17 dicembre 2016

Storia di Roma

Tutti coloro che hanno un interesse non tanto accademico quanto "passionale" per la storia antica e in particolare per la grandiosa epopea Romana, non possono non amare questa "Storia di Roma" di Indro Montanelli.
Pubblicata a puntate sulla "Domenica del Corriere" negli anni Cinquanta, è stata poi raccolta in un libro che per decenni è stato continuamente ristampato, sia in Italia che all'estero, a testimonianza di un apprezzamento da parte dei lettori che non cede al tempo, ma che anzi diventa sempre più forte.
Merito certamente dell'autore che col suo taglio giornalistico e il suo scrivere diretto, senza inutili ampollosità, restituisce vivacità e veridicità ai fatti, alle vicende e ai protagonisti.
E merito, ovviamente, dell'oggetto del racconto: mille anni di storia di una delle più grandiose civiltà apparse sulla Terra, che ha segnato per sempre il destino di un intero continente, l'Europa, ma anche del mondo intero e della nostra civiltà occidentale.
Rileggere oggi la Storia di Roma, per giunta scritta da Montanelli, ha un duplice significato.
Da un lato la nostra attualità ci mette di fronte a dilemmi molto complessi: crisi del concetto di Europa Unita, migrazioni epocali, fanatismi religiosi, globalizzazione economica, società liquida. Molti di questi fenomeni non sono nuovi nella storia delle civiltà, ma riemergono sotto nuove e diverse forme, come già accaduto in passato. La storia millenaria di Roma può forse ancora oggi insegnarci qualcosa, sia per evitare vecchi errori, sia per pensare a rinnovate soluzioni.
In secondo luogo, la scrittura di un autore come Montanelli aiuta molto a non considerare la storia come qualcosa di esclusivamente monumentale, fine a sé stessa. Invece il suo intento fu proprio quello di rendere il materiale storico fruibile da tutti, affinché tutti lo comprendessero e tutti ne facessero tesoro, superando la noiosità scolastica e facendo diventare un argomento come questo una lettura avvincente e appassionante.
Un libro classico, quindi, che come tale non passa mai di moda e che ancora una volta merita di essere letto, riletto, ri-riletto... per ciò che insegna e per il piacere che dà.


  Autore Indro Montanelli


  Editore BUR

10 dicembre 2016

Cospirazione Caravaggio

Due opere del Caravaggio di inestimabile valore sono andate perdute: il ritratto di Fillide Melandroni (conservato a Berlino e distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale) e la Natività coi Santi Lorenzo e Francesco d'Assisi (trafugato dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo nel 1969 dalla mafia).
Questo romanzo prende lo spunto da questi fatti storici e immagina che le due opere non siano andate irreparabilmente perdute, ma siano nascoste da qualche parte.
E' ovvio quindi che chi conosce questa sorprendente verità si trovi in estremo pericolo: il mondo dell'arte, infatti, è popolato da soggetti interessati all'immenso valore delle opere, pronti ad ogni operazione, anche la più azzardata, pur di mettere le mani su qualcosa di unico ed enormemente prezioso.
Ecco quindi che due coniugi galleristi a Berlino vengono barbaramente torturati e uccisi. E sette anni dopo due fratelli, anch'essi galleristi, subiscono la stessa sorte a Londra.
Spetterà a Gil, un investigatore privato, coinvolto negli omicidi anche per le conoscenze con le vittime che aveva la sua ex moglie, a cercare la soluzione dell'enigma: le due opere del Caravaggio sono davvero sopravvissute o è solo la fantasia di un mitomane? E i delitti sono opera di un unico assassino che ha agito in solitudine, oppure sono il frutto di una cospirazione ben più ampia?
Da Berlino a Londra, da New York a Palermo, in una frenetica settimana Gil si troverà a fare i conti anche con la sua vita privata, pesantemente messa in discussione dagli eventi.
Rischiando tutto, anche la speranza di una vita normale che faticosamente vorrebbe cominciare, si getta in questa sua ultima indagine alla ricerca di una verità quantomai sfuggente.
Dietro le orme di uno dei più grandi e controversi geni della storia dell'arte mondiale: Michelangelo Merisi da Caravaggio.
 

  Autore Alex Connor


  Editore Newton Compton

03 dicembre 2016

Bussola

I rapporti fra l'Europa e i popoli medio-orientali sono quantomai complessi e l'attualità ci dimostra quotidianamente come possano sfociare in contrasti tremendamente drammatici.
Eppure, al di là degli enormi (e opposti) interessi politici ed economici che sono alla base degli squilibri mondiali, è anche utile cercare di capire quali possano essere i sentimenti profondi che gli europei nutrono nei confronti degli orientali e viceversa.
Perché, a ben vedere, tutto parte da qui.
Ebbene, in questo romanzo, a tratti maestoso e riccamente erudito, si affronta una doppia storia di "amori": quello tra Franz e Sarah, due orientalisti europei affascinati dalle culture turca, siriana e persiana e quello, di più ampio respiro fra Occidente e Oriente nel corso della storia.
Il primo è una chiave di lettura del secondo, anche se il secondo contiene in sé idiosincrasie ben più marcate ed evidenti.
Ripercorrendo le vite e le esperienze di avventurieri, viaggiatori e scrittori che nel corso dei secoli hanno camminato per le esotiche e affascinanti vie dell'Oriente, da Istambul a Palmira, da Damasco a Baghdad, l'autore pone infine la domanda cruciale: per noi Europei, cos'è l'Oriente? Un miraggio sfumato nei fumi dell'oppio e venato da un irrimediabile intento colonialista, oppure la ricerca di un completamento, di una complementarietà in un rapporto di amore-odio nel quale l'uno non può fare a meno dell'altro?
Prima di affibbiare frettolosamente etichette agli altri e considerarli tout-court dei nemici da tenere a distanza, forse è meglio approfondire la conoscenza in maniera non superficiale.
Questo romanzo, a modo suo, aiuta proprio in questo.
E, con il suo stile che qualche critico ha definito "erotismo della cultura", questo romanzo può essere non solo d'aiuto ma anche una fonte di piacere.



  Autore Mathias Enard


  Editore E/O

26 novembre 2016

Appia

Il poeta latino Stazio la definì la "regina delle lunghe strade".
Stiamo parlando della Via Appia, che da Roma conduceva fino a Brindisi, da cui partivano le rotte per l'Oriente.
Realizzata nel 312 a.C. per volere del Censore Appio Claudio, conduceva inizialmente a Capua, poi fu prolungata fino a raggiungere Brindisi.
Lunga più di 500 chilometri, larga più di 4 metri per consentire il doppio senso di marcia, quasi completamente rettilinea nonostante i valichi appenninici, pavimentata con un basolato che permetteva la perfetta viabilità anche con pioggia e neve grazie ad un meticoloso sistema di drenaggio e con ogni qualsiasi di trasporto, la Via Appia è un'opera ingegneristica stupefacente, sia per la sua perizia realizzativa, sia per la sua straordinaria antichità.
A buon diritto viene considerata la prima grande strada europea e, molto probabilmente, mondiale.
Ebbe una straordinaria importanza in epoca romana, sia per i commerci, che per gli eserciti e per la cultura. Ma mantenne la sua importanza per secoli, tanto che su di essa passarono personaggi memorabili come Federico II e gli eserciti crociati.
Ancora oggi a percorrerla si costeggiano tracce arabe e normanne, bizantine e sveve, che si riflettono nei dialetti, negli usi e costumi della gente, in un crogiolo impressionante di cultura e di testimonianze.
Ed è proprio questo che Paolo Rumiz ha fatto e ci invita a fare: mettersi in viaggio e percorrere a piedi la Via Appia da Roma a Brindisi e viceversa, che è il nostro cammino "laico" (non c'è nessun luogo santo da raggiungere), ma più antico di quello di Santiago, più della Francigena, alla riscoperta di una arteria (nel vero senso del termine) che conduce al cuore della nostra identità.
Un cammino non facile, a causa dell'endemica incuria italica per il nostro straordinario patrimonio culturale che spesso costringe il viandante ad orientarsi senza alcuna segnaletica, aggirare costruzioni abusive, attraversare comuni commissariati per mafia, ma che grazie alle meravigliose mappe di Riccardo Carnovalini che illustrano il libro oggi può essere percorso da chiunque alla riscoperta di un universo di colori, di sapori, di natura, di arte, di tradizioni.
Un invito, quindi, a mettersi in viaggio per riscoprire un pezzo fondamentale del nostro patrimonio, della nostra storia e della nostra identità italiana.
Per apprezzare la ricchezza della nostra cultura e per pretendere che venga valorizzata come si deve: con la gente e per la gente.

 

  Autore Paolo Rumiz


  Editore Feltrinelli

19 novembre 2016

Teutoburgo

Con la battaglia di Teutoburgo, Roma perse la Germania. Ma la Germania perse Roma.
Questa frase riassume efficacemente il senso di un evento di portata storica, accaduto nel 9 d.C. e destinato a cambiare il destino dell'Impero Romano e della nazione germanica per i secoli a venire.
L'Impero non riuscì a romanizzare le fiere tribù germaniche, ma quelle stesse tribù persero l'occasione storica di entrare a far parte di una civiltà universale.
Non si trattò di una battaglia in campo aperto: dai tempi di Annibale i Romani avevano imparato a vincerle tutte. Si trattò di un'imboscata tesa a tre legioni in marcia nei territori boscosi e infidi della "Germania Magna" al tempo di Augusto, quando sembrava che, dopo il Norico, la Rezia, la Pannonia, la Dalmazia e l'Illirico anche la Germania stesse diventando l'ennesima provincia romana in un universo oramai pacificato sotto l'egida dell'aquila di Roma.
Ma così non fu.
Arminio, il principe germanico che riuscì a unificare le rissose tribù della sua gente facendole sentire una "nazione", architettò una trappola micidiale che causò la morte dei 15mila soldati agli ordini di Publio Quintilio Varo e segnò la fine dell'espansione romana nell'Europa centro-settentrionale, scongiurando l'occupazione romana ma, allo stesso tempo, perdendo le relazioni con un Impero che significava soprattutto cultura e civiltà.
L'evento fu così traumatico che si dice che Augusto vagasse disperato per il Palatino gridando: "Varo, rendimi le mie legioni!".
Eppure Arminio era cresciuto a Roma insieme a suo fratello Wulf, dove avevano ottenuto una ottima educazione ed erano diventati stimati cittadini romani, oltre che valorosi comandanti della cavalleria ausiliaria delle legioni. Ma mentre il fratello mantenne per sempre assoluta fedeltà all'Impero, riconoscendogli un valore salvifico ("non c'è vita degna d'esser vissuta fuori dall'Impero"), Arminio, non senza un forte conflitto interiore, si risolse a dare ascolto al suo "sangue", in nome di quel legame ancestrale con le proprie radici che ogni uomo non può mai completamente recidere.
Questa storia, tanto affascinante quanto epocale, è alla base di questo romanzo storico, molto ben scritto da un autore che non è solo un abile scrittore ma soprattutto un competente storico e archeologo.
Come in tutti i suoi romanzi di ambientazione greco-romana, Manfredi ci riporta in un'epoca lontana, facendocela però sentire vicina, vera e palpabile. In tutta la sua grandezza e in tutta la sua ferocia.
E riportando davanti ai nostri occhi di lettori un evento che è alla base della storia dell'Europa.
 

  Autore Valerio Massimo Manfredi


  Editore Mondadori

12 novembre 2016

L'uomo che inseguiva i desideri

Arthur Pepper è un tranquillo settantenne che abita nella provincia inglese.
La sua vita, da quando un anno prima è morta l'amata moglie Miriam, è scandita da ritmi e da gesti inderogabili: la sveglia mattutina, la colazione, la cura del giardino e così via. In questo modo cerca di sopportare il dolore della mancanza, codificando la propria vita con azioni tutte uguali, sperando che ciò lo aiuti ad andare avanti.
Quando oramai è un anno che è rimasto solo, decide finalmente di mettere ordine nell'armadio, fra la roba della moglie che ancora è lì, mai toccata. Nel farlo scopre una scatolina che contiene un singolare braccialetto al quale sono appesi diversi ciondoli: a forma di tigre, di elefante, di libro, di cuore... Il ritrovamento stupisce molto Arthur perché non aveva mai visto sua moglie indossarlo, ma quando scopre che su uno dei ciondoli è inciso un numero telefonico decide di chiamare per scoprire qualcosa in più.
Da quel momento prende il via un percorso che porta Arthur in luoghi lontani e mai visti, che mettono a dura prova tutte le sue sicurezze, alla scoperta di episodi della vita di Miriam dei quali non aveva mai avuto la benché minima notizia.
Tutto questo sconvolge profondamente Arthur ma, allo stesso tempo, gli fa scoprire aspetti della vita della moglie che non aveva mai sospettato e che, in definitiva, gli fanno capire che l'unico modo per vivere degnamente la vita che gli rimane è aprirsi alla scoperta, non smettere mai di meravigliarsi e di guardare con fiducia ogni giorno alle svolte inaspettate che il destino ci propone.
Una bella storia, scritta con una prosa delicata nella quale non mancano sorprese e colpi di scena, che talvolta fanno sorridere e altre volte quasi commuovono per l'intimità e la sensibilità dei momenti.
Una ricerca, dentro di sé, di risorse inaspettate, da sfruttare con ottimismo.
 

  Autore Patrick Phaedra


  Editore Garzanti

05 novembre 2016

Breaking news

Frank Schatzing è uno scrittore tedesco che ha all'attivo alcuni romanzi che hanno riscosso un successo planetario. Il più famoso è "Il quinto giorno", un romanzo thriller e di azione davvero molto appassionante, avvincente e documentatissimo che, a buon diritto, è stato uno dei libri più letti nel 2010.
Uno dei suoi più recenti lavori è questo "Breaking News", dove il protagonista è un giornalista che opera nella zona medio-orientale e che, prima si trova coinvolto in una drammatica situazione in Afghanistan e poi in terra d'Israele, dove cerca di far luce sulla morte del Primo Ministro Ariel Sharon.
Il contesto è veramente molto pericoloso e lo stile di scrittura dell'autore fa percepire molto bene questa sensazione di precarietà e di insicurezza.
Spesso, nel leggerlo, ci si trova così immersi nelle situazioni descritte da esserne davvero coinvolti. Merito, appunto, di una scrittura che non lascia tempi morti, condotta sempre sul filo della suspence e che fa percorrere senza momenti di caduta le più di mille pagine che compongono il romanzo.
Sebbene si tratti di un lavoro di fantasia, il romanzo si appoggia su fatti e accadimenti realmente avvenuti e su personaggi reali, mescolando sapientemente realtà e immaginazione tanto da confezionare un racconto credibile e coerente e che offre al lettore spunti notevoli di riflessione sul problema arabo-israeliano, sul terrorismo islamico e sugli interessi economici che agitano gli equilibri mondiali.
Anche in questo caso, quindi, l'autore, come già ne "Il quinto giorno", dimostra di aver svolto un'approfonditissima attività di documentazione, senza lasciare praticamente nulla al caso e innestando la vicenda romanzata su un tronco saldamente aderente al reale.
Una capacità non comune che fa ritenere anche questo libro un prodotto eccellente di un autore davvero abile.



  Autore Frank Schatzing


  Editore Nord

29 ottobre 2016

La grammatica di Dio

Piccoli racconti, alcuni brevissimi, altri un po' più ampi, ma sempre comunque in "pillole".
Storie di vita e, soprattutto, storie di solitudini.
Vicende di fantasia, ma quanto simili a vicende reali!
La prolifica penna di Stefano Benni riesce anche in questo a restituire al lettore una sensazione di verità. A volte cupa e triste, altre volte irresistibilmente divertente, come lui sa magistralmente fare, ma in ogni caso è una sensazione reale.
I personaggi sono molto caratterizzati, in maniera anche volutamente calcata, ma ciò è funzionale allo scopo: quello di mettere a nudo una condizione esistenziale molto (forse troppo) diffusa ai giorni nostri, ossia la solitudine.
Una condizione di vita che tutti ci siamo trovati o ci troviamo ad affrontare e alla quale rispondiamo in maniera diversa. C'è chi fa di tutto per uscirne, magari anche inventandosi soluzioni artefatte (come chi compra due cellulari per auto-telefonarsi e sentirsi meno solo) e c'è chi si compiace del proprio status di monade, fino a quando un'altra monade non lo riporta al contatto umano (come il frate zitto).
Situazioni e personaggi surreali, ma non per questo meno veri.
Storie, quindi, di solitudini individuali che però messe una accanto all'altra, come la sintassi di una misteriosa grammatica, compongono una "frase", danno un senso e chissà che questo non sia proprio il modo di esprimersi di Dio. Che per definizione è l'essere più solo dell'universo.
Una lettura che a volte commuove, altre volte è irresistibilmente comica, altre ancora ci conduce a riflettere su noi stessi in maniera tutt'altro che banale.
Da un autore che non ha bisogno di presentazioni.

  Autore Stefano Benni


  Editore Feltrinelli

22 ottobre 2016

Il monastero del Vangelo proibito

Il romanzo appartiene al filone fanta-archeo-thriller dove il protagonista, Brenno Branciforte, è uno storico, archeologo, mercante d'arte nonché falsario. Un personaggio che sembra equivoco ma che poi, alla lunga, appare come un uomo mosso da un sincero ideale non corrotto da altri più bassi scopi.
Nella sua avventura incappa in una sequela di personaggi uno più temibile dell'altro, che gli porteranno via il tesoro più prezioso che ha trovato: una bella ragazza che lo affianca nella sua difficile ricerca.
La storia d'amore (immancabile nelle storie alla "Indiana Jones") si inserisce in una trama che ha come fulcro la ricerca del cosiddetto "Vangelo perduto", ossia una lamina in rame risalente all'epoca degli Esseni, coeva ai rotoli del Mar Morto, che si troverebbe in Turchia e che riprodurrebbe il più antico racconto dell'umanità: quello del diluvio universale. Con l'aggiunta di una profezia millenarista che potrebbe salvare il mondo oppure condannarlo ad una irreversibile catastrofe.
L'ambientazione è affascinante, fra Istanbul, Ankara e la Cappadocia più profonda, terra che come poche altre conserva il fascino secolare di una antichissima storia.
In questo ambiente, dove si intrecciano moderne cospirazioni e pericolosi fanatismi, il protagonista si trova accerchiato da numerosi nemici, alcuni conclamati, altri più subdoli, ognuno dei quali vuole impossessarsi dell'antico manufatto per farne l'uso che più gli pare opportuno. Compreso distruggerlo.
Quale sia la profezia annunciata dal reperto è bene non svelarlo, affinché il lettore conservi il piacere dell'avventura. Però una cosa si può dire: una profezia, evidentemente non voluta, si è realmente avverata. Il libro, infatti, pubblicato agli inizi del 2016 mette in filigrana la complicata situazione politica in Turchia, dove gli apparati militari, fedeli al laicismo di Stato inaugurato da Ataturk, non vedono affatto di buon occhio il governo presidenziale, troppo simpatizzante per il fanatismo islamico. Cosa che pochi mesi dopo è culminata nel (finto?) colpo di stato che ha permesso all'attuale presidente di avviare una deriva autoritaria e fideistica, oggi sotto gli occhi di tutti.
L'autore dimostra di orientarsi molto bene nei luoghi e nei territori descritti, anche se la volontà di infittire la trama con continui colpi di scena (anche troppi) sacrifica i dettagli del contesto e lo spessore psicologico dei personaggi, elementi questi che avrebbero indubbiamente apportato ancor più merito al romanzo. Che comunque resta godibile e piacevole.

  Autore Vito Bruschini


  Editore Newton Compton

15 ottobre 2016

Notti in bianco, baci a colazione

L'autore di questo libro è Matteo Bussola, prima progettista edile in un Ente Pubblico e poi, abbandonata la noiosa burocrazia degli uffici italici, disegnatore di fumetti presso la Sergio Bonelli, la più prestigiosa casa editrice del mondo fumettistico italiano.
Il cambio di vita, sicuramente radicale, rappresenta un "salto nel buio" e un azzardo. Ma a volte bisogna seguire le nostre inclinazioni più profonde e rinunciare a qualche sicurezza in più per gustare preziose soddisfazioni.
Per Matteo le soddisfazioni maggiori non sono solo quelle professionali (disegnare è la sua passione e lo fa davvero bene: vedasi il suo fumetto "Adam Wild"), ma soprattutto quelle familiari.
In questo libro ci racconta il suo menage quotidiano con la moglie Paola, spesso fuori casa per lavoro, e soprattutto con le sue tre figlie piccole, Virginia, Ginevra e Melania.
E' lui, infatti, che quasi ogni giorno prepara loro la colazione, le accompagna a scuola, le va a riprendere, le segue nei compiti, le porta alle festicciole degli amichetti, gioca con loro.
E, più di ogni altra cosa, parla con loro. Rispondendo, a volte con una certa difficoltà, alle loro domande, tipiche dell'infanzia, e perciò complicatissime.
Dialoghi simpatici, spontanei ma spesso molto profondi; squarci di vita quotidiana; momenti di pura felicità, di intimità, di difficoltà, ma sempre momenti da assaporare, da vivere, da non far fuggire via perché non tornano più.
In fin dei conti, il messaggio è proprio questo: ogni padre dovrebbe apprezzare fino in fondo il periodo dell'infanzia dei propri figli. Dovrebbe riconoscere in quei piccoli marmocchi a volte così difficili da gestire, dei maestri di vita che insegnano, più di ogni altra cosa, ad amare.
E' così che anche le nottate insonni, passate a coccolare la bimba malata, o i lunghissimi pomeriggi passati alla festa di compleanno dell'amichetta diventano momenti che hanno il loro intimo valore, che ogni padre dovrebbe imparare a considerare preziosi.
Un libro fresco, sorridente, leggero. Ma per nulla banale. Proprio come i bambini.


  Autore Matteo Bussola


  Editore Einaudi

08 ottobre 2016

Una mutevole verità

Un altro piccolo e prezioso giallo poliziesco firmato da uno dei più apprezzati autori italiani di questo genere.
Stavolta si è di fronte ad un caso di omicidio, in cui tutti i riscontri sembrano portare inequivocabilmente ad un unico sospettato, tanto da far ritenere il caso risolvibile in pochi giorni.
Tuttavia il maresciallo dei Carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, sa bene che un buon investigatore non deve mai innamorarsi delle proprie teorie e deve sempre osservare i fatti da diversi punti di vista per scoprirne eventuali punti deboli.
Il caso, infatti, sembra risolto e l'assassino sembra lampante. Ma manca un movente convincente.
Da qui parte l'approfondimento del maresciallo che, come lui stesso spiega al giovane brigadiere Montemurro, deve portare a ragionare come se si fosse l'avvocato difensore dell'indagato, in modo da trovare le risposte a tutte le possibili obiezioni della difesa.
Infatti la riflessione che emerge dal romanzo è proprio questa: troppo spesso gli investigatori, ma anche i magistrati, si appiattiscono su una ipotesi investigativa e, invece di ricostruire i fatti come davvero si sono svolti, assumono una mentalità secondo la quale sono i fatti che devono "piegarsi" al loro schema concettuale per corroborarlo. Senza riflettere che, così facendo, non si arriva alla verità, ma ad una sua distorta approssimazione.
Sarà proprio l'onestà di pensiero del maresciallo che, alla fine, lo condurrà alla scoperta del reale autore dell'omicidio e alla risoluzione del caso.
Un breve romanzo molto piacevole, scritto come sempre in maniera impeccabile, da leggere in un weekend di fine estate...

  Autore Gianrico Carofiglio


  Editore Einaudi

01 ottobre 2016

L'etica del Bushido. Introduzione alla tradizione guerriera giapponese

Questo saggio, breve ma molto denso, pubblicato per la prima volta negli anni Ottanta, è probabilmente la migliore trattazione in lingua italiana sul Bushido, la "via del guerriero", ossia il codice di comportamento (ma anche uno stile di vita) dei Samurai e che riguardava non solo l'addestramento militare, ma anche l'aspetto etico, morale, filosofico e spirituale del guerriero.
A differenza di molti altri codici di condotta di altre culture, essenzialmente incentrati sull'aspetto militare del combattere, in Giappone fin dal XII secolo si formò un "corpus" di norme per la formazione del guerriero che riguardavano non solo l'aspetto "operativo" dell'arte della guerra, ma anche il perfezionamento dell'animo del guerriero. In Occidente, l'unica tradizione parificabile, a livello ideale, con quella degli antichi Samurai giapponesi è stata quella dei Cavalieri Templari, perché anch'essi coltivavano in pari misura l'abilità in battaglia e la perfezione spirituale, tanto da essere dei veri e propri "monaci-cavalieri".
Lo studio del Bushido, ispirato alle dottrine del Buddhismo Zen, è fondamentale non solo per coloro che sono interessati alla tradizione culturale del Giappone ma, in particolar modo a coloro che nutrono rispetto, studiano o praticano le Arti Marziali giapponesi.
Infatti è evidente che le attuali pratiche di combattimento e di lotta di origine nipponica (Ju-Jitsu, Judo, Karate, Kendo, Aikido e molte altre meno conosciute in Occidente) hanno la loro origine nell'arte della guerra degli antichi Samurai, i quali non erano solo degli abilissimi militari, ma soprattutto fondavano il loro stile di vita sull'etica del Bushido.
Un'etica basata su valori forti, universali e imperituri: onestà, giustizia, coraggio, compassione, cortesia, sincerità, onore, lealtà e senso del dovere. Parole che purtroppo troppo spesso sono dei meri nomi comuni di cose astratte (come insegna l'analisi grammaticale), ma che invece, oggi come nel passato, possono diventare solidi principi di vita, a maggior ragione per i cultori o praticanti delle Arti Marziali giapponesi.
Questo testo offre una base conoscitiva imprescindibile e preziosa per la sua chiarezza e la sua completezza. Una lettura irrinunciabile.


  Autore Mario Polia


  Editore Il Cerchio

24 settembre 2016

L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

Cinque amici, due maschi e tre femmine, vivono il periodo del liceo in perfetta amicizia, uniti da una comunanza di interessi che li rende un gruppo davvero affiatato.
Ma poi, senza nessuna ragione esplicita, uno di loro, Tazaki Tsukuru, viene estromesso dalla compagnia e per sedici anni non vede e non sente più nessuno di loro, restando isolato in una profonda solitudine.
Il libro è il racconto di questi sedici anni: un vero e proprio pellegrinaggio del protagonista che passa da un primo periodo di cupa e tetra depressione, ad un faticoso ritorno alla vita, sempre però venato da una sofferenza di fondo che resta presente continuamente a causa dell'irrisolto motivo della fine di un'amicizia fraterna.
Murakami racconta, con il suo meraviglioso stile di scrittura, questa discesa agli Inferi, questa caduta dentro il ventre della balena (a voler fare un paragone con la biblica storia di Giona) e poi la lenta e accidentata strada per il recupero di un barlume di normalità interiore, così difficile da riconquistare.
Un percorso in "scala di grigi", senza colori, che contrasta nettamente con il periodo dell'adolescenza, così luminoso e felice.
Per riportare sprazzi di colore nella vita del protagonista, sarà provvidenziale l'incontro con una ragazza che, benché anch'essa non priva di ombre, lo incoraggerà ad una svolta finale, in grado di restituire alla vita di Tsukuru una parte di quella luce che era andata perduta.
Non tutti i nodi vengono sciolti, perché la vita spesso non lo consente e il passato non si può cambiare. Però è necessario ritrovare un nuovo punto d'equilibrio che, seppur lontano dall'Eden giovanile, sia la nuova forma di un'esistenza degna di essere vissuta.
Il tono intimista e misterioso della prosa di Murakami affascina e conquista ancora una volta. La perfezione del linguaggio e dei particolari esalta ogni sfumatura di colore e di "incolore" e rende la storia meravigliosamente bella.
Un racconto agile e snello, ma anche (come tutte le opere di Murakami) un'opera letteraria di grande valore.

  Autore Haruki Murakami


  Editore Einaudi

17 settembre 2016

L'uomo che metteva in ordine il mondo

Ove è un 59enne solitario, rimasto vedovo, che abita nella tranquilla periferia di una città svedese.
A vederlo da fuori ha proprio un caratteraccio: è un maniaco del rispetto delle regole, soprattutto quelle condominiali, tanto da condurre quotidiane ispezioni mattutine negli spazi comuni onde contestare eventuali violazioni; disprezza tutti coloro che guidano un'auto che non sia una Saab (peggio ancora se tedesca o giapponese); non riesce a capacitarsi di come certa gente conduca la propria vita in maniera sregolata e illogica e sia incapace di usare un banalissimo attrezzo di lavoro.
Per questo, e per il profondo dolore che lo accompagna da quando ha perso la sua amata moglie Sonja, si è rinchiuso in una ermetica solitudine e, ritenendo che la sua vita non abbia più un senso e uno scopo, è fermamente deciso a farla finita.
Ma nei suoi giorni irrigiditi e grigi, nel mentre appronta gli strumenti per il suo liberatorio suicidio, ecco irrompere l'imprevedibilità: una nuova famiglia di vicini, tanto caotica quanto travolgente che lascia allibito Ove per la spregiudicatezza con la quale improvvisano la propria vita, ma che allo stesso tempo non lo possono lasciare indifferente rispetto a questo fatto nuovo della vita.
Da quel momento, piano piano si sovrappongono tutta una serie di eventi che, se da un lato irritano Ove per la loro imprevedibilità (che per lui rasenta l'inconcepibilità), dall'altro cominciano a dare un senso alla sua vita, che forse non vale la pena di troncare bruscamente ma che invece ha ancora qualche utilità per qualcuno.
Romanzo molto piacevole, a tratti davvero divertente, ma allo stesso tempo con una sua profondità di pensiero che invita anche a riflettere sul "menage" della nostra vita quotidiana, che a volte ci propone svolte inaspettate in grado di mettere positivamente in discussione le nostre certezze.
Di fronte al tipico filone "noir" che contraddistingue molti scrittori nordici attuali, questo romanzo è una felice eccezione che merita di essere apprezzata.

  Autore Fredrik Backman


  Editore Mondadori

10 settembre 2016

La scuola cattolica

Questo è un libro che vale la pena di leggere.
Che ci sia una "pena" nel leggerlo è evidente, visto che si tratta di 1300 pagine, sicuramente tante anche per i lettori più abituati. Ma la "fatica" è compensata da un racconto che è così ampio e così pervasivo da suscitare l'attenzione e l'interesse di qualunque lettore.
La storia parte dal ritaglio di un'epoca: quella in cui l'autore frequenta la scuola cattolica privata "San Leone Magno" di Roma a cavallo fra gli anni '60 e '70 e lì vive tutto il periodo dell'adolescenza, in compagnia di alunni alcuni dei quali saranno poi i protagonisti del delitto del Circeo, episodio criminale che mise in luce l'efferatezza di una generazione, tanto da rappresentare il simbolo di quel "cuore nero" della borghesia romana dell'epoca.
Com'è stato possibile che, partendo da un'educazione rigidamente religiosa e fondata sulla più stretta morale cattolica, siano poi scaturiti assassini, criminali e teppisti è una domanda che l'autore rende palese fin dal principio, ma alla quale non dà una risposta: racconta il vissuto di quegli studenti (lui compreso) in quegli anni e in quell'ambiente e ciò è quanto basta per comprendere l'humus in cui la pianta della "peggio gioventù" ha germogliato.
Il libro, quindi, non è la cronoca di un delitto, ma un racconto che cerca di far capire come una generazione di ragazzi abbia potuto rendersi protagonista di episodi tanto macabri.
Lo stile di scrittura di Albinati è molto vario: a volte il racconto sembra un diario, anche se manca ogni ordine temporale alle cose. Altre volte è un ininterrotto flusso di coscienza con inabissamenti sulla più caotica psicologia adolescenziale, quanto mai familiare ad ognuno di noi. Altre volte, infine, sembra uno scritto di "Confessioni" dove l'autore stesso riversa i propri pensieri, a volte alti e ampi, altre volte gretti e miseri.
In definitiva, anche se si tratta comunque di un romanzo, l'autore fa trasparire una costante onestà intellettuale in tutto ciò che racconta che rende il tutto molto vicino a noi.
Ad Albinati, inoltre, non manca la capacità di un uso sapiente nell'ironia, sia nel descrivere i suoi compagni di classe, sia gli insegnanti (preti o laici) sia anche sé stesso, rendendo i personaggi quanto mai credibili.
Un libro, quindi, che racconta a modo suo un'epoca che vale la "pena" di conoscere.
Vincitore, non per caso, del Premio Strega 2016.

  Autore Edoardo Albinati


  Editore Rizzoli

03 settembre 2016

Theoria

Fabrizio Guarducci è un esperto in Comunicazione ed è convinto della necessità di un ritorno al linguaggio originario, sfrondato dalle pesantezze non solo stilistiche ma soprattutto concettuali che si sono accumulate durante i secoli e che sono diventate strumento di potere e di sopruso.
Questo "ritorno alle origini" nelle modalità espressive dell'uomo è, secondo l'autore, necessario anche in campo spirituale.
Un ambito che oggi viene per lo più ignorato e al limite considerato alla stregua di una favola ma che, invece, ha bisogno di essere recuperato nella sua essenza perchè, e di questo è convinto l'autore, rappresenta la parte più vera e più autentica di ogni persona.
Questo libro presenta il percorso di ricerca, di approfondimento e anche di scoperta compiuto dall'autore, spaziando tra vari campi del sapere, superando le barriere che ogni "religiosità" impone. E infatti, il libro non parla di "religione" ma semmai di "divino". Di più: anziché parlarne, Guarducci cerca di farlo percepire al lettore, indicando percorsi e suggerendo sentieri in grado di risvegliare un sincero interesse, al di là e oltre ogni "dogma" autoritativo.
Nel farlo, l'autore non manca di presentare esempi di esperienze concretamente vissute da personalità speciali: Meister Eckhart, Margherita Porete o Simone Weil, sono infatti esempi di mistici che testimoniano una diretta esperienza dello Spirito. Ma anche comunità come i Catari nel Medioevo rappresentano l'incarnazione di una idea sovra-religiosa che, seppur temporaneamente, è riuscita a realizzarsi.
In definitiva il libro rappresenta il percorso di crescita interiore che l'autore offre ai lettori. Senza nessuna pretesa di proselitismo o di ammaestramento, viene presentato a chi legge un breve ma denso "corpus" di spunti, occasioni di riflessione e idee che probabilmente possono suscitare nel lettore un interesse non banale verso un aspetto della propria vita troppo spesso ignorato o trascurato, ossia la spiritualità.

  Autore Fabrizio Guarducci


  Editore Rubbettino

27 agosto 2016

Vacche amiche

Leggere Aldo Busi dovrebbe essere un imperativo categorico per qualunque persona a cui piaccia il difficile esercizio della lettura.
Si tratta di uno scrittore sicuramente eccentrico, senz'altro singolare, ma che sa usare la prosa in maniera meravigliosa e ogni suo libro è sempre una lezione di alta letteratura.
Ma non inganniamoci: nel suo scrivere non c'è nulla di stilisticamente lineare e didascalico, nulla di professorale. Anche in questo libro, che solo lui poteva sottotitolare "Autobiografia non autorizzata", il linguaggio è spesso usato per esprimere il flusso di coscienza, il fraseggio è sincopato e destrutturato, i richiami, i flashback, le sospensioni sono continue e nel lettore che non voglia arrendersi alle difficoltà della lettura non potrà che sorgere un sottile piacere, puramente estetico, come di una fatica ben spesa.
Anche quando il linguaggio è brutale, oggettivamente eccessivo e volutamente straziato, il contesto in cui è inserito lo rende accettabile e, anzi, forse inevitabile. Merito di una intelligenza che si fa parola e di una parola che riflette un'intelligenza.
E oltre allo stile di scrittura, che da solo meriterebbe la lettura del libro, c'è ovviamente anche il contenuto.
Coi suoi modi diretti, senza infingimenti, spesso anche bruschi e volgari, Busi riesce a raccontare episodi della sua vita connettendoli a interrogativi e riflessioni che tutti noi sperimentiamo o abbiamo sperimentato, restituendoceli in una chiave così depurata da false sovrastrutture da apparire cristallini.
Si può essere d'accordo o meno su tante cose che egli pensa e scrive. Ma sinceramente nessuno può dubitare della sua onestà di pensiero, della sua intelligenza di analisi, molto più profonda di quanto egli stesso voglia far apparire.
Il risultato è un romanzo rivestito di biografia (o una biografia rivestita da romanzo) che a volte irrita, altre volte appassiona, altre volte ancora commuove, altre infine fa immensamente divertire.
In un'epoca di dilagante conformismo anche letterario e dove le "rivoluzioni" sono argomenti da salotto all'ora del tè, Aldo Busi merita un posto tutto suo: quello di un intelletto superiore, capace di trasmettere nella scrittura squarci di luce al giorno d'oggi rarissimi e, perciò, enormemente preziosi.



  Autore Aldo Busi


  Editore Marsilio

20 agosto 2016

La sconosciuta della porta accanto

Sebbene sulla copertina di questo libro vi sia scritto che si tratta di un thriller, in realtà l'aspetto inquietante è molto sfumato.
Tuttavia la suspence è abilmente mantenuta per lunghi tratti del racconto, salvo forse nell'esito finale, non completamente appagante.
La storia si incentra su una vicenda classica: una vicina di casa che, appena conosciuta sembra una persona molto cordiale e amichevole e poi si scopre che invece ha dei tratti maniacali e anche psicotici tutt'altro che tranquillizzanti.
In poche parole, il romanzo appare come una versione letteraria della famosissima serie TV Desperate Houswives, dove le due protagoniste Minette e Cath sono molto simili a Susan Mayer e a Bree Van de Kamp della fiction televisiva. Con la differenza che fra le protagoniste del romanzo non si instaura mai una vera e solida amicizia.
Anche nel libro non mancano gli spunti leggeri e divertenti, soprattutto nelle prime pagine, salvo poi, quando l'intreccio si fa più torbido, far emergere aspetti molto più morbosi e oscuri.
E quindi: si può dire in tutta onestà di conoscere davvero le persone che ci circondano e che sono magari le nostre vicine di casa? L'immagine di facciata è davvero rappresentativa della natura di una persona? E quando raccomandiamo ai bambini di "non accettare caramelle dagli sconosciuti", non dovremmo allo stesso modo avere una sana diffidenza verso chi non conosciamo?
Aprirsi al prossimo in maniera generosa e confidenziale non è sempre il modo migliore per vivere le nostre relazioni sociali... A volte stare un po' "sulle sue" e aprirsi agli altri con gradualità è la strategia più saggia... Altrimenti si può andare incontro a conseguenze imprevedibili.
Queste sono alcune delle considerazioni e delle riflessioni che sorgono spontanee leggendo il romanzo che, quindi, è una lettura piacevole, ben scritta, e che, in definitiva, tratta di vicende che a chiunque di noi potrebbe capitare di vivere.



  Autore Beth Miller


  Editore Newton Compton

06 agosto 2016

L'infinito tra parentesi

E' opinione diffusa che la letteratura e la scienza siano mondi lontanissimi.
Ad esempio, i genitori con figli in età scolare sono soliti inquadrarli fra coloro che sono ferrati in matematica ma scarsini in italiano o viceversa. Pensando che tale scissione sia genetica e irreversibile, involontariamente riverberano sui ragazzi e sulle ragazze una dicotomia che probabilmente li segnerà per tutta la vita.
Ma in realtà le cose sono meno nette di così e il pensiero scientifico e quello umanistico non sono così distanti come si pensa. Per il semplice motivo che il nostro cervello si crea e si forma in continuazione a seconda degli stimoli e delle informazioni che riceve e plasma una conoscenza (e una coscienza) integrata che ci permette di vivere da esseri umani (e che ci dà un vantaggio evolutivo evidente).
Marco Malvaldi, oltre e prima di essere un famoso scrittore di successo, è uno scienziato ed è quindi una persona che può parlare a ragion veduta.
In questo libro pone l'attenzione su alcuni concetti scientifici fondamentali, come l'entropia, la struttura atomica della materia, il calcolo delle probabilità, la logica informatica, dedicando a ciascuno un capitolo. E facendo precedere l'argomento da una citazione letteraria, attingendo da autori e poeti che, in modi diversi ma sempre molto appropriati, hanno messo in prosa o in versi principi fisici e matematici ben precisi. E non per caso.
Da Omero a Lucrezio, da Dante a Borges, da Montale a Gozzano ecco quindi che la luce della letteratura illumina il paesaggio del pensiero ben oltre i "limiti" del suo campo d'azione, dimostrando di poter abbracciare categorie concettuali ben più vaste.
E dando prova, in fin dei conti, che fra letteratura e scienza non c'è tutta quella distanza che si pensa. Anzi, proprio l'azione del "pensare" attinge alle nostre conoscenze che si sono formate e continuano a formarsi ogni momento con l'apporto di questa e di quella.
Lo stile di Malvaldi, allo stesso tempo leggero e rigoroso, godibile e profondo, è continuamente venato dal suo tono ironico e divertente che rende il libro molto piacevole anche quando affronta concetti nient'affatto banali.
Un libro divulgativo che contribuisce a riconciliare i tifosi della scienza con quelli della letteratura, dimostrando che, in definitiva, dovremmo essere tutti tifosi di una stessa squadra: la conoscenza.
 

  Autore Marco Malvaldi


  Editore Rizzoli