Uno dei più grandi autori di genere "horror" è senz'altro H.P. Lovecraft, il cui genio assoluto e insano ha creato racconti fra i più meravigliosi e terribili della moderna letteratura, capaci di far provare esperienze ai limiti della sopportazione in qualunque lettore che si avventuri nella sua lettura nel silenzio della notte...
La prosa perfettamente adeguata al contesto, l'introspezione negli abissi psicologici della mente, le tenebre, più spirituali che fisiche, che avvolgono i suoi racconti rappresentano vertici insuperabili nell'ampio panorama della letteratura da brividi, che dopo di lui tanti epigoni ha generato.
Una scrittrice che sembra davvero abbia assorbito la lezione di Lovecraft e che a lui si ispira per molti tratti è Loredana Lipperini, voce storica di Radio Tre, nonché giornalista per Repubblica e scrittrice talentuosa.
Questo libro è una raccolta di racconti piuttosto brevi ognuno dei quali ambientato in contesto assolutamente ordinario e normale, con protagonisti altrettanto ordinari che però si confrontano con episodi di vita pervasi da ombre molto inquietanti.
Il pregio di questi racconti è una scrittura piana, limpida, senza strappi, che introduce il lettore in un contesto che percepisce come familiare, molto prossimo. Ed è proprio quando si entra in confidenza con il vissuto oggetto del racconto che esplode l'attimo dell'orrore, l'ingresso spaventevole delle tenebre che sconvolge il protagonista del racconto e il lettore allo stesso tempo e allo stesso modo.
Costruire questi piccoli momenti pervasi da un tale pathos richiede un'abilità narrativa non comune e l'autrice dimostra di possederla per ampi tratti, confezionando racconti alcuni dei quali veramente indimenticabili. Ad esempio, quello della madre che ha appena partorito...
I lettori appassionati del genere, a cui non dà fastidio sentire i brividi dietro la schiena quando si legge un libro e che non temono di confrontarsi con gli abissi più neri della psicologia umana, in questo libro troveranno pane per i loro denti. Senza nessuna immagine truculenta o repellente, basteranno questi semplici racconti a farli precipitare dentro la magia nera...
Autore: Loredana Lipperini
Editore: Bompiani
21 dicembre 2019
07 dicembre 2019
Il sussurro del mondo
In un'epoca in cui i cambiamenti climatici (evidenti a chiunque tranne a chi è in malafede) rendono palesi i danni che l'uomo ha causato e sta causato all'ambiente e fanno capire l’urgenza di una decisa e radicale inversione di rotta per non compromettere definitivamente l'habitat naturale di migliaia di specie viventi (l'uomo è l'infinitesima), ecco che un libro come questo può davvero servire allo scopo.
Non si tratta di un semplice romanzo ambientalista o ecologista. E' molto di più.
E' un romanzo in cui l'energia della vita, che scorre in noi come in tutti gli esseri viventi, compresa la flora, è allo stesso tempo una realtà fisica e una verità trascendente, dove le riflessioni sul progresso dell'umanità dal punto di vista tecnico e scientifico vanno di pari passo a quelle sulle implicazioni filosofiche ed etiche delle dinamiche di sviluppo.
Con una prosa elegante, delicata e raffinata l'autore, esponente di una letteratura certamente di altissima qualità e di indiscutibile livello, costruisce una storia che anche nella sua struttura compositiva assomiglia ad un albero: si parte dalle "radici", che sono le vite di nove persone perfettamente normali, fra loro del tutto estranee, che vivono una vita fatta di gioie e di dolori come quelle di milioni di persone, che poi, piano piano, passano al "tronco", per poi arrivare ai "rami" e infine ai "semi", in un percorso misterioso e a tutti ignoto e che solo alla fine si percepisce come "circolare", da vita a vita, da seme a seme.
In tutto il racconto, alle storie dei protagonisti si affiancano le storie degli alberi. Esseri viventi che agiscono (seppur in modi sconosciuti agli uomini), che parlano (seppur con voci inaudite), che sono sulla Terra da molto più tempo di noi e che hanno imparato la "circolarità" dell'esistenza, che i protagonisti del romanzo piano piano impareranno a capire, intercettandone l'impercettibile "sussurro", diventando loro stessi solidali, nel senso più profondo del termine, con le piante e le altre forme di vita.
Un libro grandioso, affascinante e a tratti commovente che, sebbene sia un romanzo e non un manifesto politico, costringe comunque il lettore ad interrogarsi sul modello di sviluppo delle nostre società: ma davvero dobbiamo inseguire a rotta di collo un sempre più irraggiungibile "aumento del PIL"? Ma davvero dobbiamo continuare a sfruttare all'inverosimile le risorse naturali per il nostro egoistico benessere? Non sarebbe meglio ritornare ad imparare altri modi di sviluppo sostenibili e compatibili con l'ambiente che ci ospita?
Gli alberi possono essere i nostri maestri. A volerli ascoltare.
Autore: Richard Powers
Editore: La nave di Teseo
Non si tratta di un semplice romanzo ambientalista o ecologista. E' molto di più.
E' un romanzo in cui l'energia della vita, che scorre in noi come in tutti gli esseri viventi, compresa la flora, è allo stesso tempo una realtà fisica e una verità trascendente, dove le riflessioni sul progresso dell'umanità dal punto di vista tecnico e scientifico vanno di pari passo a quelle sulle implicazioni filosofiche ed etiche delle dinamiche di sviluppo.
Con una prosa elegante, delicata e raffinata l'autore, esponente di una letteratura certamente di altissima qualità e di indiscutibile livello, costruisce una storia che anche nella sua struttura compositiva assomiglia ad un albero: si parte dalle "radici", che sono le vite di nove persone perfettamente normali, fra loro del tutto estranee, che vivono una vita fatta di gioie e di dolori come quelle di milioni di persone, che poi, piano piano, passano al "tronco", per poi arrivare ai "rami" e infine ai "semi", in un percorso misterioso e a tutti ignoto e che solo alla fine si percepisce come "circolare", da vita a vita, da seme a seme.
In tutto il racconto, alle storie dei protagonisti si affiancano le storie degli alberi. Esseri viventi che agiscono (seppur in modi sconosciuti agli uomini), che parlano (seppur con voci inaudite), che sono sulla Terra da molto più tempo di noi e che hanno imparato la "circolarità" dell'esistenza, che i protagonisti del romanzo piano piano impareranno a capire, intercettandone l'impercettibile "sussurro", diventando loro stessi solidali, nel senso più profondo del termine, con le piante e le altre forme di vita.
Un libro grandioso, affascinante e a tratti commovente che, sebbene sia un romanzo e non un manifesto politico, costringe comunque il lettore ad interrogarsi sul modello di sviluppo delle nostre società: ma davvero dobbiamo inseguire a rotta di collo un sempre più irraggiungibile "aumento del PIL"? Ma davvero dobbiamo continuare a sfruttare all'inverosimile le risorse naturali per il nostro egoistico benessere? Non sarebbe meglio ritornare ad imparare altri modi di sviluppo sostenibili e compatibili con l'ambiente che ci ospita?
Gli alberi possono essere i nostri maestri. A volerli ascoltare.
Autore: Richard Powers
Editore: La nave di Teseo
23 novembre 2019
Gli psicoatleti
Nel 1860, in concomitanza con la proclamazione dell'Unità d'Italia, a Torino venne fondata la "Società Nazionale di Psicoatletica", la più antica istituzione italiana dedicata ai grandi viaggi a piedi.
I membri dell'epoca erano ferventi patrioti che, con le loro lunghe camminate in lungo e in largo per la Penisola, volevano celebrare e testimoniare la neonata Unità nazionale, in segno di fratellanza e solidarietà fra tutte le popolazioni italiche. E siccome il loro "impegno atletico" aveva anche queste forti motivazioni morali, si definivano "Psicoatleti": ginnasti del corpo e della mente.
Nel 2010, in occasione dei 150 anni dall'Unità d'Italia, lo scrittore Enrico Brizzi insieme ad alcuni amici ha voluto ripercorrere le imprese degli antichi Psicoatleti, con un viaggio pedestre che dall'Alto Adige li ha condotti fino in Sicilia.
Il racconto di questa impresa, sapientemente romanzato e messo in relazione con l'esperienza ottocentesca degli antesignani del viaggio "a bassa velocità", costituisce la trama di questo romanzo, dove i tre protagonisti, durante i tre mesi di cammino, si confrontano fra loro, con le genti che incontrano nelle varie regioni italiane, ma soprattutto si confrontano con sé stessi perché, come ogni viaggio che si rispetti, il percorso è prima di tutto interiore e poi di riflesso esteriore (come i pellegrini di tutti i tempi hanno sempre saputo) e serve, prima di ogni altra motivazione, a far luce su sé stessi, sui propri valori, su ciò che nel nostro spirito è autentico e ciò che non lo è.
Ecco quindi che camminando (o meglio: leggendo!) il lettore assapora il profumo di un'Italia che spesso si dà per scontata, ma che invece racchiude infinite e inaspettate meraviglie, accanto a scorci di frustrante desolazione. Le popolazioni, sia rurali che cittadine, i borghi, i territori, le tradizioni, i dialetti, i cibi, tutto contribuisce a formare l'identità di un Paese che troppo spesso noi italiani siamo i primi a ignorare.
Un ritratto, quindi, dell'Italia di oggi e, soprattutto, di noi stessi, che merita il tempo di un cammino (o meglio: di una lettura!).
Pregevole prova dell'autore bolognese, autore del romanzo cult "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", che conclude la sua trilogia dedicata ai viaggi a piedi (dal Tirreno all'Adriatico e da Torino a Finisterre).
Autore: Enrico Brizzi
Editore: Mondadori
I membri dell'epoca erano ferventi patrioti che, con le loro lunghe camminate in lungo e in largo per la Penisola, volevano celebrare e testimoniare la neonata Unità nazionale, in segno di fratellanza e solidarietà fra tutte le popolazioni italiche. E siccome il loro "impegno atletico" aveva anche queste forti motivazioni morali, si definivano "Psicoatleti": ginnasti del corpo e della mente.
Nel 2010, in occasione dei 150 anni dall'Unità d'Italia, lo scrittore Enrico Brizzi insieme ad alcuni amici ha voluto ripercorrere le imprese degli antichi Psicoatleti, con un viaggio pedestre che dall'Alto Adige li ha condotti fino in Sicilia.
Il racconto di questa impresa, sapientemente romanzato e messo in relazione con l'esperienza ottocentesca degli antesignani del viaggio "a bassa velocità", costituisce la trama di questo romanzo, dove i tre protagonisti, durante i tre mesi di cammino, si confrontano fra loro, con le genti che incontrano nelle varie regioni italiane, ma soprattutto si confrontano con sé stessi perché, come ogni viaggio che si rispetti, il percorso è prima di tutto interiore e poi di riflesso esteriore (come i pellegrini di tutti i tempi hanno sempre saputo) e serve, prima di ogni altra motivazione, a far luce su sé stessi, sui propri valori, su ciò che nel nostro spirito è autentico e ciò che non lo è.
Ecco quindi che camminando (o meglio: leggendo!) il lettore assapora il profumo di un'Italia che spesso si dà per scontata, ma che invece racchiude infinite e inaspettate meraviglie, accanto a scorci di frustrante desolazione. Le popolazioni, sia rurali che cittadine, i borghi, i territori, le tradizioni, i dialetti, i cibi, tutto contribuisce a formare l'identità di un Paese che troppo spesso noi italiani siamo i primi a ignorare.
Un ritratto, quindi, dell'Italia di oggi e, soprattutto, di noi stessi, che merita il tempo di un cammino (o meglio: di una lettura!).
Pregevole prova dell'autore bolognese, autore del romanzo cult "Jack Frusciante è uscito dal gruppo", che conclude la sua trilogia dedicata ai viaggi a piedi (dal Tirreno all'Adriatico e da Torino a Finisterre).
Autore: Enrico Brizzi
Editore: Mondadori
09 novembre 2019
Limonov
Eduard Veniaminovic Savenko, in arte Limonov, è un personaggio davvero particolare: poeta, scrittore, artista, barbone, domestico, galeotto, guerrigliero, politico, rivoluzionario, reazionario.
Sembra un'accozzaglia di attributi fra loro contrastanti, tanto che viene da chiedersi perché mai l'autore del libro abbia creato un tale personaggio, così contraddittorio.
In realtà, il personaggio non è affatto inventato. Eduard Limonov esiste davvero, è vivo e vegeto e basta andare su internet per saperne di più su di lui.
Ciò che è davvero sorprendente è la sua vita, talmente avventurosa e fuori dagli schemi che sembra un romanzo, dove gli attributi citati sopra calzano a pennello per descrivere le varie fasi di un'esistenza di cui si può dire tutto, fuorché che sia banale.
L'autore del libro, Emmanuel Carrère, aveva conosciuto in Francia Limonov negli anni '80, ma pur apprezzandone l'estro artistico, ne aveva detestato il pensiero politico: un mix di stalinismo e nazionalismo totalmente indigesto per un illuminista occidentale. Aveva abbandonato ogni interesse su di lui, fino a quando nel 2006, nel corso di un reportage sull'omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja, acerrima nemica di Putin, scopre che costei aveva difeso Limonov, pure lui fiero avversario della strisciante dittatura che "il nuovo zar" stava costruendo in Russia.
Carrère quindi torna ad incuriosirsi su Limonov e decide di scoprire più che può su di lui, dalla sua nascita fino ad oggi.
Ecco quindi che viene fuori una biografia non autorizzata di un uomo verso il quale non si può restare indifferenti. Leggendola, anche il lettore che non aveva mai sentito nominare il protagonista, non potrà che appassionarsi alle sue vicende. In ampi tratti proverà sentimenti di irritazione e di fastidio verso quest'uomo, tanto da giudicarlo malvagio. In altre occasioni lo ammirerà e proverà sentimenti di rispetto e considerazione, tanto da giudicarlo eroico. In ogni caso il lettore non si annoierà mai, perché le peripezie che nel bene e nel male Limonov ha vissuto e ha voluto per sé sono frutto di un spirito ribelle che non può che risultare avvincente.
Il racconto è molto ben confezionato dall'autore, che restituisce in modo molto vivido l'ambientazione, il clima, il periodo storico che va dall'epoca di Stalin fino ai giorni nostri, narrato "dal di dentro", da chi lo ha vissuto e ne porta addosso ferite e rimpianti.
Un racconto che, fra l'altro, fa capire in maniera diretta e immediatamente comprensibile com'è stata vissuta dal popolo russo la fine dell'Unione Sovietica e la nascita della Russia di oggi, con tutte le sue infinite contraddizioni.
Autore: Emmanuel Carrère
Editore: Adelphi
Sembra un'accozzaglia di attributi fra loro contrastanti, tanto che viene da chiedersi perché mai l'autore del libro abbia creato un tale personaggio, così contraddittorio.
In realtà, il personaggio non è affatto inventato. Eduard Limonov esiste davvero, è vivo e vegeto e basta andare su internet per saperne di più su di lui.
Ciò che è davvero sorprendente è la sua vita, talmente avventurosa e fuori dagli schemi che sembra un romanzo, dove gli attributi citati sopra calzano a pennello per descrivere le varie fasi di un'esistenza di cui si può dire tutto, fuorché che sia banale.
L'autore del libro, Emmanuel Carrère, aveva conosciuto in Francia Limonov negli anni '80, ma pur apprezzandone l'estro artistico, ne aveva detestato il pensiero politico: un mix di stalinismo e nazionalismo totalmente indigesto per un illuminista occidentale. Aveva abbandonato ogni interesse su di lui, fino a quando nel 2006, nel corso di un reportage sull'omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja, acerrima nemica di Putin, scopre che costei aveva difeso Limonov, pure lui fiero avversario della strisciante dittatura che "il nuovo zar" stava costruendo in Russia.
Carrère quindi torna ad incuriosirsi su Limonov e decide di scoprire più che può su di lui, dalla sua nascita fino ad oggi.
Ecco quindi che viene fuori una biografia non autorizzata di un uomo verso il quale non si può restare indifferenti. Leggendola, anche il lettore che non aveva mai sentito nominare il protagonista, non potrà che appassionarsi alle sue vicende. In ampi tratti proverà sentimenti di irritazione e di fastidio verso quest'uomo, tanto da giudicarlo malvagio. In altre occasioni lo ammirerà e proverà sentimenti di rispetto e considerazione, tanto da giudicarlo eroico. In ogni caso il lettore non si annoierà mai, perché le peripezie che nel bene e nel male Limonov ha vissuto e ha voluto per sé sono frutto di un spirito ribelle che non può che risultare avvincente.
Il racconto è molto ben confezionato dall'autore, che restituisce in modo molto vivido l'ambientazione, il clima, il periodo storico che va dall'epoca di Stalin fino ai giorni nostri, narrato "dal di dentro", da chi lo ha vissuto e ne porta addosso ferite e rimpianti.
Un racconto che, fra l'altro, fa capire in maniera diretta e immediatamente comprensibile com'è stata vissuta dal popolo russo la fine dell'Unione Sovietica e la nascita della Russia di oggi, con tutte le sue infinite contraddizioni.
Autore: Emmanuel Carrère
Editore: Adelphi
26 ottobre 2019
Sunfall
In un futuro molto prossimo, più plausibile di quanto la fantascienza possa inventare, la Terra è sull'orlo del collasso.
Dopo le devastazioni causate dall'uomo (aumento della temperatura globale, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, inquinamento), alle quali si tenta faticosamente di porre rimedio, il nostro pianeta soffre di un indebolimento del campo magnetico. Per qualche misterioso motivo, il nucleo della Terra non riesce più a produrre quella invisibile barriera magnetica che protegge il pianeta dalle letali radiazioni elettromagnetiche ad alta energia che continuamente vengono sprigionate dal Sole. E adesso la nostra stella sta espellendo immani fasci di massa coronale che, senza un'adeguata protezione, investiranno la Terra con una potentissima radiazione che finirà per annientare ogni forma di vita biologica terrestre.
Di fronte a questo scenario apocalittico, sarà un team di tre scienziati a cercare una soluzione che si spera in grado di risolvere l'immenso problema. Ma si dovranno scontrare, non solo con le enormi difficoltà tecniche e scientifiche del caso, ma anche con gli interessi economici e politici globali, spesso ciechi e sordi di fronte a minacce di questo tipo, e perfino con una setta di fanatici che non aspira altro che alla distruzione del genere umano e che vede nella crisi in atto il compimento dei loro deliranti desideri.
Fra cospirazioni, colpi di scena e trovate geniali, il gruppo di scienziati metterà in gioco tutto il sapere e la conoscenza scientifica per un tentativo mai osato prima, per il quale non sarà prevista una seconda occasione: o il successo, o la fine di ogni speranza.
Con un ritmo narrativo degno di un maestro dell'action-thriller, il fisico quantistico Jim Al-Khalili confeziona un romanzo nel quale viene immaginata l'evoluzione delle odierne conoscenze scientifiche e dell'attuale progresso tecnologico nel prossimo futuro, il tutto messo a confronto con un problema globale tremendamente attuale.
Un romanzo quindi che sa appassionare, ma fa anche preoccupare per gli aspetti di plausibilità che contiene.
Autore: Jim Al-Kalili
Editore: Bollati Boringhieri
Dopo le devastazioni causate dall'uomo (aumento della temperatura globale, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento dei mari, inquinamento), alle quali si tenta faticosamente di porre rimedio, il nostro pianeta soffre di un indebolimento del campo magnetico. Per qualche misterioso motivo, il nucleo della Terra non riesce più a produrre quella invisibile barriera magnetica che protegge il pianeta dalle letali radiazioni elettromagnetiche ad alta energia che continuamente vengono sprigionate dal Sole. E adesso la nostra stella sta espellendo immani fasci di massa coronale che, senza un'adeguata protezione, investiranno la Terra con una potentissima radiazione che finirà per annientare ogni forma di vita biologica terrestre.
Di fronte a questo scenario apocalittico, sarà un team di tre scienziati a cercare una soluzione che si spera in grado di risolvere l'immenso problema. Ma si dovranno scontrare, non solo con le enormi difficoltà tecniche e scientifiche del caso, ma anche con gli interessi economici e politici globali, spesso ciechi e sordi di fronte a minacce di questo tipo, e perfino con una setta di fanatici che non aspira altro che alla distruzione del genere umano e che vede nella crisi in atto il compimento dei loro deliranti desideri.
Fra cospirazioni, colpi di scena e trovate geniali, il gruppo di scienziati metterà in gioco tutto il sapere e la conoscenza scientifica per un tentativo mai osato prima, per il quale non sarà prevista una seconda occasione: o il successo, o la fine di ogni speranza.
Con un ritmo narrativo degno di un maestro dell'action-thriller, il fisico quantistico Jim Al-Khalili confeziona un romanzo nel quale viene immaginata l'evoluzione delle odierne conoscenze scientifiche e dell'attuale progresso tecnologico nel prossimo futuro, il tutto messo a confronto con un problema globale tremendamente attuale.
Un romanzo quindi che sa appassionare, ma fa anche preoccupare per gli aspetti di plausibilità che contiene.
Autore: Jim Al-Kalili
Editore: Bollati Boringhieri
12 ottobre 2019
La candidata perfetta
Una affermata psichiatra newyorkese propone a giovani donne di partecipare ad un esperimento scientifico.
Si tratta di sottoporsi ad un test su etica e morale, dove alle candidate verranno poste domande e proposte prove alle quali dovranno rispondere in piena sincerità e con totale disponibilità, in cambio di un generoso compenso.
Quando Jessica viene casualmente a conoscenza di questo annuncio, non ci pensa due volte: ha bisogno di denaro perché il suo lavoro è precario e deve aiutare la famiglia. Questa potrebbe essere una buona occasione per racimolare qualche dollaro facile.
In fin dei conti non ha problemi ad essere sincera e non ha timori nel mettere a nudo la sua personalità, che è perfettamente normale, come quella di milioni di ragazze.
Ma quando Jessica inizia a partecipare al test, di pari passo all'aumentare dei compensi, aumentano anche le "particolarità" delle prove alle quali la psichiatra le chiede di sottoporsi.
Il tutto sembra davvero finalizzato a valutare i principi etici e le categorie morali delle persone, ma il modo con cui il test procede si fa progressivamente sempre più impegnativo e a tratti inquietante.
Jessica comincia a rendersi conto che il suo coinvolgimento sta diventando eccessivo e esorbitante rispetto alle necessità di ricerca scientifica.
Ma quando se ne rende conto è troppo tardi.
Ha accettato di mettersi a nudo con la psichiatra e ormai costei la tiene in pugno.
In un escalation di tensione, in cui Jessica tenta di svincolarsi dalle "spire" sempre più opprimenti della situazione in cui si è cacciata, ma che ad ogni suo movimento diventano sempre più asfissianti, proprio come l'abbraccio mortale di un serpente, la protagonista si ritrova avviluppata in una condizione di claustrofobia esistenziale dalla quale chissà se e come potrà uscirne.
Un buon romanzo ad alta tensione psicologica, senza cali di tensione, ben scritto e che rispetta le aspettative.
Autori: Greer Hendricks e Sarah Pekkanen
Editore: Piemme
Si tratta di sottoporsi ad un test su etica e morale, dove alle candidate verranno poste domande e proposte prove alle quali dovranno rispondere in piena sincerità e con totale disponibilità, in cambio di un generoso compenso.
Quando Jessica viene casualmente a conoscenza di questo annuncio, non ci pensa due volte: ha bisogno di denaro perché il suo lavoro è precario e deve aiutare la famiglia. Questa potrebbe essere una buona occasione per racimolare qualche dollaro facile.
In fin dei conti non ha problemi ad essere sincera e non ha timori nel mettere a nudo la sua personalità, che è perfettamente normale, come quella di milioni di ragazze.
Ma quando Jessica inizia a partecipare al test, di pari passo all'aumentare dei compensi, aumentano anche le "particolarità" delle prove alle quali la psichiatra le chiede di sottoporsi.
Il tutto sembra davvero finalizzato a valutare i principi etici e le categorie morali delle persone, ma il modo con cui il test procede si fa progressivamente sempre più impegnativo e a tratti inquietante.
Jessica comincia a rendersi conto che il suo coinvolgimento sta diventando eccessivo e esorbitante rispetto alle necessità di ricerca scientifica.
Ma quando se ne rende conto è troppo tardi.
Ha accettato di mettersi a nudo con la psichiatra e ormai costei la tiene in pugno.
In un escalation di tensione, in cui Jessica tenta di svincolarsi dalle "spire" sempre più opprimenti della situazione in cui si è cacciata, ma che ad ogni suo movimento diventano sempre più asfissianti, proprio come l'abbraccio mortale di un serpente, la protagonista si ritrova avviluppata in una condizione di claustrofobia esistenziale dalla quale chissà se e come potrà uscirne.
Un buon romanzo ad alta tensione psicologica, senza cali di tensione, ben scritto e che rispetta le aspettative.
Autori: Greer Hendricks e Sarah Pekkanen
Editore: Piemme
28 settembre 2019
Documenti, prego
E' notte. Su un'autostrada del nord Italia, un'auto si ferma in un autogrill. Ne scendono tre passeggeri: sono colleghi che lavorano in una grande azienda e che hanno appena concluso un importante incontro di lavoro.
Sulla via di casa decidono di fermarsi qualche minuto per una sosta e un caffè.
Mentre sono al banco del bar, compare un tipo molto compìto e formale che, rivolto ad uno di loro, chiede molto gentilmente di esibire i documenti "per un semplice controllo".
Il passeggero non capisce bene chi sia costui né per quale motivo lo interroghi. Forse dipende da come hanno parcheggiato l'auto nell'ampio posteggio dell'autogrill?
Ma il dialogo, che parrebbe all'inizio vertere su qualcosa di irrilevante, si fa via via sempre più criptico e surreale, tanto che il protagonista (colui a cui il tipo misterioso ha chiesto i documenti) perde progressivamente la cognizione della realtà. Tutto appare talmente impossibile da sembrare ridicolo. Se non fosse tremendamente inquietante.
Il seguito è un vortice discendente verso un abisso dove dopo ogni "porta" che chiude un ciclo, invece che apparire una soluzione, si precipita in un nuovo gorgo psicologico dal quale non pare esserci via d'uscita.
Senza più distinguere il sogno dalla realtà, senza più confini tra la vita reale e il delirio di una mente distorta, il protagonista (e il lettore con lui) percorre un'esperienza straniante e inquietante, che non lascia indifferenti.
Con una abilità narrativa che fa venire in mente il "Processo" di Kafka, Andrea Vitali scrive un romanzo efficace, dove la tensione psicologica del protagonista è palpabile e presente anche nel lettore, che assiste al dispiegarsi delle spire di un meccanismo giudiziario in sé ineccepibile, efficiente e che sembra "a misura d'uomo", ma che invece si dimostra implacabile e annichilente.
Un romanzo, a tratti anche divertente (perché il confine fra dramma e farsa è fin troppo labile) che è anche una metafora sul significato della parola "giustizia", così spesso abusata in ogni contesto da costringerci ad interrogarci sul suo senso più profondo.
Autore: Andrea Vitali
Editore: Einaudi
Sulla via di casa decidono di fermarsi qualche minuto per una sosta e un caffè.
Mentre sono al banco del bar, compare un tipo molto compìto e formale che, rivolto ad uno di loro, chiede molto gentilmente di esibire i documenti "per un semplice controllo".
Il passeggero non capisce bene chi sia costui né per quale motivo lo interroghi. Forse dipende da come hanno parcheggiato l'auto nell'ampio posteggio dell'autogrill?
Ma il dialogo, che parrebbe all'inizio vertere su qualcosa di irrilevante, si fa via via sempre più criptico e surreale, tanto che il protagonista (colui a cui il tipo misterioso ha chiesto i documenti) perde progressivamente la cognizione della realtà. Tutto appare talmente impossibile da sembrare ridicolo. Se non fosse tremendamente inquietante.
Il seguito è un vortice discendente verso un abisso dove dopo ogni "porta" che chiude un ciclo, invece che apparire una soluzione, si precipita in un nuovo gorgo psicologico dal quale non pare esserci via d'uscita.
Senza più distinguere il sogno dalla realtà, senza più confini tra la vita reale e il delirio di una mente distorta, il protagonista (e il lettore con lui) percorre un'esperienza straniante e inquietante, che non lascia indifferenti.
Con una abilità narrativa che fa venire in mente il "Processo" di Kafka, Andrea Vitali scrive un romanzo efficace, dove la tensione psicologica del protagonista è palpabile e presente anche nel lettore, che assiste al dispiegarsi delle spire di un meccanismo giudiziario in sé ineccepibile, efficiente e che sembra "a misura d'uomo", ma che invece si dimostra implacabile e annichilente.
Un romanzo, a tratti anche divertente (perché il confine fra dramma e farsa è fin troppo labile) che è anche una metafora sul significato della parola "giustizia", così spesso abusata in ogni contesto da costringerci ad interrogarci sul suo senso più profondo.
Autore: Andrea Vitali
Editore: Einaudi
14 settembre 2019
Quel fascista di Pansa
Quando nel 2003 uscì nelle librerie "Il sangue dei vinti", nemmeno il suo autore si immaginava che avrebbe riscosso un così grande successo di vendite. E che allo stesso tempo, avrebbe sollevato un vero e proprio polverone, innescando anche reazioni viscerali da una parte e dall'altra.
Com'è noto, l'argomento era fra i più ostici per un intellettuale "di sinistra": raccontare i delitti e le nefandezze dei partigiani contro i "repubblichini" di Salò dopo il 25 aprile, cioè quando l'Italia era già stata liberata e non c'era più ragione di proseguire una guerra civile che, invece, di fatto continuò con una serie di vendette e di "regolamenti di conti" senza onore.
Oggi Giampaolo Pansa ripercorre quella storia, sia ricordando la nascita del suo libro più famoso, sia pubblicando tutta una serie di testimonianze che in questi quindici anni ha ricevuto, dopo la pubblicazione de "Il sangue dei vinti". Alcune che esprimono apprezzamento per il suo lavoro intellettualmente onesto e rigoroso; altre che invece lo disprezzano per aver osato mettere gravemente in discussione il primato morale della Resistenza, valore assoluto da non contestare, né sottoporre a critica.
In realtà, a parte le posizioni aprioristiche emerse in questi anni, da una parte e dall'altra, alcune delle quali francamente ridicole per la loro strumentalità, ciò che colpisce sono le lettere che Pansa ha ricevuto, e che in questo libro vengono pubblicate, da parte di persone che non sono "ideologi" di professione, ma che vivono la loro vita nel silenzio e nel lavoro quotidiano ma che conservano nella memoria ricordi familiari di cui hanno trovato riscontro nelle pagine de "Il sangue dei vinti".
Persone che senza nessuna appariscenza e senza nessuna propaganda, hanno mantenuto dentro di sé ricordi dolorosi vissuti in prima persona e che hanno voluto testimoniare all'autore la loro verità che per molti aspetti si sovrappone e coincide con quella raccontata da Pansa.
Al di là degli schieramenti e delle appartenenze, si tratta di un riconoscimento sul lavoro intellettualmente onesto e scevro da pregiudizi compiuto dall'autore e che, sol per questo, merita grande rispetto.
Autore Giampaolo Pansa
Editore Rizzoli
Com'è noto, l'argomento era fra i più ostici per un intellettuale "di sinistra": raccontare i delitti e le nefandezze dei partigiani contro i "repubblichini" di Salò dopo il 25 aprile, cioè quando l'Italia era già stata liberata e non c'era più ragione di proseguire una guerra civile che, invece, di fatto continuò con una serie di vendette e di "regolamenti di conti" senza onore.
Oggi Giampaolo Pansa ripercorre quella storia, sia ricordando la nascita del suo libro più famoso, sia pubblicando tutta una serie di testimonianze che in questi quindici anni ha ricevuto, dopo la pubblicazione de "Il sangue dei vinti". Alcune che esprimono apprezzamento per il suo lavoro intellettualmente onesto e rigoroso; altre che invece lo disprezzano per aver osato mettere gravemente in discussione il primato morale della Resistenza, valore assoluto da non contestare, né sottoporre a critica.
In realtà, a parte le posizioni aprioristiche emerse in questi anni, da una parte e dall'altra, alcune delle quali francamente ridicole per la loro strumentalità, ciò che colpisce sono le lettere che Pansa ha ricevuto, e che in questo libro vengono pubblicate, da parte di persone che non sono "ideologi" di professione, ma che vivono la loro vita nel silenzio e nel lavoro quotidiano ma che conservano nella memoria ricordi familiari di cui hanno trovato riscontro nelle pagine de "Il sangue dei vinti".
Persone che senza nessuna appariscenza e senza nessuna propaganda, hanno mantenuto dentro di sé ricordi dolorosi vissuti in prima persona e che hanno voluto testimoniare all'autore la loro verità che per molti aspetti si sovrappone e coincide con quella raccontata da Pansa.
Al di là degli schieramenti e delle appartenenze, si tratta di un riconoscimento sul lavoro intellettualmente onesto e scevro da pregiudizi compiuto dall'autore e che, sol per questo, merita grande rispetto.
Autore Giampaolo Pansa
Editore Rizzoli
31 agosto 2019
Tutti primi sul traguardo del mio cuore
Il Giro d'Italia è l'evento sportivo che ha più storia e suscita più coinvolgimento emotivo ed entusiasmo di qualunque altra manifestazione in Italia, tanto da essere un vero e proprio evento collettivo di valore sociale.
Il suo percorso che oramai da più di cento anni attraversa in lungo e in largo la nostra Penisola, andando incontro alla gente di ogni città e di ogni paesino, viene seguito da migliaia di appassionati e anche da chi non considera il ciclismo il primo interesse della sua vita, ma, quando c'è il Giro, viene contagiato dalla sua incontenibile passione.
Negli anni, soprattutto quelli eroici del Novecento, le cronache delle tappe hanno rappresentato un aspetto del tutto particolare di "letteratura" perché non si trattava solo di un resoconto giornalistico di come era andata la tappa del giorno, non si trattava solo del commento tecnico ad un evento sportivo, ma diventava il racconto di un clima, di un'atmosfera, di un'emozione, di uno spaccato del nostro Paese. Perché il Giro d'Italia, con tutto il corredo di umori ed emozioni che fa emergere, ci descrive molto bene: fa capire cos'è l'Italia e, soprattutto, chi sono gli Italiani.
Scrittori del calibro di Dino Buzzati, Pier Paolo Pasolini, Indro Montanelli, Curzio Malaparte hanno lasciato scritti memorabili di commento al Giro d'Italia e alle sue tappe e con la loro meravigliosa capacità narrativa ci hanno fatto capire quanto sia bello questo rito collettivo del Giro, quanto sia faticoso e difficile per i corridori e quanto sia necessario per un popolo avere degli "eroi" su due ruote in grado, per le tre settimane della gara, di riaccendere il senso epico di sfidare i propri limiti.
Anche Fabio Genovesi ha avuto l'onore di raccontare, tappa dopo tappa, il Giro del 2013, partecipando in prima persona all'evento e diventando egli stesso uno dei tanti protagonisti di quella pazzesca ed entusiasmante carovana rosa, che tanto colore porta nel nostro Paese ogni mese di maggio.
Con il suo tono sempre brillante e schietto e senza pretendere di competere con i "mostri sacri" della nostra letteratura citati sopra, Fabio Genovesi ci racconta la sua esperienza, ci descrive le sue emozioni, le sue delusioni, le sue gioie e anche le sue "fatiche" (non paragonabili a quelle dei corridori, ma ugualmente sfiancanti!), dando voce a ciò che ogni italiano che segue il Giro vive in prima persona, anche solo guardando in diretta le immagini in tv.
Il libro, ripubblicato adesso in edizione rivista e corretta, è dunque una appassionata testimonianza e soprattutto un atto d'amore per un evento unico che non ha uguali al mondo com'è il Giro d'Italia.
Perché va bene che il Tour è più importante, ma il Giro è più bello!
Autore: Fabio Genovesi
Editore: Solferino
Autore: Fabio Genovesi
Editore: Solferino
17 agosto 2019
Il torto di essere vittime
Lorenzo Guarnieri aveva solo 17 anni quando, nel giugno del 2010, mentre in motorino stava tranquillamente tornando a casa, uno scellerato che aveva bevuto il triplo del consentito e si era fumato diverse canne lo travolse in strada, uccidendolo sul colpo.
Uno dei tanti, dei troppi "incidenti" stradali che in un attimo hanno la capacità di spezzare una vita, gettando la famiglia della vittima nella disperazione e nell'angoscia più profonda.
I genitori di Lorenzo hanno sperimentato sulla propria pelle questo immenso dolore, forse il più lancinante e inaccettabile che possa capitare ad una persona: la perdita del proprio figlio. A questa tragedia avrebbero potuto reagire in diversi modi: con la chiusura in sé stessi, con l'odio e il rancore, con la rivendicazione, con l'auto-annietamento.
Ma Stefano e Stefania Guarnieri hanno scelto un modo diverso di reagire: hanno voluto dare uno scopo e un senso al loro dolore.
Hanno creato un'Associazione per sostenere, affiancare e tutelare le famiglie che hanno vissuto drammi analoghi nella loro vita e si sono fatti parte attiva per smuovere le coscienze collettive nei confronti degli "incidenti" stradali. Che non sono affatto "incidenti" ma veri e propri reati e come tali vanno trattati, sia dal punto di vista della prevenzione che della repressione.
Il loro impegno è stato talmente infaticabile che le coscienze si sono mosse davvero: dopo un lungo iter di iniziativa popolare, il 23 marzo 2016 il Parlamento Italiano ha approvato la legge sull'omicidio stradale. Un enorme cambiamento di paradigma che finalmente è anche un atto di civiltà.
Ma molto c'è ancora da fare, soprattutto per quanto riguarda la considerazione e la protezione delle vittime delle violenze stradali. Sì perché nel nostro sistema giudiziario la vittima non ha voce, non ha ruolo. Semplicemente non esiste.
Questo libro racconta, infatti, le incredibili vicissitudini che si sono trovati a vivere i genitori di Lorenzo nei loro rapporti con le Istituzioni dello Stato, che (in teoria) avrebbero dovuto proteggerli: burocrazia, freddezza e perfino diffidenza nei loro confronti sono stati gli atteggiamenti più frequenti, tanto inspiegabili, quanto drammaticamente veri.
Stefano e Stefania, che fino ad allora non avevano mai frequentato le aule di giustizia, i periti assicurativi e i medici legali, si sono trovati catapultati in un sistema a tratti assurdo e kafkiano, che li ha fatti sentire colpevolmente d'impaccio: elementi estranei in un sistema che invece avrebbe dovuto perlomeno tenerli in considerazione.
Ecco quindi un nuovo "fronte" su cui smuovere le coscienze: dare dignità alle vittime e ai loro familiari, dare loro voce e ruolo e sollecitare le Istituzioni perché si prendano cura dei loro cittadini, soprattutto quando si trovano in condizioni di estrema debolezza e fragilità. Questo lo scopo del libro, il cui ricavato sarà utilizzato dall'Associazione per finanziare le azioni di sensibilizzazione a tutela delle vittime della violenza stradale.
Un libro che si legge in due ore ma che è talmente denso da rimanere a lungo nel cuore e nel cervello. Un libro di educazione civica che, anche solo per questo, deve essere letto.
Autore: Stefano Guarnieri
Editore: Giunti
Uno dei tanti, dei troppi "incidenti" stradali che in un attimo hanno la capacità di spezzare una vita, gettando la famiglia della vittima nella disperazione e nell'angoscia più profonda.
I genitori di Lorenzo hanno sperimentato sulla propria pelle questo immenso dolore, forse il più lancinante e inaccettabile che possa capitare ad una persona: la perdita del proprio figlio. A questa tragedia avrebbero potuto reagire in diversi modi: con la chiusura in sé stessi, con l'odio e il rancore, con la rivendicazione, con l'auto-annietamento.
Ma Stefano e Stefania Guarnieri hanno scelto un modo diverso di reagire: hanno voluto dare uno scopo e un senso al loro dolore.
Hanno creato un'Associazione per sostenere, affiancare e tutelare le famiglie che hanno vissuto drammi analoghi nella loro vita e si sono fatti parte attiva per smuovere le coscienze collettive nei confronti degli "incidenti" stradali. Che non sono affatto "incidenti" ma veri e propri reati e come tali vanno trattati, sia dal punto di vista della prevenzione che della repressione.
Il loro impegno è stato talmente infaticabile che le coscienze si sono mosse davvero: dopo un lungo iter di iniziativa popolare, il 23 marzo 2016 il Parlamento Italiano ha approvato la legge sull'omicidio stradale. Un enorme cambiamento di paradigma che finalmente è anche un atto di civiltà.
Ma molto c'è ancora da fare, soprattutto per quanto riguarda la considerazione e la protezione delle vittime delle violenze stradali. Sì perché nel nostro sistema giudiziario la vittima non ha voce, non ha ruolo. Semplicemente non esiste.
Questo libro racconta, infatti, le incredibili vicissitudini che si sono trovati a vivere i genitori di Lorenzo nei loro rapporti con le Istituzioni dello Stato, che (in teoria) avrebbero dovuto proteggerli: burocrazia, freddezza e perfino diffidenza nei loro confronti sono stati gli atteggiamenti più frequenti, tanto inspiegabili, quanto drammaticamente veri.
Stefano e Stefania, che fino ad allora non avevano mai frequentato le aule di giustizia, i periti assicurativi e i medici legali, si sono trovati catapultati in un sistema a tratti assurdo e kafkiano, che li ha fatti sentire colpevolmente d'impaccio: elementi estranei in un sistema che invece avrebbe dovuto perlomeno tenerli in considerazione.
Ecco quindi un nuovo "fronte" su cui smuovere le coscienze: dare dignità alle vittime e ai loro familiari, dare loro voce e ruolo e sollecitare le Istituzioni perché si prendano cura dei loro cittadini, soprattutto quando si trovano in condizioni di estrema debolezza e fragilità. Questo lo scopo del libro, il cui ricavato sarà utilizzato dall'Associazione per finanziare le azioni di sensibilizzazione a tutela delle vittime della violenza stradale.
Un libro che si legge in due ore ma che è talmente denso da rimanere a lungo nel cuore e nel cervello. Un libro di educazione civica che, anche solo per questo, deve essere letto.
Autore: Stefano Guarnieri
Editore: Giunti
03 agosto 2019
Il guardiano della collina dei ciliegi
Shizo Kanakuri è stato il primo atleta del Giappone a partecipare alle Olimpiadi. Per la precisione a quelle di Stoccolma del 1912. La sua specialità era la maratona in cui aveva fatto registrare un tempo di livello internazionale e in lui riposero le speranze Jigoro Kano, fondatore del Judo e figura autorevolissima in Giappone in fatto di sport, e addirittura l'Imperatore del Giappone, desideroso di accreditare il suo Paese presso il mondo occidentale anche tramite i Giochi Olimpici.
L'esperienza di Shizo Kanakuri alla maratona di Stoccolma fu misteriosa e particolarissima: dopo gran parte della gara corsa a ottimi livelli, a circa sette chilometri dal traguardo, forse vinto dalla fatica, sparì nel nulla, dandosi alla fuga. Qualche anno dopo rientrò clandestinamente in Giappone, ma le notizie certe sono quasi inesistenti, come sui motivi della sua "fuga" e tutta la sua vita è rimasta avvolta da un alone di mistero. Si sa solo che nel 1967 fu invitato nuovamente a Stoccolma per concludere i sette chilometri mancanti e terminare la sua maratona con l'incredibile tempo di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi, realmente registrato negli annali del Comitato Olimpico Internazionale.
Franco Faggiani prende spunto da questo singolare episodio sportivo, poco noto al grande pubblico, e crea un romanzo in cui riempie, con la fantasia del romanziere, gli inevitabili vuoti degli accadimenti reali, per costruire un racconto in grado di dare senso a questa vicenda non solo sportiva ma anche umana davvero unica.
Ecco quindi che piano piano il profilo di Shizo Kanakuri si delinea in un intreccio di pensieri, sentimenti, passioni, idee che danno forma al personaggio fino a farlo diventare pienamente vero e credibile: un uomo caricato di responsabilità forse eccessive per le sue forze fisiche e morali che, sentitosi sopraffatto, cercò vie di fuga anche estreme per riconquistare la serenità interiore, fare i conti con il passato e accettare il suo destino con animo pacificato.
Faggiani è molto abile nell'intessere il profilo del personaggio secondo l'etica giapponese: un ferreo senso del dovere e dell'onore (che non ammette tradimenti e cedimenti) congiunto ad una attenzione quasi rituale e perfino mistica a tutte le cose della vita, anche le più piccole. Ecco quindi che la sua pace Shizo Kanakuri la potrà trovare in quel magico bosco di ciliegi in cui vivrà tanto tempo in eremitica e poetica solitudine, con la compagnia degli alberi, dei monti, degli animali e delle stagioni, portando a compimento il senso della propria esistenza e riconciliandosi con sé stesso e con il mondo.
Anche da un grande fallimento si può rinascere, perché (proprio come insegnava Jigoro Kano) non conta quante volte si cade, ma quante volte ci si rialza. Perché in ogni vita vissuta, anche la più strana e in ogni persona, anche la più singolare, alla fine un senso e uno scopo, a volerlo trovare, c'è.
Autore: Franco Faggiani
Editore: Fazi
L'esperienza di Shizo Kanakuri alla maratona di Stoccolma fu misteriosa e particolarissima: dopo gran parte della gara corsa a ottimi livelli, a circa sette chilometri dal traguardo, forse vinto dalla fatica, sparì nel nulla, dandosi alla fuga. Qualche anno dopo rientrò clandestinamente in Giappone, ma le notizie certe sono quasi inesistenti, come sui motivi della sua "fuga" e tutta la sua vita è rimasta avvolta da un alone di mistero. Si sa solo che nel 1967 fu invitato nuovamente a Stoccolma per concludere i sette chilometri mancanti e terminare la sua maratona con l'incredibile tempo di 54 anni, 8 mesi, 6 giorni, 5 ore, 32 minuti e 20 secondi, realmente registrato negli annali del Comitato Olimpico Internazionale.
Franco Faggiani prende spunto da questo singolare episodio sportivo, poco noto al grande pubblico, e crea un romanzo in cui riempie, con la fantasia del romanziere, gli inevitabili vuoti degli accadimenti reali, per costruire un racconto in grado di dare senso a questa vicenda non solo sportiva ma anche umana davvero unica.
Ecco quindi che piano piano il profilo di Shizo Kanakuri si delinea in un intreccio di pensieri, sentimenti, passioni, idee che danno forma al personaggio fino a farlo diventare pienamente vero e credibile: un uomo caricato di responsabilità forse eccessive per le sue forze fisiche e morali che, sentitosi sopraffatto, cercò vie di fuga anche estreme per riconquistare la serenità interiore, fare i conti con il passato e accettare il suo destino con animo pacificato.
Faggiani è molto abile nell'intessere il profilo del personaggio secondo l'etica giapponese: un ferreo senso del dovere e dell'onore (che non ammette tradimenti e cedimenti) congiunto ad una attenzione quasi rituale e perfino mistica a tutte le cose della vita, anche le più piccole. Ecco quindi che la sua pace Shizo Kanakuri la potrà trovare in quel magico bosco di ciliegi in cui vivrà tanto tempo in eremitica e poetica solitudine, con la compagnia degli alberi, dei monti, degli animali e delle stagioni, portando a compimento il senso della propria esistenza e riconciliandosi con sé stesso e con il mondo.
Anche da un grande fallimento si può rinascere, perché (proprio come insegnava Jigoro Kano) non conta quante volte si cade, ma quante volte ci si rialza. Perché in ogni vita vissuta, anche la più strana e in ogni persona, anche la più singolare, alla fine un senso e uno scopo, a volerlo trovare, c'è.
Autore: Franco Faggiani
Editore: Fazi
20 luglio 2019
Alla luce di quello che sappiamo
Una mattina, un consulente finanziario sull'orlo di una crisi familiare e lavorativa, apre la porta della sua casa di Londra ad un visitatore inaspettato: un suo vecchio compagno di studi, che non vedeva da molto tempo e che gli si ripresenta improvvisamente e senza invito.
Zafar (questo il nome dell'ospite) ha studiato matematica ad Oxford e anche lui, come il narratore (di cui non si conosce il nome) ha lavorato nel settore finanziario. Entrambi provengono dall'ex impero britannico: Zafar dal Bangladesh e il narratore dal Pakistan e hanno studiato insieme, ma mentre il primo ha un background modesto e non si trova a suo agio nella "way of life" occidentale, il narratore sembra ben più incardinato nella logica di pensiero britannica.
Ma questa dicotomia è solo il primo spunto di una storia che è una somma di storie. Zafar, infatti, si presenta improvvisamente dal suo vecchio amico (o forse, dal suo vecchio conoscente) solo per raccontare.
Il suo racconto è il nocciolo del romanzo e occupa praticamente tutte le circa 600 pagine del libro. E' impossibile riassumerlo, perché è un intreccio di narrazioni che passano dalla vita privata (gli amori, le gioie familiari, le delusioni e le speranze disilluse) a riflessioni politiche e sociali (gli interessi occidentali in Afghanistan, il neo-colonialismo britannico, gli interessi economici), da considerazioni su aspetti intimi dell'esistenza, a interrogativi sul vero senso della vita (se mai c'è n'è uno).
Il tutto viene reso dall'autore con una scrittura volutamente caotica e magmatica. I racconti di Zafar si intrecciano fra loro e spesso il filo si interrompe per poi ritrovarsi pagine dopo, inframmezzato da altri racconti che a loro volta si interrompono e si riprendono, come in un labirinto. A ciò si aggiunge che spesso è difficile capire se colui che racconta è Zafar oppure se stiamo leggendo le riflessioni del narratore perché anche lo stacco fra chi parla e chi ascolta è evanescente, tanto da far sembrare che i due protagonisti del romanzo siano in realtà uno solo (o due aspetti dello stesso pensiero).
E' evidente, quindi, che il romanzo è impegnativo, ma se non ci si lascia scoraggiare, con l'avanzare delle pagine diventa appassionante e immersivo, anche perché spazia su molti ambiti del pensiero (la politica internazionale, la filosofia, l'amore, la scienza), ognuno dei quali decisivo e, allo stesso tempo, inadatto da solo a spiegare il mondo.
Su tutto sembra aleggiare il famoso Teorema dell'Incompletezza di Godel, secondo il quale nessun insieme composto da affermazioni vere può dimostrare la veridicità dei suoi assiomi. E il senso del romanzo sembra essere proprio questo: il Teorema non vale solo per la matematica, ma anche per la vita.
Autore: Zia Haider Rahman
Editore: La Nave di Teseo
Zafar (questo il nome dell'ospite) ha studiato matematica ad Oxford e anche lui, come il narratore (di cui non si conosce il nome) ha lavorato nel settore finanziario. Entrambi provengono dall'ex impero britannico: Zafar dal Bangladesh e il narratore dal Pakistan e hanno studiato insieme, ma mentre il primo ha un background modesto e non si trova a suo agio nella "way of life" occidentale, il narratore sembra ben più incardinato nella logica di pensiero britannica.
Ma questa dicotomia è solo il primo spunto di una storia che è una somma di storie. Zafar, infatti, si presenta improvvisamente dal suo vecchio amico (o forse, dal suo vecchio conoscente) solo per raccontare.
Il suo racconto è il nocciolo del romanzo e occupa praticamente tutte le circa 600 pagine del libro. E' impossibile riassumerlo, perché è un intreccio di narrazioni che passano dalla vita privata (gli amori, le gioie familiari, le delusioni e le speranze disilluse) a riflessioni politiche e sociali (gli interessi occidentali in Afghanistan, il neo-colonialismo britannico, gli interessi economici), da considerazioni su aspetti intimi dell'esistenza, a interrogativi sul vero senso della vita (se mai c'è n'è uno).
Il tutto viene reso dall'autore con una scrittura volutamente caotica e magmatica. I racconti di Zafar si intrecciano fra loro e spesso il filo si interrompe per poi ritrovarsi pagine dopo, inframmezzato da altri racconti che a loro volta si interrompono e si riprendono, come in un labirinto. A ciò si aggiunge che spesso è difficile capire se colui che racconta è Zafar oppure se stiamo leggendo le riflessioni del narratore perché anche lo stacco fra chi parla e chi ascolta è evanescente, tanto da far sembrare che i due protagonisti del romanzo siano in realtà uno solo (o due aspetti dello stesso pensiero).
E' evidente, quindi, che il romanzo è impegnativo, ma se non ci si lascia scoraggiare, con l'avanzare delle pagine diventa appassionante e immersivo, anche perché spazia su molti ambiti del pensiero (la politica internazionale, la filosofia, l'amore, la scienza), ognuno dei quali decisivo e, allo stesso tempo, inadatto da solo a spiegare il mondo.
Su tutto sembra aleggiare il famoso Teorema dell'Incompletezza di Godel, secondo il quale nessun insieme composto da affermazioni vere può dimostrare la veridicità dei suoi assiomi. E il senso del romanzo sembra essere proprio questo: il Teorema non vale solo per la matematica, ma anche per la vita.
Autore: Zia Haider Rahman
Editore: La Nave di Teseo
06 luglio 2019
M. Il figlio del secolo
Questo libro è un romanzo che, allo stesso tempo, è un saggio storico. Perché ogni capitolo è la narrazione di eventi assolutamente veri, che l'autore racconta arricchendoli di quel pathos e di quella vena di credibilità che spesso i documenti ufficiali non hanno, ma che invece traspaiono chiari in chi li sappia leggere e, soprattutto, raccontare.
Ecco quindi l'abilità di Antonio Scurati: attingere da fonti storiche oggettive e restituire un'epoca, un clima, un ambiente, una mentalità, un sentimento. Ogni capitolo, infatti, si conclude con la "bibliografia", ossia la citazione dei documenti storici che hanno ispirato il capitolo stesso.
Protagonista assoluto, lui, l'emme maiuscola del titolo, ossia Mussolini, qui forse per la prima volta tratteggiato in un modo che non si era mai visto prima. Prendendo come spunto non solo la sua immagine pubblica, i suoi pensieri pubblicati su "Il popolo d'Italia" e le sue azioni così tanto studiate ed esaminate dagli storici, ma anche la sua corrispondenza privata, i rapporti segreti, le direttive riservate, le testimonianze inedite, i piccoli e finanche i piccolissimi fatti della sua vita, capaci però di far immergere il lettore in un quadro talmente vero da sembrare incredibile.
Infatti ciò che emerge è qualcosa che se non fosse drammaticamente vero, potrebbe sembrare il plot di un film di azione, decisamente inquietante ma proprio per questo appassionante. Ed è proprio qui uno dei principali pregi del libro: senza minimamente cadere nella tentazione di dare giudizi politici e nemmeno storici, l'autore dà corpo ai fatti, espone chiaramente le vicende e i protagonisti. E' poi il lettore che annusa, pagina dopo pagina, l'odore acre e amaro dell'epoca e non può non tracciare preoccupanti parallelismi con la storia italiana di oggi.
Il periodo raccontato è quello che va dalla fondazione dei Fasci di Combattimento (1919) fino al famoso discorso in Parlamento sul delitto Matteotti (1925). L'epoca è una delle più devastanti della storia italiana, dalla fine della Prima Guerra Mondiale (la cosiddetta "vittoria mutilata"), alla crisi irreversibile dei governi liberali fino alla fulminea ascesa del Fascismo, capace di passare in pochissimi anni da uno sparuto movimento insurrezionale ad un partito di massa in grado di conquistare, con la violenza e con la persuasione, la maggioranza del Paese.
I personaggi che si alternano nelle vicende raccontate, appaiono in tutta la loro più credibile realtà: da Italo Balbo a Roberto Farinacci, da Filippo Tommaso Marinetti a Gabriele D'Annunzio, da Dino Grandi a Emilio De Bono, da Giacomo Matteotti a Filippo Turati, da Vittorio Emanuele III a Margherita Sarfatti, tutti protagonisti di un'epoca storica segnata a sangue e a fuoco da un uomo più protagonista di tutti: Benito Mussolini.
Un libro, quindi, che non è un passatempo; anzi è un esercizio intellettuale e culturale, a tratti faticoso per le riflessioni che costringe a fare, ma proprio per questo estremamente utile.
Autore Antonio Scurati
Editore Bompiani
Ecco quindi l'abilità di Antonio Scurati: attingere da fonti storiche oggettive e restituire un'epoca, un clima, un ambiente, una mentalità, un sentimento. Ogni capitolo, infatti, si conclude con la "bibliografia", ossia la citazione dei documenti storici che hanno ispirato il capitolo stesso.
Protagonista assoluto, lui, l'emme maiuscola del titolo, ossia Mussolini, qui forse per la prima volta tratteggiato in un modo che non si era mai visto prima. Prendendo come spunto non solo la sua immagine pubblica, i suoi pensieri pubblicati su "Il popolo d'Italia" e le sue azioni così tanto studiate ed esaminate dagli storici, ma anche la sua corrispondenza privata, i rapporti segreti, le direttive riservate, le testimonianze inedite, i piccoli e finanche i piccolissimi fatti della sua vita, capaci però di far immergere il lettore in un quadro talmente vero da sembrare incredibile.
Infatti ciò che emerge è qualcosa che se non fosse drammaticamente vero, potrebbe sembrare il plot di un film di azione, decisamente inquietante ma proprio per questo appassionante. Ed è proprio qui uno dei principali pregi del libro: senza minimamente cadere nella tentazione di dare giudizi politici e nemmeno storici, l'autore dà corpo ai fatti, espone chiaramente le vicende e i protagonisti. E' poi il lettore che annusa, pagina dopo pagina, l'odore acre e amaro dell'epoca e non può non tracciare preoccupanti parallelismi con la storia italiana di oggi.
Il periodo raccontato è quello che va dalla fondazione dei Fasci di Combattimento (1919) fino al famoso discorso in Parlamento sul delitto Matteotti (1925). L'epoca è una delle più devastanti della storia italiana, dalla fine della Prima Guerra Mondiale (la cosiddetta "vittoria mutilata"), alla crisi irreversibile dei governi liberali fino alla fulminea ascesa del Fascismo, capace di passare in pochissimi anni da uno sparuto movimento insurrezionale ad un partito di massa in grado di conquistare, con la violenza e con la persuasione, la maggioranza del Paese.
I personaggi che si alternano nelle vicende raccontate, appaiono in tutta la loro più credibile realtà: da Italo Balbo a Roberto Farinacci, da Filippo Tommaso Marinetti a Gabriele D'Annunzio, da Dino Grandi a Emilio De Bono, da Giacomo Matteotti a Filippo Turati, da Vittorio Emanuele III a Margherita Sarfatti, tutti protagonisti di un'epoca storica segnata a sangue e a fuoco da un uomo più protagonista di tutti: Benito Mussolini.
Un libro, quindi, che non è un passatempo; anzi è un esercizio intellettuale e culturale, a tratti faticoso per le riflessioni che costringe a fare, ma proprio per questo estremamente utile.
Autore Antonio Scurati
Editore Bompiani
22 giugno 2019
Proletkult
Torna il collettivo di scrittori bolognesi che si firma con lo pseudonimo "Wu Ming", per un'opera di ambientazione storica che ancora una volta ha per contesto una Rivoluzione.
Se in "Q" la Rivoluzione era quella del Cinquecento, sull'onda della Riforma Protestante e dei conflitti fra Cattolici e Luterani e fra Protestanti tra loro, e nell'"Armata dei Sonnambuli" la scena era quella della Rivoluzione per antonomasia, cioè la Francese, adesso l'ambientazione è un'altra Rivoluzione epocale, che ha segnato i destini del mondo: la Rivoluzione Russa.
Per la precisione, la scena si svolge nel 1927, in prossimità con la celebrazione del primo decennale della Rivoluzione, dove Stalin sta per tracciare il solco definitivo fra amici e nemici all'interno del Partito Comunista Sovietico, in vista della sua personale dittatura.
Ma questa ambientazione è solo lo spunto per ripercorrere con numerosi flashback la storia della Rivoluzione Russa e anche della Prima Guerra Mondiale, anche se non si tratta certo di un saggio storico, ma gli eventi vengono raccontati "in presa diretta" da chi personalmente li ha vissuti e quindi con il taglio del racconto che risente delle opinioni personali, delle aspettative e delle idee del narratore di turno. Il che serve a far emergere con rara schiettezza la struttura mentale e il modo di pensare dei rivoluzionari comunisti, davvero sorprendente e affascinante.
Ecco quindi che il romanzo si sviluppa in 3 parti, ciascuna di 11 capitoli, per un totale di 333 pagine, con una struttura anche narrativa talmente "scientifica" da rappresentare alla perfezione l'idea alla base del Socialismo Sovietico: la creazione di un uomo nuovo, dove scienza e letteratura fossero unite in una sintesi razionale perfettamente univoca e simbiotica, capace di rendere possibile l'impossibile: far sì che Libertà e Collettivismo fossero sinonimi.
C'è un pianeta esterno al Sistema Solare dove un razza di esseri intelligenti è riuscita a realizzare tutto questo. Ciò che nel romanzo del 1908 "Stella Rossa" di Bogdanov era solo una ipotesi di fantascienza, sembra che invece sia reale. E' davvero così? Ma soprattutto: è possibile che ciò accada sulla Terra? Riuscirà la Rivoluzione Russa a conquistare il mondo fino alla sua definitiva realizzazione? Gli umani sapranno evolversi verso la perfezione Socialista?
Una particolarità del romanzo altamente stimolante (come in tutti i romanzi del collettivo Wu Ming) è di appoggiarsi a personaggi assolutamente reali, come Aleksandr Molinovskij, più noto con lo pseudonimo di Bogdanov, rivoluzionario della prima ora, ma anche scienziato, medico e autore proprio del romanzo "Stella Rossa", nel quale la "fantascienza" non era un esercizio di svago, ma più profondamente l'espressione della tensione verso il futuro che animava i rivoluzionari russi. C'è molto che fa riflettere, in tutto questo, anche nel mondo globalizzato e senza ideali di oggi.
Ancora una volta un romanzo assolutamente da non perdere. Anche se forse non raggiunge le vette di bellezza assoluta dei primi due citati in apertura, "Proletkult" permette di guardare con un occhio nuovo e una prospettiva nuova alla Rivoluzione Russa e al credo Socialista. E si può esser certi che non è un esercizio inutile: anzi, al giorno d'oggi, probabilmente è uno degli esercizi intellettuali più necessari da fare.
Perché "un romanzo che non aiuta a capire meglio l'uomo, non è un buon romanzo". E questo è un buon romanzo.
Autore: Wu Ming
Editore: Einaudi
Se in "Q" la Rivoluzione era quella del Cinquecento, sull'onda della Riforma Protestante e dei conflitti fra Cattolici e Luterani e fra Protestanti tra loro, e nell'"Armata dei Sonnambuli" la scena era quella della Rivoluzione per antonomasia, cioè la Francese, adesso l'ambientazione è un'altra Rivoluzione epocale, che ha segnato i destini del mondo: la Rivoluzione Russa.
Per la precisione, la scena si svolge nel 1927, in prossimità con la celebrazione del primo decennale della Rivoluzione, dove Stalin sta per tracciare il solco definitivo fra amici e nemici all'interno del Partito Comunista Sovietico, in vista della sua personale dittatura.
Ma questa ambientazione è solo lo spunto per ripercorrere con numerosi flashback la storia della Rivoluzione Russa e anche della Prima Guerra Mondiale, anche se non si tratta certo di un saggio storico, ma gli eventi vengono raccontati "in presa diretta" da chi personalmente li ha vissuti e quindi con il taglio del racconto che risente delle opinioni personali, delle aspettative e delle idee del narratore di turno. Il che serve a far emergere con rara schiettezza la struttura mentale e il modo di pensare dei rivoluzionari comunisti, davvero sorprendente e affascinante.
Ecco quindi che il romanzo si sviluppa in 3 parti, ciascuna di 11 capitoli, per un totale di 333 pagine, con una struttura anche narrativa talmente "scientifica" da rappresentare alla perfezione l'idea alla base del Socialismo Sovietico: la creazione di un uomo nuovo, dove scienza e letteratura fossero unite in una sintesi razionale perfettamente univoca e simbiotica, capace di rendere possibile l'impossibile: far sì che Libertà e Collettivismo fossero sinonimi.
C'è un pianeta esterno al Sistema Solare dove un razza di esseri intelligenti è riuscita a realizzare tutto questo. Ciò che nel romanzo del 1908 "Stella Rossa" di Bogdanov era solo una ipotesi di fantascienza, sembra che invece sia reale. E' davvero così? Ma soprattutto: è possibile che ciò accada sulla Terra? Riuscirà la Rivoluzione Russa a conquistare il mondo fino alla sua definitiva realizzazione? Gli umani sapranno evolversi verso la perfezione Socialista?
Una particolarità del romanzo altamente stimolante (come in tutti i romanzi del collettivo Wu Ming) è di appoggiarsi a personaggi assolutamente reali, come Aleksandr Molinovskij, più noto con lo pseudonimo di Bogdanov, rivoluzionario della prima ora, ma anche scienziato, medico e autore proprio del romanzo "Stella Rossa", nel quale la "fantascienza" non era un esercizio di svago, ma più profondamente l'espressione della tensione verso il futuro che animava i rivoluzionari russi. C'è molto che fa riflettere, in tutto questo, anche nel mondo globalizzato e senza ideali di oggi.
Ancora una volta un romanzo assolutamente da non perdere. Anche se forse non raggiunge le vette di bellezza assoluta dei primi due citati in apertura, "Proletkult" permette di guardare con un occhio nuovo e una prospettiva nuova alla Rivoluzione Russa e al credo Socialista. E si può esser certi che non è un esercizio inutile: anzi, al giorno d'oggi, probabilmente è uno degli esercizi intellettuali più necessari da fare.
Perché "un romanzo che non aiuta a capire meglio l'uomo, non è un buon romanzo". E questo è un buon romanzo.
Autore: Wu Ming
Editore: Einaudi
08 giugno 2019
Il mio nome è Venus Black
Nel 1980 una giovane ragazzina di tredici anni viene arrestata per aver commesso un orrendo crimine. Si chiama Venus, come il pianeta, è molto intelligente, bravissima a scuola e appassionata di astronomia. Come ha potuto commettere un simile misfatto?
Poco più di cinque anni dopo Venus esce dal riformatorio dove ha scontato la sua pena. Sa che il suo fratellino autistico è scomparso, sa che non vuole rivedere sua madre e decide di ricominciare da zero, con un nome falso, lontano da tutto e da tutti, ben sapendo che la sua adolescenza è perduta e che la sua vita non promette niente di buono.
Come il pianeta Venere, che da lontano appare bello e luminoso ma da vicino rivela tutta la propria inospitalità, anche Venus cerca di sembrare cordiale con distacco, ma dentro di sé sente agitarsi un universo di pensieri e di emozioni incontrollabili e feroci.
E' colpa sua se il fratellino Leo è scomparso? O è tutta colpa di sua madre Inez, incapace di offrire a lei e a Leo una famiglia normale? E cosa c'entra quella bimbetta Piper alla quale inspiegabilmente si affeziona? E quell'uomo, Danny, che viene sempre a prendere il caffè nel bar dove lavora sotto mentite spoglie? Perché cerca di abbordarla? Perché non la lascia in pace?
Nel libro, abilmente scritto con una prosa efficace, diretta e allo stesso tempo capace di rendere i caotici movimenti interiori, Venus incrocia nella sua vita le orbite di altre persone: alcune, come sua madre e suo fratello, che pensa di conoscere e di poter giudicare, ma che piano piano si rende conto hanno bisogno di essere avvicinati in un'orbita più prossima per poterli afferrare veramente; altre persone che invece non conosce, dalle quali vorrebbe mantenersi a distanza per evitare ogni dolore, ma di cui a poco a poco ne comprende l'umanità, le sofferenze e ne riconosce il senso.
E così, come la danza dei pianeti nel vuoto cosmico può apparire bellissima o insensata a seconda di come la si voglia guardare, anche Venus si rende conto che lei e le persone che da distanze diverse la circondano fanno parte di un analogo movimento: continuo, difficile da comprendere, forse inutile e senza scopo, ma allo stesso tempo molto reale e vero.
Un movimento che si chiama "vita" e che Venus deve cominciare ad imparare a vivere.
Autore Heather Lloyd
Editore Sperling & Kupfer
Poco più di cinque anni dopo Venus esce dal riformatorio dove ha scontato la sua pena. Sa che il suo fratellino autistico è scomparso, sa che non vuole rivedere sua madre e decide di ricominciare da zero, con un nome falso, lontano da tutto e da tutti, ben sapendo che la sua adolescenza è perduta e che la sua vita non promette niente di buono.
Come il pianeta Venere, che da lontano appare bello e luminoso ma da vicino rivela tutta la propria inospitalità, anche Venus cerca di sembrare cordiale con distacco, ma dentro di sé sente agitarsi un universo di pensieri e di emozioni incontrollabili e feroci.
E' colpa sua se il fratellino Leo è scomparso? O è tutta colpa di sua madre Inez, incapace di offrire a lei e a Leo una famiglia normale? E cosa c'entra quella bimbetta Piper alla quale inspiegabilmente si affeziona? E quell'uomo, Danny, che viene sempre a prendere il caffè nel bar dove lavora sotto mentite spoglie? Perché cerca di abbordarla? Perché non la lascia in pace?
Nel libro, abilmente scritto con una prosa efficace, diretta e allo stesso tempo capace di rendere i caotici movimenti interiori, Venus incrocia nella sua vita le orbite di altre persone: alcune, come sua madre e suo fratello, che pensa di conoscere e di poter giudicare, ma che piano piano si rende conto hanno bisogno di essere avvicinati in un'orbita più prossima per poterli afferrare veramente; altre persone che invece non conosce, dalle quali vorrebbe mantenersi a distanza per evitare ogni dolore, ma di cui a poco a poco ne comprende l'umanità, le sofferenze e ne riconosce il senso.
E così, come la danza dei pianeti nel vuoto cosmico può apparire bellissima o insensata a seconda di come la si voglia guardare, anche Venus si rende conto che lei e le persone che da distanze diverse la circondano fanno parte di un analogo movimento: continuo, difficile da comprendere, forse inutile e senza scopo, ma allo stesso tempo molto reale e vero.
Un movimento che si chiama "vita" e che Venus deve cominciare ad imparare a vivere.
Autore Heather Lloyd
Editore Sperling & Kupfer
25 maggio 2019
Il filo infinito
Dopo "Appia", con cui Paolo Rumiz aveva percorso il millenario tracciato della più antica strada consolare romana, alla ricerca delle radici di una nazione, con "Il filo infinito" il viaggio si apre all'Europa intera, stavolta alla ricerca delle radici più forti (ma anche al giorno d'oggi più in pericolo) del nostro continente.
Il viaggio parte da Norcia e non per caso: da questa piccola cittadina arroccata sull'Appennino nacque e si diffuse l'esperienza di San Benedetto, Patrono d'Europa.
Benedetto riuscì in una impresa epica: coniugare l'aspirazione per una vita di elevazione spirituale al carattere operoso e infaticabile tipico degli uomini del suo tempo e del suo territorio. La formulazione della famosissima regola "Ora et Labora" rappresentò il momento di svolta per un mondo (quello del continente europeo del VI secolo) che altrimenti sarebbe precipitato nella totale dissoluzione.
Rumiz ricorda, infatti, che dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Europa era alla mercè delle orde barbariche. Vandali, Visigoti, Ostrogoti, Unni spadroneggiavano ovunque, distruggendo il millenario edificio culturale romano. Altro che le migrazione dei giorni nostri! Quelle sì che erano invasioni barbariche! Di fronte a questa situazione drammatica, Benedetto rispose nell'unico modo possibile: senza eserciti, senza conflitti, senza muri, ma con l'esempio della fede, del lavoro e del sapere.
I monasteri benedettini che germogliarono in tutta Europa, anche in territori in cui non erano arrivate le legioni romane, diventarono presidi e fortezze di cultura e di preghiera, di lavoro e di protezione, di tutela del territorio e di educazione morale. In una parola, i monasteri divennero fari luminosi di "ordine" in un mondo in pieno "disordine".
Tutto ciò affascinò talmente i popoli barbarici da riuscire a conquistarli e alla fine ad accoglierli nella visione "romano-cristiana" del mondo.
Ecco quindi quali sono le radici più autentiche dell'Europa che Rumiz, nel suo viaggio fra i monasteri benedettini del continente, ci invita a riscoprire: le radici piantate da San Benedetto e fatte germogliare nei secoli dai suoi monaci benedettini, che hanno permesso il salvataggio dell'immenso deposito di sapienza della cultura classica in nome di un idea di futuro talmente grandiosa da essere più moderna e valida di tante assurde idee attuali. Un'idea che, con la fede "a misura d'uomo" e il lavoro percepito come "valore", ha saputo creare l'identità dell'Europa, basata su laboriosità, studio, conoscenza, silenzio, meditazione, accoglienza, rispetto, fratellanza. Valori autenticamente cristiani e, soprattutto, tipicamente umani, che l'Europa di oggi è chiamata a proteggere e difendere di fronte al cieco totalitarismo del "globale".
Autore Paolo Rumiz
Editore Feltrinelli
Il viaggio parte da Norcia e non per caso: da questa piccola cittadina arroccata sull'Appennino nacque e si diffuse l'esperienza di San Benedetto, Patrono d'Europa.
Benedetto riuscì in una impresa epica: coniugare l'aspirazione per una vita di elevazione spirituale al carattere operoso e infaticabile tipico degli uomini del suo tempo e del suo territorio. La formulazione della famosissima regola "Ora et Labora" rappresentò il momento di svolta per un mondo (quello del continente europeo del VI secolo) che altrimenti sarebbe precipitato nella totale dissoluzione.
Rumiz ricorda, infatti, che dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, l'Europa era alla mercè delle orde barbariche. Vandali, Visigoti, Ostrogoti, Unni spadroneggiavano ovunque, distruggendo il millenario edificio culturale romano. Altro che le migrazione dei giorni nostri! Quelle sì che erano invasioni barbariche! Di fronte a questa situazione drammatica, Benedetto rispose nell'unico modo possibile: senza eserciti, senza conflitti, senza muri, ma con l'esempio della fede, del lavoro e del sapere.
I monasteri benedettini che germogliarono in tutta Europa, anche in territori in cui non erano arrivate le legioni romane, diventarono presidi e fortezze di cultura e di preghiera, di lavoro e di protezione, di tutela del territorio e di educazione morale. In una parola, i monasteri divennero fari luminosi di "ordine" in un mondo in pieno "disordine".
Tutto ciò affascinò talmente i popoli barbarici da riuscire a conquistarli e alla fine ad accoglierli nella visione "romano-cristiana" del mondo.
Ecco quindi quali sono le radici più autentiche dell'Europa che Rumiz, nel suo viaggio fra i monasteri benedettini del continente, ci invita a riscoprire: le radici piantate da San Benedetto e fatte germogliare nei secoli dai suoi monaci benedettini, che hanno permesso il salvataggio dell'immenso deposito di sapienza della cultura classica in nome di un idea di futuro talmente grandiosa da essere più moderna e valida di tante assurde idee attuali. Un'idea che, con la fede "a misura d'uomo" e il lavoro percepito come "valore", ha saputo creare l'identità dell'Europa, basata su laboriosità, studio, conoscenza, silenzio, meditazione, accoglienza, rispetto, fratellanza. Valori autenticamente cristiani e, soprattutto, tipicamente umani, che l'Europa di oggi è chiamata a proteggere e difendere di fronte al cieco totalitarismo del "globale".
Autore Paolo Rumiz
Editore Feltrinelli
11 maggio 2019
La misura dell'uomo
Nel cinquecentesimo anniversario dalla morte di Leonardo da Vinci, Marco Malvaldi rende omaggio al genio universale per antonomasia con un piacevole romanzo giallo nel quale Leonardo è l'indiscusso protagonista.
La scena si svolge a Milano, nell'autunno del 1493. Leonardo vive nella grande città lombarda oramai da undici anni, dove era arrivato come "ambasciatore" di Lorenzo il Magnifico nel ducato degli Sforza, ma poi convinto abitante di una città di cui apprezza il grande sviluppo tecnico e ingegneristico promosso dal Duca Ludovico il Moro (ovviamente per motivi bellici) e che Leonardo preferisce a Firenze, città in cui gli interessi degli studiosi sono orientati più alla filosofia e alle lettere che alla fisica e alla meccanica.
In particolare Leonardo sta lavorando alla colossale statua equestre in bronzo che il Moro intende dedicare al padre Francesco Sforza. E' un'opera di enorme difficoltà tecnica e Leonardo studia come realizzarla, ma i suoi poliedrici interessi lo distraggono continuamente e l'opera tarda ad essere compiuta. Ludovico lo rampogna spesso per i continui ritardi nella consegna dell'opera, ma d'altronde si rende conto che la mente di Leonardo è talmente al di là di quella degli uomini ordinari che è davvero impossibile comandarla.
E di questa mente straordinaria Ludovico ha bisogno continuamente: ad esempio (ed è qui il nocciolo del romanzo) per far luce sulla morte misteriosa di un uomo il cui corpo viene rinvenuto nel cortile del Castello Sforzesco, apparentemente senza motivi.
Da qui parte una indagine che Leonardo conduce a modo suo: con la ferrea logica dello scienziato e con l'intuito e l'acume di una mente brillantissima, a cui non sfugge nessun particolare e che è in grado di ricostruire e dar senso a ciò che per tutti sembra insensato.
Con il tono divertente che lo contraddistingue, ma allo stesso tempo perfettamente rigoroso del giallista, Marco Malvaldi ci regala un piccolo ma riuscito omaggio a Leonardo nei cui confronti non si può che provare, ancora una volta, immensa ammirazione.
Autore Marco Malvaldi
Editore Giunti
La scena si svolge a Milano, nell'autunno del 1493. Leonardo vive nella grande città lombarda oramai da undici anni, dove era arrivato come "ambasciatore" di Lorenzo il Magnifico nel ducato degli Sforza, ma poi convinto abitante di una città di cui apprezza il grande sviluppo tecnico e ingegneristico promosso dal Duca Ludovico il Moro (ovviamente per motivi bellici) e che Leonardo preferisce a Firenze, città in cui gli interessi degli studiosi sono orientati più alla filosofia e alle lettere che alla fisica e alla meccanica.
In particolare Leonardo sta lavorando alla colossale statua equestre in bronzo che il Moro intende dedicare al padre Francesco Sforza. E' un'opera di enorme difficoltà tecnica e Leonardo studia come realizzarla, ma i suoi poliedrici interessi lo distraggono continuamente e l'opera tarda ad essere compiuta. Ludovico lo rampogna spesso per i continui ritardi nella consegna dell'opera, ma d'altronde si rende conto che la mente di Leonardo è talmente al di là di quella degli uomini ordinari che è davvero impossibile comandarla.
E di questa mente straordinaria Ludovico ha bisogno continuamente: ad esempio (ed è qui il nocciolo del romanzo) per far luce sulla morte misteriosa di un uomo il cui corpo viene rinvenuto nel cortile del Castello Sforzesco, apparentemente senza motivi.
Da qui parte una indagine che Leonardo conduce a modo suo: con la ferrea logica dello scienziato e con l'intuito e l'acume di una mente brillantissima, a cui non sfugge nessun particolare e che è in grado di ricostruire e dar senso a ciò che per tutti sembra insensato.
Con il tono divertente che lo contraddistingue, ma allo stesso tempo perfettamente rigoroso del giallista, Marco Malvaldi ci regala un piccolo ma riuscito omaggio a Leonardo nei cui confronti non si può che provare, ancora una volta, immensa ammirazione.
Autore Marco Malvaldi
Editore Giunti
27 aprile 2019
La tirannia della farfalla
In una piccola cittadina della California, il vice sceriffo Luther Opoku indaga sull'incidente che è costato la vita ad una donna, ricercatrice nella vicina e misteriosa sede di una delle più importanti aziende di nuove tecnologie: la Nordvisk.
L'ispettore è convinto che non si sia trattato di una fatalità, ma di un omicidio e concentra le sue indagini sull'azienda, cercando di capire di cosa si occupa veramente e cosa viene studiato e prodotto all'interno del suo perimetro così meticolosamente blindato.
Scopre quindi che l'azienda, diretta dal suo fondatore, il visionario e geniale Elmar Nordvisk, sviluppa sistemi di intelligenza artificiale estremamente evoluti, con lo scopo di migliorare la vita degli uomini, sconfiggere le malattie e proteggere l'ambiente, tutti controllati da un super-computer chiamato ARES, la cui capacità di calcolo e perfino di ragionamento è così avanzata, da superare l'intelligenza degli esseri umani.
Gli scopi della Nordvisk sono orientati al bene dell'umanità, ma come può un super-computer avere coscienza di cos'è il bene e il male, se non ha coscienza nemmeno di sé stesso? Come può un potentissimo calcolatore di algoritmi risolvere problemi non matematici, ma etici? Basteranno le leggi della robotica di Asimov a definire i confini e i limiti dell'intelligenza artificiale? Questi dubbi si presentano prepotentemente a Luther quando egli stesso, penetrato di nascosto nel cuore del laboratorio dell'azienda, si trova proiettato in un universo parallelo che il computer ARES ha reso accessibile tramite un portale destinato alla ricerca di mondi idonei ad ospitare la vita.
L'universo parallelo è quasi identico al mondo "originale" di Luther, ma con qualche differenza: lì sua moglie è ancora viva e sua figlia ha un carattere molto diverso... Luther è disorientato, pensa di essere impazzito, ma progressivamente si rende conto che deve vivere in questo paradosso e proseguire nelle sue indagini fino a quando non emergerà una realtà che nessuno sa quanto sia davvero reale, ma comunque di sicuro è tremendamente pericolosa. Perché, secondo la fredda e inumana logica di ARES, gli unici esseri viventi degni di esistere sono gli insetti...
Dopo il successo del magnifico romanzo "Il quinto giorno", che ha reso Frank Schatzing un autore conosciuto in tutto il mondo, ecco un nuovo lavoro dove tutto ruota intorno all'evoluzione delle tecnologie informatiche e dove gli scenari che possono presentarsi al genere umano possono condurre a due esiti: o ad una nuova specie umana (Homo Technologicus) o al suo annientamento.
Autore Frank Schatzing
Editore Nord
L'ispettore è convinto che non si sia trattato di una fatalità, ma di un omicidio e concentra le sue indagini sull'azienda, cercando di capire di cosa si occupa veramente e cosa viene studiato e prodotto all'interno del suo perimetro così meticolosamente blindato.
Scopre quindi che l'azienda, diretta dal suo fondatore, il visionario e geniale Elmar Nordvisk, sviluppa sistemi di intelligenza artificiale estremamente evoluti, con lo scopo di migliorare la vita degli uomini, sconfiggere le malattie e proteggere l'ambiente, tutti controllati da un super-computer chiamato ARES, la cui capacità di calcolo e perfino di ragionamento è così avanzata, da superare l'intelligenza degli esseri umani.
Gli scopi della Nordvisk sono orientati al bene dell'umanità, ma come può un super-computer avere coscienza di cos'è il bene e il male, se non ha coscienza nemmeno di sé stesso? Come può un potentissimo calcolatore di algoritmi risolvere problemi non matematici, ma etici? Basteranno le leggi della robotica di Asimov a definire i confini e i limiti dell'intelligenza artificiale? Questi dubbi si presentano prepotentemente a Luther quando egli stesso, penetrato di nascosto nel cuore del laboratorio dell'azienda, si trova proiettato in un universo parallelo che il computer ARES ha reso accessibile tramite un portale destinato alla ricerca di mondi idonei ad ospitare la vita.
L'universo parallelo è quasi identico al mondo "originale" di Luther, ma con qualche differenza: lì sua moglie è ancora viva e sua figlia ha un carattere molto diverso... Luther è disorientato, pensa di essere impazzito, ma progressivamente si rende conto che deve vivere in questo paradosso e proseguire nelle sue indagini fino a quando non emergerà una realtà che nessuno sa quanto sia davvero reale, ma comunque di sicuro è tremendamente pericolosa. Perché, secondo la fredda e inumana logica di ARES, gli unici esseri viventi degni di esistere sono gli insetti...
Dopo il successo del magnifico romanzo "Il quinto giorno", che ha reso Frank Schatzing un autore conosciuto in tutto il mondo, ecco un nuovo lavoro dove tutto ruota intorno all'evoluzione delle tecnologie informatiche e dove gli scenari che possono presentarsi al genere umano possono condurre a due esiti: o ad una nuova specie umana (Homo Technologicus) o al suo annientamento.
Autore Frank Schatzing
Editore Nord
13 aprile 2019
Use of force
Un attacco terroristico durante un pacifico raduno in Nevada, seguito da due altre stragi a Santiago de Compostela e a Parigi segnano l'escalation di terrore che il sedicente "Califfato Islamico" intende portare nel cuore dell'Occidente.
In questo scenario in cui non c'è tempo da perdere, la CIA mette in campo un'unità anti-terrorismo d'elite, guidata da Scott Harvath, ex Navy Seal, a capo di un manipolo di uomini perfettamente addestrati e pronti all'azione.
Il team si reca nel Mediterraneo, perché lì è stato ritrovato il corpo di un ricercato terrorista sparito da anni. E' l'inizio di una caccia alle più pericolose cellule del terrorismo islamico che trovano facile copertura nella Libia devastata dalla guerra civile e che hanno ramificazioni a Malta e in Italia.
Il romanzo è un classico esempio di "action-story", dove tutto si svolge a ritmi serratissimi in linea con un plot che non ammette momenti di quiete e dove la tensione è vibrante in ogni pagina.
In questo, sembra quasi la sceneggiatura di un film d'azione con protagonista il Bruce Willis o l'Arnold Schwarzenegger dei tempi d'oro.
Ma oltre ad essere un romanzo che sembra un film, il libro non manca di fare accenni all'attuale situazione nello scacchiere mediterraneo, particolarmente complessa e drammatica.
Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alle rotte dei migranti e all'uso che viene fatto di questa "carne da macello" come pretesto e copertura per infiltrazioni terroristiche in Europa e per tenere in piedi traffici disumani che vedono protagonista anche la mafia italiana, in combutta con l'Isis perché gli "affari" non guardano in faccia niente e nessuno.
Al di là della verità fattuale di questa ricostruzione letteraria, resta il fatto che questi accenni nelle pieghe del romanzo hanno un tale grado di attendibilità da non poter essere ignorati.
Autore Brad Thor
Editore Rizzoli
In questo scenario in cui non c'è tempo da perdere, la CIA mette in campo un'unità anti-terrorismo d'elite, guidata da Scott Harvath, ex Navy Seal, a capo di un manipolo di uomini perfettamente addestrati e pronti all'azione.
Il team si reca nel Mediterraneo, perché lì è stato ritrovato il corpo di un ricercato terrorista sparito da anni. E' l'inizio di una caccia alle più pericolose cellule del terrorismo islamico che trovano facile copertura nella Libia devastata dalla guerra civile e che hanno ramificazioni a Malta e in Italia.
Il romanzo è un classico esempio di "action-story", dove tutto si svolge a ritmi serratissimi in linea con un plot che non ammette momenti di quiete e dove la tensione è vibrante in ogni pagina.
In questo, sembra quasi la sceneggiatura di un film d'azione con protagonista il Bruce Willis o l'Arnold Schwarzenegger dei tempi d'oro.
Ma oltre ad essere un romanzo che sembra un film, il libro non manca di fare accenni all'attuale situazione nello scacchiere mediterraneo, particolarmente complessa e drammatica.
Il riferimento, nemmeno troppo velato, è alle rotte dei migranti e all'uso che viene fatto di questa "carne da macello" come pretesto e copertura per infiltrazioni terroristiche in Europa e per tenere in piedi traffici disumani che vedono protagonista anche la mafia italiana, in combutta con l'Isis perché gli "affari" non guardano in faccia niente e nessuno.
Al di là della verità fattuale di questa ricostruzione letteraria, resta il fatto che questi accenni nelle pieghe del romanzo hanno un tale grado di attendibilità da non poter essere ignorati.
Autore Brad Thor
Editore Rizzoli
30 marzo 2019
Sei a zero
Andrea Camatti è un tranquillo quarantacinquenne che trascorre un'esistenza assolutamente normale, fatta di famiglia, lavoro in Comune e pranzi coi parenti.
La sua routine quotidiana viene stravolta quando viene lasciato dalla moglie e si ritrova a vivere da single. Comincia quindi ad interrogarsi sulla sua vita passata, sui suoi errori, sulle occasioni mancate, su quelle colte al volo e, perché no, sul suo futuro.
Si tratta di una sorta di "auto-analisi" psicologica, molto poco professionale e anzi parecchio "fai da te", ma che a poco a poco risulta molto appropriata e in grado di andare al nocciolo delle cose.
In questo percorso, Andrea comincia ad osservare con un occhio più attento non solo sé stesso, ma anche chi lo circonda: dal gruppo di amici storici compagni di tante "zingarate", ai colleghi d'ufficio; dai genitori ai frequentatori del suo bar di fiducia; perfino il suo gatto diventa un silenzioso maestro di vita con il suo atteggiamento distaccato che trasuda sapienza zen...
Con una narrazione molto leggera, sempre brillante e divertente (a volte molto comica), ma mai scontata e banale, l'autore dispiega la vita del protagonista in brevi e fulminanti capitoli con i quali il delicato passaggio esistenziale di un uomo "normale" di mezz'età che si trova a ripensare alla propria vita e al significato della sua esistenza, ce lo fa sentire molto vicino e molto simile a tutti noi.
Infatti, chi non ha mai dovuto fronteggiare gli atteggiamenti della madre sempre pronta ad impicciarsi della vita del figlio anche quando costui è un uomo fatto e finito? Chi non ha mai dovuto ripensare al rapporto con gli amici di una vita, alcuni dei quali restano aggrappati al ricordo della spensierata leggerezza tipica dei vent'anni? Chi non ha mai pensato che la vita di coppia non dovrebbe essere una reciproca sopportazione ma una piacevole complicità?
E in tutto questo: la cosa migliore è tentare di rimettere la propria vita sui soliti binari, sempre molto "normali" e rassicuranti, sulla scia del già vissuto, oppure a 45 anni è il momento di provare a vivere qualcosa di davvero nuovo e inesplorato?
Il tennis (da cui prende spunto il titolo del libro) sarà per tutto il romanzo un'azzeccata metafora di questo percorso.
Autore Fabrizio Bolivar
Editore Elliot
La sua routine quotidiana viene stravolta quando viene lasciato dalla moglie e si ritrova a vivere da single. Comincia quindi ad interrogarsi sulla sua vita passata, sui suoi errori, sulle occasioni mancate, su quelle colte al volo e, perché no, sul suo futuro.
Si tratta di una sorta di "auto-analisi" psicologica, molto poco professionale e anzi parecchio "fai da te", ma che a poco a poco risulta molto appropriata e in grado di andare al nocciolo delle cose.
In questo percorso, Andrea comincia ad osservare con un occhio più attento non solo sé stesso, ma anche chi lo circonda: dal gruppo di amici storici compagni di tante "zingarate", ai colleghi d'ufficio; dai genitori ai frequentatori del suo bar di fiducia; perfino il suo gatto diventa un silenzioso maestro di vita con il suo atteggiamento distaccato che trasuda sapienza zen...
Con una narrazione molto leggera, sempre brillante e divertente (a volte molto comica), ma mai scontata e banale, l'autore dispiega la vita del protagonista in brevi e fulminanti capitoli con i quali il delicato passaggio esistenziale di un uomo "normale" di mezz'età che si trova a ripensare alla propria vita e al significato della sua esistenza, ce lo fa sentire molto vicino e molto simile a tutti noi.
Infatti, chi non ha mai dovuto fronteggiare gli atteggiamenti della madre sempre pronta ad impicciarsi della vita del figlio anche quando costui è un uomo fatto e finito? Chi non ha mai dovuto ripensare al rapporto con gli amici di una vita, alcuni dei quali restano aggrappati al ricordo della spensierata leggerezza tipica dei vent'anni? Chi non ha mai pensato che la vita di coppia non dovrebbe essere una reciproca sopportazione ma una piacevole complicità?
E in tutto questo: la cosa migliore è tentare di rimettere la propria vita sui soliti binari, sempre molto "normali" e rassicuranti, sulla scia del già vissuto, oppure a 45 anni è il momento di provare a vivere qualcosa di davvero nuovo e inesplorato?
Il tennis (da cui prende spunto il titolo del libro) sarà per tutto il romanzo un'azzeccata metafora di questo percorso.
Autore Fabrizio Bolivar
Editore Elliot
17 marzo 2019
A bocce ferme
Ritorna Massimo Viviani, titolare dell'oramai famoso "BarLume" e la squadra dei pensionati Ampelio, Pilade, Aldo e Gino che più che giocare a carte (come ogni pensionato ci si aspetta che faccia), si interessano ai fatti di cronaca nera, con la fissazione di indagare (o di ricamarci sopra) e perfino di trovare i colpevoli.
Stavolta i fatti risalgono a quarant'anni fa, quando l'uccisione di un facoltoso imprenditore restò senza un colpevole. Dopo quarant'anni, il figlio della vittima muore e nel suo testamento si auto-accusa di parricidio, costringendo la Polizia a riaprire l'indagine e a bloccare l'eredità della prospera azienda di famiglia in favore del nipote.
Il vicequestore titolare dell'inchiesta, Alice, è oramai stabilmente (?) fidanzata con Massimo e sebbene non voglia e non possa coinvolgerlo nelle indagini, non può fare a meno di chiedere la collaborazione dei quattro vecchietti del BarLume perché sono gli unici che all'epoca del delitto furono testimoni degli eventi. E quindi, per una volta, possono davvero aiutare le indagini.
Si ricostruisce così un passato in cui si intrecciano, non solo le complicate dinamiche familiari del titolare dell'azienda, ma anche il contesto storico in cui si compì il delitto: la tumultuosa fine degli anni Settanta, in cui l'Italia era ancora nella buia stagione degli "anni di piombo".
I vecchietti, nonostante l'età, hanno ancora integra la capacità di osservazione e di notare piccole incongruenze nei fatti e la loro memoria non vacilla nemmeno un po'. A questo si aggiunge la notoria capacità logico-deduttiva di Massimo che riesce a ricostruire gli scenari, come uno Sherlock Holmes in salsa livornese.
Tutto ciò aiuterà molto Alice a venire a capo del mistero e a svelare una volta per tutte l'esatta dinamica dei fatti.
Ennesima ottima prova di Marco Malvaldi che con la sua serie dei delitti del "BarLume" è oramai un punto di riferimento obbligato per tutti gli amanti dei gialli conditi con una generosa dose di ironia.
Autore Marco Malvaldi
Editore Sellerio
Stavolta i fatti risalgono a quarant'anni fa, quando l'uccisione di un facoltoso imprenditore restò senza un colpevole. Dopo quarant'anni, il figlio della vittima muore e nel suo testamento si auto-accusa di parricidio, costringendo la Polizia a riaprire l'indagine e a bloccare l'eredità della prospera azienda di famiglia in favore del nipote.
Il vicequestore titolare dell'inchiesta, Alice, è oramai stabilmente (?) fidanzata con Massimo e sebbene non voglia e non possa coinvolgerlo nelle indagini, non può fare a meno di chiedere la collaborazione dei quattro vecchietti del BarLume perché sono gli unici che all'epoca del delitto furono testimoni degli eventi. E quindi, per una volta, possono davvero aiutare le indagini.
Si ricostruisce così un passato in cui si intrecciano, non solo le complicate dinamiche familiari del titolare dell'azienda, ma anche il contesto storico in cui si compì il delitto: la tumultuosa fine degli anni Settanta, in cui l'Italia era ancora nella buia stagione degli "anni di piombo".
I vecchietti, nonostante l'età, hanno ancora integra la capacità di osservazione e di notare piccole incongruenze nei fatti e la loro memoria non vacilla nemmeno un po'. A questo si aggiunge la notoria capacità logico-deduttiva di Massimo che riesce a ricostruire gli scenari, come uno Sherlock Holmes in salsa livornese.
Tutto ciò aiuterà molto Alice a venire a capo del mistero e a svelare una volta per tutte l'esatta dinamica dei fatti.
Ennesima ottima prova di Marco Malvaldi che con la sua serie dei delitti del "BarLume" è oramai un punto di riferimento obbligato per tutti gli amanti dei gialli conditi con una generosa dose di ironia.
Autore Marco Malvaldi
Editore Sellerio
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