamente essere investiti meglio...

Autore Paula Hawkins, Editore Piemme

23 settembre 2015

Da animali a dèi. Breve storia dell'umanità


Yuval Noah Harari è un giovane storico che insegna all'Università Ebraica di Gerusalemme, ma i suoi interessi non si limitano alla storia sic et simpliciter ma riguardano anche i rapporti fra storia dell'umanità e biologia, nell'arco dell'evoluzione della specie.
Ne è un efficace esempio il saggio in questione, pubblicato nel 2014 e presto diventato un best-seller internazionale.
Con un linguaggio molto fluido, privo di inutili tecnicismi e a volte tagliente come una lama, l'autore dispiega la storia del genere umano, partendo dalle varie specie di Homo presenti sul pianeta Terra circa centomila anni fa, per arrivare ai giorni nostri, dove l'unica specie di Homo rimasta (il Sapiens, cioè noi) è diventata "padrona e signora" del pianeta e di tutte le altre specie viventi.
Com'è potuto accadere tutto questo? Cosa aveva (e cosa ha) il Sapiens più di tutte le altre specie di Homo? E più di tutte le altre specie viventi? Perché non si sono evolute nello stesso modo le scimmie, le lucciole e le meduse? Quale ruolo ha avuto la transizione da uomini cacciatori-raccoglitori a uomini agricoltori-allevatori?
La risposta di Harari a questi interrogativi sta nella capacità di astrazione che ha il nostro cervello e che non si ritrova (perlomeno in pari livello) in nessun'altra specie vivente.
Con qualche esempio emblematico, l'autore richiama l'attenzione del lettore sul fatto che noi siamo gli unici animali che possono parlare di cose che non esistono se non nella nostra immaginazione: dio, la religione, le leggi, i diritti umani, il denaro. Solo noi crediamo a queste cose, nessun altro animale ci crede. Non riusciremo mai a convincere una scimmia a venderci la sua banana in cambio di soldi, così come non la convinceremo mai a darci la sua banana promettendole dopo la morte il paradiso delle scimmie, dove avrà banane a volontà. Le scimmie non credono in queste fantasie. Noi sì. E queste fantasie e astrazioni, condivise da migliaia di esseri umani con atti di fede incomprensibili dal punto di vista razionale, sono state fondamentali per creare collettività, stati, regni, imperi che nel corso della storia hanno fatto sì che il genere umano cooperasse per raggiungere livelli evolutivi mai visti.
Con questo tono, diretto e senza troppe parafrasi, e procedendo lungo una strada lastricata di ferrea logica dialettica, l'autore arriva a conclusioni (o ipotesi di conclusioni) tanto scioccanti quanto cristalline per la loro coerenza argomentativa, conducendo il lettore a domandarsi quanta parte della sua vita sia dominata da fantasie e credenze e quanto invece sia ancorata alla realtà fisica e biologica dell'esistere.
E soprattutto a domandarsi se, arrivati al giorno d'oggi, si sia più "padroni" o "schiavi" della nostra vita, rispetto ai nostri antenati di centomila anni fa. Meglio essere animali o dèi?

Autore Yuval Noah Harari; Editore Bompiani

21 settembre 2015

Il violinista di Praga


Interessante giallo-thriller, quello di Michael Crane, con ambientazione storica nella Praga del 1787, seconda città dell'Impero Asburgico dopo Vienna e centro di fittissimi intrecci culturali, politici e sociali, nonché luogo dove il magico e l'esoterico sono ancora fortemente presenti e legati ambiguamente alle idee illuministe che stanno ampiamente dilagando in Europa.
Il protagonista è l'investigatore Karl Maria Von Weber, capo del Consiglio di Giustizia, arrivato da poco in città e subito alle prese con una efferata serie di delitti contro persone diversissime per ceto sociale e condizione economica ma legate, nella mente dell'assassino, da un enigmatico filo conduttore simboleggiato dalle inesplicabili pagine di quello che poi verrà chiamato "Manoscritto Voynich", il libro più misterioso esistente al mondo e che (ancora oggi) nessuno è mai riuscito a leggere.
La storia viene raccontata come una sceneggiatura teatrale, suddivisa in tre atti, con un crescendo di avvenimenti, scoperte, fallimenti e cambi di scena che tengono alta la tensione nel lettore e contribuiscono alla buona riuscita del romanzo.
L'accuratezza storica è ben rispettata soprattutto per quanto riguarda il destino del famoso "Manoscritto Voynich", mentre per altre descrizioni cede il passo alle licenze letterarie dell'autore.
Particolarmente interessanti i profili tracciati di alcuni personaggi famosi presenti sulla scena degli eventi: il raffinato e spregiudicato Casanova, il librettista d'opera Da Ponte, ma soprattutto e primo fra tutti, Wolfgang Amadeus Mozart, il cui genio musicale suscita ammirazione e meraviglia, ma anche invidie e odii, tando da farne il bersaglio principale della catena di omicidi. L'uomo è pieno di debolezze e di mediocrità caratteriali (cosa probabilmente rispondente al vero), ma la sua musica sembra proprio la voce di Dio resa udibile agli umani e nessuno ne può rimanere indifferente: né chi lo ammira, né chi lo detesta.
Il finale è inaspettato (come dev'essere in un buon giallo), anche se sembra un po' affrettato e avrebbe forse meritato qualche pagina in più.
Nel complesso una godibile lettura, utile anche per suscitare la curiosità del lettore sui soggetti principali del racconto: la fascinosa città di Praga, l'inarrivabile talento di Mozart e l'indecifrabile mistero del "Voynich".

Autore Michael Crane, Editore Piemme

10 settembre 2015

1Q84

Non è un caso che Haruki Murakami sia stato per diversi anni uno dei candidati favoriti per il Nobel della Letteratura. I suoi romanzi riescono ad essere intimamente profondi, a scandagliare l'animo umano fin nei suoi più oscuri recessi, anche se la scrittura sembra sfiorare la superficie delle cose, grazie ad una leggerezza compositiva che proprio tramite questo contrasto (leggerezza-durezza) esprime un senso estetico di vera bellezza.
Ne è un esempio 1Q84, un romanzo in tre libri, che narra le vicende di Aomame, una killer professionista a caccia di uomini violentatori e di Tengo, un giovane insegnante di matematica con la passione della scrittura, che esprime al meglio come ghost-writer.
I due protagonisti vivono in mondi paralleli: uno è il Giappone del "normale" 1984, l'altro è lo stesso luogo nel tempo parallelo del 1Q84. I due mondi sono fra loro difficilmente distinguibili: il 1Q84 sembra assolutamente "normale" salvo alcune incongruenze, la più evidente delle quali è la presenza, nel cielo notturno, di una seconda luna bruna.
Di tutto ciò è efficace simbolo il titolo del romanzo, in quanto la lettera Q in giapponese ha la stessa pronuncia del numero 9. Diversi, quindi, ma molto vicini.
Le vicende dei due protagonisti si intrecciano e per molto tempo si sfiorano, ma sembra che non possano entrare in contatto, quasi come quelle teorie degli universi "a brane", secondo le quali i mondi sono atomicamente vicini, senza però avere mai la possibilità di stabilire un collegamento fra loro.
Però la storia di Aomame e Tengo evolve verso un incontro e poi finalmente verso una "soluzione" che, secondo l'autore, è possibile e realizzabile solo grazie all'Amore, unico vero strumento e mezzo di salvezza per l'uomo.
La scrittura dell'autore è come nel suo stile: soffice, pacata, morbida, anche quando i temi trattati sono brutali, come ad esempio la violenza sulle donne.
Il tutto restituisce al lettore l'immagine di un mondo sognato che, come ogni sogno, è popolato di soggetti e fatti perfettamente verosimili, accanto a soggetti e fatti paradossali, incongrui e impossibili. Una dimensione onirica che ci parla molto da vicino e che esprime sensazioni e percezioni solitamente molto difficili da esprimere con le parole perché allentano i confini della realtà percettiva debordando in spazi immaginari.
Inoltre non si può non apprezzare l'occhio attento e affidabile dello scrittore nel descrivere la profonda anima del Giappone: una terra che ha del magico (e per questo permette la convivenza con l'inverosimile) e i cui figli portano dentro di sé le consuetudini mentali di un popolo millenario accanto alle nevrotiche insicurezze della contemporaneità.
Da leggere, quindi, anche solo per intuire (e amare) quel vastissimo deposito di sapienza che è la cultura giapponese.

Autore Haruki Murakami; Editore Einaudi

08 settembre 2015

Il romanzo dell'Impero Romano

Il libro raccoglie la trilogia che comprende "Imperator: l'ultimo eroe di Roma antica", "Gli ultimi fuochi dell'Impero Romano" e "476 A.D. L'ultimo Imperatore" qui riuniti nella loro naturale consecuzione cronologica.
Ne risulta un lungo racconto (più di 1300 pagine) che si dispiega per un ampio periodo storico fra i meno conosciuti dal grande pubblico, che va dalla seconda metà del IV secolo fino alla fine del V.
Infatti, al di là della fatidica data del 476 dopo Cristo, che segna la caduta dell'Impero d'Occidente, spesso restano sconosciuti gli avvenimenti storici, politici, sociali e religiosi che permearono gli ultimi anni dell'Impero.
Il merito dell'autore, quindi, è proprio quello di addentrarsi, con accuratezza nell'uso delle fonti e con capacità nell'uso letterario, nella descrizione di un periodo che viceversa offre numerosi spunti di interesse e anche di riflessione, soprattutto in relazione alle odierne vicende della nostra società occidentale.
Sì perché quei secoli videro il prepotente emergere di quei fattori di disgregazione che per molto tempo il sistema imperiale era riuscito a contenere e controllare, ma che poi tracimarono in tutto il loro deflagrante impeto.
L'esempio più clamoroso è il rapporto con le popolazioni barbariche. Accordi di "mutua fratellanza" si alternano continuamente con cruenti conflitti, in un equilibrio instabile che inevitabilmente conduce alla perdita del controllo, da parte dell'amministrazione imperiale, di buona parte delle province occidentali.
Ma anche il rapporto con il sempre più forte potere della Chiesa non è facile. L'impero non riesce più a far valere il suo potere temporale (iniziano i dissidi per la nomina dei vescovi) e la Chiesa approfitta del suo crescente potere di attrazione delle masse (oramai senza quasi più tutela) e punta all'evangelizzazione dei popoli barbarici.
Infine, e questo è il motivo più forte di disgregazione, i notabili dell'impero sono sempre più attenti alle loro personali fortune private che non alle esigenze dello Stato: egoismo, corruzione e vantaggi personali predominano oramai largamente, indebolendo mortalmente le strutture amministrative, politiche e giuridiche che per secoli avevano assicurato il funzionamento di quel grandioso edificio che era lo Stato Romano.
Forse è proprio la perdita del senso dello Stato e il disinteresse per la tutela del bene pubblico che condanna a morte l'Impero d'Occidente.
Insomma un racconto ben scritto, la cui indubbia mole può essere affrontata dal lettore se solo ha voglia di ascoltare la narrazione di una lunga e importante pagina della nostra storia, spesso misconosciuta.
Unica nota che non convince appieno è l'uso che fa lo scrittore dei toponimi moderni per aiutare il lettore nell'individuazione dei luoghi descritti. Intento apprezzabile, ma che stona alquanto, come ad esempio allorché utilizza il nome di "Orleans" per designare l'omonima città della Gallia, invece che un molto più autentico "Aureliana". Ecco, "Orleans" detto da un legato romano del V secolo ha un che di irrimediabilmente artificioso...

Autore Giulio Castelli; Editore Newton Compton

03 settembre 2015

L'atlante delle nuvole

Romanzo non facile, tutt'altro che banale, ma che riesce a coinvolgere e ad appassionare il lettore che quasi certamente avrà voglia di concludere la lettura delle circa seicento pagine di cui si compone il libro.
Merito di una scrittura abilissima, con la quale l'autore riesce a rendere molto efficacemente il tono del tempo narrato. Infatti il romanzo si articola in sei storie diverse, che all'apparenza sembrano indipendenti fra loro, salvo poi percepire che sono tutte intrecciate l'una con l'altra, legate da collegamenti invisibili, talvolta anche incomprensibili, ma che osservate nell'insieme, danno forma ad una trama che sorvola il tempo e lo spazio.
Sì, perché le sei storie si svolgono in tempi diversi e in luoghi diversi e qui sta l'abilità dello scrittore nell'adeguare il linguaggio parlato all'epoca del singolo racconto: dal fraseggio anticamente ottocentesco, al dialogo creato per un immaginario remoto futuro.
L'intreccio fra le sei storie non osserva la classica consecutività "causa-effetto", che normalmente consideriamo lineare secondo la tradizionale "freccia del tempo". Mutuando liberamente idee tipiche delle culture estremo orientali (come quelle della rinascita) e applicando arbitrariamente concetti di fisica delle particelle (come l'entanglement quantistico), l'autore arriva ad intessere un racconto globale dove la dimensione temporale e spaziale si dilata, si accorcia e si ripiega su sé stessa a seconda delle azioni umane.
"Con ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro", "Esistiamo in quanto siamo percepiti", "Apparteniamo ad una rete insieme agli altri e ciò che facciamo si riverbera per l'eternità". Questi alcuni dei principi contenuti nel "Verbo di Sonmi-451", uno dei sei racconti, quello più distopico, che serve a far luce anche sulle altre vicende narrate, in altri tempi e altri luoghi.
Anche il film, successivamente girato dai fratelli Wachowski e da Tim Tykwer, è un raro esempio di una pellicola fedele all'opera letteraria sottostante: può essere a tratti disorientante, ma nel complesso senz'altro efficace.
E' difficile tracciare un "Atlante delle Nuvole". Sono oggetti sfuggenti e dalle geometrie non lineari. Proprio come la vita umana. E forse l'unico modo che abbiamo per comprendere ed esprimere questo disegno è la musica di un pianoforte...

Autore: David Mitchell; Editore Frassinelli

02 settembre 2015

L'armata dei sonnambuli

Il collettivo di scrittori bolognesi "Wu Ming" torna ad occuparsi di Storia, quella con la S maiuscola.
Lo scenario è la Rivoluzione Francese, più precisamente il periodo del Terrore, che viene raccontato con una visuale "dal basso", cioè da persone del popolo che quella Rivoluzione l'hanno fatta davvero: la donna che di mestiere fa la sarta, l'attore di teatro in disgrazia che s'improvvisa vendicatore solitario, l'onesto medico che si deve districare in una professione a quel tempo al confine fra la stregoneria medievale e la scienza illuminata. E come antagonista un nobile perfettamente reazionario che si propone di creare un'armata di combattenti inconscienti e, quindi, assolutamente perfetti come controrivoluzionari.
Sullo sfondo transitano le icone immortali dei personaggi famosi: Marat, il difensore del popolo, Robespierre, l'avvocato di provincia e Danton, l'ideologo della Repubblica. Ed eventi epocali come il ghigliottinamento del Re, accadimento tanto inconcepibile quanto ovvio.
Ma l'epica degli avvenimenti, destinata a distruggere un mondo per crearne uno nuovo, la fa la gente comune, che con il suo vissuto quotidiano rende minimalista un quadro che altrimenti sarebbe grandioso in modo scontato.
Un modo sapiente di costruire il racconto che, ovviamente, getta più di un motivo di raffronto e di rilettura con il nostro mondo di oggi, nato da quei giorni tremendamente eroici, ma che rischia di perderne la morale. Un esempio su tutti: i parigini conoscono Voltaire a menadito. A significare che una rivoluzione sociale, per essere effettivamente efficace, deve essere preceduta da una rivoluzione culturale.

Autore Wu Ming; Editore Einaudi

La sposa giovane

La capacità narrativa di Baricco è ben nota e questo ultimo romanzo non fa che confermarla. Il racconto è soffice, quasi etereo, anche quando si immerge in descrizioni di passioni forti e scabrose.
La cifra stilistica è quella di un autore perfettamente in grado di trasmettere al lettore il senso dei sentimenti, delle emozioni e dei pensieri che agitano i protagonisti della storia. Che parlano ora in prima persona, ora in terza persona, con un alternarsi di "immersioni" e di visioni d'insieme, quasi a suggerire la necessità di alternare i punti di vista per comprendere appieno il senso delle cose.
I protagonisti non hanno nome ma vengono identificati solo con la figura retorica: il Padre, il Figlio, la Madre, la Sposa, tutti sempre indicati con l'iniziale maiuscola.
Sembra quasi che il nome proprio avrebbe irrimediabilmente distrutto, annegandola nel particolare, la descrizione di un mondo che è l'universo in cui vivono i protagonisti i quali, come nel racconto evangelico, assurgono a termini assoluti delle umane vicende.
Il Padre, infatti, è il creatore (o demiurgo) del suo universo; la Madre vi è capitata senza volerlo; il Figlio si è perso nel mondo, salvo poi risorgere nell'ultimo giorno per riprendere con sé la Sposa oramai naufraga ai margini della degradazione, efficace immagine di un'umanità che abbisogna di salvezza.
Chissà se l'autore aveva in mente questa prospettiva, oppure è solo opera del lettore? Ognuno sia libero di far cadere l'accento dove preferisce...

Autore: Alessandro Baricco; Editore Feltrinelli

Scrivere bene (o quasi)


Si tratta di un ottimo strumento di consultazione, per di più scritto con tono piacevolmente brillante che ne agevola molto la lettura.
Indispensabili i suggerimenti, gli spunti e gli approfondimenti. Ma soprattutto risulta fondamentale la chiarezza espositiva delle regole grammaticali, che dovrebbero appartenere al bagaglio culturale di ognuno, sia quando si deve scrivere in tono formale, sia quando la scrittura è meno sorvegliata.
Preziosi, anche solo per appagare una semplice curiosità culturale, i frequenti accenni all'origine etimologica di alcuni termini, alla loro declinazione nei vari dialetti regionali e alla loro "fortuna" storica.
Infine vi si trovano consigli davvero utilissimi per la scrittura in quest'epoca ad "alta informatizzazione". Finalmente qualcuno che ci spiega come si scrive "email": senza trattino!
Consigliatissimo, non solo per gli studenti, ma per tutti coloro che hanno a cuore la lingua italiana, sono affascinati dalle sue regole e dalle sue mirabili eccezioni, ma in fondo a tutto ne scorgono la bellezza formale e sostanziale, come di sinfonica armonia.
Un atto d'amore per la lingua del Paese "dove il sì suona".

Autore Elisabetta Perini; Editore Giunti